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Cosa Prendere Per Il Covid?

Quali sono i farmaci da prendere in caso di Covid?

Farmaci consigliati per le cure a domicilio – “Non tutti i pazienti affetti da Covid-19 necessitano del ricovero in ospedale e spesso viene consigliato di rimanere al proprio domicilio, ma proprio per questo motivo è fondamentale prestare attenzione all’evoluzione del quadro clinico e non sottovalutare la situazione” afferma Tresoldi.

Il farmaco suggerito dal Ministero per chi presenta sintomi leggeri come febbre, malessere, dolori articolari o muscolari rimane il paracetamolo, In alternativa, sempre secondo le indicazioni degli specialisti, possono essere utilizzati anche farmaci FANS, cioè farmaci anti-infiammatori non steroidei, come l’aspirina o l ‘ibuprofene (a meno che non esista chiara controindicazione all’assunzione).

In ogni caso, va sempre informato il proprio medico di base e si devono evitare soluzioni fai-da-te, I corticosteroidi e le eparine a basso peso molecolare, invece, possono essere utilizzati solo ed esclusivamente in specifiche fasi della malattia e il loro uso a domicilio deve essere valutato attentamente da uno specialista,

i corticosteroidi hanno il compito di attenuare la risposta del sistema immunitario responsabile delle forme iper-infiammatorie e più gravi della malattia, le eparine a basso peso molecolare sono farmaci anticoagulanti che servono a ridurre il rischio di trombosi, Un rischio aumentato sia per la malattia in sé, sia per il prolungato allettamento” conclude l’esperto.

Come si fa a guarire velocemente dal Covid?

Cosa dovete sapere – Chi ha sintomi lievi in genere viene considerato guarito dopo 7 giorni, purché i sintomi siano scomparsi. Tuttavia, potreste comunque risentire degli effetti della malattia per alcuni giorni. Date la priorità al sonno: guariamo e recuperiamo al meglio quando otteniamo un buon sonno ristoratore.

  1. Non prendetevi troppe responsabilità: cercate di organizzare qualcuno che vi assista nel fare la spesa, tenere d’occhio i bambini e portarli alle attività sportive.
  2. Lavorate da casa se possibile per evitare il tragitto stancante.
  3. Mantenetevi idratati: è un fattore di base ma importante, specialmente nel clima freddo quando potreste non avere sete.

Mangiate in modo sano: anche se continuate a non essere in grado di sentire i profumi e i gusti degli alimenti, pensate al cibo sano come al carburante di cui il vostro corpo necessita per guarire. L’attività fisica è una parte importante della guarigione dal COVID-19.

La maggior parte delle persone con sintomi lievi può iniziare un’attività leggera, come una passeggiata, non appena si sente abbastanza bene. Se avete avuto sintomi moderati, parlatene con il vostro medico prima di riprendere l’attività fisica. Se avete dolori al petto o palpitazioni per più di 10 minuti, contattate immediatamente un medico.

MAGGIORI INFORMAZIONI SULLA GUARIGIONE Avete altre domande sul COVID? Fate chiarezza sul COVID We are a government-funded service, providing quality, approved health information and advice Healthdirect Australia acknowledges the Traditional Owners of Country throughout Australia and their continuing connection to land, sea and community. We pay our respects to the Traditional Owners and to Elders both past and present.

Perché non si deve prendere la Tachipirina con il Covid?

2021, 14 dicembre: Paracetamolo e COVID-19, facciamo chiarezza Nel corso delle ultime settimane abbiamo seguito il dibattito proposto dai media relativo alle terapie domiciliari da attuare in corso di infezione da SARS-CoV-2. Ciò che emerso, con nostro grande stupore, è che il paracetamolo viene sconsigliato nel trattamento sintomatico del COVID-19, sulla base di una lettera rivolta all’editore della rivista scientifica Journal of Medical Virology lo scorso giugno.

Come Professionisti Sanitari, riteniamo opportuno fare chiarezza in merito, poiché comprendiamo la necessità dei nostri piccoli pazienti e delle loro famiglie di ricevere una corretta informazione.Ricordiamo che il paracetamolo è uno dei farmaci più comunemente prescritti in età pediatrica per il trattamento della febbre e del dolore, grazie alla sua comprovata efficacia ed al suo ottimo profilo di sicurezza.Ad oggi, tutte le principali linee guida nazionali ed internazionali indicano il paracetamolo, assieme ai FANS, come farmaco di scelta per la gestione dell’iperpiressia nei pazienti affetti da COVID-19,

A dosi terapeutiche, solamente una piccola parte (circa 5%) di paracetamolo subisce un metabolismo ossidativo, entrando quindi nella via metabolica che coinvolge il glutatione intracellulare. Pertanto non vi è alcuna evidenza scientifica che il paracetamolo, a dosaggi terapeutici, riduca in maniera significativa le “scorte” di glutatione né possa peggiorare il decorso clinico dell’infezione da COVID-19.

  • Va comunque ricordato che il paracetamolo rappresenta un trattamento sintomatico: ciò significa che agisce alleviando il sintomo (ad esempio prostrazione, difficoltà ad alimentarsi), ma non curando la malattia che lo causa.
  • Pertanto è utile ricordare che la febbre va trattata solo quando è elevata e dà fastidio al bambino, rappresentando altrimenti un fisiologico e parziale meccanismo di difesa contro tutte le infezioni.

In conclusione, il paracetamolo rimane una delle armi più sicure ed efficaci per agire contro febbre e dolori. Raccomandiamo pertanto il suo utilizzo nel trattamento domiciliare dei sintomi significativi da COVID-19, anche in età pediatrica. Articolo scritto da: Prof.

Egidio Barbi e dott.ssa Alice Fachin Per saperne di più: 1. Pandolfi S, Simonetti V, Ricevuti G, Chirumbolo S. Paracetamol in the home treatment of early COVID-19 symptoms: a possible foe rather than a friend for elderly patients? J Med Virol.2021;93(10):5704-5706.2. Sestili P, Fimognari C. Paracetamol-Induced Glutathione Consumption: Is There a Link With Severe COVID-19 Illness? Front Pharmacol.2020;11:579944.3.

WHO Home care for patients with suspected or confirmed COVID-19 and management of their contacts. Interim guidance, 13 August 2020 [ : 2021, 14 dicembre: Paracetamolo e COVID-19, facciamo chiarezza

Quanti giorni può durare il Covid in una persona?

Quanto dura l’isolamento per i casi COVID? – La procedura di isolamento per coloro che risultano positivi a SARS-CoV-2 con test diagnostico molecolare o antigenico, come riportato sulla Circolare 31 agosto 2022 del Ministero della Salute, prevede le seguenti modalità:

“Per i casi che sono sempre stati asintomatici oppure sono stati dapprima sintomatici ma risultano asintomatici da almeno 2 giorni, l’isolamento potrà terminare dopo 5 giorni, purché venga effettuato un test, antigenico o molecolare, che risulti negativo, al termine del periodo d’isolamento”. “In caso di positività persistente, si potrà interrompere l’isolamento al termine del 14° giorno dal primo tampone positivo, a prescindere dall’effettuazione del test.”.

Quando si ha il Covid si può prendere la tachipirina?

« In caso di febbre alta e dolori possiamo prendere del paracetamolo, che è appunto un antifebbrile e un antidolorifico», sottolinea Cricelli.

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Cosa si mangia quando si ha il Covid?

Per approfondire: –

leggi le nostre news :

Prevenzione, fase acuta e long COVID: il ruolo dei nutrienti in ogni fase della malattia (18 marzo 2022) La Dieta Mediterranea “vince” anche durante la pandemia (19 gennaio 2022) Frutta, verdura, vitamina C, vitamina K, acido folico e fibre per difendersi da COVID-19 (16 dicembre 2021) Probiotici, omega-3, multivitaminici, vitamina D e Covid-19: effetti, anche se modesti, sulla riduzione del rischio di infezione (23 aprile 2021) Come rafforzare il sistema immunitario e rendere attive le difese contro il coronavirus: utili vitamine (A, B9, B6, B12, C, D) e minerali (zinco, ferro, rame e selenio) (6 ottobre 2020)

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Cosa prendere con il Covid per il mal di gola?

Cosa prendere per il mal di gola Per alleviare il mal di gola si consiglia l’assunzione di farmaci come l’ibuprofene o l’acetaminofene. L’assunzione di farmaci antidolorifici da banco, l’uso di pastiglie o spray medicati per il mal di gola possono contribuire ad alleviare il dolore alla gola.

Quando si aggravano i sintomi del coronavirus?

Nel caso di un decorso grave, all’inizio i sintomi sono lievi e nell’arco di circa cinque fino a dieci giorni si aggravano. La persona ammalata può presentare per esempio febbre persistente e sensazione di malessere e/o difficoltà respiratorie che possono sfociare in una polmonite.

Quanti giorni di isolamento sono previsti in caso di positività al COVID-19?

Isolamento per chi è positivo al Covid, scendono a 5 i giorni per chi non ha avuto sintomi o è asintomatico da almeno 2 giorni 1 settembre 2022 – Una circolare del Ministero della Salute del 31 agosto ha definito i nuovi tempi di isolamento previsti per chi contrae il virus SARS-CoV-2, tenendo conto dell’attuale evoluzione del quadro clinico dei casi di malattia COVID-19.

se è sempre stato asintomatico dovrà restare in isolamento per 5 giorni, dopo di che dovrà effettuare un test antigenico o molecolare che attesti la negatività al virus se è dapprima stato sintomatico ma non ha più sintomi da 2 giorni, dovrà restare in isolamento per 5 giorni, da concludere anche in questo caso con un test, antigenico o molecolare, che risulti negativo.

In caso di persistente positività del test, l’isolamento potrà essere interrotto dopo 14 giorni dalla data del primo tampone positivo, senza bisogno del test di uscita. Nessuna novità invece per i contatti stretti:

Chi ha avuto contatti stretti con soggetti positivi al SARS-CoV-2 dovrà entrare in regime di autosorveglianza, Avrà cioè l’obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo FFP2, al chiuso o in presenza di assembramenti, fino al decimo giorno successivo alla data dell’ultimo contatto stretto, Se durante il periodo di autosorveglianza dovessero manifestarsi sintomi di possibile infezione da Sars-Cov-2, è raccomandata l’esecuzione immediata di un test antigenico o molecolare per la rilevazione di SARS-CoV-2. In caso di negatività il test va ripetuto, se ancora sono presenti sintomi, al quinto giorno successivo alla data dell’ultimo contatto.

: Isolamento per chi è positivo al Covid, scendono a 5 i giorni per chi non ha avuto sintomi o è asintomatico da almeno 2 giorni

Come antipiretico meglio Brufen o Tachipirina?

Il Brufen abbassa la febbre? – Sì, il Brufen abbassa la febbre. L’ibuprofene contenuto nel Brufen usato contro la febbre ha un’efficacia di poco superiore al paracetamolo (come la Tachipirina), anche se pare che possa esporre a qualche rischio in più, Per l’utilizzo dei farmaci è sempre consigliato chiedere al proprio medico.

Cosa si deve fare se si ha un positivo in casa?

La persona positiva al Sars-CoV-2 deve osservare l’isolamento in un unico ambiente, lontano dagli altri conviventi, allo scopo di prevenire la trasmissione dell’infezione. La gestione clinica dei pazienti affetti da Covid-19 è progressivamente evoluta nel tempo, e dopo una grande incertezza legata agli effetti del nuovo coronavirus, si sono via via stabiliti tutti i protocolli di prevenzione a tutela della salute pubblica.

Quando si è ancora negativi si può contagiare?

Se risulto negativo al test ma ho ancora i sintomi posso contagiare gli altri? Succede molto spesso che i durino più a lungo della positività di una persona. Anche se non si tratta di, Sintomi come febbre e tosse, infatti, possono perdurare qualche giorno o una settimana anche se il test antigenico rapido risulta negativo.

Quando la C del tampone è leggera?

Con la linea sbiadita è meglio ripetere il test – «I tamponi rapidi, invece – continua Pregliasco – individuano la presenza della proteina spike, l’uncino del, Il sistema alla base dei tamponi antigenici si chiama cromatografia laterale, che non è pensato per restituire informazioni di tipo quantitativo.

Cosa prendere in caso di tosse da Covid?

TOSSE E COVID: COME ORIENTARSI

Tosse e COVID: come orientarsi L’autunno scorso non avremmo fatto caso a qualche colpo di tosse vicino a noi, oggi invece questo sintomo ci preoccupa molto perché la tosse evoca immediatamente lo spettro del covid-19 Per non cadere in questa spirale d’ansia, visto che inevitabilmente i casi Covid-19 tenderanno presto a confondersi e a mescolarsi con gli altri malanni stagionali, è bene sapere che oltre al covid-19 ci sono altre cento patologie di cui la tosse può essere sintomo rivelatore e non tutte, per fortuna così gravi. Come capire che la tosse non è dovuta al Covid ?

Se abbiamo una tosse cronica, (ne soffre 1 italiano su 10) che ci accompagna da mesi o anni, è improbabile che questa sia riconducibile al Covid, salvo non cambi improvvisamente caratteristiche e si associ a nuovi sintomi. A causare tosse cronica sono soprattutto malattie di pertinenza otorino quali sinusiti, laringiti, faringiti oppure patologie come BPCO e asma.

Particolarmente subdola è poi la tosse cronica, quella da reflusso gastroesofageo, perché non si associa a sintomi come bruciore di stomaco, nausea, vomito ma la tosse è l’unico spia del reflusso. Il dubbio che la tosse possa essere legata al Covid, insorge per le forme di tosse acuta, è molto difficile poter ‘infezione da Sars-Cov-2 rispetto a quelle causate da altre forme virali, a partire dalla classica,

I primissimi sintomi dell’infezione da nuovo Coronavirus sono molto simili a quelli dell’influenza stagionale o di altre infezioni respiratorie. “Per parlare di influenza stagionale è necessario l’insorgere di tre sintomi tipici in concomitanza: comparsa brusca della febbre oltre il 38°, presenza di almeno un sintomo sistemico come dolori muscolari o articolari e presenza di almeno un sintomo respiratorio come tosse, naso che cola, congestione e secrezione nasale, mal di gola”.

  1. Di preciso che caratteristiche ha la tosse da Covid? Dal 60 all’ 85% dei pazienti Covid positivi ( sintomatici) presenta tosse.
  2. Si tratta di una tosse prevalentemente secca, irritativa, persistente e si accompagna a un respiro corto con febbre superiore ai 37,5 che non scende, ed è molto frequente la perdita di odori e sapori.

In linea di massima possiamo escludere Covid-19 se la tosse compare grassa e produttiva. E’ stato poi identificato un ordine distinto di comparsa dei sintomi: nei pazienti insorge prima la febbre seguita da tosse stizzosa; nell ‘influenza stagionale generalmente le persone sviluppano la tosse prima della febbre.

  • Studio pubblicato su Frontiers in Publich Health ) Sebbene queste caratteristiche non siano del tutto specifiche, la tosse è un campanello di allarme di Covid, che se esaminato in un contesto più ampio e completato da una accurata anamnesi ci consente di arrivare prima alla diagnosi.
  • Per una diagnosi certa di SARS-CoV-2 è tuttavia necessario eseguire sempre un o naso-faringeo che comprovi la presenza del virus.
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A proposito di Covid: Anche nei bambini la tosse è cosi frequente? Se negli adulti i sintomi più comuni sono tosse, febbre e difficoltà respiratorie, nei bambini la tosse può essere del tutto assente, così come altri disturbi respiratori. I sintomi più comuni sono invece i disturbi gastrointestinali e la diarrea, associati alla febbre, così come è stato di recente precisato anche in uno studio pubblicato su “Frontiers in Pediatrics”.

  1. Come comportarsi? Alla comparsa di primi sintomi come raffreddore, mal di gola, tosse e spossatezza è consigliato stare a casa, evitare di uscire, di recarsi al lavoro e di avere contatti con altre persone; inoltre non automedicarsi con farmaci da banco senza aver prima consultato il medico.
  2. Un altro consiglio degli esperti è quello di non aspettare 3 giorni per vedere se i sintomi influenzali passano prima di sentire il proprio medico, che se lo riterrà opportuno indicherà l’effettuazione del tampone.

: TOSSE E COVID: COME ORIENTARSI

Che tipo di tosse e quella da Covid?

Gli antibiotici sono utili solo in caso di sovrainfezioni batteriche – Tuttavia, può succedere che sia in presenza di Covid che di influenza si verifichi una sovrainfezione batterica, In questo caso i sintomi dell’infezione virale, invece di migliorare, peggiorano.

  • La tosse secca del Covid inizia a essere produttiva e il muco che nell’influenza è tipicamente di colore chiaro e trasparente inizia a «colorarsi».
  • Sono tutti segnali di una sopraggiunta infezione batterica, cosa che può essere molto frequente in questo periodo.
  • In questo caso, insieme al proprio medico, può rendersi necessario ricorrere a un trattamento antibiotico,

: Come distinguere la tosse da Covid da quella da influenza?

Come rafforzare le difese immunitarie con l’alimentazione?

Vitamine e antiossidanti – Molte vitamine hanno  azione antiossidante, ovvero aiutano a rispondere allo stato di  stress ossidativo, processo che porta alla formazione di radicali liberi.

Vitamina C : è la più celebrata e la più nota tra le vitamine che stimolano le difese immunitarie. Fonti principali:  peperoni, peperoncino, agrumi, prezzemolo, rucola, crucifere (cavolo, cime di rapa, verza, broccoli), kiwi. Vitamina E : con un potente effetto antiossidante, è essenziale per mantenere la risposta immunitaria efficiente. Fonti principali  olii vegetali (arachidi, mais, girasole, olio extravergine di oliva), avocado, frutta secca, cereali integrali, kiwi. Vitamina D : importante non solo per la salute ossea, stimola le cellule del sistema immunitario e modula i processi infiammatori. Fonti principali : pesce (sgombro, sardina, tonno e salmone), gamberi, tuorlo d’uovo, formaggi e burro. I funghi rappresentano l’unica fonte vegetale. b-Carotene e Vitamina A : anche la vitamina A e il betacarotene, suo precursore, hanno mostrato effetti positivi sul sistema immunitario. Fonti principali : il betacarotene abbonda in frutta e ortaggi di colore giallo-arancione, come carote, zucca, pomodori, melone, albicocche, verdure a foglia verde, come le biete e le erbette. Vitamine del gruppo B:  la vitamina  B6  si trova in cereali e farine integrali, avocado, spinaci, broccoli, frutta secca; la vitamina  B12   è presente in uova, latte e formaggi, frutti di mare e pesci grassi.

Cosa non mangiare quando si ha la febbre?

Alimenti e bevande zuccherati – Lo zucchero, in particolare quello trasformato, provoca infiammazione nel corpo e può interferire con la risposta del sistema immunitario. Quando si è malati quindi meglio cercare di non mangiare torte, biscotti e altri dolci, caramelle, cereali zuccherati, gelati e bibite.

Quali sono gli alimenti ricchi di vitamina D?

Alimenti ricchi di vitamina D – L’alimentazione aiuta? In teoria sì, tuttavia l’ apporto di vitamina D con la dieta permette di introdurre solo tra il 10 e 20% del nostro fabbisogno. Nell’elenco degli alimenti ricchi di vitamina D, il primo è l’olio di fegato di merluzzo.

Ma la sostanza è presente anche nelle aringhe, nel tonno, negli sgombri, nel salmone e nelle uova, anche se in percentuali molto basse. Fra l’altro, questi alimenti con vitamina D andrebbero consumati tutti i giorni, cosa non facile da realizzare. Così può essere necessaria una supplementazione con farmaci con vitamina D,

In questi casi è meglio lasciar perdere il fai dai te, bisogna rivolgersi a un medico che disegnerà una terapia personalizzata. È bene rivolgersi ad uno specialista per evitare il rischio di incorrere in un eccesso di vitamina D, Le informazioni medico-scientifiche pubblicate in questo sito si intendono per un uso esclusivamente informativo e non possono in alcun modo sostituire la visita medica,

Cosa prendere con il Covid per il mal di gola?

Cosa prendere per il mal di gola Per alleviare il mal di gola si consiglia l’assunzione di farmaci come l’ibuprofene o l’acetaminofene. L’assunzione di farmaci antidolorifici da banco, l’uso di pastiglie o spray medicati per il mal di gola possono contribuire ad alleviare il dolore alla gola.

Cosa prendere in caso di tosse da Covid?

TOSSE E COVID: COME ORIENTARSI

Tosse e COVID: come orientarsi L’autunno scorso non avremmo fatto caso a qualche colpo di tosse vicino a noi, oggi invece questo sintomo ci preoccupa molto perché la tosse evoca immediatamente lo spettro del covid-19 Per non cadere in questa spirale d’ansia, visto che inevitabilmente i casi Covid-19 tenderanno presto a confondersi e a mescolarsi con gli altri malanni stagionali, è bene sapere che oltre al covid-19 ci sono altre cento patologie di cui la tosse può essere sintomo rivelatore e non tutte, per fortuna così gravi. Come capire che la tosse non è dovuta al Covid ?

Se abbiamo una tosse cronica, (ne soffre 1 italiano su 10) che ci accompagna da mesi o anni, è improbabile che questa sia riconducibile al Covid, salvo non cambi improvvisamente caratteristiche e si associ a nuovi sintomi. A causare tosse cronica sono soprattutto malattie di pertinenza otorino quali sinusiti, laringiti, faringiti oppure patologie come BPCO e asma.

  • Particolarmente subdola è poi la tosse cronica, quella da reflusso gastroesofageo, perché non si associa a sintomi come bruciore di stomaco, nausea, vomito ma la tosse è l’unico spia del reflusso.
  • Il dubbio che la tosse possa essere legata al Covid, insorge per le forme di tosse acuta, è molto difficile poter ‘infezione da Sars-Cov-2 rispetto a quelle causate da altre forme virali, a partire dalla classica,

I primissimi sintomi dell’infezione da nuovo Coronavirus sono molto simili a quelli dell’influenza stagionale o di altre infezioni respiratorie. “Per parlare di influenza stagionale è necessario l’insorgere di tre sintomi tipici in concomitanza: comparsa brusca della febbre oltre il 38°, presenza di almeno un sintomo sistemico come dolori muscolari o articolari e presenza di almeno un sintomo respiratorio come tosse, naso che cola, congestione e secrezione nasale, mal di gola”.

  • Di preciso che caratteristiche ha la tosse da Covid? Dal 60 all’ 85% dei pazienti Covid positivi ( sintomatici) presenta tosse.
  • Si tratta di una tosse prevalentemente secca, irritativa, persistente e si accompagna a un respiro corto con febbre superiore ai 37,5 che non scende, ed è molto frequente la perdita di odori e sapori.

In linea di massima possiamo escludere Covid-19 se la tosse compare grassa e produttiva. E’ stato poi identificato un ordine distinto di comparsa dei sintomi: nei pazienti insorge prima la febbre seguita da tosse stizzosa; nell ‘influenza stagionale generalmente le persone sviluppano la tosse prima della febbre.

  • Studio pubblicato su Frontiers in Publich Health ) Sebbene queste caratteristiche non siano del tutto specifiche, la tosse è un campanello di allarme di Covid, che se esaminato in un contesto più ampio e completato da una accurata anamnesi ci consente di arrivare prima alla diagnosi.
  • Per una diagnosi certa di SARS-CoV-2 è tuttavia necessario eseguire sempre un o naso-faringeo che comprovi la presenza del virus.
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A proposito di Covid: Anche nei bambini la tosse è cosi frequente? Se negli adulti i sintomi più comuni sono tosse, febbre e difficoltà respiratorie, nei bambini la tosse può essere del tutto assente, così come altri disturbi respiratori. I sintomi più comuni sono invece i disturbi gastrointestinali e la diarrea, associati alla febbre, così come è stato di recente precisato anche in uno studio pubblicato su “Frontiers in Pediatrics”.

Come comportarsi? Alla comparsa di primi sintomi come raffreddore, mal di gola, tosse e spossatezza è consigliato stare a casa, evitare di uscire, di recarsi al lavoro e di avere contatti con altre persone; inoltre non automedicarsi con farmaci da banco senza aver prima consultato il medico. Un altro consiglio degli esperti è quello di non aspettare 3 giorni per vedere se i sintomi influenzali passano prima di sentire il proprio medico, che se lo riterrà opportuno indicherà l’effettuazione del tampone.

: TOSSE E COVID: COME ORIENTARSI

Cosa prendere per il Covid Brufen?

Quando ha fatto la sua comparsa nel 2019, la Covid-19, malattia causata dal virus SARS-CoV-2, ci ha colto impreparati, il mondo non aveva mai visto nulla di simile e non sapevamo come combattere la malattia. Ora, fortunatamente, le cose sono cambiate e tra le armi che abbiamo a disposizione per contrastare gli effetti dell’infezione, di grande rilievo è il ruolo dei farmaci antinfiammatori.

Che cos’è l’infiammazione? L’ infiammazione è un meccanismo di difesa dell’organismo che si attiva quando veniamo in contatto con agenti patogeni o in presenza di un danno tissutale. Nonostante sia un processo indispensabile, un’ infiammazione eccessiva o non controllata assume una connotazione negativa e diviene dannosa per la nostra salute.

Che cosa c’entra l’infiammazione con la Covid-19? La gravità della Covid-19 è associata ai livelli di infiammazione riscontrati nei pazienti. E’ noto infatti che l’infiammazione ha un ruolo chiave nella progressione della malattia verso una forma grave.

  1. Inoltre, sembra che l’infiammazione sia cruciale anche nello sviluppo del Long-Covid, condizione nella quale può trovarsi anche chi è guarito da molto tempo.
  2. Quali farmaci antinfiammatori si possono usare? Gli antinfiammatori sono i farmaci che vengono utilizzati per ” spegnere ” il processo infiammatorio.

Nei pazienti con Covid-19 possono essere utilizzati gli antinfiammatori non steroidei ( FANS ) e gli antinfiammatori steroidei ( cortisonici ). Inoltre possono essere utilizzanti anche farmaci che inibiscono l’attività di enzimi importanti per lo sviluppo della risposta infiammatoria ( inibitori delle JAK chinasi ) e anticorpi monoclonali diretti contro citochine pro-infiammatorie ( IL-1, IL-6 ) o i loro recettori,

Quali antinfiammatori possono essere utilizzati da chi si cura a casa? Per chi si ammala di Covid-19 in maniera lieve e non ha bisogno di essere ricoverato (chi è asintomatico o pauci-sintomatico ), l’ AIFA consiglia l’uso dei FANS (ad esempio l’ ibuprofene ) in caso di febbre o dolori articolari o muscolari,

L’utilizzo di altri farmaci antinfiammatori è invece sconsigliato o, addirittura, ritenuto dannoso, Non è che se utilizzo gli antinfiammatori poi la malattia peggiora? Nonostante in un primo momento si fosse pensato che l’utilizzo di questi farmaci portasse al peggioramento della malattia, tuttavia in seguito a numerosi studi, l’ EMA ha smentito questa associazion e.

  1. Al contrario, studi recenti 1,2 sembrano indicare che l’utilizzo dei FANS (nello specifico la nimesulide o l’ aspirina ) ridurrebbe in maniera importante la probabilità di aggravarsi ed il rischio di essere ricoverati in ospedale.
  2. E nei pazienti ricoverati come si cura la Covid-19? I farmaci antiinfiammatori rappresentano, insieme alla somministrazione di ossigeno, la terapia principale per i pazienti ricoverati in ospedale, nei quali, purtroppo, i farmaci antivirali non sono efficaci.

Esistono varie opzioni terapeutiche che aumentano la probabilità di sopravvivenza dei pazienti e possono essere utilizzate in funzione della gravità e dell’ aggressività della malattia. Quali antinfiammatori vengono utilizzati in ospedale? I Cortisonici sono la terapia standard nei pazienti che necessitano di ossigeno e rappresentano un trattamento che certamente porta ad una riduzione della mortalità,

  • In genere viene utilizzato il desametasone, ma, in alternativa, possono essere utilizzati anche altri corticosteroidi, quali il metilprednisolone, il prednisone e l’ idrocortisone,
  • Ci sono altri antinfiammatori che possono essere utilizzati in ospedale? Negli adulti ricoverati con Covid-19 grave vengono prese in considerazione anche altre opzioni terapeutiche.

Nei pazienti che, al momento del ricovero, hanno la polmonite ma non sono sottoposti a ventilazione forzata e presentano alti livelli di suPAR, può essere utilizzato l’anakinra, un farmaco inibitore dell’IL-1, Mentre nei pazienti che necessitano di ossigeno e presentano elevati indici di infiammazione sistemica può essere utilizzato il baricitinib, un inibitore delle JAK chinasi; infine, nei pazienti che sono peggiorati nonostante 24/48 ore di trattamento con cortisonici, possono essere utilizzati farmaci inibitori dell’IL-6 (Il tocilizumab ed il sarilumab ).

  • Perché non posso utilizzare gli antinfiammatori ospedalieri per curarmi a casa? Prima di tutto questi farmaci “spengono” il sistema immunitario (si definiscono infatti farmaci immunosoppressori), impedendo una risposta ottimale all’infezione,
  • Inoltre, durante la loro somministrazione, è necessario un attento monitoraggio clinico, a causa degli effetti collaterali, potenzialmente severi,

Per queste ragioni possono essere somministrati soltanto sotto uno stretto controllo medico ed è assolutamente sconsigliato utilizzarli a casa, Per il futuro ci sono studi promettenti? Molto promettenti sono i risultati che riguardano l’utilizzo, fin dai primi sintomi della malattia, dei farmaci cortisonici per inalazione, gli stessi utilizzati per il trattamento dell’ asma,

  • Due importanti studi, pubblicati sulla prestigiosa rivista Lancet, 3,4 hanno dimostrato che la somministrazione precoce della budesonide è in grado di diminuire sia la probabilità di aver bisogno di cure mediche, sia il tempo di recupero dalla malattia,
  • E per i pazienti con malattia grave ci sono novità in vista? Ci sono risultati promettenti riguardo l’utilizzo del siltuximab, un farmaco contro l’IL-6, ed il canakinumab, farmaco contro l’IL-1β.

Sono anche in corso trial clinici riguardanti l’utilizzo di altri farmaci inibitori delle JAK chinasi, il ruxolitinib ed il tofacitinib, In futuro questi farmaci potrebbero affiancarsi a quelli già disponibili per il trattamento della Covid-19 grave nei pazienti ricoverati in ospedale.

  1. Riferimenti bibliografici e sitografici: 1 Suter F, Consolaro E, Pedroni S, et al.
  2. A simple, home-therapy algorithm to prevent hospitalisation for COVID-19 patients: A retrospective observational matched-cohort study.
  3. EClinicalMedicine.2021;37:100941.
  4. Doi:10.1016/j.eclinm.2021.100941 2 Consolaro E, Suter F, Rubis N, et al.

A HOME-TREATMENT ALGORITHM BASED ON ANTI-INFLAMMATORY DRUGS TO PREVENT HOSPITALIZATION OF PATIENTS WITH EARLY COVID-19: <em>A MATCHED-COHORT STUDY (COVER 2)</em> medRxiv. January 2021:2021.09.29.21264298. doi:10.1101/2021.09.29.21264298 3 Ramakrishnan S, Nicolau D V, Langford B, et al.

  1. Inhaled budesonide in the treatment of early COVID-19 (STOIC): a phase 2, open-label, randomised controlled trial.
  2. Lancet Respir Med.2021;9(7):763-772.
  3. Doi:10.1016/S2213-2600(21)00160-0 4 Yu L-M, Bafadhel M, Dorward J, et al.
  4. Inhaled budesonide for COVID-19 in people at high risk of complications in the community in the UK (PRINCIPLE): a randomised, controlled, open-label, adaptive platform trial.

Lancet.2021;398(10303):843-855. doi:10.1016/S0140-6736(21)01744-X

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