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Dopo 6 Mesi Di Malattia Cosa Succede?

Dopo 6 Mesi Di Malattia Cosa Succede

Cosa succede se si superano i 6 mesi di malattia?

Il licenziamento per superamento del periodo di comporto. – Se il dipendente supera il periodo di comporto, il datore di lavoro lo può licenziare. L’azienda non deve provare altro se non che il lavoratore è stato a casa in malattia per più giorni rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo.

  • Non si tratta, ovviamente, di un licenziamento in tronco,
  • Quindi, il datore di lavoro deve dare il preavviso al dipendente oppure, come succede di solito, non lo fa lavorare e gli paga la relativa indennità sostitutiva insieme alle competenze di fine rapporto.
  • Se il lavoratore rientra in azienda dopo aver superato il periodo di comporto, il datore di lavoro può anche non licenziarlo subito, purché, però, non faccia passare troppo tempo.

In quest’ultimo caso, infatti, si potrebbe pensare che abbia rinunciato al diritto di licenziare il dipendente per superamento del periodo di comporto, Ma cosa succede se il lavoratore si è ammalato in azienda a causa dell’ambiente poco salutare in cui era costretto a lavorare? In questo caso non può essere licenziato per superamento del periodo di comporto,

Le assenze, infatti, dipendono da una condotta colposa del datore di lavoro che non ha fatto tutto il possibile per evitare che il dipendente si ammalasse sul posto di lavoro, Ricordiamo, infine, che per evitare problemi è sempre meglio indicare nella lettera di licenziamento i singoli giorni di malattia che il lavoratore ha fatto e non solo il numero complessivo delle assenze per malattia.

É, inoltre, buona regola che il datore di lavoro avvisi il dipendente dell’imminente superamento del periodo di comporto, anche se non esiste alcuna norma di legge che lo obblighi a farlo. Questa comunicazione, però, non può essere evitata se la richiede espressamente il dipendente, prima di aver superato il periodo di comporto,

Art.2110 codice civile. Cass. civ.n.18960 dell’11 settembre 2020. Art.2087 codice civile.

Quanti mesi di malattia si possono fare continuativi?

È quasi sempre la contrattazione collettiva a stabilire la durata del periodo di comporto; la legge lo fa soltanto per gli impiegati, fissandola a 3 mesi se l’anzianità di servizio è inferiore a 10 anni, e a 6 mesi se invece tale anzianità è superiore a 10 anni.

Cosa succede quando si superano i 180 giorni di malattia?

Licenziamento malattia per superamento del periodo di comporto – Partiamo dal caso più facile e comune: il cosiddetto “licenziamento per malattia prolungata”. Il Codice Civile prevede che il datore di lavoro possa licenziare il dipendente nel caso in cui l’assenza dovuta a malattia si estenda oltre al periodo di comporto previsto dalla legge, dal relativo CCNL o da accordi tra le parti.

Comporto secco : numero massimo consecutivo di giorni di assenza per malattia (con riferimento ad un unico periodo malattia) Comporto per sommatoria : somma del numero massimo di giorni di assenza per malattia relativi ad un dipendente in un determinato arco di tempo (riferito, quindi, anche a periodi di malattia diversi).

All’interno del comporto vengono calcolati anche i giorni festivi, mentre non si calcolano i giorni di assenza per malattia o puerperio. 👉 Hai bisogno di scrivere una lettera di licenziamento ? Scarica il nostro modello gratuito e formalizza la comunicazione di licenziamento dei dipendenti in modo corretto e trasparente. 👉 Mentre qui trovi una guida agli importi dei Ticket Licenziamento,

Quando si azzerano i giorni di malattia?

Giorni di malattia: quando si azzerano? – Il periodo di comporto si azzera ogni anno. In altre parole, a cominciare dal nuovo anno solare (cioè, dal primo gennaio), i giorni di malattia a disposizione del dipendente tornano a essere 180 (salva diversa previsione del contratto, come vedremo a breve).

La conseguenza è che un dipendente potrebbe validamente assentarsi per 7 oppure per 8 mesi consecutivi, se questi sono spalmati in due anni diversi. Ad esempio, il dipendente che si assenta per malattia da settembre ad aprile (8 mesi) non potrà essere licenziato e avrà diritto all’indennità, in quanto 4 mesi ricadono in un anno e gli altri 4 nell’anno successivo.

È però possibile che il contratto collettivo preveda che il periodo di comporto debba essere calcolato con riferimento alla singola malattia, nel senso che le giornate di assenza debbano riferirsi a un unico evento morboso. Si parla in questi casi di comporto secco, che non prevede quindi la sommatoria dei diversi periodi.

nel caso di comporto per sommatoria, tutti i giorni di malattia presi nello stesso anno solare vanno messi insieme al fine di verificare l’eventuale superamento del limite. Il periodo si comporto si azzera ogni 1° gennaio; nell’ipotesi di comporto secco, invece, il limite massimo di giorni di malattia va calcolato con riferimento al singolo evento morboso

FONTE: https://shorturl.at/yCL25

Chi paga dopo 6 mesi di malattia?

Assenza dal lavoro per malattia: cosa succede se si superano i 6 mesi (180 giorni)? Le lunghe assenze per malattia possono comportare gravi conseguenze per il lavoratore, il quale rischia non solo di non ricevere alcuno stipendio nei giorni in cui non si reca al lavoro, ma anche il licenziamento,

  • È vero, infatti, che il lavoratore ha diritto ad assentarsi dal lavoro nei giorni di malattia, ma è bene sapere che c’è un certo limite da non superare,
  • Ad esempio, per percepire la cosiddetta, di cui si fa carico l’Inps insieme alla relativa contribuzione figurativa, è necessario che l’assenza non superi il limite dei 180 giorni nell’anno solare, oltre il quale non spetta alcunché.

Dopo i 6 mesi la malattia non viene più pagata, né dall’Inps né tantomeno dal datore di lavoro. Anzi, qualora la malattia dovesse protrarsi per molto tempo, questo potrebbe persino recedere unilateralmente il contratto, disponendo il,

Chi viene licenziato per malattia ha diritto alla disoccupazione?

LICENZIAMENTO E INDENNITA’ DI DISOCCUPAZIONE (NASPI) – Il licenziamento per superamento del periodo di comporto dà diritto ai lavoratori dipendenti all’accesso all’indennità di disoccupazione. Recentemente questa indennità è stata denominata NASPI (Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego).

almeno 30 gg di effettivo lavoro 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti il licenziamento.

NOTA: l’articolo 16 del decreto legge n.41/2021 indica che per le Naspi concesse dal 23 marzo al 31 dicembre 2021 non è richiesto il requisito lavorativo menzionato. Nello specifico, è stato eliminato in via temporanea il requisito delle trenta giornate di lavoro effettive, a prescindere dal minimale contributivo, effettuate nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Non solo, la bozza di Legge di bilancio dispone che (articolo 67 comma 1 lettera c), con riferimento “agli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1° gennaio 2022, la NASPI si riduce del 3% ogni mese a decorrere dal primo giorno del sesto mese di fruizione”. Inoltre, per chi ha compiuto il cinquant’anni (alla data di presentazione della domanda di sussidio), il taglio slitta al primo giorno dell’ottavo mese di fruizione.

*Le giornate di lavoro effettivo sono le giornate di presenza al lavoro a prescindere dalla durata oraria. Sono indicate nel flusso mensile UNIEMENS – con i quali i datori di lavoro trasmettono i dati retributivi e contributivi – col codice “S”, Tuttavia i casi elencati di seguito comportano un aumento dei 12 mesi in cui ricercare i 30 giorni di lavoro effettivo.

  1. L’aumento del periodo è pari alla durata degli stessi eventi : 1.
  2. Malattia e infortunio sul lavoro nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro (ovviamente nel rispetto del minimale retributivo); 2.
  3. Cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell’attività a zero ore; 3.

assenze per permessi e congedi fruiti dal lavoratore che sia coniuge convivente, genitore, figlio convivente, fratello o sorella convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità. Contributi utili si intendono, a titolo di esempio, anche i contributi figurativi accreditati per:

maternità obbligatoria, se all’inizio del periodo di astensione risulta già versata contribuzione i periodi di congedo parentale, purché regolarmente indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro i periodi di astensione dal lavoro per malattia dei figli fino agli 8 anni di età, nel limite di cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Contributi non utili si intendono, anche se coperti da contribuzione figurativa:

i periodi di cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell’attività a zero ore i periodi di assenza per permessi e congedi fruiti dal lavoratore per assistere un soggetto con handicap in situazione di gravità, che sia coniuge, genitore, figlio, fratello o sorella convivente.

Essendo periodi non utili al conteggio questi vengono “neutralizzati” ampliando il quadriennio di riferimento.

Quante volte si può prolungare la malattia?

Domande frequenti dei lettori – Chi decide di inviare la visita fiscale? La visita di controllo INPS è una possibilità con cui devono fare i conti i lavoratori dipendenti che si trovano in malattia. Infatti, su istanza del datore di lavoro o della stessa INPS i medici della mutua sono chiamati ad effettuare le visite fiscali per i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato.

Quando può arrivare la visita? Il personale medico incaricato dall’Inps può far visita al lavoratore, presso il domicilio indicato nel certificato di malattia, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 se si tratta di un dipendente pubblico, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 se si tratta di un lavoratore del settore privato.

Cosa succede se il medico fiscale viene fuori orario? Le sanzioni per assenza durante gli orari visite di controllo sono le seguenti: 100% della decurtazione della retribuzione per i primi 10 giorni di patologia.50% per le successive giornate. L’assenza alla terza visita causa la perdita totale dell’indennità sino al termine della malattia.

Cosa fare in caso di assenza alla visita fiscale? Come giustificare l’assenza alla visita? Il dipendente, per giustificare l’assenza dal proprio domicilio durante le fasce di reperibilità, quando la motivazione dell’assenza stessa è di natura sanitaria, deve trasmettere all’Inps la relativa documentazione entro 15 giorni.

Come si fa a sapere se è passato il medico fiscale? Del passaggio a vuoto del medico fiscale può avere conoscenza soltanto il datore di lavoro, accedendo alla sezione del sito web dell’Inps dedicata alle visite mediche di controllo. Cosa succede se durante la malattia non mi trovano a casa? Il lavoratore deve recarsi all’ambulatorio indicato per effettuare la visita ma se non lo fa lo stesso dovrà fornire all’Istituto e al datore di lavoro una giustificazione entro 10 giorni.

  1. Se non si presenta una giustificazione si rischia di perdere l’indennità di malattia spettante.
  2. Quante volte il datore di lavoro può chiedere la visita fiscale? Durante gli orari di reperibilità il lavoratore può essere sottoposto, dopo l’invio del certificato medico all’INPS, a controllo da parte del medico fiscale.
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La visita può essere ripetuta anche due volte nello stesso giorno. Quante volte si può prolungare la malattia? Addirittura, il medico fiscale può passare due volte nell’arco della stessa giornata. Ma procediamo per ordine, e vediamo, in caso di malattia, come prolungare l’assenza dal lavoro.

Come comunicare all’Inps la fisioterapia? Nel comunicare all’Inps e alla propria azienda tale necessità, il dipendente dovrà presentare la documentazione medica attestante il suo stato di salute, il motivo dell’assenza dal domicilio, giorni e orari in cui la fisioterapia potrà coincidere con un’eventuale visita.

Cosa succede dopo sei mesi di malattia? Il termine del comporto ricomincia da capo ogni anno. Per cui, ad esempio, un dipendente con più di 10 anni di servizio non può essere licenziato dopo 6 mesi se questi sono a cavallo tra due anni. Chi paga la malattia dopo 180 giorni? L’indennità pagata dall’INPS spetta dal quarto giorno successivo a quello di inizio della malattia e per tutta la durata della malattia, indicata nella prognosi, fino ad un massimo di 180 giorni complessivi per ciascun anno solare.

Quanti giorni di malattia si possono fare prima di essere licenziati? Se il periodo di comporto è secco, per un eventuale licenziamento verranno prese in considerazione solo le assenze consecutive: pertanto il dipendente dovrà accertarsi di non assentarsi oltre 180 giorni di fila. In tal caso, al cent’ottantunesimo giorno di assenza potrebbe scattare il licenziamento.

Chi paga la malattia del lavoratore? L’indennità di malattia Inps viene erogata direttamente dal datore di lavoro in busta paga. I primi tre giorni di malattia non vengono indennizzati dall’INPS. Tuttavia, la generalità dei contratti collettivi pone la retribuzione a carico del datore di lavoro, in misura pari al 100%.

Di conseguenza, il dipendente non subirà alcuna diminuzione del compenso. Quanta malattia si può fare nella vita lavorativa? 6 mesi, per anzianità di servizio fino a 3 anni compiuti; 9 mesi, per anzianità di servizio oltre i 3 anni e fino ai 6 anni compiuti; 12 mesi, per anzianità di servizio oltre 6 anni.

Quanto si può stare in malattia in caso di depressione? I giudici rilevano infatti che dal certificato medico presentato dal dipendente risulta una diagnosi di “episodio di depressione maggiore” e una prescrizione di 15 giorni di riposo e cura. Lo specialista che cura depressione e ansia è lo psichiatra, il medico cioè che, dopo la laurea in medicina, ha frequentato un corso di specializzazione di cinque anni per la cura dei disturbi della sfera emotiva.

Quale malattia non rientra nel periodo di comporto?

ASSENZE CHE SONO ESCLUSE DAL PERIODO DI COMPORTO Non concorrono alla determinazione del conteggio dei giorni di malattia nel periodo di comporto: Le assenze dovute ad infortunio sul lavoro certificate dall’INAIL; I 30 gg. di congedo per cure per invalidi ex art.

Quando scatta il comporto prolungato?

Il comporto prolungato è pari a: a) per anzianità di servizio fino a 3 anni compiuti: 274 giorni di calendario; b) per anzianità di servizio oltre 3 anni e fino ai 6 compiuti: 411 giorni di calendario; c) per anzianità di servizio oltre i 6 anni: 548 giorni di calendario.

Quanto può durare al massimo la malattia INPS?

L’indennità economica di malattia Durante l’assenza dal lavoro per malattia al lavoratore dipendente del settore privato, viene corrisposta l’indennità economica di malattia, in sostituzione della retribuzione, per il periodo stabilito dalla legge e dai contratti collettivi.

  • Il diritto all’indennità economica di malattia decorre dal giorno in cui si inizia l’attività lavorativa.
  • L’indennità è erogata dal datore di lavoro che l’anticipa per conto dell’lnps.
  • La maggior parte dei contratti prevedono una integrazione economica, sotto forma di retribuzione, da parte del datore di lavoro.

Lavoratori aventi diritto Hanno diritto all’indennità di malattia i lavoratori dipendenti da datori di lavoro privati, dell’industria, dell’artigianato e dell’agricoltura, con la qualifica di operai, apprendisti, salariati (dal 2009 anche se dipendenti apprendisti delle imprese dello Stato, degli Enti Pubblici e degli enti locali, privatizzate e a capitale misto) Ai lavoratori con la qualifica di impiegati è garantita, durante il periodo di malattia, la retribuzione da parte del datore di lavoro, secondo quanto previsto dai contratti di lavoro, ad esclusione degli appartenenti al settore terziario e servizi, per i quali l’indennità è dovuta dall’Inps.

  1. NOTA BENE: Anche i lavoratori parasubordinati hanno diritto ad una particolare indennità di malattia, al sussistere di determinate condizioni e con modalità diverse dai lavoratori dipendenti.
  2. Certificazione di malattia e suo invio on line all’Inps Per ottenere l’indennità di malattia, è necessario che l’infermità venga documentata dal lavoratore all’Inps e al datore di lavoro, mediante apposita certificazione.

A seguito di varie disposizioni di legge i certificati medici di malattia di tutti i laoratori dipendenti (sia del settore privato sia di quello pubblico) sono inviati solo per via telematica dal medico o dalla struttura sanitaria pubblica che li rilascia, direttamente all’Inps, che li mette a disposizione dei datori di lavoro, sempre per via telematica.

La procedura riguarda anche quei lavoratori privati che non hanno indennità dall’Inps ma che percepiscono il trattamento economico dal datore di lavoro (es. impiegati settore industria e artigianato). Sono tenuti a effettuare la trasmissione on-line i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale, i medici in regime di convenzione con lo stesso (di medicina generale, specialisti e pediatri di libera scelta), nonché i medici lilbero professionisti.

Il datore di lavoro dovrà prendere visione delle attestazioni di malattia dei propri dipendenti avvalendosi esclusivamente dei servizi resi disponibili dall’Inps. In ogni caso il datore di lavoro può chiedere ai propri dipendenti di comunicare il numero di protocollo identificativo del certificato inviato per via telematica dal medico.

“il certificato di malattia”, che il medico invia all’Inps, contiene la prognosi e la diagnosi, oltre a tutti i dati riguardanti il lavoratore; “l’attestato di malattia”, per il datore di lavoro, nel quale è indicata la sola prognosi, ( senza la diagnosi, in osservanza della normativa in materia di protezione dei dati personali ).

Il lavoratore dovrà fornire al medico l’indirizzo di reperibilità, qualora diverso da quello abituale, ai fini dei controlli di malattia, e verificare con attenzione che i dati anagrafici e quelli relativi al domicilio per la reperibilità, inseriti dal medico, risultano corretti.

Il medico certificatore, dopo l’invio e l’accettazione on -line, con l’assegnazione del numero di protocollo univoco, rilascia al lavoratore al momento della visita, copia cartacea del certificato di malattia telematico e dell’attestato di malattia per il datore di lavoro. Permane comunque l’obbligo del lavoratore di comunicare all’azienda l’assenza dovuta all’evento di malattia, secondo le norme contrattuali vigenti e ogni variazione dell’indirizzo dove potrà essere effettuata la visita di controllo.

Nei casi di impossibilità di invio telematico per problemi di trasmissione o di insorgenza della malattia all’estero, il lavoratore invierà la certificazione, rilasciata in forma cartacea da parte del medico, nei tempi e nei modi previsti dal contratto di lavoro.

I lavoratori possono accedere al sito Inps, secondo le modalità indicate dall’Istituto, per consultare e stampare i propri certificati di malattia o chiederne l’invio di una copia ed altro. Nei casi di assenza per malattia superiori a dieci giorni, e comunque nei casi di eventi successivi al secondo nel corso dell’anno solare, vige l’obbligo per il lavoratore di produrre idonea certificazione rilasciata unicamente dal medico del Ssn o con esso convenzionato, con esclusione delle assenze per malattia per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche o diagnostiche per le quali la certificazione giustificativa può essere rilasciata anche da un medico o struttura privata.

Misura dell’indennità a carico dell’Inps L’indennità da parte dell’Inps spetta dal 4° giorno di malattia, che deve essere calcolato dalla data di inizio della malattia dichiarata dal lavoratore e riportata nel certificato medico, e viene erogata dall’lnps in queste misure:

50% della retribuzione media globale giornaliera percepita dal lavoratore nel periodo mensile scaduto e immediatamente precedente l’inizio della malattia, per i primi 20 giorni ; 66,66% ( 2/3) della retribuzione media giornaliera di cui sopra, dal 21° giorno.

I primi 3 giorni di malattia (carenza) non sono indennizzabili, tranne nel caso di ricaduta della stessa malattia verificatasi entro 30 giorni o quando il contratto preveda l’indennizzo di tale periodo a carico del datore di lavoro. Ai lavoratori disoccupati o sospesi, in caso di malattia insorta durante lo stato di disoccupazione o sospensione, l’indennità di malattia viene corrisposta in misura pari ai 2/3 delle misure prima indicate, sempreché la malattia insorga entro i 60 giorni dalla cessazione o sospensione del rapporto di lavoro.

  1. Durante il ricovero in luoghi di cura l’indennità giornaliera è corrisposta in misura pari ai 2/5 delle misure previste, se il lavoratore non ha familiari a carico.
  2. Tranne i casi di erogazione diretta da parte dell’Inps, l’indennità di regola è anticipata dai datori di lavoro e quasi tutti i contratti di lavoro prevedono, a carico degli stessi datori di lavoro, una integrazione della indennità di malattia sotto forma di retribuzione.

Periodo massimo assistibile Per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato il trattamento economico di malattia viene erogato per un periodo massimo di giorni 180 complessivi in un anno solare, In caso di cessazione o sospensione del rapporto di lavoro la ” protezione assicurativa” scatta qualora l’evento intervenga nei 60 giorni successivi.

  1. Per i lavoratori con contratto a tempo determinato, fermo restando il periodo massimo indennizzabile di 180 giorni che non può essere superato, l’indennità di malattia viene corrisposta per un numero di giornate pari a quelle lavorate negli ultimi 12 mesi precedenti la malattia.
  2. Nel caso in cui il lavoratore nei 12 mesi precedenti non possa far valere periodi superiori a 30 giorni, l’indennità di malattia è concessa per un periodo massimo di 30 giorni nell’anno solare.

Non vengono corrisposti trattamenti economici e indennità di malattia per i periodi successivi alla cessazione del rapporto di lavoro a tempo determinato. V isite di controllo L’Inps può predisporre, avvalendosi dei propri medici, su richiesta del datore di lavoro, o di propria iniziativa, visite di controllo sullo stato di salute del lavoratore ammalato, già fin dal primo giorno di assenza, durante fasce orarie di reperibilità fissate dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00 di tutti i giorni compresi le domeniche e i giorni festivi.

Le visite di controllo possono essere effettuate sia a domicilio del lavoratore ammalato durante le fasce di reperibilità, sia previo invito al lavoratore medesimo presso un ambulatorio della Asl o dell’lnps. In caso di assenza ingiustificata, il lavoratore decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per l’intero periodo fino a 10 giorni e nella misura della metà per l’ulteriore periodo, qualora sia risultato assente ingiustificato anche alla seconda visita di controllo.

L’assenza a visita di controllo può essere giustificata dalla necessità di effettuare accertamenti specialistici, visite mediche urgenti, per cause di forza maggiore o in presenza di ragioni socialmente valide e indifferibili. Si ricorda che al termine della visita il medico di controllo deve consegnare al lavoratore copia del verbale informatico e che la possibilità di opporsi al giudizio del sanitario è espressamente prevista dalla normativa al momento stesso della visita.

  1. Malattie e ferie La malattia verificatasi durante il periodo di ferie ne sospende il decorso (sentenza n.616/87 della Corte Costituzionale).
  2. Tale principio tuttavia non ha valore assoluto, infatti, pur non essendo necessario che vi sia un ricovero ospedaliero, occorre che l’evento morboso sia tale da risultare incompatibile con l’essenziale funzione di riposo, propria delle ferie.

La comunicazione del lavoratore dello stato di malattia, sul presupposto della sua incompatibilità con le finalità delle ferie, determina dalla data della sua conoscenza da parte del datore di lavoro, la conversione del periodo di malattia, salvo che il datore stesso non provi l’infondatezza del presupposto,

Come si fa a prolungare la malattia?

Come prolungare l’assenza per malattia? – Il dipendente che si ammala deve farsi visitare da un medico se vuole avere diritto all’indennità di malattia riconosciuta dall’INPS. È questo infatti a dover valutare se lo stato di salute del paziente gli impedisce di andare a lavoro.

  • In tal caso il medico compila l’apposito certificato e lo invia all’INPS in modalità telematica, mentre il dipendente ha il dovere di comunicare l’assenza al proprio datore di lavoro,
  • Nel certificato il medico indica i giorni di prognosi, ossia il periodo necessario per guarire dalla malattia in cui il dipendente è giustificato ad assentarsi dal lavoro.
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Come specificato dall’INPS nella suddetta circolare, la data di fine prognosi essendo un elemento previsionale può essere oggetto di variazione. È possibile ad esempio che il medico abbia sottovalutato lo stato di malattia del paziente; in questo caso, se il dipendente alla data prevista per il rientro al lavoro non è ancora guarito può rivolgersi al medico per chiedere il prolungamento della malattia.

Ciò avviene tramite il rilascio di un certificato di continuazione della malattia, che può essere rilasciato solo in seguito ad un nuovo controllo da parte del medico. Non si può quindi chiedere il prolungamento della malattia solamente telefonando al medico che ha sottoscritto il certificato, poiché questo ha l’obbligo di visitare nuovamente il paziente per valutare se effettivamente non è ancora guarito.

Ricordiamo che anche dopo aver ottenuto il prolungamento della malattia il dipendente dovrà avvertire il proprio datore di lavoro.

Quanti mesi di malattia si possono fare in tre anni?

(art.1) 8 mesi : nel caso in cui il dipendente abbia fino a 3 anni di anzianità di servizio; 2) 10 mesi: nel caso in cui il dipendente abbia fino a 6 anni di anzianità di servizio; 3) 12 mesi: nel caso in cui il dipendente abbia oltre i 6 anni di anzianità di servizio.

Chi paga dopo i 180 giorni di malattia?

L’INDENNITA’ DI MALATTIA – L’indennità di malattia è una prestazione economica che sostituisce, almeno in parte, lo stipendio che il lavoratore perde nel momento in cui la malattia gli impedisce di lavorare. E’ quindi una indennità di particolare importanza che evita al lavoratore di restare completamente senza stipendio durante il periodo di malattia.

Cos’è il comporto prolungato?

Il comporto prolungato è pari a: per anzianità di servizio fino a 3 anni compiuti 274 giorni di calendario; per anzianità di servizio oltre 3 anni e fino ai 6 compiuti 411 giorni di calendario; per anzianità di servizio oltre i 6 anni 548 giorni di calendario’.

Come si contano i 180 giorni di malattia Inps?

Malattia – Abbiamo detto che il CCNL Commercio prevede un periodo di comporto di 180 giorni nell’anno solare. Ecco come calcolare se ha superato i 180 giorni.

  1. Bisogna innanzitutto prendere come riferimento la data di inizio dell’ultima malattia. Supponiamo che il dipendente sia in malattia dal 15 maggio 2020 e che oggi sia il 30 ottobre 2020. Il dipendente quindi è in malattia da 4 mesi e mezzo, circa 135 giorni.
  2. Poi occorre considerare il periodo di un anno immediatamente precedente all’ultimo certificato di malattia, ossia il 14 maggio 2020. Quindi bisogna considerare dal 15 maggio 2019 al 14 maggio 2020: durante quest’anno, quante assenze ha fatto il dipendente? Una volta individuate le assenze fatte durante questi 365 giorni, si sommano a quelle dell’ultima malattia e si vede se hanno superato i 180 giorni.

Quando non viene più pagata la malattia?

Malattia: quando non viene retribuita al lavoratore? – Innanzitutto, bisogna suddividere la malattia in tre distinti periodi:

I primi tre giorni; Gli altri 180 giorni a carico dell’Inps; Gli eventuali successivi giorni di malattia.

Nei primi tre giorni di malattia, al lavoratore non viene erogata alcuna somma da parte dell’ e solitamente l’indennizzo è a carico del datore di lavoro, in base alle regole applicate dal contratto collettivo di cui fa parte il lavoratore.Dopo i tre giorni, scatta il periodo composto da un massimo di 180 giorni (ma anche questo può variare a seconda del Ccnl), nel quale la malattia viene pagata dall’ Inps. Generalmente, l’indennità di malattia è pari al

50% della retribuzione media giornaliera, dal 4° al 20° giorno; 66,66% della retribuzione media giornaliera, dal 21° al 180° giorno.

Superati i 180 giorni, gli eventuali ulteriori periodi di malattia non vengono pagati dall’Inps. L’unica possibilità di ricevere una retribuzione è data dal Ccnl di categoria, nel quale può essere previsto un intervento da parte del datore di lavoro. In molti casi, quindi, terminati i 180 giorni di copertura dell’Inps, la malattia non viene più retribuita.

Quanti mesi di malattia paga l’INPS?

Periodo di comporto – L’indennità di malattia è dovuta per un periodo massimo di 180 giorni complessivi all’interno dell’anno solare, cioè 6 mesi. Dopo questo periodo, l’INPS non riconosce più alcuna cifra, anche se ci dovessero essere ulteriori momenti di malattia.

  1. Per il calcolo del periodo massimo indennizzabile sono considerati non solo i giorni indennizzati INPS, ma anche la somma di tutti i periodi di carenza e i giorni festivi, cioè tutti i giorni considerati di malattia anche se l’indennità di fatto non viene erogata.
  2. Per i lavoratori a tempo determinato c’è invece una regola specifica,

Il periodo massimo indennizzabile, chiamato ” periodo di comporto “, è pari al periodo di tempo lavorato negli ultimi 12 mesi. Facciamo un esempio : se un lavoratore viene assunto a tempo determinato e ha un’ anzianità lavorativa di 4 mesi, avrà solo 4 mesi – invece che 6 – di copertura economica per malattia.

Se invece lo stesso lavoratore avesse un’anzianità lavorativa di 8 mesi, il suo periodo di comporto, appunto, sarebbe comunque di 6 mesi, e cioè il limite generale. Infine, qualora il lavoratore fosse stato assunto da meno di un mese, il periodo minimo indennizzabile per la malattia sarà comunque di un mese,

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Quanto si perde con la malattia?

Come viene pagata la malattia in busta paga? – In generale per i dipendenti privati, i primi 3 giorni di malattia vengono pagati direttamente al 100% dal datore di lavoro. Dal 4° giorno al 20° giorno, l’Inps provvede al pagamento del 50% della retribuzione media giornalieria e l’altro 50%, in base alla regole dei Contratti collettivi, è corrisposto dal datore di lavoro.

  1. Di seguito, dal 21° giorno al 180° giorno l’Inps paga il 66,66% della retribuzione media giornaliera.
  2. Nel settore privato, ad esclusione dei lavoratori agricoli con un contratto di lavoro a tempo determinato (pagamento diretto) e dei lavoratori domestici, il lavoratore sino alla conservazione del posto di lavoro (180 giorni), percipirà l’intera indennità economica di malattia direttamente in busta paga dal datore di lavoro.

Sarà poi, lo stesso datore di lavoro, che recuperà l’indennità dovuta dall’Inps, dai contributi pagati mensilmente. Consulenza Online esperti insindacabili.it Per qualsiasi consulenza previdenziale, clicca su consulenza professionale online, Per maggiori approfondimenti su previdenza e fisco, leggi i nostri ultimi articoli su insindacabili.it:

Chi è in malattia può essere licenziato?

Licenziamento durante la malattia: è possibile? La situazione della “malattia del dipendente” è lo stato patologico che sospende ilrapporto di lavoro e che comporta una temporanea incapacità lavorativa tutelata dalla Legge. E’ prevista infatti la sospensione del rapporto di lavoro, disciplinata dall’art.2110 del codice civile che dispone il diritto di conservare il posto di lavoro per un periodo determinato e di ricevere un particolare trattamento economico dall’INPS, direttamente o attraverso il datore di lavoro,

Quanta malattia si può fare prima di essere licenziato?

Un massimo di tre mesi nell’anno solare (cioè dal 1° gennaio al 31 dicembre), se l’anzianità di servizio non supera i dieci mesi; un massimo di sei mesi se l’anzianità supera i dieci mesi.

Quanto costa al datore di lavoro licenziare un dipendente?

Importi ticket licenziamento 2023 aggiornati alla circolare 14 del 3 febbraio 2023 – L’importo del ticket licenziamento è fissato in misura pari al 41% del massimale mensile di disoccupazione (il cui importo è comunicato con apposita circolare INPS ogni anno) per ogni 12 mesi di anzianità aziendale del cessato negli ultimi tre anni.

  • Considerato che per il 2023 il massimale è pari ad euro 1.470,99, per ogni 12 mesi di anzianità aziendale è dovuto un contributo di:
    • 1.470,99 * 41% = 603,10 euro
  • Per chi ha un’anzianità pari o superiore a 36 mesi il contributo è pari a:

    603,10 * 3 = 1.809,30 euro

  • Se il rapporto ha avuto una durata inferiore all’anno il contributo è riproporzionato in mesi:

    603,10 / 12 = 50,26 euro mensili

L’ultimo importo mensile deve poi essere moltiplicato per i mesi in cui il dipendente è stato in forza (si considera come mese intero quello in cui la prestazione si sia protratta per almeno 15 giorni di calendario).

Quanto può durare al massimo la malattia INPS?

L’indennità economica di malattia Durante l’assenza dal lavoro per malattia al lavoratore dipendente del settore privato, viene corrisposta l’indennità economica di malattia, in sostituzione della retribuzione, per il periodo stabilito dalla legge e dai contratti collettivi.

  • Il diritto all’indennità economica di malattia decorre dal giorno in cui si inizia l’attività lavorativa.
  • L’indennità è erogata dal datore di lavoro che l’anticipa per conto dell’lnps.
  • La maggior parte dei contratti prevedono una integrazione economica, sotto forma di retribuzione, da parte del datore di lavoro.

Lavoratori aventi diritto Hanno diritto all’indennità di malattia i lavoratori dipendenti da datori di lavoro privati, dell’industria, dell’artigianato e dell’agricoltura, con la qualifica di operai, apprendisti, salariati (dal 2009 anche se dipendenti apprendisti delle imprese dello Stato, degli Enti Pubblici e degli enti locali, privatizzate e a capitale misto) Ai lavoratori con la qualifica di impiegati è garantita, durante il periodo di malattia, la retribuzione da parte del datore di lavoro, secondo quanto previsto dai contratti di lavoro, ad esclusione degli appartenenti al settore terziario e servizi, per i quali l’indennità è dovuta dall’Inps.

NOTA BENE: Anche i lavoratori parasubordinati hanno diritto ad una particolare indennità di malattia, al sussistere di determinate condizioni e con modalità diverse dai lavoratori dipendenti. Certificazione di malattia e suo invio on line all’Inps Per ottenere l’indennità di malattia, è necessario che l’infermità venga documentata dal lavoratore all’Inps e al datore di lavoro, mediante apposita certificazione.

A seguito di varie disposizioni di legge i certificati medici di malattia di tutti i laoratori dipendenti (sia del settore privato sia di quello pubblico) sono inviati solo per via telematica dal medico o dalla struttura sanitaria pubblica che li rilascia, direttamente all’Inps, che li mette a disposizione dei datori di lavoro, sempre per via telematica.

  1. La procedura riguarda anche quei lavoratori privati che non hanno indennità dall’Inps ma che percepiscono il trattamento economico dal datore di lavoro (es.
  2. Impiegati settore industria e artigianato).
  3. Sono tenuti a effettuare la trasmissione on-line i medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale, i medici in regime di convenzione con lo stesso (di medicina generale, specialisti e pediatri di libera scelta), nonché i medici lilbero professionisti.

Il datore di lavoro dovrà prendere visione delle attestazioni di malattia dei propri dipendenti avvalendosi esclusivamente dei servizi resi disponibili dall’Inps. In ogni caso il datore di lavoro può chiedere ai propri dipendenti di comunicare il numero di protocollo identificativo del certificato inviato per via telematica dal medico.

“il certificato di malattia”, che il medico invia all’Inps, contiene la prognosi e la diagnosi, oltre a tutti i dati riguardanti il lavoratore; “l’attestato di malattia”, per il datore di lavoro, nel quale è indicata la sola prognosi, ( senza la diagnosi, in osservanza della normativa in materia di protezione dei dati personali ).

Il lavoratore dovrà fornire al medico l’indirizzo di reperibilità, qualora diverso da quello abituale, ai fini dei controlli di malattia, e verificare con attenzione che i dati anagrafici e quelli relativi al domicilio per la reperibilità, inseriti dal medico, risultano corretti.

Il medico certificatore, dopo l’invio e l’accettazione on -line, con l’assegnazione del numero di protocollo univoco, rilascia al lavoratore al momento della visita, copia cartacea del certificato di malattia telematico e dell’attestato di malattia per il datore di lavoro. Permane comunque l’obbligo del lavoratore di comunicare all’azienda l’assenza dovuta all’evento di malattia, secondo le norme contrattuali vigenti e ogni variazione dell’indirizzo dove potrà essere effettuata la visita di controllo.

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Nei casi di impossibilità di invio telematico per problemi di trasmissione o di insorgenza della malattia all’estero, il lavoratore invierà la certificazione, rilasciata in forma cartacea da parte del medico, nei tempi e nei modi previsti dal contratto di lavoro.

  1. I lavoratori possono accedere al sito Inps, secondo le modalità indicate dall’Istituto, per consultare e stampare i propri certificati di malattia o chiederne l’invio di una copia ed altro.
  2. Nei casi di assenza per malattia superiori a dieci giorni, e comunque nei casi di eventi successivi al secondo nel corso dell’anno solare, vige l’obbligo per il lavoratore di produrre idonea certificazione rilasciata unicamente dal medico del Ssn o con esso convenzionato, con esclusione delle assenze per malattia per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche o diagnostiche per le quali la certificazione giustificativa può essere rilasciata anche da un medico o struttura privata.

Misura dell’indennità a carico dell’Inps L’indennità da parte dell’Inps spetta dal 4° giorno di malattia, che deve essere calcolato dalla data di inizio della malattia dichiarata dal lavoratore e riportata nel certificato medico, e viene erogata dall’lnps in queste misure:

50% della retribuzione media globale giornaliera percepita dal lavoratore nel periodo mensile scaduto e immediatamente precedente l’inizio della malattia, per i primi 20 giorni ; 66,66% ( 2/3) della retribuzione media giornaliera di cui sopra, dal 21° giorno.

I primi 3 giorni di malattia (carenza) non sono indennizzabili, tranne nel caso di ricaduta della stessa malattia verificatasi entro 30 giorni o quando il contratto preveda l’indennizzo di tale periodo a carico del datore di lavoro. Ai lavoratori disoccupati o sospesi, in caso di malattia insorta durante lo stato di disoccupazione o sospensione, l’indennità di malattia viene corrisposta in misura pari ai 2/3 delle misure prima indicate, sempreché la malattia insorga entro i 60 giorni dalla cessazione o sospensione del rapporto di lavoro.

  1. Durante il ricovero in luoghi di cura l’indennità giornaliera è corrisposta in misura pari ai 2/5 delle misure previste, se il lavoratore non ha familiari a carico.
  2. Tranne i casi di erogazione diretta da parte dell’Inps, l’indennità di regola è anticipata dai datori di lavoro e quasi tutti i contratti di lavoro prevedono, a carico degli stessi datori di lavoro, una integrazione della indennità di malattia sotto forma di retribuzione.

Periodo massimo assistibile Per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato il trattamento economico di malattia viene erogato per un periodo massimo di giorni 180 complessivi in un anno solare, In caso di cessazione o sospensione del rapporto di lavoro la ” protezione assicurativa” scatta qualora l’evento intervenga nei 60 giorni successivi.

  • Per i lavoratori con contratto a tempo determinato, fermo restando il periodo massimo indennizzabile di 180 giorni che non può essere superato, l’indennità di malattia viene corrisposta per un numero di giornate pari a quelle lavorate negli ultimi 12 mesi precedenti la malattia.
  • Nel caso in cui il lavoratore nei 12 mesi precedenti non possa far valere periodi superiori a 30 giorni, l’indennità di malattia è concessa per un periodo massimo di 30 giorni nell’anno solare.

Non vengono corrisposti trattamenti economici e indennità di malattia per i periodi successivi alla cessazione del rapporto di lavoro a tempo determinato. V isite di controllo L’Inps può predisporre, avvalendosi dei propri medici, su richiesta del datore di lavoro, o di propria iniziativa, visite di controllo sullo stato di salute del lavoratore ammalato, già fin dal primo giorno di assenza, durante fasce orarie di reperibilità fissate dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00 di tutti i giorni compresi le domeniche e i giorni festivi.

Le visite di controllo possono essere effettuate sia a domicilio del lavoratore ammalato durante le fasce di reperibilità, sia previo invito al lavoratore medesimo presso un ambulatorio della Asl o dell’lnps. In caso di assenza ingiustificata, il lavoratore decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per l’intero periodo fino a 10 giorni e nella misura della metà per l’ulteriore periodo, qualora sia risultato assente ingiustificato anche alla seconda visita di controllo.

L’assenza a visita di controllo può essere giustificata dalla necessità di effettuare accertamenti specialistici, visite mediche urgenti, per cause di forza maggiore o in presenza di ragioni socialmente valide e indifferibili. Si ricorda che al termine della visita il medico di controllo deve consegnare al lavoratore copia del verbale informatico e che la possibilità di opporsi al giudizio del sanitario è espressamente prevista dalla normativa al momento stesso della visita.

  • Malattie e ferie La malattia verificatasi durante il periodo di ferie ne sospende il decorso (sentenza n.616/87 della Corte Costituzionale).
  • Tale principio tuttavia non ha valore assoluto, infatti, pur non essendo necessario che vi sia un ricovero ospedaliero, occorre che l’evento morboso sia tale da risultare incompatibile con l’essenziale funzione di riposo, propria delle ferie.

La comunicazione del lavoratore dello stato di malattia, sul presupposto della sua incompatibilità con le finalità delle ferie, determina dalla data della sua conoscenza da parte del datore di lavoro, la conversione del periodo di malattia, salvo che il datore stesso non provi l’infondatezza del presupposto,

Quante volte si può prolungare la malattia?

Domande frequenti dei lettori – Chi decide di inviare la visita fiscale? La visita di controllo INPS è una possibilità con cui devono fare i conti i lavoratori dipendenti che si trovano in malattia. Infatti, su istanza del datore di lavoro o della stessa INPS i medici della mutua sono chiamati ad effettuare le visite fiscali per i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato.

Quando può arrivare la visita? Il personale medico incaricato dall’Inps può far visita al lavoratore, presso il domicilio indicato nel certificato di malattia, dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 se si tratta di un dipendente pubblico, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 se si tratta di un lavoratore del settore privato.

Cosa succede se il medico fiscale viene fuori orario? Le sanzioni per assenza durante gli orari visite di controllo sono le seguenti: 100% della decurtazione della retribuzione per i primi 10 giorni di patologia.50% per le successive giornate. L’assenza alla terza visita causa la perdita totale dell’indennità sino al termine della malattia.

Cosa fare in caso di assenza alla visita fiscale? Come giustificare l’assenza alla visita? Il dipendente, per giustificare l’assenza dal proprio domicilio durante le fasce di reperibilità, quando la motivazione dell’assenza stessa è di natura sanitaria, deve trasmettere all’Inps la relativa documentazione entro 15 giorni.

Come si fa a sapere se è passato il medico fiscale? Del passaggio a vuoto del medico fiscale può avere conoscenza soltanto il datore di lavoro, accedendo alla sezione del sito web dell’Inps dedicata alle visite mediche di controllo. Cosa succede se durante la malattia non mi trovano a casa? Il lavoratore deve recarsi all’ambulatorio indicato per effettuare la visita ma se non lo fa lo stesso dovrà fornire all’Istituto e al datore di lavoro una giustificazione entro 10 giorni.

Se non si presenta una giustificazione si rischia di perdere l’indennità di malattia spettante. Quante volte il datore di lavoro può chiedere la visita fiscale? Durante gli orari di reperibilità il lavoratore può essere sottoposto, dopo l’invio del certificato medico all’INPS, a controllo da parte del medico fiscale.

La visita può essere ripetuta anche due volte nello stesso giorno. Quante volte si può prolungare la malattia? Addirittura, il medico fiscale può passare due volte nell’arco della stessa giornata. Ma procediamo per ordine, e vediamo, in caso di malattia, come prolungare l’assenza dal lavoro.

Come comunicare all’Inps la fisioterapia? Nel comunicare all’Inps e alla propria azienda tale necessità, il dipendente dovrà presentare la documentazione medica attestante il suo stato di salute, il motivo dell’assenza dal domicilio, giorni e orari in cui la fisioterapia potrà coincidere con un’eventuale visita.

Cosa succede dopo sei mesi di malattia? Il termine del comporto ricomincia da capo ogni anno. Per cui, ad esempio, un dipendente con più di 10 anni di servizio non può essere licenziato dopo 6 mesi se questi sono a cavallo tra due anni. Chi paga la malattia dopo 180 giorni? L’indennità pagata dall’INPS spetta dal quarto giorno successivo a quello di inizio della malattia e per tutta la durata della malattia, indicata nella prognosi, fino ad un massimo di 180 giorni complessivi per ciascun anno solare.

  • Quanti giorni di malattia si possono fare prima di essere licenziati? Se il periodo di comporto è secco, per un eventuale licenziamento verranno prese in considerazione solo le assenze consecutive: pertanto il dipendente dovrà accertarsi di non assentarsi oltre 180 giorni di fila.
  • In tal caso, al cent’ottantunesimo giorno di assenza potrebbe scattare il licenziamento.

Chi paga la malattia del lavoratore? L’indennità di malattia Inps viene erogata direttamente dal datore di lavoro in busta paga. I primi tre giorni di malattia non vengono indennizzati dall’INPS. Tuttavia, la generalità dei contratti collettivi pone la retribuzione a carico del datore di lavoro, in misura pari al 100%.

  • Di conseguenza, il dipendente non subirà alcuna diminuzione del compenso.
  • Quanta malattia si può fare nella vita lavorativa? 6 mesi, per anzianità di servizio fino a 3 anni compiuti; 9 mesi, per anzianità di servizio oltre i 3 anni e fino ai 6 anni compiuti; 12 mesi, per anzianità di servizio oltre 6 anni.

Quanto si può stare in malattia in caso di depressione? I giudici rilevano infatti che dal certificato medico presentato dal dipendente risulta una diagnosi di “episodio di depressione maggiore” e una prescrizione di 15 giorni di riposo e cura. Lo specialista che cura depressione e ansia è lo psichiatra, il medico cioè che, dopo la laurea in medicina, ha frequentato un corso di specializzazione di cinque anni per la cura dei disturbi della sfera emotiva.

Quanti mesi di malattia si possono fare in tre anni?

(art.1) 8 mesi : nel caso in cui il dipendente abbia fino a 3 anni di anzianità di servizio; 2) 10 mesi: nel caso in cui il dipendente abbia fino a 6 anni di anzianità di servizio; 3) 12 mesi: nel caso in cui il dipendente abbia oltre i 6 anni di anzianità di servizio.

Come si fa a prolungare la malattia?

Come prolungare l’assenza per malattia? – Il dipendente che si ammala deve farsi visitare da un medico se vuole avere diritto all’indennità di malattia riconosciuta dall’INPS. È questo infatti a dover valutare se lo stato di salute del paziente gli impedisce di andare a lavoro.

  1. In tal caso il medico compila l’apposito certificato e lo invia all’INPS in modalità telematica, mentre il dipendente ha il dovere di comunicare l’assenza al proprio datore di lavoro,
  2. Nel certificato il medico indica i giorni di prognosi, ossia il periodo necessario per guarire dalla malattia in cui il dipendente è giustificato ad assentarsi dal lavoro.

Come specificato dall’INPS nella suddetta circolare, la data di fine prognosi essendo un elemento previsionale può essere oggetto di variazione. È possibile ad esempio che il medico abbia sottovalutato lo stato di malattia del paziente; in questo caso, se il dipendente alla data prevista per il rientro al lavoro non è ancora guarito può rivolgersi al medico per chiedere il prolungamento della malattia.

  • Ciò avviene tramite il rilascio di un certificato di continuazione della malattia, che può essere rilasciato solo in seguito ad un nuovo controllo da parte del medico.
  • Non si può quindi chiedere il prolungamento della malattia solamente telefonando al medico che ha sottoscritto il certificato, poiché questo ha l’obbligo di visitare nuovamente il paziente per valutare se effettivamente non è ancora guarito.

Ricordiamo che anche dopo aver ottenuto il prolungamento della malattia il dipendente dovrà avvertire il proprio datore di lavoro.

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