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Elettroencefalogramma A Cosa Serve?

Che cosa rileva l elettroencefalogramma?

Di che cosa si tratta? – L’elettroencefalogramma (EEG) è un esame strumentale non invasivo che permette di indagare la funzionalità del cervello attraverso l’analisi e la registrazione della sua attività elettrica. Si effettua ponendo degli elettrodi sulla testa in corrispondenza di determinate aree cerebrali.

  • Gli elettrodi rilevano gli impulsi elettrici e li trasmettono a una macchina in grado di tradurli in un tracciato, che viene poi stampato su carta o trasferito su un supporto elettronico.
  • Normalmente l’attività elettrica del cervello produce onde elettriche con una frequenza di 8-13 cicli al secondo.

Questo ritmo, chiamato ritmo Alpha, può risultare alterato in presenza di alcune patologie neurologiche. L’EEG si utilizza soprattutto per la diagnosi e la gestione delle epilessie, ma viene spesso prescritto anche in caso di alterazioni della coscienza o delle funzioni cognitive, demenze e disturbi del sonno,

È utile anche in caso di tumori, perché sia i tumori primitivi del cervello sia eventuali metastasi cerebrali, secondarie a tumori di altri organi, possono provocare epilessia, allucinazioni o disturbi del sonno, Esistono diversi tipi di elettroencefalogramma: – EEG di base (o standard): consiste nella registrazione del tracciato in condizioni di veglia,

Al paziente viene richiesto di aprire e chiudere gli occhi, fare alcuni respiri profondi per poter registrare l’attività cerebrale in condizione di iperventilazione e sottoporsi a stimolazione luminosa intermittente. – EEG in privazione di sonno : viene effettuato durante il sonno, nel caso in cui l’EEG di base non risulti sufficiente o in presenza di disturbi del sonno.

  1. Alla paziente viene chiesto di dormire meno del solito la notte precedente all’esame per favorire l’addormentamento durante la sua esecuzione.
  2. EEG dinamico (Holter) : ha lo scopo di registrare l’attività cerebrale in un arco di tempo di uno o più giorni.
  3. Gli elettrodi permangono sulla testa di giorno e di notte e sono collegati a un piccolo registratore EEG portatile.

– Telemetria video o video-EEG : consiste nella registrazione video del paziente mentre esegue l’EEG. Alla fine dell’esame, un computer fonde le informazioni acquisite dal video con quelle derivanti dal tracciato.

Quando si fa un elettroencefalogramma?

Elettroencefalogramma (EEG): quando sottoporsi all’esame? Elettroencefalogramma A Cosa Serve Pubblicato il 16 Febbraio 2019 in L’elettroencefalogramma è un test non invasivo che registra, su uno schermo o su carta, l’attività elettrica cerebrale utilizzando elettrodi. Vediamo quando sottoporsi L’elettroencefalogramma ​(​EEG​), è un ​esame ​specifico, ​non invasivo​, ​che permette, attraverso l’applicazione di ​elettrodi di superficie, di registrare l’​attività elettrica del cervello ​in un determinato arco temporale. Nella maggior parte dei casi, ci si sottopone al test dell’EEG sia quando un paziente soffre (o sospetta di soffrire) di ​crisi epilettiche​, per diagnosticarne il tipo di crisi, sia dinanzi a ​malattie neurologiche ed ​encefalopatìe​.

  • Ma non sono solamente questi i motivi per cui ci si può sottoporre all’ EEG.
  • Il test registra, infatti, tutte le anomalìe nell’attività elettrica ​cerebrale, ​analizzando uno o entrambi gli emisferi del cervello.
  • Si ricorre dunque al test anche per: ● valutare le perdite di coscienza o di demenza; ● identificare un tumore cerebrale, infiammazione o infezioni, o patologie quali il Parkinson; ● studiare i disturbi del sonno e/o narcolessia; ● monitorare l’attività cerebrale quando un paziente è sottoposto ad anestesia.

In cosa consiste l’EEG? L’esame, non invasivo, non prevede nessuna preparazione specifica preliminare, se non di sospendere medicinali che possano avere effetti collaterali diretti sui ​neuroni o che stimolino determinate risposte a livello cerebrale.

Un tecnico applica sul capo del paziente degli elettrodi che, attraverso un gel che ne garantisce la conduzione elettrica, analizzano tutti gli impulsi cerebrali. Una volta posizionato in condizione di ​rilassamento​, il paziente esegue il test con gli occhi chiusi, fino a quando il tecnico non dirà di poterli aprire e di respirare lentamente.

Solitamente si accende anche una lampada ad intermittenza, per registrare quante più attività cerebrali possibili. L’esame dura circa 20 minuti. Oltre all’EEG standard esistono anche altri due tipi di elettroencefalogramma più articolati. Nel primo caso, ​l’EEG dopo privazione del sonno​, si prevede che il paziente sia indotto a dormire per circa 30 minuti, per poi essere svegliato, procedendo all’EEG normale.

  1. Il secondo caso è un tipo di test più completo e prevede che l’elettroencefalogramma sia inserito all’interno di un più vasto programma di misurazione delle attività fisiologiche a impulso elettrico, tra cui l’elettrocardiogramma, la respirazione e l’attività elettrica dei muscoli.
  2. Questo test detto ​EEG poligrafico ​è molto utile in casi di epilessie anomale e di malattie del sonno.

Dott.ssa Rosella Bellomo : Elettroencefalogramma (EEG): quando sottoporsi all’esame?

Cosa non fare prima di un elettroencefalogramma?

Il giorno prima dell’esecuzione dell’esame, il paziente non deve dormire nel pomeriggio e non coricarsi prima delle ore 24 (mezzanotte) di tale giorno. È consentito dormire solo dalle ore 24.00 alle 3.00 (quindi non più di tre ore di sonno). Non assumere caffè o tè durante le ore di veglia.

Quanto dura l’esame EEG?

EEG -Elettroencefalogramma: quanto dura? – Considerando anche la fase di preparazione e applicazione degli elettrodi, il test ha una durata di circa 30 minuti, Nel caso in cui, invece, l´ elettroencefalogramma venga richiesto per l´analisi dell´attività cerebrale durante il sonno, la registrazione ha una durata di circa 60 minuti,

Perché si fa la risonanza magnetica al cervello?

Rm encefalo: a cosa serve – Con l’ RM encefalo si possono verificare in maniera accurata lo stato del cervello, del cervelletto e del tronco encefalico, dell’ ipofisi, dei ventricoli cerebrali e dei nervi acustici, acquisendo informazioni sulla presenza di disturbi o anomalie a loro carico.

Per queste strutture la risonanza magnetica encefalo è l’indagine più accurata a nostra disposizione, poiché consente una analisi morfologica e funzionale molto dettagliata. I principali campi di applicazione dell’ RM encefalo sono l’individuazione di forme tumorali allo stato primitivo o di metastasi (per le quali rappresenta l’indagine più utile accanto all’esame neurologico completo ed alla TC), la valutazione dei deficit neurologici insorti improvvisamente e degli stati di demenza, l’analisi di patologie come la sclerosi multipla, l’ encefalite e la meningite,

La risonanza magnetica encefalo è inoltre utile per la valutazione di lesioni ischemiche, malformazioni vascolari come aneurismi e MAV, le malformazioni arterio-venose.

A cosa serve la risonanza magnetica al cervello?

A cosa serve la risonanza magnetica encefalo? – Il nostro capo (scatola cranica) racchiude diverse strutture che generalmente definiamo un po’ sommariamente cervello. La risonanza magnetica encefalo è la metodica di riferimento per lo studio di queste strutture delle quali vengono menzionate le principali: tronco encefalico, cervelletto, cervello propriamente detto (diencefalo e telencefalo), ipofisi, ventricoli cerebrali, nervi acustici.

Quando si fa la TAC alla testa?

L’Allattamento al Seno e TAC alla Testa con Contrasto – L’ allattamento al seno non rappresenta una controindicazione alla TAC alla testa con mezzo di contrasto; tuttavia, la maggior parte dei medici e chi produce i mezzi di contrasto ritengono che l’ allattamento al seno sia una pratica da evitare nelle prime 24-48 ore successive all’esame diagnostico.

Quanto costa fare un elettroencefalogramma?

La prestazione elettroencefalogramma standard in veglia rientra nell’AREA DELLA DIAGNOSTICA STRUMENTALE e viene erogata in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale ( codice 8914, tariffa € 23,24 + ticket della ricetta ) negli ambulatori convenzionati con il SSN.

Come deve essere un elettroencefalogramma normale?

Risulta da oscillazioni di frequenza comprese tra 8 e 12 cicli per secondo, con voltaggio di circa 50 microvolts e di aspetto sinusoidale, per lo più radunati in fusi. Quando un soggetto è sottoposto ad un’attività cerebrale maggiore, si registra la presenza del ritmo beta.

Cosa vuol dire elettroencefalogramma alterato?

Registrazione dei potenziali elettrici cerebrali effettuata, a scopo diagnostico, mediante elettrodi di superficie posti a contatto del cuoio capelluto, L’attività elettrica del cervello, prodotta dalla somma d’attività delle singole cellule cerebrali ( neuroni ) tramite un processo di natura fisico-chimica che comporta il passaggio di ioni sodio e potassio attraverso le membrane cellulari, rilevabile sulla superficie del cranio, presenta valori che si aggirano nell’ordine dei microVolt: quindi per essere registrata e analizzata deve essere amplificata un milione di volte.

Il segnale elettrico raccolto dagli elettrodi viene inviato tramite un cavo schermato ad una testina di amplificazione (attualmente ne esistono in grado di trasformare immediatamente il segnale analogico in digitale ) e poi inviato all’ elettroencefalografo vero e proprio, il quale trascrive, per mezzo di penne scriventi, su carta che scorre a una velocità costante.

Il tracciato così ottenuto è l’e. vero e proprio, che è costituito da una successione di onde sinusoidali rappresentanti istante per istante la differenza di potenziale (in altre parole la variazione dell’attività elettrica) generata dai neuroni sotto agli elettrodi registranti.

Il tracciato EEG, in particolare, è dato da onde che si caratterizzano per frequenza, ampiezza e morfologia per onda si intende una qualunque transitoria differenza di potenziale registrabile.La frequenza è il numero di onde che si succedono nel tempo di un secondo, che viene misurata in Hertz (Hz).

Le frequenze sono suddivise in bande e precisamente: frequenza beta (oltre 13 Hz), frequenza alfa (tra 8 e 13 Hz), frequenza theta (tra 4 e 8 Hz) e frequenza delta (tra 0,5 e 4 Hz). L’ampiezza dell’attività elettrica cerebrale varia tra 10 e 500 V le registrazioni si effettuano, solitamente, con un’ampiezza di 5 mm = 50 V.nel senso che ad una ampiezza di 50 V corrisponde uno spostamento di 5 mm della penna scrivente.

Ciascun elemento è caratterizzato da una morfologia propria che distingue ad esempio onde aguzze o onde puntute da punte e da onde trifasiche (costituite da 3 componenti).Per attività si intende ogni onda EEG o una qualsiasi sequenza di onde. L’attività di fondo rappresenta la base su cui appare un quadro normale o patologico dalla quale questo si differenzia.

Le attività, definibili in base alla frequenza, si distinguono in beta, alfa, theta e delta. Le attività prendono il nome di ritmo quando sviluppano periodicità ed ampiezza stabili e forma costante. Sempre sulla base della frequenza, i ritmi sono definibili in beta, alfa, theta, delta, mu (7-11 Hz, a distribuzione centrale,) e sigma (14 Hz, di solito diffuso, che compare in alcuni stadi del sonno ).Con il termine complesso si indica un gruppo di due o più onde, chiaramente distinguibili dall’attività di fondo.

Esempi di complessi sono punta-onda, polipunta-onda e complessi K. I parossismi sono rappresentati da una serie di onde che appaiono e spariscono improvvisamente, nettamente distinte dall’attività di fondo.La reattività consiste nella modificazione del tracciato in risposta ad stimoli (apertura degli occhi, stimolazione luminosa, rumori, stimoli tattili, ecc.).Il tracciato EEG normale è condizionato da numerosi fattori, quali l’età, l’ attenzione, l’eventuale assunzione di farmaci attivi sul SNC,

Nell’EEG del soggetto normale adulto, a riposo psicosensoriale, non è presente attività di tipo delta e theta (che compare invece nel sonno in quantità direttamente proporzionale alla profondità dello stesso), mentre sono presenti ritmi alfa e beta. L’e.

  • Normale nell’adulto presenta in condizioni di veglia un ritmo stabile e regolare (ritmo alfa) con determinate caratteristiche di ampiezza (cioè di voltaggio), di durata, di frequenza e di forma.
  • Questo ritmo alfa scompare nel sonno e, oltre ad essere alterato in alcune condizioni patologiche, subisce delle modificazioni dopo una respirazione più frequente e più profonda ( iperpnea ).

L’iperpnea insieme alla stimolazione luminosa intermittente il sonno e la privazione di sonno è utilizzata come prova di attivazione atta a facilitare l’insorgenza di alterazioni EEG assenti nel tracciato a riposo.Un EEG può essere alterato per la presenza di una depressione dell’attività elettrica cerebrale, per la comparsa di un’eccessiva quantità di attività lente focali o diffuse e di attività di tipo epilettico.

Se si eccettua quest’ultimo caso, le alterazioni EEG sono quasi sempre aspecifiche e devono pertanto essere correlate ai dati clinici.Dato che non tutti i potenziali derivati a livello della superficie della corteccia cerebrale sono registrabili dalla teca cranica per l’attenuazione del voltaggio da parte delle meningi, del liquor e della struttura ossea.

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Ne consegue che aree relativamente vaste della corteccia devono essere interessate perché una scarica possa essere registrata con l’EEG. L’EEG, presenta pertanto dei limiti dal momento che le sue alterazioni sono raramente specifiche, nel senso che differenti sedi e tipi di lesione possono dare quadri EEG simili.

  • Inoltre, non sempre lesioni circoscritte, specie se a localizzazione profonda, sono in grado di determinare una modificazione dell’attività elettrica registrata alla teca.
  • Tuttavia, l’EEG è l’unica tecnica che permette un monitoraggio nel tempo della funzione cerebrale e può evidenziare anomalie anche in assenza di lesioni strutturali documentabili.

L’utilità dell’EEG deriva soprattutto dal fatto che rimane l’ esame d’elezione per ottenere informazioni sullo stato funzionale del nostro cervello, essendo in primo luogo indispensabile nello studio delle epilessie, negli stati di alterazione della coscienza e nel coma,Complessivamente l’EEG, largamente impiegato perché non invasivo, risulta caratterizzato da un discreto grado di sensibilità, ma da una bassa specificità.Pur con questi limiti, se correlato con i dati clinici, risulta utile, oltre che nell’ epilessia, negli stati confusionali, nel coma e nei disturbi del sonno, fornisce informazioni sul piano diagnostico in pazienti affetti da encefaliti, encefalopatie, demenze e consente di documentare l’interessamento del SNC in corso di malattie sistemiche metaboliche o infettive.È un esame del tutto innocuo, per nulla doloroso né fastidioso.

Perché si fa elettroencefalogramma con privazione di sonno?

Cos’è e a cosa serve l’EEG dopo privazione di sonno – L’ Elettroencefalogramma in privazione di sonno è un esame diagnostico non invasivo che permette di monitorare l’ attività elettrica cerebrale dopo essere stati privati di sonno la notte precedente l’esame.

  • La riduzione o la completa abolizione del sonno fisiologico notturno permette di aumentare la probabilità che il soggetto si addormenti durante l’esecuzione della procedura diagnostica.
  • In tale modo è possibile registrare l’attività elettroencefalografica ( EEG ) sia durante la veglia che durante le fasi di sonnolenza e sonno persistente.

È noto infatti che l’attività EEG si modifica durante i vari stati di vigilanza e soprattutto in sonno possono divenire più evidenti alcune anomalie elettroencefalografiche. La principale applicazione dell’EEG dopo privazione di sonno riguarda lo studio di diverse forme di epilessia.

Chi lo fa l elettroencefalogramma?

Elettroencefalogramma (EEG): che cos’è e perché farlo Dettagli Pubblicato: 26 Luglio 2018 L’elettroencefalogramma (EEG) è un esame strumentale indolore e non invasivo che consente di analizzare, monitorare e registrare l’attività elettrica del cervello. Tale attività produce onde elettriche che, in un adulto in stato di benessere e in condizioni di riposo, hanno una frequenza di 8-13 cicli al secondo ( ritmo alpha ).

  • In caso di anomalie a carico del cervello, tale ritmo risulta alterato.
  • Quindi le registrazioni elettroencefalografiche permettono d’individuare una condizione patologica cerebrale, le cui cause dovranno essere approfondite con ulteriori esami strumentali come la (tomografia assiale computerizzata) o la (risonanza magnetica) cerebrali, o l’esame del liquido che circola nel cervello e nel canale midollare (liquor cefalo-rachidiano).

L’elettroencefalogramma registra la differenza di potenziale elettrico esistente tra coppie di elettrodi posizionati sulla testa in corrispondenza di diverse aree della superficie del cervello (corteccia cerebrale). Gli elettrodi, posti sulla cute, sono collegati ad un amplificatore che raccoglie gli impulsi elettrici e li invia a un registratore e a un’apparecchiatura in grado di tradurli in un grafico.

  • L’esame deve essere effettuato in un ambiente silenzioso e lontano da possibili interferenze: altri macchinari elettrici in funzione, suoni o altri rumori.
  • Il tracciato elettroencefalografico mostra dei dati che riguardano la funzione del cervello, pertanto varia a seconda della condizione di veglia o di sonno e dell’età della persona.
  • Per questi motivi l’interpretazione dell’elettroencefalogramma è sempre affidata a medici specialisti esperti per adulti o per bambini.

L’EEG è un esame eseguito frequentemente nella pratica clinica, insieme ad altre analisi complementari ad orientare la diagnosi neurologica. In particolare l’EEG è indicato nei casi di alterazioni della coscienza o delle funzioni cognitive, in caso di repentine modificazioni del comportamento, in gran parte delle patologie che si manifestano con disturbi del sonno, e in presenza di disturbi (sintomi) neurologici localizzati (focali) ai quali non corrispondano danni nella struttura del cervello tali da essere evidenziabili con una TAC o una RMN cerebrali.

  1. Alcune malattie del cervello, come le epilessie, le, le malattie da prioni, generalmente sono associate a segni caratteristici nel tracciato dell’elettroencefalogramma; altre, invece, non mostrano un tipo particolare di tracciato.
  2. Pertanto, in base ai disturbi presenti, l’elettroencefalogramma può essere richiesto dal medico per avvalorare un’ipotesi diagnostica o per ritenerla meno probabile.
  3. L’elettroencefalogramma (EEG) è indicato in molte condizioni, qui sono riportate le principali:
  • L’EEG viene eseguito soprattutto in presenza di un tipo particolare di sintomi neurologici, che comunemente vengono chiamati crisi epilettiche. Le crisi epilettiche sono fenomeni improvvisi e, generalmente, di breve durata, che dipendono da un’alterata funzionalità elettrica dei neuroni (cellule del sistema nervoso) dovuta a diverse condizioni. Durante una crisi epilettica si possono verificare alterazioni dello stato di coscienza, convulsioni (contrazioni involontarie di vari muscoli del corpo) e vari altri disturbi.Le cause delle crisi epilettiche possono essere: L’elettroencefalogramma è un esame strumentale molto utile in questi casi nell’aiutare il medico a porre una diagnosi corretta, consigliare una terapia specifica o modificare una terapia già in corso
  • L’EEG è indicato anche quando si verificano dei disturbi che potrebbero erroneamente essere interpretati come crisi epilettiche, per esempio: disturbi cardio-vascolari, psicologici e psichiatrici; alcuni disturbi di tipo soprattutto visivo che precedono la comparsa di (ovvero aura ) e movimenti involontari della muscolatura e degli arti. In tali casi l’EEG aiuta il medico a prendere in considerazione cause diverse dall’epilessia
  • Nel caso di una sindrome demenziale (riduzione o perdita della memoria e di altre capacità del cervello come l’orientamento nello spazio e la capacità di giudizio, e alterazioni del comportamento) l’EEG, insieme ad altri esami di laboratorio e strumentali (esami del sangue, e cerebrali) fornisce informazioni necessarie per escludere alcune condizioni che possono essere simili a una (come, per esempio, una intossicazione da o un danno al cervello)
  • L’EEG è indicato per analizzare la funzione cerebrale nelle persone con disturbi del sonno come: Per la diagnosi di queste e altre malattie del sonno, oltre all’esecuzione dell’EEG è consigliabile rivolgersi ai centri specializzati nella medicina del sonno
  • L’EEG è obbligatorio in caso di prelievo di organi per trapianto, per accertare lo cerebrale del donatore

Come si esegue l’elettroencefalogramma Generalmente, l’elettroencefalogramma (EEG) viene eseguito da un tecnico di neurofisiopatologia e i risultati sono interpretati e scritti nel referto da un medico specializzato in neurologia. Si esegue appoggiando sulla cute della testa dei piccoli elettrodi tenuti fermi da una cuffia di gomma.

In casi specifici, come in pazienti che si trovano in una sala operatoria o in un reparto di terapia intensiva, si possono utilizzare elettrodi particolari come gli ago-elettrodi (elettrodi che vengono inseriti nella cute mediante un ago) o gli elettrodi a collodio (elettrodi che vengono temporaneamente incollati alla cute).

In base alle indicazioni per cui è eseguito, la durata dell’elettroencefalogramma può variare dai 30 ai 60 minuti.

  • Salvo diversa indicazione, non sono necessarie precauzioni particolari prima di sottoporsi all’elettroencefalogramma: si potrà sia mangiare, sia bere, sia continuare a prendere le terapie in corso.
  • Per una migliore adesione degli elettrodi al cuoio capelluto, i capelli dovranno essere puliti e asciutti e si dovrà evitare di usare gel e cera.
  • Il medico ricoprirà il capo del paziente con un gel specifico per consentire la buona conduzione elettrica durante l’esame.
  • È consigliabile portare con sé un pettine per riordinare i capelli dopo l’esecuzione dell’esame oppure un cappello per coprire la testa in disordine (i capelli potrebbero non essere molto puliti alla fine dell’EEG).
  1. Esistono diversi tipi di elettroencefalogramma (EEG): di base, in privazione di sonno, dinamico, in telemetria video.
  2. EEG di base
  3. La registrazione dell’EEG di base dura dai 20 ai 40 minuti circa.
  4. Durante l’esame viene chiesto di rimanere tranquilli e, di tanto in tanto, di aprire e chiudere gli occhi per valutare la reattività del ritmo cerebrale.
  5. Successivamente, vengono effettuate due manovre di attivazione:
  • iperventilazione, cioè viene chiesto di eseguire inspirazioni ed espirazioni profonde per alcuni minuti
  • stimolazione luminosa intermittente, tramite uno strumento detto stroboscopio

Entrambe le manovre hanno lo scopo di rendere evidenti eventuali anomalie di tipo epilettico. EEG in privazione di sonno Questo tipo di esame viene effettuato mentre la persona dorme. Può essere utilizzato se un EEG di base non fornisce informazioni sufficienti o per verificare i disturbi del sonno.

In alcuni casi, potrebbe essere chiesto di rimanere svegli la notte prima dell’esame per addormentarsi con più facilità quando verrà eseguito l’EEG. Per tale motivo l’esame è chiamato EEG in privazione di sonno. EEG dinamico (Holter) Un EEG dinamico registra l’attività del cervello durante il giorno e la notte per un periodo di uno o più giorni.

Gli elettrodi sono collegati a un piccolo registratore EEG portatile che può essere agganciato ai vestiti. È possibile continuare la maggior parte delle normali attività quotidiane durante la registrazione, anche se è necessario evitare di bagnare l’attrezzatura.

  1. Telemetria video La telemetria video, nota anche come video-EEG, consiste nel filmare la persona mentre si registra la sua attività cerebrale (con regolare autorizzazione da parte della persona stessa).
  2. Di solito, la telemetria video è eseguita nell’arco di alcuni giorni durante un ricovero ospedaliero.

I segnali EEG sono trasmessi ad un computer. Anche il video è registrato da un computer su cui è posta una telecamera. Tutte le registrazioni sono sempre effettuate in presenza di personale specializzato. Al termine dell’esecuzione dell’elettroencefalogramma (EEG), gli elettrodi vengono rimossi e il cuoio capelluto pulito.

  1. I capelli, probabilmente, risulteranno appiccicosi e disordinati.
  2. Di solito si può andare a casa subito dopo l’esame e tornare alle normali attività.
  3. In alcuni casi, soprattutto se ci si è sottoposti ad un EEG in privazione di sonno, dopo l’esame ci si potrebbe sentire stanchi.
  4. In questi casi si consiglia di farsi accompagnare e di non guidare.

Di solito, i risultati dell’EEG non sono disponibili nello stesso giorno in cui si è effettuato l’esame. Le registrazioni, infatti, dovranno essere analizzate e inviate al medico specialista che, dopo alcuni giorni, consegnerà i risultati. Prossimo aggiornamento: 26 Luglio 2020 : Elettroencefalogramma (EEG): che cos’è e perché farlo

Che esami si fanno per l’epilessia?

Diagnosi – La diagnosi di epilessia è primariamente clinica, cioè basata sull’accurata descrizione degli episodi critici da parte del paziente, quando possibile, o delle persone che hanno osservato gli eventi. Gli esami diagnostici più importanti sono l’ elettroencefalogramma ( EEG ) e la RM dell’encefalo (o, se non possibile, TC),

L’EEG è una registrazione dell’attività elettrica cerebrale che può permettere di evidenziare alcune anomalie, dette epilettiformi, che pongono il sospetto, o talora sono patognomiche, di una condizione epilettica. La Risonanza magnetica dell’encefalo è invece fondamentale per ricercare o escludere una patologia cerebrale strutturale, che va considerata nella decisione di impostare un trattamento antiepilettico, e se possibile trattata dal punto di vista eziologico.

EEG e RM encefalo possono comunque essere del tutto negativi anche in casi certi di epilessia, per cui il primo step diagnostico è sempre rappresentato da un’accurata raccolta anamnestica e visita neurologica,

Che cosa sono le crisi epilettiche?

Una crisi epilettica è una scarica elettrica anomala e non controllata originata nel contesto della sostanza grigia cerebrale corticale, che interrompe transitoriamente la normale funzionalità cerebrale. Una crisi provoca tipicamente alterazioni dello stato di coscienza, sensazioni anomale, movimenti focali involontari o convulsioni (diffuse e violente contrazioni involontarie della muscolatura volontaria). La diagnosi può essere clinica e coinvolge risultati di neuroimaging, test di laboratorio, ed elettroencefalografia per le crisi di nuova insorgenza o livelli anticonvulsivanti per epilessia precedentemente diagnosticata. Il trattamento comprende eliminazione della causa se possibile, anticonvulsivanti, e chirurgia (se i farmaci sono inefficaci). Complessivamente si ritiene che circa il 2% degli adulti manifesti un accesso epilettico in qualche momento della vita. Due terzi di queste persone, però, non ne manifestano mai un altro. La terminologia relativa alle convulsioni può essere fonte di confusione. L’ epilessia (detta anche malattia epilettica) è un disturbo cronico cerebrale caratterizzato da crisi epilettiche ricorrenti ( ≥ 2) che sono spontanee (ossia, non correlate a fattori di stress reversibili) e che si verificano a distanza di > 24 h. Un’unica crisi non è da considerare una crisi epilettica. L’epilessia è spesso idiopatica, ma vari disturbi del cervello, quali malformazioni, ictus o tumori, possono essere causa di epilessia sintomatica. L’ epilessia criptogenetica è l’epilessia che si presume sia dovuta a una causa specifica, ma la cui causa specifica è attualmente sconosciuta. Le crisi psicogene non epilettiche (pseudocrisi) sono caratterizzate da sintomi che simulano accessi epilettici in pazienti con disturbi psichiatrici, ma che non comportano una scarica elettrica anomala nel cervello.

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Nell’ epilessia riflessa, una malattia rara, gli accessi epilettici vengono causati prevedibilmente da uno stimolo esterno, quali suoni ripetitivi, luci lampeggianti, videogiochi, musica, o dal tocco di alcune parti del corpo. Nell’epilessia criptogenetica e spesso nell’epilessia refrattaria, una causa rara ma sempre più identificata è l’encefalite da anticorpi anti-recettori N -metil- d -aspartato, soprattutto nelle giovani donne. La classificazione iniziale è per tipo di esordio:

Esordio generalizzato Esordio focale Esordio sconosciuto

Le epilessie ad esordio focale vengono quindi classificate per livello di vigilanza (conoscenza di sé e dell’ambiente). Il livello di coscienza non è usato per classificare le epilessie ad esordio generalizzato perché la maggior parte di queste (ma non tutte) altera il livello di coscienza. Tutte le crisi convulsive sono quindi classificate, se possibile, come

Esordio motorio Esordio non motorio

La reattività non è usata per classificare le crisi, ma può essere utile come descrittore. La reattività può essere intatta o compromessa se la consapevolezza è compromessa o meno. Nelle crisi generalizzate, le convulsioni hanno origine in reti in entrambi gli emisferi.

La consapevolezza è generalmente compromessa e di solito si perde coscienza. Le convulsioni generalizzate sono classificate come convulsioni motorie e non motorio (assenza). (Tuttavia, le convulsioni non motorie possono coinvolgere l’attività motoria.) Nelle convulsioni motorie generalizzate, l’attività motoria è in genere bilaterale sin dall’inizio.

Quando l’esordio bilaterale dell’attività motoria è asimmetrico, può risultare difficile determinare se l’esordio è focale o generalizzato. Le convulsioni motorie generalizzate possono essere ulteriormente classificate per tipo di convulsione:

Crisi tonico-cloniche (precedentemente; convulsioni “grande male”) Convulsioni cloniche (sussulti ritmici sostenuti) Convulsioni toniche (irrigidimento generalizzato che coinvolge tutti gli arti e senza sussulti ritmici) Crisi atoniche (perdita del tono muscolare) Convulsioni miocloniche (spasmi ritmici non preceduti dall’irrigidimento) Sequenze miocloniche-tonico-cloniche (spasmi mioclonici seguiti da movimenti tonici e clonici) Crisi miocloniche-atoniche (spasmi mioclonici seguiti da atonia)

Le convulsioni non motorie generalizzate possono essere ulteriormente classificate per tipo di crisi (definita dalla più precoce caratteristica preminente):

Crisi di assenza tipiche Crisi di assenze atipiche (p. es., con esordio o interruzione meno brusca o con alterazioni anormali del tono) Crisi miocloniche Mioclonia delle palpebre

Tutte le crisi di assenza sono crisi generalizzate. Quanto segue può aiutare a distinguere le crisi di assenza dalle crisi con alterata coscienza, sebbene le distinzioni non siano assolute:

Le crisi di assenza tendono a manifestarsi nei giovani. Tendono ad iniziare e finire più improvvisamente. Di solito, gli automatismi sono meno complessi nelle crisi di assenza rispetto alle crisi focali con alterata vigilanza.

Le crisi a esordio generalizzato sono il più delle volte causate da malattie metaboliche e, talvolta, da malattie genetiche. Le crisi ad esordio focale hanno origine nelle reti di un emisfero e possono originare da strutture subcorticali. Possono essere discretamente localizzati o più ampiamente distribuiti.

Convulsioni focali (precedentemente, semplici crisi parziali) Convulsioni focali con perdita di coscienza (precedentemente, crisi parziali complesse)

Se la coscienza è compromessa durante qualsiasi parte della crisi, l’epilessia è classificata come focale con alterata vigilanza. Le convulsioni motorie ad esordio focale possono essere ulteriormente classificate per tipo di convulsioni:

Automatismi (attività motoria coordinata, senza scopo, ripetitiva) Atoniche (perdita focale del tono muscolare) Cloniche (tremori focali ritmici) Spasmi epilettici (flessione focale o estensione delle braccia e flessione del tronco) Ipercinetiche (causando scalciamento e agitazione) Miocloniche (irregolare, brevi tremori focali) Toniche (irrigidimento focale sostenuto di un arto o di un lato del corpo)

Il livello di consapevolezza di solito non è specificato per attacchi atonici o spasmi epilettici. Nelle crisi toniche a esordio focale, l’irrigidimento coinvolge solo un arto o un lato del corpo, di solito senza perdita di coscienza. l’elettroencefalografia può mostrare anomalie epilettiformi focali controlaterali.

Disfunzione autonomica (effetti legati al sistema autonomo come sensazioni gastrointestinali, senso di calore o freddo, flushing, eccitazione sessuale, piloerezione e palpitazioni) Arresto del comportamento (cessazione del movimento e mancanza di reattività come caratteristica principale dell’intera crisi) Disfunzione cognitiva (alterazione del linguaggio o di altri domini cognitivi o sintomi positivi come déjà vu, allucinazioni, illusioni o distorsioni percettive) Disfunzione emotiva (che si manifesta con cambiamenti emotivi, come ansia, paura, gioia, altre emozioni o segni affettivi senza emozioni soggettive) Disfunzione sensoriale (che causa sensazioni somatosensoriali, olfattive, visive, uditive, gustative o vestibolari o senso di caldo o freddo)

Le convulsioni ad esordio focale possono evolvere in un attacco tonico-clonico generalizzato (chiamato crisi tonico-clonica da focale a bilaterale, in precedenza generalizzazione secondaria), che causa perdita di coscienza. La generalizzazione secondaria si presenta quando una crisi parziale si diffonde e attiva l’intera corteccia cerebrale, bilateralmente.

L’attivazione può avvenire così rapidamente da far sì che l’iniziale crisi parziale non sia clinicamente evidente, oppure sia molto breve. Le convulsioni sono di solito classificate come crisi ad insorgenza sconosciuta quando mancano informazioni sull’esordio. Se i medici acquisiscono maggiori informazioni sulle convulsioni, questi attacchi possono essere riclassificati come esordio focale o esordio generalizzato.

Le convulsioni di origine sconosciuta possono essere motorie o non motorie. Le convulsioni motorie di esordio sconosciuto possono essere ulteriormente classificate come

Tonico-cloniche Spasmi epilettici

I sequestri non motori di esordio sconosciuto possono essere ulteriormente classificati come Le convulsioni tonico-cloniche con un inizio oscuro sono spesso classificate come crisi ad esordio sconosciuto. Le epilessie che vengono successivamente identificate come spasmi epilettici o convulsioni da blocco del comportamento possono inizialmente essere classificate come crisi ad esordio sconosciuto.

1. Fisher RS, Cross JH, D’Souza C, et al : Instruction manual for the ILAE 2017 operational classification of seizure types. Epilepsia 58 (4):531–542, 2017. doi: 10.1111/epi.13671

Quali malattie si vedono con la risonanza magnetica alla testa?

Procedura sicura e del tutto innocua, la risonanza magnetica all’encefalo è indicata per l’individuazione e l’approfondimento di condizioni come: l’ictus e le sue conseguenze, la sclerosi multipla, i tumori al cervello, l’aneurisma cerebrale, l’idrocefalo, le cisti cerebrali, le encefaliti, le emorragie cerebrali, gli

Quali malattie si vedono con la risonanza magnetica?

A Cosa Serve la Risonanza Magnetica? – La risonanza magnetica presenta un’ampia variabilità di applicazioni; essendo in grado di produrre immagini chiare e dettagliate sia dei tessuti molli sia dei tessuti duri, infatti, essa permette ai medici di valutare lo stato di salute di:

Apparato muscolo- scheletrico, La risonanza magnetica mostra eventuali danni alle articolazioni, fratture ossea o cartilaginee, ernie discali e altre patologie dei dischi intervertebrali, alterazioni della muscolatura ecc. Sistema nervoso, La risonanza magnetica consente la diagnosi di patologie neurologiche come l’ ictus, i tumori cerebrali, i tumori del midollo spinale, il morbo di Alzheimer e l’ epilessia, Apparato gastro-intestinale, La risonanza magnetica è capace di rilevare neoplasie, come il tumore allo stomaco, il tumore all’ intestino o il tumore al pancreas, e le cosiddette malattie infiammatorie dell’intestino (es: il morbo di Crohn ). Sistema cardio -circolatorio e apparato respiratorio, La risonanza magnetica è un ottimo strumento di valutazione della vascolarizzazione di organi e tessuti e della circolazione sanguigna lungo il sistema artero-venoso; inoltre, è in grado di mostrare cuore, albero bronchiale e polmoni, e i rilevarne eventuali patologie (es: valvulopatie, tumori polmonari ecc.).

Quando fare una risonanza magnetica all encefalo?

Può essere utilizzata in caso di cefalee, deficit neurologici a insorgenza improvvisa, demenze, tumori primitivi o metastasi, patologie demielinizzanti come la sclerosi multipla o patologie infettive tipo encefalite o meningite.

Cosa non fare prima di una risonanza alla testa?

Risonanza magnetica – Informazioni pratiche Come prepararsi alla risonanza magnetica? La è un esame radiologico che utilizza campi magnetici e onde a radiofrequenza per acquisire immagini di parti del corpo. Può essere accompagnata dall’iniezione in vena del, mezzo di contrasto che permette di evidenziare eventuali lesioni attive nel sistema nervoso centrale.

L’esame può durare da 30 minuti a un’ora circa, a seconda della zona interessata, del macchinario, delle procedure previste dal centro.E’ consigliabile indossare indumenti comodi, camicia o maglietta con maniche larghe, che si possano alzare facilmente in caso debba essere fatta un’iniezione con il mezzo di contrasto. Non è necessario andare accompagnati. Via tutti gli oggetti metallici

Prima di fare l’esame occorre togliere gioielli, reggiseno, piercing, fermagli per capelli, cinture, occhiali, orologio, apparecchi per l’udito, protesi dentarie mobili, cinti sanitari, busti.Inoltre, non si possono portare nel macchinario cellulari, carte di credito o altre tessere magnetiche.

Si consiglia di indossare indumenti senza bottoni automatici, chiusure lampo o altre parti metalliche. Perché vanno tolti? Tutto ciò che è metallico e ferromagnetico non può entrare nella risonanza magnetica perché si può riscaldare, si può dislocare, cioè può spostarsi perché attratto dal magnete dell’apparecchiatura, oppure può interferire con l’acquisizione delle immagini impedendo alle onde a radiofrequenza di penetrare nell’area del corpo da esaminare.

In alcuni centri viene fatto indossare un camice al posto dei vestiti per cautela e per evitare che la persona entri nel macchinario con indumenti che contengono comunque metallo (per esempio con ganci o chiusure metalliche che la persona si dimentica di avere).

Trucco e tatuaggi E’ possibile che venga richiesto anche di rimuovere i cosmetici dal viso e dagli occhi, perché alcuni trucchi potrebbero contenere metallo. La presenza di tatuaggi estesi può essere valutata dal medico, per la possibile presenza di sostanze metalliche. Per esempio tatuaggi vecchi possono rischiare il riscaldamento e l’ustione perché andavano nel profondo del derma e venivano fatti con sostanze che contenevano particelle metalliche in genere ferrose.

Rumore e sensazione di chiusura Occorre sapere che l’esame è rumoroso, e il macchinario può dare un senso di claustrofobia. Per ridurre il rumore l’operatore fornisce le cuffie, e si possono mettere in atto alcuni accorgimenti come valutare con il medico il ricorso a blandi tranquillanti se si soffre di claustrofobia.

Esiste la possibilità di fare la, Posso mangiare prima di fare l’esame? Devo fare qualche preparazione particolare? Devo smettere di prendere i farmaci che sto prendendo? Dopo l’esame, devo bere acqua? Posso fare sport? Queste domande e altre simili possono essere fatte al personale di accettazione dell’ospedale quando si prenota l’esame.

Il foglio informativo che viene consegnato prima di fare l’esame è altrettanto importante per sapere come meglio prepararsi. Le indicazioni variano da centro a centro, in base alle procedure, al macchinario, e alla pratica operativa di ciascun centro.

Pace maker o defibrillatore interno. In questo caso bisogna sentire il parere del cardiologo che valuterà le caratteristiche del pace maker e quelle del macchinario dove si va a fare la risonanza magnetica. Perché? Il macchinario della risonanza magnetica può interferire con il pace maker o il defibrillatore interno e può bloccarne il funzionamento. Esistono pace maker compatibili che funzionano anche in risonanza magnetica, ma il parere deve essere dato dal cardiologo. Protesi oculari magnetiche Perché? Ciò che è metallico o ferromagnetico non può entrare nella risonanza magnetica perché si può riscaldare, si può dislocare, oppure può interferire con l’acquisizione delle immagini. Stimolanti di crescita ossea (dispositivi che stimolano l’accrescimento del tessuto osseo o la calcificazione) Perché? Possono interferire con l’acquisizione delle immagini

Esistono altre condizioni (per esempio presenza di clips vascolari o schegge in materiale ferromagnetico) in cui la risonanza magnetica non viene fatta. Prima dell’esame viene richiesto di compilare un foglio con domande sulle condizioni che non permettono di fare la risonanza magnetica, e quelle per cui è necessario avere il parare del medico, o del radiologo.

Tutte queste domande vengono comunque ripetute dall’operatore prima dell’esame. E’ importante leggere il foglio informativo che viene consegnato prima di fare l’esame, e chiedere le cose non chiare o i dubbi che si hanno al neurologo e all’operatore al momento della prenotazione o dell’esame. Si può fare in gravidanza? E’ prudente non far fare la risonanza magnetica alle donne in gravidanza, in particolare nel primo trimestre di gravidanza, anche se non è stata comprovata la sensibilità dell’embrione ai campi magnetici e di radiofrequenza utilizzati per queste indagini.

In genere è quindi preferibile non fare la risonanza magnetica a donne incinta soprattutto nei primi mesi, a meno che ci siano situazioni di pericolo per la vita della madre (per esempio se è necessaria la risonanza magnetica per fare una con malattie gravi, come tumore o encefalite).

Se si soffre di claustrofobia Se si è portatori di:

protesi auricolari o nell’orecchio interno valvole cardiache, cateteri cardiaci protesi cardio-vascolari protesi ortopediche neurostimolatori pompe per infusione di farmaci protesi dentarie fisse o mobili

Se si è stati vittime di incidenti stradali o di caccia per cui nel corpo potrebbero essere presenti schegge metalliche Se si lavora o si è lavorato come fabbro, tornitore, carrozziere.per cui nel corpo potrebbero essere presenti schegge metalliche Se si è in gravidanza, o si allatta al seno Se si ha un dispositivo intrauterino (spirale) – le donne che hanno dispositivi intrauterini dopo aver effettuate l’esame di risonanza magnetica dovrebbero fare una visita di controllo ginecologica per verificare il posizionamento del dispositivo, che potrebbe spostarsi per effetto del campo magnetico del macchinario.

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Queste sono alcune condizioni per cui viene richiesto al medico di valutare l’opportunità di fare l’esame, in base al rischio di surriscaldamento o spostamento dell’oggetto, o a quanto può interferire con l’esame di risonanza magnetica. Anche queste indicazioni possono variare parzialmente da centro a centro, è quindi importante leggere il foglio informativo e fare tutte le domande che si ritengono necessarie al medico e all’operatore presente al momento dell’esame.

Cosa succede se non si può fare la risonanza magnetica? In caso l’esame di risonanza magnetica sia considerato salvavita per la persona, il medico valuterà come procedere. Si possono considerare esami alternativi, come la tomografia assiale computerizzata, se utili per ciò che si vuole andare a vedere e valutare.

Oppure, dove le indicazioni lo permettono, per esempio se c’è una protesi metallica o ferromagnetica a distanza dall’area di interesse (la persona ha una protesi al ginocchio e deve fare la risonanza magnetica all’encefalo) si può fare la risonanza magnetica avvisando che può esserci qualcosa che si scalda o si muove, dicendo alla persona di suonare il campanello presente nel macchinario per avvisare l’operatore.

  1. Le possibili alternative vengono in ogni caso valutate dal medico per decidere come procedere.
  2. Quando non si può fare il mezzo di contrasto L’esame di risonanza magnetica con mezzo di contrasto è controindicato per chi ha avuto manifestazioni allergiche gravi dopo precedenti somministrazioni di mezzo di contrasto – per esempio shock anafilattico, asma grave, edema della glottide – oppure per chi ha malattie allergiche acute in atto – per esempio asma, orticaria generalizzata, angioedema.

In questi casi, il neurologo valuterà come procedere e potrà proporre alla persona altre metodologie di indagine. Se una persona ha avuto manifestazioni allergiche lievi o moderate dopo una precedente somministrazione di mezzo di contrasto, oppure se ha in atto reazioni allergiche come l’orticaria, o una rinite allergica non controllata da antistaminici o steroidi in spray nasali, è considerata a rischio per il mezzo di contrasto.

  • Dovrà quindi, se è necessario fare l’esame con mezzo di contrasto, assumere dei farmaci prima dell’esame, che riducano il rischio di reazione allergica.
  • Anche in questo caso il neurologo deciderà se proporre altre metodologie di indagine.
  • Se la persona non ha mai avuto allergie, oppure ha avuto precedenti reazioni allergiche a farmaci, ma NON dopo la somministrazione precedente di mezzo di contrasto, può fare la risonanza con mezzo di contrasto, perché non c’è controindicazione all’effettuazione dell’esame.

Le procedure messe in atto per valutare e garantire la sicurezza della persona e la buona riuscita dell’esame possono variare parzialmente da centro a centro, per questo è importante leggere il foglio informativo e fare al medico tutte le domande che si ritengono necessarie.

Qual è la differenza tra la risonanza magnetica e la TAC?

Vantaggi e Svantaggi – In questo capitolo, l’articolo riporta un confronto tra i vantaggi e gli svantaggi di TAC e risonanza magnetica:

Grazie alla creazione di immagini dettagliate e tridimensionali, sia la TAC che la risonanza magnetica permettono di studiare in modo approfondito lo stato di salute degli organi interni del corpo umano ; tuttavia, la TAC è più precisa nell’individuare tumori, metastasi, patologie vascolari, infiammazioni ed esiti di traumi, mentre la risonanza magnetica è più adatta alla ricerca e alla valutazione dei disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico. La TAC è più veloce della risonanza magnetica; ciò comporta che il paziente debba restare immobile (*), all’interno dell’apparecchio diagnostico, per un lasso di tempo inferiore; inoltre, la rende particolarmente adatta in situazioni di emergenza, quando occorre conoscere velocemente lo stato di salute di una persona sofferente. Quando sono in funzione, gli apparecchi per la TAC e la risonanza magnetica emettono un rumore caratteristico; l’apparecchio per la TAC, tuttavia, è meno rumoroso e fastidioso di quello per la risonanza magnetica. Diversamente dalla TAC, la risonanza magnetica non espone il paziente a radiazioni ionizzanti nocive per la salute; questo fa sì che sia eseguibile nelle donne in gravidanza dal primo trimestre in poi e nei giovani. Diversamente dalla risonanza magnetica, la TAC è eseguibile sui pazienti portatori, all’interno del corpo, di dispositivi o frammenti metallici.

(*)N.B:l’esecuzione di una TAC o una risonanza magnetica impone al paziente di assumere una posizione e restare immobile fino al termine della procedura; il mancato rispetto di tale istruzione compromette il buon esito delle procedure, le quali pertanto dovranno essere ripetute.

Qual è la differenza tra la TAC e la risonanza magnetica?

La prima utilizza le radiazioni ionizzanti (raggi X), la seconda, invece, sfrutta un campo magnetico. Oltre al differente principio di funzionamento cosa cambia e quali sono le principali applicazioni? Ci risponde la Coordinatrice Tecnica di Radiologia.

Cosa si vede da una TAC alla testa?

Quando serve la TAC alla Testa? – La TAC alla testa è un valido supporto all’individuazione di:

Neoplasie benigne o maligne a carico dell’encefalo; Esiti vascolari, ossei ed encefalici di un importante trauma alla testa (in termini pratici, emorragie, fratture ossee e lesioni a un comparto dell’encefalo); Patologie e disturbi del sistema vascolare encefalico, con particolare attenzione a problematiche come ictus, aneurismi ed emorragie ; Idrocefalo e altri disturbi del sistema ventricolare cerebrale; Encefaliti ed encefalopatie ; Malformazioni congenite di una o più ossa del cranio ; Malformazioni congenite del sistema vascolare encefalico ; Cause di ricorrenti mal di testa, vertigini e/o variazioni del comportamento, che non hanno trovato spiegazione con nessun altro esame diagnostico meno invasivo.

La TAC alla testa, inoltre, è una procedura che può servire da:

Guida nella pianificazione della radioterapia per un tumore a carico di uno dei distretti encefalici ( tumore al cervello, tumore al cervelletto ecc.); Guida nelle biopsie al cervello o al cervelletto; Guida nella pianificazione degli interventi chirurgici di ricostruzione del viso, successivi a un grave trauma cranico con interessamento facciale; Strumento di studio della circolazione sanguigna all’interno del sistema vascolare encefalico, in un paziente con un aneurisma o una malformazione artero-venosa. In tali frangenti, la TAC alla testa diviene una variante di angioTAC,

Come deve essere un elettroencefalogramma normale?

Risulta da oscillazioni di frequenza comprese tra 8 e 12 cicli per secondo, con voltaggio di circa 50 microvolts e di aspetto sinusoidale, per lo più radunati in fusi. Quando un soggetto è sottoposto ad un’attività cerebrale maggiore, si registra la presenza del ritmo beta.

Cosa si vede con la risonanza magnetica encefalo e tronco encefalico?

A cosa serve la risonanza magnetica del cervello e del tronco encefalico? Questa procedura consente di verificare le condizioni del cervello, del cervelletto e del tronco encefalico, ma anche di ipofisi, ventricoli cerebrali e nervi acustici e di individuare la presenza di disturbi o di anomalie a loro carico.

Cosa vuol dire elettroencefalogramma alterato?

Registrazione dei potenziali elettrici cerebrali effettuata, a scopo diagnostico, mediante elettrodi di superficie posti a contatto del cuoio capelluto, L’attività elettrica del cervello, prodotta dalla somma d’attività delle singole cellule cerebrali ( neuroni ) tramite un processo di natura fisico-chimica che comporta il passaggio di ioni sodio e potassio attraverso le membrane cellulari, rilevabile sulla superficie del cranio, presenta valori che si aggirano nell’ordine dei microVolt: quindi per essere registrata e analizzata deve essere amplificata un milione di volte.

Il segnale elettrico raccolto dagli elettrodi viene inviato tramite un cavo schermato ad una testina di amplificazione (attualmente ne esistono in grado di trasformare immediatamente il segnale analogico in digitale ) e poi inviato all’ elettroencefalografo vero e proprio, il quale trascrive, per mezzo di penne scriventi, su carta che scorre a una velocità costante.

Il tracciato così ottenuto è l’e. vero e proprio, che è costituito da una successione di onde sinusoidali rappresentanti istante per istante la differenza di potenziale (in altre parole la variazione dell’attività elettrica) generata dai neuroni sotto agli elettrodi registranti.

Il tracciato EEG, in particolare, è dato da onde che si caratterizzano per frequenza, ampiezza e morfologia per onda si intende una qualunque transitoria differenza di potenziale registrabile.La frequenza è il numero di onde che si succedono nel tempo di un secondo, che viene misurata in Hertz (Hz).

Le frequenze sono suddivise in bande e precisamente: frequenza beta (oltre 13 Hz), frequenza alfa (tra 8 e 13 Hz), frequenza theta (tra 4 e 8 Hz) e frequenza delta (tra 0,5 e 4 Hz). L’ampiezza dell’attività elettrica cerebrale varia tra 10 e 500 V le registrazioni si effettuano, solitamente, con un’ampiezza di 5 mm = 50 V.nel senso che ad una ampiezza di 50 V corrisponde uno spostamento di 5 mm della penna scrivente.

  1. Ciascun elemento è caratterizzato da una morfologia propria che distingue ad esempio onde aguzze o onde puntute da punte e da onde trifasiche (costituite da 3 componenti).Per attività si intende ogni onda EEG o una qualsiasi sequenza di onde.
  2. L’attività di fondo rappresenta la base su cui appare un quadro normale o patologico dalla quale questo si differenzia.

Le attività, definibili in base alla frequenza, si distinguono in beta, alfa, theta e delta. Le attività prendono il nome di ritmo quando sviluppano periodicità ed ampiezza stabili e forma costante. Sempre sulla base della frequenza, i ritmi sono definibili in beta, alfa, theta, delta, mu (7-11 Hz, a distribuzione centrale,) e sigma (14 Hz, di solito diffuso, che compare in alcuni stadi del sonno ).Con il termine complesso si indica un gruppo di due o più onde, chiaramente distinguibili dall’attività di fondo.

  1. Esempi di complessi sono punta-onda, polipunta-onda e complessi K.
  2. I parossismi sono rappresentati da una serie di onde che appaiono e spariscono improvvisamente, nettamente distinte dall’attività di fondo.La reattività consiste nella modificazione del tracciato in risposta ad stimoli (apertura degli occhi, stimolazione luminosa, rumori, stimoli tattili, ecc.).Il tracciato EEG normale è condizionato da numerosi fattori, quali l’età, l’ attenzione, l’eventuale assunzione di farmaci attivi sul SNC,

Nell’EEG del soggetto normale adulto, a riposo psicosensoriale, non è presente attività di tipo delta e theta (che compare invece nel sonno in quantità direttamente proporzionale alla profondità dello stesso), mentre sono presenti ritmi alfa e beta. L’e.

  • Normale nell’adulto presenta in condizioni di veglia un ritmo stabile e regolare (ritmo alfa) con determinate caratteristiche di ampiezza (cioè di voltaggio), di durata, di frequenza e di forma.
  • Questo ritmo alfa scompare nel sonno e, oltre ad essere alterato in alcune condizioni patologiche, subisce delle modificazioni dopo una respirazione più frequente e più profonda ( iperpnea ).

L’iperpnea insieme alla stimolazione luminosa intermittente il sonno e la privazione di sonno è utilizzata come prova di attivazione atta a facilitare l’insorgenza di alterazioni EEG assenti nel tracciato a riposo.Un EEG può essere alterato per la presenza di una depressione dell’attività elettrica cerebrale, per la comparsa di un’eccessiva quantità di attività lente focali o diffuse e di attività di tipo epilettico.

Se si eccettua quest’ultimo caso, le alterazioni EEG sono quasi sempre aspecifiche e devono pertanto essere correlate ai dati clinici.Dato che non tutti i potenziali derivati a livello della superficie della corteccia cerebrale sono registrabili dalla teca cranica per l’attenuazione del voltaggio da parte delle meningi, del liquor e della struttura ossea.

Ne consegue che aree relativamente vaste della corteccia devono essere interessate perché una scarica possa essere registrata con l’EEG. L’EEG, presenta pertanto dei limiti dal momento che le sue alterazioni sono raramente specifiche, nel senso che differenti sedi e tipi di lesione possono dare quadri EEG simili.

Inoltre, non sempre lesioni circoscritte, specie se a localizzazione profonda, sono in grado di determinare una modificazione dell’attività elettrica registrata alla teca. Tuttavia, l’EEG è l’unica tecnica che permette un monitoraggio nel tempo della funzione cerebrale e può evidenziare anomalie anche in assenza di lesioni strutturali documentabili.

L’utilità dell’EEG deriva soprattutto dal fatto che rimane l’ esame d’elezione per ottenere informazioni sullo stato funzionale del nostro cervello, essendo in primo luogo indispensabile nello studio delle epilessie, negli stati di alterazione della coscienza e nel coma,Complessivamente l’EEG, largamente impiegato perché non invasivo, risulta caratterizzato da un discreto grado di sensibilità, ma da una bassa specificità.Pur con questi limiti, se correlato con i dati clinici, risulta utile, oltre che nell’ epilessia, negli stati confusionali, nel coma e nei disturbi del sonno, fornisce informazioni sul piano diagnostico in pazienti affetti da encefaliti, encefalopatie, demenze e consente di documentare l’interessamento del SNC in corso di malattie sistemiche metaboliche o infettive.È un esame del tutto innocuo, per nulla doloroso né fastidioso.

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