Depakin A Cosa Serve? - HoyHistoriaGT Hoy en la Historia de Guatemala

Depakin A Cosa Serve?

Perché si prende il Depakin?

04.1 Indicazioni terapeutiche –

  1. Nel generalizzata, in particolare in attacchi di tipo:
  2. • assenza,
  3. • mioclonico,
  4. • -clonico,
  5. • atonico,
  6. • misto,
  7. e nell’ parziale:
  8. • semplice o complessa,
  9. • secondariamente generalizzata,
  10. Nel trattamento di specifiche (West, Lennox-Gastaut).

Nel trattamento degli episodi di correlati al quando il è controindicato o non tollerato. La continuazione della terapia dopo l’episodio di mania può essere presa in considerazione nei pazienti che hanno risposto al valproato per la mania acuta.

Quando si prende Depakin?

A cosa serve Depakin Chrono ? Perchè si usa? – Nel trattamento dell’epilessia generalizzata, in particolare in attacchi di tipo:

assenza, mioclonico, tonico-clonico, atonico, misto,

e nell’epilessia parziale:

semplice o complessa, secondariamente generalizzata,

Nel trattamento di sindromi specifiche (West, Lennox-Gastaut). Nel trattamento degli episodi di mania correlati al disturbo bipolare quando il litio è controindicato o non tollerato. La continuazione della terapia dopo l’episodio di mania può essere presa in considerazione nei pazienti che hanno risposto al valproato per la mania acuta. CONTROINDICAZIONI

Quali sono gli effetti collaterali del Depakin?

L’acido valproico può indurre alcuni effetti collaterali dose-dipendenti quali nausea, vomito, sonnolenza, tremore, astenia. Altri effetti si manifestano in seguito a terapia cronica: incremento ponderale, alopecia, tremore e turbe mestruali.

Chi prende Depakin Chrono?

Valproato di Sodio (Depakin e Depakin Chrono) – Il Valproato di Sodio ( Depakin e Depakin Chrono ), farmaco anticomiziale di prima scelta nella terapia del Piccolo Male epilettico, può essere utilmente impiegato nella terapia e nella prevenzione delle crisi maniacali, così come nella terapia dei gravi stati ansiosi, associati o meno a Disturbi dell’Umore,

Qual è il miglior stabilizzatore dell’umore?

a cura di Marco Menchetti, psichiatra I farmaci più usati per regolare le oscillazioni dell’umore sono i Sali di litio e alcuni antiepilettici, in particolare: Valproato di Sodio, Carbamazepina, Gabapentin, Lamotrigina, Oxcarbamazepina e Topiramato. Il Litio è un elemento chimico che nel corpo umano si comporta in maniera simile al sodio. Il meccanismo d’azione non è mai stato completamente chiarito ma molti studi ne hanno valutato l’efficacia come agente anti-maniacale e anti-suicidario oltre che nel ridurre il numero e la gravità delle recidive del disturbo bipolare. Alcuni dati supportano anche un possibile effetto neuroprotettivo con minore rischio di deterioramento cognitivo. Prima di scegliere lo stabilizzatore dell’umore è necessario effettuare un accurata anamnesi ed eventualmente prescrivere alcuni esami di laboratorio; questo per escludere la presenza di condizioni che limitano l’uso di alcuni farmaci e in particolare malattie tiroidee, epatiche, renali, cardiache e neurologiche. Durante il trattamento è bene monitorare periodicamente alcuni parametri (vedi tabella sotto) oltre che i livelli plasmatici del farmaco. Farmaco Livelli plasmatici Monitoraggio periodico Litio 0.5-1.2 mmol/L Funz. renale, funz. tiroidea, peso Valproato di Sodio 50–100 µg/ml Emocromo+formula, funz. epatica, peso Carbamazepina 4-10 µg/ml Emocromo+formula, funz. epatica, funz. renale, elettroliti, peso Lamotrigina 3-14 µg/ml Non richiesto Oxcarbamazepina 10-35 µg/ml Elettroliti (casi particolari: uso di diuretici, età ≥65 anni) Alcuni stabilizzatori dell’umore hanno un elevato rischio di interazioni farmacologiche e problemi di sicurezza in gravidanza, Pertanto è necessario valutare attentamente insieme al proprio medico quali farmaci possano essere utilizzati quando si inizia una nuova terapia farmacologica o si pianifica una gravidanza. Attenzione!!! La tossicità da litio si manifesta con livelli plasmatici di poco superiori al range terapeutico (>1.5 mmol/L) e comporta inizialmente disturbi gastrointestinali (inappetenza, nausea, diarrea) ed effetti sul sistema nervoso centrale (debolezza muscolare, sonnolenza, tremore e spasmi). Sono a rischio di tossicità le persone di età ≥65 anni e coloro che hanno una compromissione della funzionalità renale o che sono disidratati (febbre, vomito, diarrea). Alcuni utili consigli al seguente link: Brochure _ Per approfondimenti http://www.informazionisuifarmaci.it/efficacia-dei-farmaci-antiepiletticinel-disturbo-bipolare https://www.msdmanuals.com/it-it/casa/disturbi-di-salutementale/disturbi-dell-umore/disturbo-bipolare https://www.aifa.gov.it/documents/20142/808717/NII_Valproato.pdf/911f70c5-3ed3-193b-a8c4-9810982f00a7

Quando si può sospendere il Depakin?

Il trattamento antiepilettico potrebbe essere sospeso dopo un periodo minimo di due anni di libertà da crisi ; un periodo più breve di libertà da crisi dovrebbe essere sconsigliato a causa di un più alto rischio di recidiva.

Come agisce il Depakin sul cervello?

Specialità – Quali sono le specialità medicinali che contengono Acido Valproico? – Acido Valproico è prescrivibile nelle specialità commerciali Acido Valproico, Acido Valproico e Sodio Valproato, Depakin, Depakin Chrono, Sodio Valproato. (leggi) L’acido valproico è indicato per adulti e bambini in tutte le forme di epilessia (generalizzata, parziale), inclusa la sindrome di Gastaut, una forma di encefalopatia epilettica resistente a molti trattamenti e la sua forma più precoce (sindrome di West). Per gli episodi di mania associata al disturbo bipolare l’acido valproico rappresenta un’alternativa al litio per gli adulti, quando quest’ultimo è controindicato. In alcuni paesi (non in Italia) l’acido valproico è indicato per la profilassi dell’emicrania in pazienti adulti. Lo schema posologico per l’epilessia prevede una prima somministrazione di 5-15 mg di acido valproico/kg di peso corporeo, incrementata gradualmente di 5-10 mg/kg ogni 4-7 giorni secondo la sensibilità individuale e la risposta clinica del paziente, fino a valori di 20-30 mg/kg di peso corporeo. Gli intervalli di tempo fra gli aumenti di dosaggio non devono essere troppo ravvicinati, perchè può essere necessaria qualche settimana perchè si manifesti completamente l’effetto farmacologico. Per la forma parenterale la posologia prevede la somministrazione di 15 mg/kg di acido valproico in iniezione endovenosa lenta (3 minuti), seguita da infusione di 1-2 mg/kg/ora. Per i bambini (età =/> 10 anni) la dose iniziale di acido valproico per endovena è di 10-15 mg/kg/die. La dose può essere aumentata di 5-10 mg/kg/die ad intervalli di 7 giorni per raggiungere l’efficacia clinica. La massima dose consentita è di 60 mg/kg/die. Per bambini di età uguale o inferiore a 3 anni l’acido valproico rappresenta solo in casi eccezionali la terapia di prima scelta. La dose iniziale di acido valproico per la mania associate al disturbo bipolare è di 750 mg al giorno, aumentata poi stabilmente fino a 1000-2000 mg al giorno. Nella profilassi dell’emicrania, la dose raccomandata di acido valproico è di 250 mg due volte al giorno (dose di attacco). Successivamente la dose deve essere individualizzata a seconda della risposta terapeutica. La dose massima è pari a 1 g al giorno. Nei pazienti anziani e con insufficienza renale la concentrazione plasmatica dell’acido valproico potrebbe variare, per cui è necessario un aggiustamento della dose in base alla risposta clinica del paziente. L’acido valproico è controindicato in presenza di epatopatie, specie in bambini di età inferiore a tre anni affetti da epilessia (per i quali è prefereribile la monoterapia, dopo attenta valutazione del rapporto fra benefici clinici e rischi di tossicità). L’acido valproico può causare epatotossicità anche fatale, associata ad alterazione delle proteine della coagulazione, aumento dei livelli di birilubina e transaminasi. È opportuno effettuare test di funzionalità epatica prima dell’inizio della terapia, ripetuti regolarmente durante le prime fasi di trattamento in cui l’aumento degli enzimi epatici può non essere accompagnato da sintomi clinici. Nel caso si manifestino tali sintomi sono raccomandati esami più approfonditi (tempo di protrombina) e si deve prendere in considerazione la sospensione della terapia. I sintomi riconducibili a danno epatico, prima della comparsa di ittero, comprendono ricomparsa di attacchi epilettici e sintomi aspecifici (astenia, anoressia, letargia, sonnolenza, vomito, dolore addominale). L’acido valproico è controindicato nei casi di porfiria epatica (alterazione del gruppo eme), disordini della coagulazione o trattamento con anticoagulanti, perchè potrebbe causare disfunzioni ematiche. Sono stati registrati casi di lupus eritematoso sistemico, parkinsonismo, pancreatite in seguito alla somministrazione di acido valproico. Il trattamento con acido valproico è inoltre associato a disordini endocrini (amenorrea, ovaio policistico, iperandrogenismo) e ad iperammonemia nei pazienti con alterazioni del ciclo dell’urea. È opportuno, qualora si sospetti tale situazione, monitorare questo parametro prima di intraprendere il trattamento con acido valproico, che potrebbe condurre a sviluppo di encefalopatia da iperammonemia. Per i pazienti che hanno disordini metabolici l’acido valproico è infatti controindicato (malattie mitocondriali, disordini del ciclo dell’urea). L’esposizione ad acido valproico in utero, specialmente durante il terzo trimestre di gravidanza, può causare malformazioni alla nascita o basso QI (quoziente intellettivo); le donne in età fertile devono ricorrere a misure contraccettive efficaci durante il trattamento e, qualora si pianifichi una gravidanza, prendere in considerazione un trattamento alternativo a meno che l’acido valproico non sia la soluzione terapeutica preferibile. In tal caso la dose deve essere pari alla minima efficace e deve essere condotto un monitoraggio costante del feto. Nei paesi in cui l’acido valproico è indicato per la profilassi dell’emicrania, il suo uso è controindicato nelle donne in gravidanza. È necessario considerare attentamente le interazioni farmaco-farmaco durante la terapia con acido valproico, che è frequentemente somministrato in politerapia. L’acido valproico, infatti, può portare ad un aumento delle concentrazioni plasmatiche di alcuni farmaci (esempi: amitriptilina, diazepam, fenitoina, fenobarbital, lamotrigina, lorazepam, warfarin, zidovudina). Viceversa, alcuni farmaci sono induttori del metabolismo dell’acido valproico: riducono la sua concentrazione plasmatica e possono aumentare la formazione del suo metabolita epatotossico (esempi: carbamazepina, carbapenemi, fenitoina, fenobarbital, primidone, rifampina). L’acido valproico può indurre alcuni effetti collaterali dose-dipendenti quali nausea, vomito, sonnolenza, tremore, astenia. Altri effetti si manifestano in seguito a terapia cronica: incremento ponderale, alopecia, tremore e turbe mestruali. L’acido valproico può inoltre indurre tossicità epatica, pancreatite e disordini della coagulazione. L’intossicazione da acido valproico si manifesta a dosi >180 mcg/mL (la finestra terapeutica è compresa nell’intervallo tra 50 e 100 mcg/ml), in diversi distretti dell’organismo. La concentrazione plasmatica, tuttavia, non è sempre correlata con la comparsa di effetti collaterali poichè possono concorrere alla loro insorgenza altri meccanismi e anomalie metaboliche, o sviluppo di tolleranza. Il quadro clinico è assimilabile a quello che si verifica con gli oppiacei: disturbi gastrointestinali, progressiva depressione del SNC (confusione, disorientamento, riduzione della capacità intellettiva e sensoriale, fino a coma), depressione respiratoria, ipertensione e tachicardia, miosi, ipossia e metaemoglobinemia. In casi gravi può sopraggiungere arresto cardiorespiratorio con ipossia, che può portare a morte. Tuttavia la prognosi è quasi sempre favorevole. Altre alterazioni che possono sopraggiungere sono di carattere metabolico ed elettrolitico (aumento delle transaminasi, iperammonemia con encefalopatia, acidosi, ipocalcemia, ipernatriemia). L’intossicazione può essere trattata con vari rimedi ma non è noto un antidoto specifico. Alcuni effetti legati ad epatotossicità e disordini ematici si sviluppano in caso di intossicazione cronica, non dopo una singola ingestione di dose massiccia. Il meccanismo d’azione dell’acido valproico si basa sul ripristino del bilancio eccitazione/inibizione neuronale, la cui alterazione causa i sintomi convulsivi. L’acido valproico incrementa l’attività del neurotrasmettitore inibitorio GABA, che normalizza l’ipereccitazione neuronale nel cervello. I target, la cui attività viene inibita dall’acido valproico, sono varie classi di canali ionici che innescano l’eccitazione del neurone e amminoacidi eccitatori. L’acido valproico influenza quindi diversi sistemi intracellulari, per cui è considerato una sorta di panacea in diverse condizioni patologiche e il suo utilizzo è ritenuto sicuro e ben tollerato. L’attivazione di diverse cascate intracellulari conferisce un’efficacia ad ampio spettro nelle diverse forme di epilessia, anche nei bambini e anche nello “status epilepticus”. Per il trattamento del disturbo bipolare l’acido valproico è somministrato di solito con un antidepressivo, per stabilizzare il tono dell’umore. La sua attività risulta prevalente per gli episodi di mania ed è stato osservato che l’associazione apporta benefici maggiori rispetto alla monoterapia. La Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia americana che si occupa di farmaci ha approvato l’acido valproico, commercializzato come divalproex sodio, per la profilassi dell’emicrania (alla dose iniziale di 250 mg due volte al giorno, eventualmente incrementabile fino a 1000 mg). Alcune evidenze hanno dimostrato l’effetto benefico dell’acido valproico nella riduzione della frequenza degli attacchi e del numero di giorni/mese con mal di testa. Per il trattamento di attacchi acuti di emicrania il valproato è invece raccomandato come farmaco di seconda scelta. Da studi recenti è stato osservato un meccanismo d’azione dell’acido valproico che ha importanti implicazioni in campo oncologico ed è alla base del ruolo potenziale dell’acido valproico come antitumorale, ma anche nella terapia del virus dell’immunodeficienza e di alcune malattie neurodegenerative. L’acido valproico esercita effetti di neuroprotezione nel morbo di Alzheimer e nell’ischemia cerebrale. Altri studi preliminari hanno riportato un’efficacia significativa dell’acido valproico nella sintomatologia dolorosa associata a diabete (dolore neuropatico) e nevralgia post-herpetica, ma sono necessari ulteriori dati di conferma. L’acido valproico è anche utilizzato nella pratica clinica per indicazioni terapeutiche non approvate dalle autorità regolatorie (uso off label). Nei pazienti schizofrenici, il farmaco accelera la risposta terapeutica agli altri farmaci antipsicotici e per la sindrome da vomito ciclico ha dimostrato efficacia nella profilassi. Altre indicazioni off label comprendono l’uso del farmaco per aggressività, disturbo borderline di personalità, terapia di mantenimento del disturbo bipolare. L’acido valproico è un acido carbossilico (presenta un gruppo funzionale -COOH) a catena corta, che si ionizza a pH fisiologico (pH = 7). La sua struttura favorisce un assorbimento quasi completo da parte della mucosa intestinale entro 1-2 ore dalla somministrazione. La rapidità del processo permette il raggiungimento del picco di concentrazione entro 4-5 ore e una rapida insorgenza d’azione. L’acido valproico possiede alta affinità per le proteine plasmatiche (si lega per l’87-95%) e un volume di distribuzione limitato (0,13-0,22 L/kg). L’acido valproico è metabolizzato a livello epatico: uno dei suoi metaboliti, l’acido 2-propil-4-pentenoico (4-ene-VPA), possiede atività epatotossica. La concentrazione dei metaboliti può essere influenzata da polimorfismi genetici (mutazioni genetiche che modificano l’attività di acuni enzimi coinvolti nei processi di metabolizzazione dell’acido valproico) e dall’associazione con altri farmaci, che possono attivare o inibire l’attività enzimatica.

Che succede se si dimentica di prendere il Depakin?

L’Epilessia è una condizione clinica causata da un’anomala attività elettrica nel cervello che si traduce in “crisi”. Quando una persona ha l’epilessia, la sua attività elettrica cerebrale viene interrotta da intermittenti scoppi di energia elettrica che sono più intensi e differenti del normale.

Questi possono alterare lo stato di coscienza della persona, i movimenti del corpo o le sue sensazioni per poco tempo. Queste modificazioni improvvise vengono chiamate “crisi”. Gli anomali “scoppi” di energia possono avvenire in una sola e determinata parte del cervello (crisi parziali) o riguardare le cellule nervose attraverso tutto il cervello (crisi generalizzate).

Le condizioni cerebrali che sono in grado di provocare le crisi possono essere presenti fin dalla nascita o possono svilupparsi in seguito a traumi, infezioni, anomalie strutturali del cervello, esposizione ad agenti tossici e per altre ragioni ad oggi ancora poco note.

  1. Molte malattie possono interessare il cervello dando luogo a crisi isolate.
  2. Quando le crisi si ripetono, per cause sconosciute o perché il disturbo all’origine non può essere eliminato, si parla di epilessia.
  3. L’epilessia può insorgere a qualsiasi età, in tutte le nazioni ed in tutte le razze.
  4. Esse si rivelano con un breve e improvviso disturbo delle funzioni nervose,

Hanno in genere durata breve (meno di un minuto) e si possono manifestare con sintomi diversi da caso a caso, a seconda della funzione dei neuroni cerebrali coinvolti. Le crisi possono essere rare e comparire a distanza di anni, ma nella maggior parte dei casi si ripetono frequentemente, anche più volte nella giornata.

  • Fra una crisi e l’altra non è di solito presente solitamente alcun disturbo.
  • La manifestazione clinicamente più importante, anche se complessivamente rara, è la sospensione improvvisa e non preavvertita della coscienza con caduta a terra e comparsa di movimenti di tipo convulsivo (tremori e scosse muscolari).

Più spesso la perdita di coscienza e preceduta da sensazioni che preannunciano il disturbo (la cosiddetta “aura” epilettica ). In altri casi la perdita di coscienza consiste solo in un breve stato di confusione e di perdita del contatto con l’ambiente circostante, e si accompagna ad azioni compiute in modo automatico (masticare, inghiottire, parlare, toccare o spostare gli oggetti), oppure a un arresto della attività motoria,

  1. In questi casi di solito il paziente non ricorda quanto avviene nel corso della crisi, e talora non si accorge neppure che la crisi è avvenuta, evento che crea difficoltà nella raccolta della storia clinica.
  2. La crisi è un disturbo dell’attività elettrica del cervello.
  3. Le crisi possono manifestarsi con spasmi muscolari, confusione mentale, disturbo della coscienza e/o movimenti del corpo incontrollati.
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Ci sono due tipi di crisi: le crisi generalizzate originano da una scarica di neuroni attraverso tutto il cervello. Si dividono in: -Crisi tonico-cloniche (riduzione della coscienza, irrigidimento del corpo, scosse agli arti) -Crisi di assenza (arresto del linguaggio, ammiccamenti palpebrali) Le crisi parziali originano da una scarica di neuroni in una singola parte del cervello.

  1. Esse includono: -Crisi parziali semplici (movimenti incontrollati di una parte del corpo, brevi cambiamenti delle percezioni sensoriali).
  2. Crisi parziali complesse (confusione, riduzione della vigilanza, movimenti incontrollati).
  3. Le crisi possono essere frequenti o rare, durare secondi o minuti, essere severe o lievi.

Una persona può avere differenti tipi di crisi, e le manifestazioni cliniche possono cambiare nel tempo. In circa il 70% dei casi le cause sono sconosciute. Pur tuttavia le crisi ricorrenti possono essere correlate a: Traumi cranici; specialmente in seguito ad incidenti stradali, ferite d’arma da fuoco, cadute, incidenti sportivi.

Più è severo il trauma e più è alto il rischio di sviluppare epilessia. -Infezioni, meningiti, encefaliti virali ed altre malattie infettive. -Tumori cerebrali e stroke. -Abuso di alcoolici: più di 5,000 persone ogni anno riferiscono crisi epilettiche causate dall’alcoolismo. -Traumi da parto, infezioni o malattie sistemiche che coinvolgono il cervello in via di sviluppo del feto durante la gravidanza.

Storia medica: il medico chiede una descrizione dettagliata della crisi, così come notizie sulla famiglia e la storia personale, comprese notizie sulla salute (inclusi gravidanza, nascita e sviluppo). Esami di Laboratorio: per determinare se le crisi siano causate da un problema metabolico.

Esame neurologico: include uno studio approfondito del sistema nervoso. EEG (elettroencefalogramma): l’elettroencefalogramma valuta l’attività elettrica della corteccia cerebrale attraverso la registrazione con elettrodi posti sullo scalpo del paziente. I segnali elettrici provenienti dalle cellule cerebrali sono registrati come linee ondulate dalla macchina.

L’EEG individua eventuali attività anomale elettriche nel cervello e permette una corretta diagnosi sindromica. Esami Neuroradiologici: TAC o Risonanza Magnetica per studiare se vi siano cause strutturali responsabili delle crisi. Stare calmi, non cercare di trattenere o far rinvenire la persona.

  1. Se la persona è seduta, metterla a terra.
  2. Eliminare i pericoli, come oggetti duri o taglienti che potrebbero provocare lesioni se la persona che cade urta contro di loro.
  3. Non spostare la persona a meno che la zona non sia pericolosa, come ad esempio una strada trafficata.
  4. Allentare indumenti stretti e togliere gli eventuali occhiali.

Proteggere le vie respiratorie girando delicatamente la persona su un lato in modo che qualsiasi liquido in bocca possa uscire in modo sicuro. Mai inserire oggetti nella bocca della persona (cinture, cucchiai etc.)! Non è necessario chiamare un’ambulanza a meno che la crisi non duri più di cinque minuti, o venga immediatamente seguita da un’altra, o se la persona è in stato di gravidanza, malata o ferita.

Quando la crisi finisce, lascia riposare la persona. Sii calmo e rassicurante, perché la persona può sentirsi disorientata o in imbarazzo. La scelta dei farmaci antiepilettici si basa sul tipo di crisi, sull’EEG, su come viene tollerato il farmaco e sulla sua efficacia della medicina nel controllare le crisi epilettiche.

Alcuni tipi di epilessia rispondono meglio ad alcuni farmaci rispetto ad altri. Le crisi possono modificarsi e di conseguenza può essere necessario un cambiamento della terapia. La scelta del farmaco appropriato dipende da molti fattori. Un farmaco antiepilettico può funzionare bene per una persona, e non per un’altra.

Voi e il vostro medico dovete lavorare insieme per trovare il farmaco migliore. Questo dipende dal modo in cui le crisi sono controllate e da come ti senti con il tuo antiepilettico. Se credi che il controllo delle crisi possa essere migliore, o pensi di avere effetti collaterali, devi rivolgerti al medico di fiducia e parlarne.

A volte, non esiste una soluzione perfetta e si dovrà scegliere tra alcuni effetti collaterali e il controllo totale delle crisi, o assenza di effetti collaterali e permanenza di alcune crisi. Solo tu, insieme al medico, potrai decidere quale sia la scelta migliore.

  • Alcuni dei farmaci più recenti sembrano controllare le crisi e con effetti collaterali minimi.
  • Ancora una volta, se non sei soddisfatto della tua situazione attuale, ha senso parlare al tuo medico di provare qualcosa di diverso.
  • Anche in questo caso, sarà necessario valutare i vantaggi rispetto a possibili rischi e disagi.

Tutti i farmaci possono causare effetti indesiderati. Tuttavia, la maggior parte delle persone tollerano i farmaci molto bene. Il modo migliore per dire se si hanno effetti collaterali è quello di prestare attenzione a qualsiasi sintomo che si prova quando si prende un determinato farmaco.

  • Alcuni effetti collaterali dei farmaci antiepilettici sono legati alla loro dose, e sono quindi chiamati “dose-dipendenti”.
  • La persona non deve mai interrompere arbitrariamente il trattamento prescritto dal medico.
  • La terapia, tuttavia, può essere sospesa, in modo graduale e sotto controllo medico, quando sia trascorso un periodo superiore ai due anni (al minimo!) con assenza delle crisi.

La decisione della sospensione terapeutica va sempre presa con il medico, poiché esistono delle variabili in merito dipendenti dal tipo di epilessia. Dimenticare l’assunzione di una singola dose terapeutica in genere non causa alcun problema: in tal caso si continui ad assumere i farmaci secondo il normale schema prescritto.

La relazione delle crisi con il ciclo sonno-veglia ha un impatto rilevante sulla vita del paziente. Per esempio,vi sono crisi che compaiono costantemente o prevalentemente al risveglio, al mattino o dopo il sonnellino pomeridiano; esse sono, in un certo senso prevedibili visto che il soggetto può essere abbastanza sicuro per esperienza personale che la crisi si verifichi una volta che sia passata un’ora dal risveglio.

Vi sono al contrario crisi che compaiono esclusivamente o prevalentemente nel sonno, risultando così quasi del tutto assenti i rischi di caduta e le lesioni traumatiche. Le crisi durante il sonno possono tuttavia provocare problemi respiratori, se il paziente che ha perso coscienza rimane con la faccia sul guanciale, con il naso e la bocca ostruiti.

  1. È vero per certi casi: vi sono delle forme di epilessia che si esauriscono nell’adolescenza come il “piccolo male” e le cosiddette epilessie benigne dell’adolescenza (la forma più nota e più frequente è l’epilessia “rolandica”.
  2. La maggior parte dei pazienti con epilessie a esordio infantile, sia idiopatiche che criptogenetiche o sintomatiche di una lesione cerebrale, deve esser controllata con i farmaci per periodi molto lunghi, talora per tutta la vita.

I periodi di maggiore incidenza dell’epilessia sono l’infanzia, fino ai 10 anni; l’incidenza di nuovi casi rimane stabile fino ai 50-60 anni, e poi ricomincia a salire. Nell’età anziana l’incidenza della epilessia è incrementata dai disturbi circolatori, i tumori, i processi atrofici cerebrali, processi morbosi che vanno aumentando di frequenza con gli anni e che possono essere causa di epilessia.

Sì, ed è basata sulla rimozione dei fattori che provocano tale malattia. Una delle cause più facilmente rimovibili è costituita dagli inconvenienti che occorrono durante il parto o subito dopo la nascita. Il parto è un evento traumatico per la madre e per il neonato, e il cervello neonatale è estremamente sensibile alla carenza di ossigeno.

Doglie prolungate, ritardi in fase espulsiva o blocco della progressione del parto, giri di cordone al collo possono compromettere l’afflusso di sangue attraverso la placenta. Nel momento in cui si passa dalla respirazione attraverso la placenta alla respirazione attraverso i polmoni vi è un intervallo di qualche secondo che, se si prolunga, provoca una carenza di ossigeno e lascia delle cicatrici che svilupperanno l’epilessia negli anni seguenti.

Le crisi convulsive febbrili prolungate dei primi 2-3 anni di vita costituiscono un altro evento a rischio a causa dell’elevato consumo energetico del cervello e dei disturbi respiratori prodotti dalla convulsione. Se la convulsione dura più di 5-10 minuti è opportuno somministrare al bambino diazepam per via rettale.

La via rettale consente il rapido assorbimento del farmaco e permette di bloccare la crisi. Vi sono microperette già preparate da 5 e da 10 mg, che vanno tenute in casa quando il bambino ha presentato una prima crisi convulsiva. Un’altra causa che può essere prevenuta sono i danni consecutivi a traumi cranici, mediante l’uso del casco da parte dei motociclisti e della cintura da parte degli automobilisti, e mediante l’applicazione e l’osservazione delle misure protettive durante il lavoro.

È stato calcolato che l’obbligo di indossare il casco abbia risparmiato circa 500 morti all’anno. Conosciamo tutti l’alto numero di incidenti traumatici sul lavoro. Quando il cranio subisce un colpo vi può essere nel punto d’impatto un infossamento del tavolato cranico e una lesione diretta del cervello.

Inoltre, il cervello rimbalza nella scatola cranica come una palla e urta contro le pareti, rimanendo contuso, soprattutto nei poli temporali e frontali. La successiva cicatrice facilmente diventa epilettogena.

A cosa serve il Depakin 100 mg?

Come si usa Depakin ? Dosi e modo d’uso – Tra le forme farmaceutiche orali, quelle più appropriate per la somministrazione nei bambini sotto gli 11 anni sono la soluzione orale e il granulato. DEPAKIN granulato a rilascio modificato è una forma farmaceutica adatta a tutti, in particolare ai bambini (se sono in grado di deglutire cibi molli), agli adulti con difficoltà di deglutizione e agli anziani.

  • Sulla base della quantità del principio attivo, le bustine da 100 mg sono riservate ai bambini.
  • DEPAKIN granulato a rilascio modificato è una formulazione a rilascio controllato di Depakin che riduce il picco di concentrazione e assicura una concentrazione plasmatica più regolare durante l’arco della giornata.

Trattamento dell’epilessia La dose giornaliera deve essere stabilita in base all’età e al peso corporeo; tuttavia deve anche essere presa in considerazione l’ampia sensibilità individuale al valproato. Non è stata stabilita una correlazione certa tra la dose giornaliera, la concentrazione sierica e l’effetto terapeutico, e la dose ottimale deve essere determinata essenzialmente secondo la risposta clinica; si può prendere in considerazione la determinazione dei livelli plasmatici di acido valproico in aggiunta al monitoraggio clinico, quando non si raggiunge un adeguato controllo degli attacchi o quando si sospettano eventi avversi.

In pazienti non trattati con altri farmaci antiepilettici, la dose va preferibilmente aumentata per livelli di dose successivi, ad intervalli di 2-3 giorni, per raggiungere quello ottimale in una settimana circa. In pazienti già in trattamento con farmaci antiepilettici, la sostituzione con DEPAKIN deve essere graduale, raggiungendo la dose ottimale in circa due settimane, riducendo e poi interrompendo gli altri trattamenti. L’aggiunta di un altro farmaco antiepilettico va fatta gradualmente, quando è necessario (vedere paragrafo 4.5).

Somministrazione orale di DEPAKIN granulato a rilascio modificato: considerazioni pratiche Posologia La dose giornaliera iniziale è generalmente 10-15 mg/kg, in seguito le dosi vengono titolate fino alla dose ottimale (vedere paragrafo 4.2 “Inizio della terapia con DEPAKIN granulato a rilascio modificato “) Questo è generalmente compreso tra 20-30 mg/kg.

Nei bambini la dose abituale di mantenimento è circa 30 mg/kg al giorno. Negli adulti la dose abituale di mantenimento è tra 20-30 mg/kg al giorno. Negli anziani, sebbene la farmacocinetica di DEPAKIN granulato a rilascio modificato sia modificata, il significato clinico è limitato e la dose deve essere determinata sulla base del controllo degli attacchi.

Episodi di mania correlati al disturbo bipolare Adulti La dose giornaliera deve essere stabilita e controllata individualmente dal medico. La dose giornaliera iniziale raccomandata è di 750 mg. Inoltre, negli studi clinici una dose iniziale di 20 mg di valproato/kg di peso corporeo ha mostrato anch’essa un profilo di sicurezza accettabile.

Le formulazioni a rilascio prolungato possono essere somministrate una o due volte al giorno. La dose deve essere aumentata il più rapidamente possibile in modo da raggiungere la dose terapeutica più bassa con cui si ottiene l’effetto clinico desiderato. La dose giornaliera deve essere adattata alla risposta clinica per stabilire la dose minima efficace per il singolo paziente.

La dose giornaliera media solitamente varia fra 1000 e 2000 mg di valproato. I pazienti che ricevono una dose giornaliera superiore a 45 mg/kg di peso corporeo devono essere attentamente monitorati. La continuazione del trattamento negli episodi di mania correlati al disturbo bipolare deve essere stabilita su base individuale, alla dose minima efficace.

  • Popolazione pediatrica e adolescenti L’efficacia di Depakin granulato a rilascio modificato nel trattamento degli episodi di mania correlati al disturbo bipolare non sono state valutate nei pazienti di età inferiore ai 18 anni.
  • Per quanto riguarda le informazioni di sicurezza nei bambini vedere il paragrafo 4.8.

Bambine e donne in età fertile Il trattamento con valproato deve essere iniziato e supervisionato da uno specialista esperto nella gestione dell’epilessia o del disturbo bipolare. Il valproato non deve essere utilizzato nelle bambine e nelle donne in età fertile, eccetto il caso in cui gli altri trattamenti siano inefficaci o non tollerati.

Valproato viene prescritto e dispensato in base al Programma di prevenzione delle gravidanze con valproato (paragrafi 4.3 e 4.4). Il beneficio e il rischio dovrebbero essere riconsiderati attentamente in occasione delle regolari revisioni del trattamento. Il valproato deve essere prescritto preferibilmente in monoterapia e alla dose minima efficace, se possibile nella formulazione a rilascio prolungato.

La dose giornaliera deve essere suddivisa in almeno due dosi singole (vedere paragrafo 4.6.). Pazienti con insufficienza renale /ipoproteinemia Può essere necessario ridurre la dose nei pazienti con insufficienza renale o aumentare la dose nei pazienti in emodialisi.

  1. Valproato è dializzabile (vedere paragrafo 4.9).
  2. La dose deve essere modificata in base al monitoraggio clinico del paziente.
  3. Nei pazienti con ipoproteinemia si deve considerare l’aumento dell’acido valproico in forma libera e, se necessario, la dose deve essere ridotta (vedere paragrafo 4.4).
  4. Modo di somministrazione per entrambe le indicazioni DEPAKIN granulato a rilascio modificato è in granuli sferici insapori e preferibilmente deve essere somministrato distribuito su cibi molli (yogurt, frutta cotta, formaggi freschi, etc.) o bevande (succo d’arancia, etc.) freddi o a temperatura ambiente.

DEPAKIN granulato a rilascio modificato non deve essere somministrato con cibi o bevande tiepidi o caldi (minestre, caffè, tè, etc.). DEPAKIN granulato a rilascio modificato non deve essere somministrato nel biberon perché può bloccare la tettarella. Quando viene assunto con liquidi, si consiglia di sciacquare il bicchiere con una piccola quantità di acqua perché alcuni granuli possono rimanere attaccati al bicchiere.

A cosa serve il litio nel corpo umano?

Cos’è il litio e a cosa serve? – Il litio è utilizzato per trattare e prevenire episodi maniacali in chi è affetto da disturbo bipolare, Può inoltre essere usato contro depressione, schizofrenia, disturbi compulsivi e alcune malattie psichiatriche che colpiscono i bambini.

Perché non si trova il Depakin?

Come comunicato dall’azienda, in una nota concordata con l’Agenzia ( CLICCA QUI ), lo stato di carenza è dovuto a problemi di capacità produttiva correlati alla problematica di approvvigionamento dei materiali di confezionamento. Il periodo di totale carenza potrà concludersi in breve tempo, con il ripristino a breve della disponibilità del medicinale.26 GEN – Si forniscono di seguito alcune informazioni, rese disponibili dall’AIFA, sullo stato di momentanea carenza del medicinale DEPAKIN CHRONO 300 mg compresse a rilascio prolungato.

Come comunicato dall’azienda, in una nota concordata con l’Agenzia ( CLICCA QUI ), lo stato di carenza è dovuto a problemi di capacità produttiva correlati alla problematica di approvvigionamento dei materiali di confezionamento. Il periodo di totale carenza potrà concludersi in breve tempo, con il ripristino a breve della disponibilità del medicinale.

Al fine di far fronte alle esigenze di tutti i pazienti in trattamento, la distribuzione riprenderà in modalità contingentata per poter garantire una parziale evasione di tutti gli ordini e raggiungere la massima capillarità nella distribuzione del prodotto su tutto il territorio nazionale.

  • Pertanto, l’Azienda chiede il supporto dei professionisti sanitari per la razionalizzazione nella prescrizione e dispensazione del medicinale, limitandola ai quantitativi minimi necessari per il proseguimento della terapia dei pazienti.
  • Inoltre, come ricordato dalla stessa azienda, in caso di irreperibilità del medicinale nel canale distributivo, è possibile effettuare un ordine in urgenza, registrandosi sul portale web PhiSOS, digitando www.phisos.it.

In caso di necessità di assistenza sulle modalità di inserimento dell’ordine è disponibile il Customer Service Pharmaidea al numero 800 373 555. Per ulteriori informazioni, sono inoltre disponibili i seguenti contatti Sanofi: Medical Information tel.800536389 e-mail [email protected] Customer Care Tel.800216644 Il ripristino della regolare fornitura del medicinale è previsto per marzo2023.

Qual è il miglior antiepilettico?

A ogni tipo di crisi il suo farmaco I farmaci antiepilettici ‘classici’, o di I generazione, sono acido valproico, carbamazepina, fenitoina e fenobarbital ; sono disponibili da molti anni e spesso sono farmaci di prima scelta essendo ad oggi ancora i più efficaci, in particolare acido valproico e carbamazepina.

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Quando si usano gli stabilizzatori dell’umore?

Stabilizzanti dell’umore – Sali di litio (Carbolithium™) Carbamazepina (Tegretol™) Gabapentina (Neurontin™) Lamotrigina (Lamictal™) Oxacarbazepina (Oxcazen™, Tolep™, Trileptal™) Topiramato (Topamax™) Valproato di sodio (Depakin™)

Il litio è stato il primo trattamento modulatore dell’umore. Inizialmente utilizzato nel trattamento acuto degli episodi maniacali, ha mostrato efficacia anche nel ridurre il numero, la gravità e la durata delle varie fasi del disturbo bipolare, sia maniacali che depressive.

Inoltre è efficace nelle condizioni che presentano un elevato rischio di suicidio. Spesso è usato in associazione con antidepressivi e/o neurolettici, nei casi in cui la sua efficacia non sia completa. Per esplicare il suo effetto è necessario che il sale di litio raggiunga una adeguata concentrazione nel sangue che in media è di 0.60 mEq/l.

I livelli più bassi possono non essere efficaci, quelli più alti possono non essere necessariamente più utili mentre sicuramente sono associati con effetti collaterali e tossici. L’aggiustamento dei livelli di litio nel sangue si ottiene modificando la dose di farmaco assunta.

La tossicità del litio, presente con livelli in genere più alti di 1.0 mEq/l si manifesta con nausea e vomito, diarrea, tremori grossolani, polidipsia e poliuria, cefalea, edemi alle parti declivi, disturbi dell’equilibrio. Per tale ragione, il paziente in trattamento con litio deve necessariamente osservare regolari controlli della litiemia.

Inoltre è necessario controllare periodicamente, la funzionalità renale e tiroidea, sicuramente almeno una volta l’anno. Dopo ogni esame, lo specialista deve essere informato sugli esiti ottenuti, per valutare l’adeguatezza del trattamento in relazione alla fase del disturbo dell’umore, alla eventuale contemporanea somministrazione di altri farmaci (psichiatrici e non solo) e alle condizioni di salute del paziente.

Tra gli effetti collaterali si possono osservare disturbi gastrointestinali (come nausea, dolori addominali e diarrea), disturbi lievi di concentrazione e attenzione, tremori, aumentata assunzione di acqua e conseguente aumento della quantità di urina. Alcuni di questi disturbi possono essere ridotti con l’aggiustamento della dose quotidiana.

Dopo un periodo prolungato di trattamento può insorgere aumento di peso. Il valproato di sodio è un farmaco antiepilettico utilizzato sia nel trattamento degli episodi maniacali che nella prevenzione delle ricadute del disturbo bipolare. Come il litio, il trattamento va proseguito per lunghi periodi.

Può essere utilmente impiegato nella terapia dei gravi stati ansiosi, associati o meno a disturbi dell’umore. Anche nel caso del valproato sono indicati esami ematici prima dell’inizio della terapia e, a intervalli regolari, dosaggi plasmatici della concentrazione del farmaco. Tuttavia, per quel che riguarda tollerabilità e profilo degli effetti collaterali il valproato risulta più sicuro.

Sono descritti effetti collaterali a carico dell’apparato digerente (nausea e vomito), talvolta sonnolenza e tremori. Alcuni pazienti presentano aumento di peso. Per quanto raramente, il valproato può alterare la funzionalità del fegato e del pancreas, che va controllata regolarmente.

Anche la carbamazepina, l’oxcarbazepina e la lamotrigina sono farmaci comunemente usati come antiepilettici che hanno mostrato efficacia sul decorso del disturbo bipolare. In particolare, la carbamazepina si è rivelata un farmaco efficace anche nel trattamento della mania in fase acuta e nella profilassi degli episodi maniacali del disturbo bipolare.

Generalmente ben tollerata, la carbamazepina può indurre sonnolenza, affaticamento, visione sdoppiata, capogiri, cefalea, reazioni cutanee. Si possono verificare alterazioni dell’emocromo, in particolare riduzione dei globuli bianchi, più spesso nel primo periodo di trattamento, per cui è necessario il controllo ematico di questi parametri, oltre a periodiche misurazioni del livello del farmaco nel sangue.

La carbamazepina non provoca aumento di peso. Frequentemente interagisce con altri farmaci, per esempio i contraccettivi orali, riducendone l’efficacia. La oxcarbazepina, ha una struttura chimica a quella della carbamazepina ma è dotata di una migliore tollerabilità e una minore neurotossicità. Gli effetti collaterali più comuni sono sonnolenza, vertigine, cefalea, reazioni cutanee e nervosismo.

La lamotrigina è indicata nella prevenzione degli episodi depressivi del disturbo bipolare. Molto raramente può provocare gravi reazioni cutanee, ma quando compaiono la terapia va sospesa, come al solito gradualmente. Per ridurre questa possibilità è necessario un periodo di tempo piuttosto lungo per raggiungere, con piccoli aumenti settimanali, una dose che sia efficace.

  • Sono state segnalate vertigini e cefalea, sonnolenza e offuscamento della vista.
  • La gabapentina e il topiramato non presentano un’evidenza di efficacia come stabilizzanti dell’umore.
  • Il primo farmaco viene molto usato come stabilizzante in sindromi ansiose, mentre il secondo come adiuvante nella diminuzione di peso.

Tra gli stabilizzanti dell’umore, la Memantina merita un discorso a parte. La Memantina è un farmaco sintetizzato negli anni 60 e utilizzato in clinica fin dal 1982 in Germania (nel Parkinson, nelle sindromi spastiche di origine centrale o periferiche e nelle sindromi cerebrali organiche).

  • Dal 2002 è usata in Europa, e dal 2004 negli USA e in tutto il mondo per la terapia del Morbo di Alzheimer.
  • Il suo beneficio clinico nella vita reale dei pazienti con demenza è considerato modesto.
  • Tuttavia il suo largo impiego (dal 1982 a oggi) ha consentito di delinearne un profilo di eccellente tollerabilità e sicurezza (scarsi e di modesta entità gli effetti collaterali, minima e clinicamente insignificante la interazione con altri farmaci utilizzati nel trattamento delle demenze e dei disturbi dell’umore).

Nel 2009, il neurofarmacologo e Psichiatra Gino Serra ha suggerito e brevettato l’uso della memantina come antimaniacale e stabilizzante dell’umore. Con Athanasio Koukopoulos e le sue più giovani allieve (Lavinia De Chiara, Alexia Koukopoulos e Giulia Serra) ha cominciato a somministrare il farmaco ai pazienti con più grave Disturbo Bipolare, da molti anni resistenti a tutti i trattamenti convenzionali.

I primi risultati su 18 pazienti (malati da 21 anni e resistenti a tutti i trattamenti) con grave disturbo bipolare trattati per sei mesi sono stati pubblicati nel 2010. La memantina (10-30 mg/die) è stata aggiunta al trattamento (inefficace) in atto e la gravità della malattia valutata dopo 24 settimane.

Dopo l’introduzione della memantina il 72.2% dei pazienti risultavano molto o moltissimo migliorati (CGI-BP). Dei 10 pazienti con il decorso “rapid cyclers” (il decorso del disturbo bipolare più resistente alle terapie) 6 erano completamente guariti. Nel 2012 abbiamo pubblicato i risultati ottenuti su 40 pazienti (malati da 22 anni e resistenti alle terapie standard) trattati per un anno.

  1. Dopo sei mesi e un anno di terapia con l’aggiunta della memantina si osservò lo stesso risultato del primo studio: il 72.5% dei pazienti era molto o moltissimo migliorato.
  2. I pazienti migliorati a 6 mesi non avevano più avuto ricadute.
  3. Fra i pazienti “rapid cyclers” il 70% erano completamente guariti.
  4. Nel Gennaio del 2015 è stato pubblicato un articolo che riporta i risultati della somministrazione di memantina per tre anni in 30 pazienti con gravissimo disturbo bipolare, anche essi da diversi anni resistenti a tutte le terapie attualmente disponibili.

Questo studio (mirror image, cioè a specchio) ha paragonato diversi aspetti del disturbo bipolare dei tre anni precedenti l’introduzione della memantina con i tre anni sotto trattamento con memantina. Il tempo di malattia (in mania/ipomania o depressione), il numero di episodi di malattia per anno, la durata degli episodi di malattia e la gravità della patologia nei tre anni precedenti la introduzione della memantina configurava un quadro di estrema gravità che si manteneva costante per tutti i tre anni esaminati.

In altri termini, i pazienti avevano trascorso la quasi totalità di questi tre anni della loro vita gravemente malati. Dopo la introduzione della memantina fin dal primo anno si osservò un netto miglioramento, che si accentuava significativamente nel secondo e ancor più nel terzo anno di trattamento (al terzo anno di trattamento il tempo di malattia si era ridotto ad appena il 10%).

Il tempo trascorso in malattia si ridusse del 75%, il numero di episodi per anno -55.7%, la durata degli episodi -58.6% e la gravità della sintomatologia -67.8%. I pazienti con decorso senza intervalli liberi (rapid o continuous cycling) erano quelli che rispondevano meglio all’aggiunta della memantina.

Di particolare rilevanza clinica è l’osservazione della riduzione (-79.2%) del tempo trascorso in depressione. La durata degli episodi depressivi è infatti generalmente quasi il doppio di quello degli episodi di mania/ipomania e i trattamenti attuali, solo raramente riescono a ridurre in maniera clinicamente rilevante il tempo di depressione.

Negli anni 2013-2014 è stata inoltre pubblicata una serie di casi clinici che riportano gli effetti antimaniacali e stabilizzanti della memantina usata come monoterapia. Per confermare le osservazioni cliniche dei loro studi “naturalistici” Gino Serra e colleghi stanno ora per concludere, presso il Dipartimento NESMOS, La Sapienza di Roma e presso la Clinica Psichiatrica dell’Università di Sassari, uno studio clinico controllato (RCT).

Tuttavia, i risultati dei loro studi “naturalistici” forniscono informazioni sufficienti per poter suggerire fin da ora (in attesa dei risultati del RCT) l’uso della memantina nei pazienti con disturbo bipolare, che non rispondono ai trattamenti attualmente in uso per la terapia e profilassi della malattia maniaco-depressiva.

Per quanto riguarda gli effetti collaterali e le interazioni tra farmaci, un’accurata review di Jones del 2010 dei dati sulla sicurezza e tollerabilità della memantina (dati derivati da metanalisi, European SPCs, pubblicazioni EMEA) conferma l’eccellente profilo di tollerabilità e sicurezza del farmaco, sia che venga usato in monoterapia sia in combinazione con altri farmaci, con un profilo di eventi avversi indistinguibile da quello del placebo.

Gli effetti collaterali sono generalmente di lieve o moderata entità, e sono rappresentati da vertigini, stitichezza, cefalea, ipertensione e sonnolenza. L’incidenza di effetti collaterali è leggermente inferiore a quella riscontrata con il placebo. Le precauzioni e le controindicazioni sono poche. Si raccomanda cautela nella somministrazione a pazienti epilettici o con storia di convulsioni o presenza di fattori di rischio per convulsioni.

Una supervisione cardiologica è opportuna nei pazienti con infarto del miocardio, scompenso cardiaco congestizio e ipertensione non controllata. Non ci sono controindicazioni assolute all’uso della memantina, fatta eccezione ovviamente per i soggetti allergici al farmaco o agli eccipienti delle formulazioni farmaceutiche.

Tuttavia, per la mancanza di esperienza clinica, se ne sconsiglia l’uso nei pazienti con grave insufficienza epatica. Per quanto riguarda la interazione tra farmaci, la memantina non deve essere somministrata in associazione con altri bloccanti del recettore NMDA come amantadina, ketamina o destromorfano, perché potrebbero manifestarsi fenomeni psicotici.

La memantina inoltre può aumentare gli effetti dei farmaci antiparkinsoniani come L-DOPA, dopamino-agonisti e anticolinergici. Al contrario, potrebbe ridurre gli effetti dei neurolettici e dei barbiturici. Il farmaco infine potrebbe influenzare l’effetto dei miorilassanti come baclofen e dantrolene.

Cosa succede se non si cura il disturbo bipolare?

Cosa succede se non curo un disturbo bipolare? – “Se non adeguatamente curato e trattato con terapia farmacologica, il disturbo bipolare può essere fortemente invalidante. Gli episodi depressivi e maniacali possano andare naturalmente in remissione e spesso, tra un episodio e l’altro, c’è un periodo di benessere libero da sintomi, ma nella realtà durante le fasi di alterazione dell’umore il pericolo per la salute del paziente è molto alto.

Gli episodi depressivi sono in genere molto pesanti e i sintomi depressivi molto intensi. Questo porta, oltre a sofferenza e al sensibile peggioramento della qualità di vita, ad un alto rischio suicidario, Durante gli episodi maniacali invece il paziente gode di uno stato patologico di eccessivo benessere.

Pazienti in mania possono mostrare eccessiva prodigalità, spendendo molti soldi in poco tempo, mettersi in situazioni altamente rischiose o lanciarsi in progetti di vita assurdi.” “In entrambe le fasi, sia quella maniacale che depressiva, il tono dell’umore può essere così tanto alterato da provocare sintomi psicotici,

Qual è il miglior farmaco per il disturbo bipolare?

Per episodi acuti meno gravi in pazienti che non hanno controindicazioni (p. es., disturbi renali), il litio è una buona prima scelta sia per gli episodi depressivi che maniacali. Poiché il suo attacco è lento (da 4 a 10 giorni), a pazienti con sintomi significativi possono essere somministrati anche un anticonvulsivante o un antipsicotico di 2a generazione.

  1. Per i pazienti con depressione, la lamotrigina può essere una buona scelta tra gli anticonvulsivanti.
  2. Per la depressione bipolare, le migliori evidenze suggeriscono l’uso di quetiapina, di cariprazina o lurasidone da soli o la combinazione di fluoxetina e olanzapina.
  3. Una volta raggiunta la remissione, un trattamento preventivo con stabilizzatori dell’umore è indicato per tutti i pazienti bipolari I (il bipolare I è definito dalla presenza di almeno un episodio maniacale a pieno titolo).

Se gli episodi si ripetono durante il trattamento di mantenimento, i medici devono valutare se l’aderenza è scarsa e, in caso affermativo, se la non aderenza abbia preceduto o seguito la recidiva. Le ragioni della mancata aderenza devono essere esaminate per determinare se un cambiamento del tipo di stabilizzatore dell’umore o del dosaggio potrebbero rendere il trattamento più accettabile.

  • Ben due terzi dei pazienti con disturbo bipolare non complicato rispondono al litio, che attenua gli sbalzi d’umore bipolari, ma non ha alcun effetto sull’umore normale.
  • I pazienti con un’anamnesi familiare positiva per i tipici disturbi bipolari hanno maggiori probabilità di rispondere al litio.
  • Il carbonato di litio viene avviato a 300 mg per via orale 2 o 3 volte/die e titolato, sulla base dei livelli ematici steady-state e della tolleranza, a un range di 0,8-1,2 mEq/L (0,8-1,2 mmol/L).

I livelli devono essere misurati dopo 5 giorni con un dosaggio stabile e 12 h dopo l’ultima dose. I livelli target di farmaco per il mantenimento sono inferiori, circa 0,6-0,7 mEq/L (0,6-0,7 mmol/L). Livelli di mantenimento più elevati sono più protettivi contro episodi maniacali (ma non depressivi) ma hanno più effetti avversi.

  1. Gli adolescenti, che hanno una funzionalità glomerulare eccellente, hanno bisogno di dosi maggiori; i pazienti anziani hanno bisogno di dosi inferiori.
  2. Il litio può provocare sedazione e danni cognitivi direttamente o indirettamente (causando ipotiroidismo Ipotiroidismo L’ipotiroidismo è un deficit di ormone tiroideo.

I sintomi comprendono intolleranza al freddo, affaticamento e aumento di peso. I segni possono comprendere un tipico aspetto facciale, un linguaggio. maggiori informazioni ) e spesso peggiorano acne Acne vulgaris L’acne vulgaris è caratterizzata dalla formazione di comedoni, papule, pustole, noduli, e/o cisti in seguito all’ostruzione e all’infiammazione delle unità pilosebacee (follicoli piliferi e. I più frequenti effetti avversi acuti lievi consistono in tremori fini, fascicolazioni, nausea, diarrea, poliuria, polidipsia e aumento di peso (in parte da attribuire al consumo di bevande molto caloriche). Questi effetti sono di solito transitori e spesso rispondono a lievi abbassamenti della dose, al suo frazionamento (p.

es., 3 volte/die) oppure all’uso di formulazioni a rilascio prolungato. Non appena il dosaggio si sia stabilizzato, la dose intera va somministrata dopo la cena. Questo dosaggio 1 volta/die può migliorare l’aderenza e possibilmente ridurre la tossicità renale. Un beta-bloccante (p. es., atenololo da 25 a 50 mg per via orale 1 volta/die) può controllare gravi tremori; tuttavia, alcuni beta-bloccanti (p.

es., propranololo) possono peggiorare la depressione. La tossicità acuta del litio si manifesta all’inizio con tremori macroscopici, iperreflessia profonda, cefalea persistente, vomito e confusione e può portare a stupor, convulsioni e aritmia. La tossicità ha più probabilità di svilupparsi nei seguenti:

Pazienti anziani Pazienti con clearance della creatinina ridotta Quelli con perdita di sodio (p. es., a causa di febbre, vomito, diarrea, o uso di diuretici)

I diuretici tiazidici, gli ACE-inibitori e i FANS diversi dall’aspirina possono contribuire all’iperlitiemia. I livelli ematici di litio devono essere misurati ogni 6 mesi ed ogni volta che la dose è modificata. Gli effetti avversi frequenti a lungo termine del litio comprendono

Danno renale coinvolgente il tubulo distale che compare dopo ≥ 15 anni di trattamento al litio

1. Presne C, Fakhouri F, Noël LH, et al : Lithium-induced nephropathy: Rate of progression and prognostic factors. Kidney Int 64 (2):585-592, 2003. doi: 10.1046/j.1523-1755.2003.00096.x 2. Pawar AS, Kattah AG : Lithium-induced nephropathy. N Engl J Med 378 (11):1042, 2018. doi: 10.1056/NEJMicm1709438 3. McKnight RF, Adida M, Stockton S, et al : Lithium toxicity profile: A systematic review and meta-analysis. Lancet 379 (9817):721-728, 2012. doi: 10.1016/S0140-6736(11)61516-X

Gli anticonvulsivanti che agiscono come stabilizzatori dell’umore, soprattutto il valproato, e la carbamazepina, sono spesso utilizzati per stati acuti di mania e per stati misti (mania e depressione). La lamotrigina è efficace per le fluttuazioni dell’umore e la depressione.

L’esatto meccanismo di azione degli anticonvulsivanti nel disturbo bipolare è sconosciuto, ma può coinvolgere i meccanismi dell’acido gamma-aminobutirrico e in via finale i sistemi di segnale di membrana mediati dalla proteina G. I loro vantaggi principali sul litio comprendono un margine terapeutico più largo e la mancanza di tossicità renale.

Per il valproato, si somministra una dose di carico di 20-30 mg/kg, quindi da 250 a 500 mg per via orale 3 volte/die (la formulazione a rilascio prolungato può essere utilizzata); i livelli ematici target sono compresi tra 50 e 125 mcg/mL (347 e 867 micromol/L).

Questo approccio non produce più effetti negativi di quanto non faccia la titolazione graduale. Gli effetti avversi comprendono nausea, mal di testa, sedazione, vertigini e aumento di peso; le rare reazioni avverse gravi comprendono epatotossicità e pancreatite. Con la carbamazepina non deve essere usata una dose di carica; si deve iniziare con 200 mg per via orale 2 volte/die e aumentare gradualmente in incrementi di 200 mg/die fino ai livelli obiettivo di 4-12 mcg/mL (17 e 51 micromol/L; massimo 800 mg 2 volte/die).

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Gli effetti avversi comprendono nausea, vertigini, sedazione, e instabilità. Effetti molto gravi comprendono aplasia midollare e agranulocitosi. La lamotrigina si inizia a 25 mg per via orale per 2 settimane, poi 50 mg/die per 2 settimane, poi 100 mg/die per 1 settimana, e quindi può essere aumentata di 50 mg ogni settimana, se necessario fino a 200 mg 1 volta/die.

  1. Il dosaggio è più basso per i pazienti che assumono valproato e più alto per i pazienti che assumono carbamazepina.
  2. La lamotrigina può causare eruzioni cutanee e, raramente, la potenzialmente fatale sindrome di Stevens-Johnson Sindrome di Stevens-Johnson e necrolisi epidermica tossica La sindrome di Stevens-Johnson e la necrolisi epidermica tossica sono gravi reazioni cutanee da ipersensibilità.

I farmaci, in modo particolare sulfonamidici, anticonvulsivanti e antibiotici. maggiori informazioni, in particolare se il dosaggio viene aumentato più rapidamente di quanto raccomandato. Durante il trattamento con lamotrigina, i pazienti devono essere incoraggiati a riferire ogni nuova eruzione cutanea, orticaria, febbre, ingrossamento delle ghiandole linfatiche, infiammazioni della bocca e degli occhi, e gonfiore delle labbra o della lingua.

Aripiprazolo (10-30 mg per via orale 1 volta/die) Cariprazina (da 1,5 a 3,0 mg 1 volta/die) Lurasidone (da 20 a 120 mg 1 volta/die) Olanzapina (in genere da 5 a 10 mg per via orale 2 volte/die) Quetiapina (da 200 a 400 mg per via orale 2 volte/die) Risperidone (di solito da 2 a 3 mg per via orale 2 volte/die) Ziprasidone (da 40 a 80 mg per via orale 2 volte/die)

Inoltre, l’evidenza suggerisce che questi farmaci possono aumentare gli effetti degli stabilizzatori dell’umore dopo la fase acuta. Nel caso di pazienti psicotici estremamente iperattivi con scarsa assunzione di cibo e acqua, un antipsicotico somministrato IM con sostegno delle funzioni vitali, in aggiunta al litio o a un anticonvulsivante, può essere appropriato.

1. Gitlin MJ : Antidepressants in bipolar depression: An enduring controversy. Int J Bipolar Disord 6:25, 2018. doi: 10.1186/s40345-018-0133-9 2. Heijnen WT, De Fruit J, Wiersma AI, et al : Efficacy of tranylcypromine in bipolar depression: A systematic review. J Clin Psychopharmacol 35: 700-705, 2015. doi: 10.1097/JCP.0000000000000409

L’ uso di litio durante la gravidanza è stato associato a un aumentato rischio di malformazioni cardiovascolari (in particolare anomalia di Ebstein). Tuttavia, il rischio assoluto di questa particolare malformazione è piuttosto basso. L’assunzione di litio durante la gravidanza sembra aumentare il rischio relativo di qualsiasi anomalia congenita di circa 2 volte, un rischio simile a quello da 2 a 3 volte associato all’uso di carbamazepina o lamotrigina, ed è sostanzialmente più basso del rischio associato all’uso di valproato.

  • Con il valproato, il rischio di difetti del tubo neurale o altre malformazioni congenite appare essere 2-7 volte maggiore rispetto ad altri anticonvulsivanti di uso comune.
  • Il valproato aumenta il rischio di difetti del tubo neurale, difetti cardiaci congeniti, anomalie genitourinarie, anomalie muscoloscheletriche, e labbro leporino o palatoschisi.

Inoltre, gli esiti cognitivi (p. es., punteggi QI) nei bambini di donne che hanno assunto valproato durante la gravidanza sono peggiori di quelli con altri anticonvulsivanti; il rischio sembra essere dose-dipendente. Il valproato inoltre sembra aumentare il rischio di disturbo da deficit di attenzione/iperattività Disturbo da deficit di attenzione/iperattività Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività è una sindrome caratterizzata da difficoltà di attenzione, di controllo dell’impulsività e del livello di attività.

  1. Si distinguono 3 tipi di.
  2. Maggiori informazioni e di disturbi dello spettro autistico Disturbi dello spettro autistico I disturbi dello spettro autistico sono disturbi dello sviluppo neurologico caratterizzati da compromissione delle relazioni sociali e della comunicazione, da comportamenti inusuali e stereotipati.

maggiori informazioni ( 1 Riferimenti relativi alle precauzioni durante la gravidanza La scelta del trattamento farmacologico per i disturbi bipolari può essere difficile perché tutti i farmaci hanno effetti avversi significativi, le interazioni tra farmaci sono frequenti, e.

maggiori informazioni ). L’uso di farmaci (in particolare inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e litio) prima del parto può avere effetti post-partum sui neonati. Le decisioni sul trattamento sono complicate dal fatto che con una gravidanza non pianificata, effetti teratogeni potrebbero già aver luogo prima che i medici vengano a conoscenza del problema.

Deve essere considerata la consultazione con uno psichiatra perinatale. In tutti i casi, discutere i rischi e i benefici del trattamento con i pazienti è importante.

1. Tomson T, Battino D, Perucca E : Valproic acid after five decades of use in epilepsy: Time to reconsider the indications of a time-honoured drug. Lancet Neurol 15 (2): 210-218, 2016. doi: 10.1016/S1474-4422(15)00314-2 2. Huybrechts KF, Hernandez-Diaz S, Patorno E, et al : Antipsychotic use in pregnancy and the risk for congenital malformations. JAMA Psychiatry 73(9):938-946, 2016. doi: 10.1001/jamapsychiatry.2016.1520

Quali farmaci non prendere con il DEPAKIN?

Effetti del valproato su altri farmaci – Neurolettici, anti-MAO, antidepressivi e benzodiazepine Il valproato può potenziare l’effetto di altri farmaci psicotropi come i neurolettici, gli anti-MAO, gli antidepressivi e le benzodiazepine; quindi si consiglia di eseguire un monitoraggio clinico e, quando necessario, un

Come prendere DEPAKIN 500?

Come si usa Depakin ? Dosi e modo d’uso – Tra le forme farmaceutiche orali, quelle più appropriate per la somministrazione nei bambini sotto gli 11 anni sono la soluzione orale e il granulato. DEPAKIN granulato a rilascio modificato è una forma farmaceutica adatta a tutti, in particolare ai bambini (se sono in grado di deglutire cibi molli), agli adulti con difficoltà di deglutizione e agli anziani.

  • Sulla base della quantità del principio attivo, le bustine da 100 mg sono riservate ai bambini.
  • DEPAKIN granulato a rilascio modificato è una formulazione a rilascio controllato di Depakin che riduce il picco di concentrazione e assicura una concentrazione plasmatica più regolare durante l’arco della giornata.

Trattamento dell’epilessia La dose giornaliera deve essere stabilita in base all’età e al peso corporeo; tuttavia deve anche essere presa in considerazione l’ampia sensibilità individuale al valproato. Non è stata stabilita una correlazione certa tra la dose giornaliera, la concentrazione sierica e l’effetto terapeutico, e la dose ottimale deve essere determinata essenzialmente secondo la risposta clinica; si può prendere in considerazione la determinazione dei livelli plasmatici di acido valproico in aggiunta al monitoraggio clinico, quando non si raggiunge un adeguato controllo degli attacchi o quando si sospettano eventi avversi.

In pazienti non trattati con altri farmaci antiepilettici, la dose va preferibilmente aumentata per livelli di dose successivi, ad intervalli di 2-3 giorni, per raggiungere quello ottimale in una settimana circa. In pazienti già in trattamento con farmaci antiepilettici, la sostituzione con DEPAKIN deve essere graduale, raggiungendo la dose ottimale in circa due settimane, riducendo e poi interrompendo gli altri trattamenti. L’aggiunta di un altro farmaco antiepilettico va fatta gradualmente, quando è necessario (vedere paragrafo 4.5).

Somministrazione orale di DEPAKIN granulato a rilascio modificato: considerazioni pratiche Posologia La dose giornaliera iniziale è generalmente 10-15 mg/kg, in seguito le dosi vengono titolate fino alla dose ottimale (vedere paragrafo 4.2 “Inizio della terapia con DEPAKIN granulato a rilascio modificato “) Questo è generalmente compreso tra 20-30 mg/kg.

Nei bambini la dose abituale di mantenimento è circa 30 mg/kg al giorno. Negli adulti la dose abituale di mantenimento è tra 20-30 mg/kg al giorno. Negli anziani, sebbene la farmacocinetica di DEPAKIN granulato a rilascio modificato sia modificata, il significato clinico è limitato e la dose deve essere determinata sulla base del controllo degli attacchi.

Episodi di mania correlati al disturbo bipolare Adulti La dose giornaliera deve essere stabilita e controllata individualmente dal medico. La dose giornaliera iniziale raccomandata è di 750 mg. Inoltre, negli studi clinici una dose iniziale di 20 mg di valproato/kg di peso corporeo ha mostrato anch’essa un profilo di sicurezza accettabile.

Le formulazioni a rilascio prolungato possono essere somministrate una o due volte al giorno. La dose deve essere aumentata il più rapidamente possibile in modo da raggiungere la dose terapeutica più bassa con cui si ottiene l’effetto clinico desiderato. La dose giornaliera deve essere adattata alla risposta clinica per stabilire la dose minima efficace per il singolo paziente.

La dose giornaliera media solitamente varia fra 1000 e 2000 mg di valproato. I pazienti che ricevono una dose giornaliera superiore a 45 mg/kg di peso corporeo devono essere attentamente monitorati. La continuazione del trattamento negli episodi di mania correlati al disturbo bipolare deve essere stabilita su base individuale, alla dose minima efficace.

  1. Popolazione pediatrica e adolescenti L’efficacia di Depakin granulato a rilascio modificato nel trattamento degli episodi di mania correlati al disturbo bipolare non sono state valutate nei pazienti di età inferiore ai 18 anni.
  2. Per quanto riguarda le informazioni di sicurezza nei bambini vedere il paragrafo 4.8.

Bambine e donne in età fertile Il trattamento con valproato deve essere iniziato e supervisionato da uno specialista esperto nella gestione dell’epilessia o del disturbo bipolare. Il valproato non deve essere utilizzato nelle bambine e nelle donne in età fertile, eccetto il caso in cui gli altri trattamenti siano inefficaci o non tollerati.

Valproato viene prescritto e dispensato in base al Programma di prevenzione delle gravidanze con valproato (paragrafi 4.3 e 4.4). Il beneficio e il rischio dovrebbero essere riconsiderati attentamente in occasione delle regolari revisioni del trattamento. Il valproato deve essere prescritto preferibilmente in monoterapia e alla dose minima efficace, se possibile nella formulazione a rilascio prolungato.

La dose giornaliera deve essere suddivisa in almeno due dosi singole (vedere paragrafo 4.6.). Pazienti con insufficienza renale /ipoproteinemia Può essere necessario ridurre la dose nei pazienti con insufficienza renale o aumentare la dose nei pazienti in emodialisi.

  • Valproato è dializzabile (vedere paragrafo 4.9).
  • La dose deve essere modificata in base al monitoraggio clinico del paziente.
  • Nei pazienti con ipoproteinemia si deve considerare l’aumento dell’acido valproico in forma libera e, se necessario, la dose deve essere ridotta (vedere paragrafo 4.4).
  • Modo di somministrazione per entrambe le indicazioni DEPAKIN granulato a rilascio modificato è in granuli sferici insapori e preferibilmente deve essere somministrato distribuito su cibi molli (yogurt, frutta cotta, formaggi freschi, etc.) o bevande (succo d’arancia, etc.) freddi o a temperatura ambiente.

DEPAKIN granulato a rilascio modificato non deve essere somministrato con cibi o bevande tiepidi o caldi (minestre, caffè, tè, etc.). DEPAKIN granulato a rilascio modificato non deve essere somministrato nel biberon perché può bloccare la tettarella. Quando viene assunto con liquidi, si consiglia di sciacquare il bicchiere con una piccola quantità di acqua perché alcuni granuli possono rimanere attaccati al bicchiere.

Quando iniziare terapia antiepilettica?

▶ È raccomandato l’inizio del trattamento antiepilettico dopo la seconda crisi non provocata, prendendo in considerazione il tempo intercorso tra la prima e la seconda crisi, gli eventuali fattori di rischio per la ricorrenza e gli specifici rischi connessi con il tipo di crisi e con lo stato della persona assistita.

A cosa serve l’acido valproico nel sangue?

A cosa serve l’Acido Valproico? – É un farmaco anticonvulsivante, il cui sale sodico e i suoi derivati ammidici vengono impiegati per curare sia le diverse forme di epilessia generalizzata, sia le epilessie parziali, Viene, altresì, utilizzato in alcuni disturbi dell’umore (disturbi maniacali, disturbo bipolare).

A cosa serve il Depakin 100 mg?

Come si usa Depakin ? Dosi e modo d’uso – Tra le forme farmaceutiche orali, quelle più appropriate per la somministrazione nei bambini sotto gli 11 anni sono la soluzione orale e il granulato. DEPAKIN granulato a rilascio modificato è una forma farmaceutica adatta a tutti, in particolare ai bambini (se sono in grado di deglutire cibi molli), agli adulti con difficoltà di deglutizione e agli anziani.

  • Sulla base della quantità del principio attivo, le bustine da 100 mg sono riservate ai bambini.
  • DEPAKIN granulato a rilascio modificato è una formulazione a rilascio controllato di Depakin che riduce il picco di concentrazione e assicura una concentrazione plasmatica più regolare durante l’arco della giornata.

Trattamento dell’epilessia La dose giornaliera deve essere stabilita in base all’età e al peso corporeo; tuttavia deve anche essere presa in considerazione l’ampia sensibilità individuale al valproato. Non è stata stabilita una correlazione certa tra la dose giornaliera, la concentrazione sierica e l’effetto terapeutico, e la dose ottimale deve essere determinata essenzialmente secondo la risposta clinica; si può prendere in considerazione la determinazione dei livelli plasmatici di acido valproico in aggiunta al monitoraggio clinico, quando non si raggiunge un adeguato controllo degli attacchi o quando si sospettano eventi avversi.

In pazienti non trattati con altri farmaci antiepilettici, la dose va preferibilmente aumentata per livelli di dose successivi, ad intervalli di 2-3 giorni, per raggiungere quello ottimale in una settimana circa. In pazienti già in trattamento con farmaci antiepilettici, la sostituzione con DEPAKIN deve essere graduale, raggiungendo la dose ottimale in circa due settimane, riducendo e poi interrompendo gli altri trattamenti. L’aggiunta di un altro farmaco antiepilettico va fatta gradualmente, quando è necessario (vedere paragrafo 4.5).

Somministrazione orale di DEPAKIN granulato a rilascio modificato: considerazioni pratiche Posologia La dose giornaliera iniziale è generalmente 10-15 mg/kg, in seguito le dosi vengono titolate fino alla dose ottimale (vedere paragrafo 4.2 “Inizio della terapia con DEPAKIN granulato a rilascio modificato “) Questo è generalmente compreso tra 20-30 mg/kg.

Nei bambini la dose abituale di mantenimento è circa 30 mg/kg al giorno. Negli adulti la dose abituale di mantenimento è tra 20-30 mg/kg al giorno. Negli anziani, sebbene la farmacocinetica di DEPAKIN granulato a rilascio modificato sia modificata, il significato clinico è limitato e la dose deve essere determinata sulla base del controllo degli attacchi.

Episodi di mania correlati al disturbo bipolare Adulti La dose giornaliera deve essere stabilita e controllata individualmente dal medico. La dose giornaliera iniziale raccomandata è di 750 mg. Inoltre, negli studi clinici una dose iniziale di 20 mg di valproato/kg di peso corporeo ha mostrato anch’essa un profilo di sicurezza accettabile.

  • Le formulazioni a rilascio prolungato possono essere somministrate una o due volte al giorno.
  • La dose deve essere aumentata il più rapidamente possibile in modo da raggiungere la dose terapeutica più bassa con cui si ottiene l’effetto clinico desiderato.
  • La dose giornaliera deve essere adattata alla risposta clinica per stabilire la dose minima efficace per il singolo paziente.

La dose giornaliera media solitamente varia fra 1000 e 2000 mg di valproato. I pazienti che ricevono una dose giornaliera superiore a 45 mg/kg di peso corporeo devono essere attentamente monitorati. La continuazione del trattamento negli episodi di mania correlati al disturbo bipolare deve essere stabilita su base individuale, alla dose minima efficace.

Popolazione pediatrica e adolescenti L’efficacia di Depakin granulato a rilascio modificato nel trattamento degli episodi di mania correlati al disturbo bipolare non sono state valutate nei pazienti di età inferiore ai 18 anni. Per quanto riguarda le informazioni di sicurezza nei bambini vedere il paragrafo 4.8.

Bambine e donne in età fertile Il trattamento con valproato deve essere iniziato e supervisionato da uno specialista esperto nella gestione dell’epilessia o del disturbo bipolare. Il valproato non deve essere utilizzato nelle bambine e nelle donne in età fertile, eccetto il caso in cui gli altri trattamenti siano inefficaci o non tollerati.

Valproato viene prescritto e dispensato in base al Programma di prevenzione delle gravidanze con valproato (paragrafi 4.3 e 4.4). Il beneficio e il rischio dovrebbero essere riconsiderati attentamente in occasione delle regolari revisioni del trattamento. Il valproato deve essere prescritto preferibilmente in monoterapia e alla dose minima efficace, se possibile nella formulazione a rilascio prolungato.

La dose giornaliera deve essere suddivisa in almeno due dosi singole (vedere paragrafo 4.6.). Pazienti con insufficienza renale /ipoproteinemia Può essere necessario ridurre la dose nei pazienti con insufficienza renale o aumentare la dose nei pazienti in emodialisi.

Valproato è dializzabile (vedere paragrafo 4.9). La dose deve essere modificata in base al monitoraggio clinico del paziente. Nei pazienti con ipoproteinemia si deve considerare l’aumento dell’acido valproico in forma libera e, se necessario, la dose deve essere ridotta (vedere paragrafo 4.4). Modo di somministrazione per entrambe le indicazioni DEPAKIN granulato a rilascio modificato è in granuli sferici insapori e preferibilmente deve essere somministrato distribuito su cibi molli (yogurt, frutta cotta, formaggi freschi, etc.) o bevande (succo d’arancia, etc.) freddi o a temperatura ambiente.

DEPAKIN granulato a rilascio modificato non deve essere somministrato con cibi o bevande tiepidi o caldi (minestre, caffè, tè, etc.). DEPAKIN granulato a rilascio modificato non deve essere somministrato nel biberon perché può bloccare la tettarella. Quando viene assunto con liquidi, si consiglia di sciacquare il bicchiere con una piccola quantità di acqua perché alcuni granuli possono rimanere attaccati al bicchiere.

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