Lansoprazolo A Cosa Serve? - HoyHistoriaGT Hoy en la Historia de Guatemala

Lansoprazolo A Cosa Serve?

Quando si deve prendere il lansoprazolo?

A cosa serve il Lansoprazolo? – Il Lansoprazolo può essere consigliato dal medico in presenza di reflusso gastroesofageo per minimizzarne i sintomi, consentire all’esofago di guarire e prevenire altri danni. Può anche venire consigliato per curare le ulcere, per prevenirne la ricomparsa, ridurre il pericolo di insorgenza di gastriti e/o ulcere in chi è in cura con Fans e in chi è positivo all’ Helicobacter pylori,

Perché si prende il lansoprazolo?

Effetti indesiderati – Effetti collaterali – La terapia con LANSOPRAZOLO EG ® si è dimostrata abbastanza sicura e ben tollerata, con effetti collaterali comuni quali nausea, diarrea, mal di stomaco, flatulenza e dispepsia, eczema, orticara, prurito, astenia, cefalea, sonnolenza e vertigini.

Quando non assumere lansoprazolo?

ControindicazioniQuando non dev’essere usato Lansoprazolo – Farmaco Generico. se è allergico (ipersensibile) al Lansoprazolo Mylan o ad uno qualsiasi degli eccipienti di questo medicinale (elencati al paragrafo 6.1). se sta assumendo un farmaco antivirale chiamato atazanavir (usato nel trattamento dell’HIV).

Quando si deve prendere la protezione per lo stomaco?

Quando si deve assumare il pantoprazolo? – Non ci sono limitazioni circa il momento più giusto per l’assunzione di questo gastroprotettore, Diciamo, comunque, che è preferibile prenderlo 30 minuti prima del pasto. La compressa deve essere ingoiata intera, non va nè schiacciata nè masticata.

L’assorbimento, e quindi l’attività, del pantoprazolo non è influenzato se preso insieme a farmaci antiacidi. La quantità di inibitore di pompa protonica somministrata che raggiunge la circolazione sistemica senza subire alcuna modificazione chimica e la velocità con cui il farmaco è reso disponibile nella circolazione sistemica si definisce biodisponibilità.

Quella relativa al pantoprazolo è del 77% quando viene assunto oralmente.

Che differenza c’è tra omeprazolo e lansoprazolo?

Alimentazione e salute. Le risposte scientifiche a domande frequenti – Sei già registrato? ACCEDI Non esistono differenze sostanziali tra le diverse molecole ( omeprazolo, esomeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo ) sia in termini di efficacia sia di possibili effetti collaterali.

  • Sono farmaci molto ben tollerati, anche se negli ultimi anni il loro profilo di sicurezza è stato messo in discussione da studi epidemiologici che collegano l’ uso cronico degli inibitori di pompa protonica a reazioni avverse significative,
  • Per la maggior parte di queste, esiste una spiegazione biologicamente plausibile, che rimanda a delle modificazioni dell’ assorbimento di vitamine e dei micronutrienti e alla riduzione dell’ effetto protettivo antibatterico, dovuti alla soppressione dell’acidità gastrica.

L’osservazione che un fenomeno sia associato a un elemento, come in questo caso gli inibitori di pompa protonica, non permette di stabilire un nesso di causa ed effetto, A riprova di ciò, l’ipotesi avanzata in uno studio di un possibile ruolo di questi farmaci nel rischio di ammalarsi di demenza, è stata successivamente smentita da almeno quattro studi.

La possibilità inoltre che assumere gli inibitori di pompa protonica aumenti il rischio di morte si basa su un unico studio americano che ha analizzato i dati amministrativi delle cartelle degli ospedali per i veterani di guerra riguardanti solo soggetti maschi bianchi, anziani e ricoverati, di cui non si hanno notizie sulle cause di morte,

Con queste limitazioni, appare quindi azzardato e scorretto (per stessa ammissione degli autori) estendere alla popolazione generale le osservazioni dello studio. Gli inibitori di pompa protonica sono farmaci efficaci e ben tollerati e le osservazioni sull’associazione con effetti avversi seri si basano su studi la cui qualità dei dati è piuttosto debole, sebbene la copertura mediatica sia stata ampia e abbia creato eccessivi allarmismi,

Quante volte al giorno si prende il lansoprazolo?

Le dosi usuali di LANSOPRAZOLO PENSA per gli adulti sono riportate sotto. Il medico prescriverà qualche volta una dose diversa e le dirà per quanto tempo dovrà durare il trattamento. Trattamento di bruciore alla bocca dello stomaco e rigurgito acido: una capsula da 15 mg o 30 mg ogni giorno per 4 settimane.

Quando prendere lansoprazolo mattina o sera?

Gastrite: curala senza farmaci

Può ottenere migliori risultati se prende LANSOPRAZOLO DOC per prima cosa al mattino. Se prende LANSOPRAZOLO DOC due volte al giorno, deve prendere la prima dose al mattino e la seconda dose la sera.

Quando mangiare dopo lansoprazolo?

5. Interazione tra farmaci per reflusso gastroesofageo (GERD) e ulcere con alcuni cibi o bevande –

Inibitori della pompa protonica (rabeprazolo,dexlansoprazolo, esomeprazolo, lansoprazolo, omeprazolo, pantoprazolo).

Dexlansoprazolo e pantoprazolo possono essere assunti a stomaco pieno o vuoto. Esomeprazolo deve essere assunto almeno un’ora prima del pasto. Lansoprazolo e omeprazolo dovrebbero essere assunti prima dei pasti.6. Interazione tra farmaci per Ipotiroidismo e alcuni cibi o bevande

Farmaci della tiroide (levotiroxina) Informa il medico se sei allergico a qualche alimento.

La levotiroxina è da assumere a stomaco vuoto, almeno mezz’ora o un’ora prima di assumere qualsiasi cibo. Avvisare lo specialista che ti segue gli alimenti a base di soia noci e fibra alimentare; potrebbe essere necessario modificare la dose del farmaco.

Cosa prendere al posto di lansoprazolo?

Esistono farmaci alternativi agli inibitori di pompa protonica? – In alternativa agli IPP, possono essere utilizzati:

  • Sodio alginato (es. Gaviscon®), Magnesio Idrossido + algeldrato (es. Maalox®) da assumere al bisogno;
  • Antagonisti dei recettori H2 dell’istamina, come la ranitidina, in caso di bisogno continuativo. Questa è un’altra classe di gastroprotettori raccomandata in caso di comparsa di effetti collaterali gravi legati agli inibitori di pompa protonica.

Inoltre, per prevenire i sintomi si possono adottare alcuni cambiamenti nello di stile di vita, osservando piccoli accorgimenti come ad esempio:

  • limitare cibi grassi, caffè, alcool, cibi piccanti, pomodoro, agrumi, bevande gassate, menta
  • smettere di fumare
  • tenere sotto controllo il peso corporeo
  • effettuare pasti regolari e non andare a dormire subito dopo mangiato
  • dormire con la testa sollevata
  • non indossare indumenti stretti

Cosa succede se si prende sempre il gastroprotettore?

Sicurezza a lungo termine dei gastroprotettori (lansoprazolo, omeprazolo, rabeprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo)

Carenza di vitamina B12 Carenza di ferro Carenza di calcio e rischio di osteoporosi Rischio di infezioni Polipi del fondo gastrico (dello stomaco)

I gastroprotettori cosiddetti inibitori della pompa protonica (=PPI) sono in assoluto tra i farmaci più prescritti in Italia, con una spesa SSN territoriale di 849 milioni circa di euro (rapporto Osmed 2008) e nel mondo (con una spesa complessiva stimata relativamente al 2006 di 24 miliardi di dollari). Sebbene questi farmaci siano in generale considerati sicuri e ne sia stato approvato l’utilizzo a lungo termine, sono stati sollevati alcuni dubbi sulla loro sicurezza quando vengono utilizzati per lunghi periodi di tempo. Negli ultimi anni, potenziali eventi avversi come un aumentato rischio di infezioni respiratorie, infezioni da Clostridium difficile, e più recentemente fratture, sono stati identificati come associati all’uso a lungo termine dei PPI. Il rischio di sovrautilizzo e/o di utilizzo inappropriato rappresenta una criticità importante per questi farmaci. In effetti, sono molti gli studi che hanno evidenziato un utilizzo eccessivo di questi farmaci sia in pazienti ricoverati che a livello territoriale. E’ stato dimostrato che il 50-60% circa delle prescrizioni in pazienti ospedalizzati non è appropriato. Effetti indesiderati dei PPI I PPI generalmente causano pochi effetti indesiderati (i più comuni sono mal di testa, nausea, dolori addominali, costipazione, flatulenza e diarrea), in genere di lieve entità, autolimitanti e non correlati al dosaggio o all’età. Tuttavia, recentemente, si è cominciato a porre maggior attenzione ai rischi connessi all’utilizzo a lungo termine di questi farmaci e sono numerosi gli studi in cui sono stati analizzati i possibili rischi connessi all’utilizzo prolungato dei PPI. Carenza di Vitamina B12 La vitamina B12 normalmente è ingerita sotto forma di complesso proteico; l’acidità gastrica condiziona la liberazione della vitamina permettendo il legame con la proteina R. Nel duodeno il complesso viene scisso dagli enzimi pancreatici e la vitamina libera si lega al fattore intrinseco e viene poi assorbita nell’intestino tenue. Le evidenze attualmente disponibili sull’associazione tra utilizzo di PPI e carenza di vitamina B12 derivano pressoché totalmente da case reports e studi non randomizzati retrospettivi di piccole dimensioni. Si tratta peraltro di dati non univoci e, dove l’uso a lungo termine di PPI si è associato a una carenza della vitamina, questa è stata di modesta entità e non si è associata a manifestazioni cliniche. In attesa che studi randomizzati di grandi dimensioni dimostrino con certezza che l’assunzione a lungo termine dei PPI si associa ad una riduzione dei livelli di vitamina B12 clinicamente significativa, il monitoraggio dei livelli della vitamina non è raccomandato. Carenza di Ferro Il ferro è presente nella dieta in forma eme e non eme. L’assorbimento del ferro non eme aumenta notevolmente con l’acidità gastrica. Molti studi hanno evidenziato che una diminuita secrezione acida gastrica, specialmente se prolungata, può determinare un malassorbimento di ferro clinicamente significativo. Un ridotto assorbimento della forma non eme è stato riportato nei pazienti con acloridria e in diverse condizioni associate a iposecrezione acida (es. resezione gastrica, gastrite atrofica, secondaria a vagotomia). In uno studio condotto su 109 pazienti con sindrome di Zollinger-Ellison trattati continuativamente per 6 anni con omeprazolo o per 10 anni con altri inibitori della secrezione acida gastrica, non è comparsa alcuna riduzione delle riserve di ferro endogene o carenza di ferro. Di conseguenza, la carenza di ferro secondaria sembra essere più un rischio teorico e il monitoraggio dei livelli di ferro non è necessario. Tuttavia, va sottolineato che la sindrome di Zollinger-Ellison è una condizione rara e questi risultati non possono essere trasferiti a tutti gli utilizzatori di PPI. Sono necessari ulteriori studi sulla sicurezza a lungo termine dei PPI per indicazioni più comuni, come la malattia da reflusso gastroesofageo. Carenza di calcio e rischio di osteoporosi La solubilità del calcio è importante per l’assorbimento e l’ambiente acido del tratto gastrointestinale facilita il rilascio di calcio ionizzato dai sali insolubili. Una significativa ipocloridria potrebbe teoricamente causare un malassorbimento di calcio, soprattutto negli anziani. Studi condotti nell’animale e nell’uomo hanno evidenziato che la terapia con PPI potrebbe ridurre l’assorbimento di calcio e la densità ossea. D’altra parte i PPI potrebbero ridurre il riassorbimento osseo per inibizione enzimatica. Sono diversi gli studi che hanno valutato i risultati di questi effetti contrastanti. In uno studio randomizzato, controllato, in doppio cieco, crossover, condotto in donne con più di 65 anni, una settimana di terapia con 20 mg/die di omeprazolo ha ridotto in modo significativo l’assorbimento di calcio. In un altro studio caso-controllo, di grandi dimensioni, condotto in Danimarca, la terapia con PPI nell’anno precedente è stata associata ad un aumentato rischio di fratture (OR per frattura d’anca 1,45) rispetto agli H2-antagonisti (OR 0,69). Anche in un altro studio – caso controllo – ben disegnato si è evidenziato un aumentato rischio di fratture d’anca nei pazienti trattati con PPI per più di 1 anno (OR aggiustata 1,44), soprattutto dove la posologia prescritta prevedeva più di una somministrazione giornaliera. Il rischio era significativamente aumentato nei pazienti trattati a lungo termine con dosaggi elevati (OR aggiustata 2,65; P<0,001). Non ci sono evidenze sufficienti per raccomandare il monitoraggio di tutti i pazienti in terapia a lungo termine, perché gli studi a supporto dell'associazione tra terapia con PPI e mancanza di calcio hanno il limite di essere retrospettivi, e l'unico studio prospettico è durato 1 settimana. Sulla base delle evidenze attualmente disponibili, non può essere raccomandato il monitoraggio dei pazienti in terapia a lungo termine con PPI per valutare se è presente osteoporosi. Rischio di infezioni L'acidità gastrica costituisce una importante difesa nei confronti dei patogeni ingeriti e l'aumento del pH gastrico oltre i valori normali sembra favorire la colonizzazione del tratto gastrointestinale superiore, normalmente sterile. I PPI e gli anti-H2 aumentano il pH gastrico e sembrano avere, inoltre, un'influenza sui leucociti. Questi fattori sembrano contribuire all'aumento segnalato del rischio di infezioni del tratto respiratorio ed enterico, inclusa la diarrea da Clostridium difficile, nei pazienti trattati con questi farmaci. Infezioni da Clostridium difficile Recenti studi suggeriscono che sia l'incidenza che la gravità delle diarree da C. difficile nei pazienti ospedalizzati sono in aumento. L'ipotesi che la diminuzione dell'acidità potrebbe essere rilevante per l'acquisizione dell'infezione è biologicamente plausibile, perchè, sebbene le spore siano piuttosto resistenti all'acidità, le forme vegetative sono molto sensibili. D'altra parte, poiché si ritiene che la modalità principale di trasmissione di C. difficile coinvolga le spore, che sono acido resistenti, la plausibilità biologica di un aumento del rischio di diarrea da C. difficile associato alla terapia con inibitori della secrezione acida gastrica è stata messa in discussione. Nelle cavie è stato dimostrato che il 75% delle spore ingerite si trasforma nello stato vegetativo entro 1 ora dall'ingestione, quando hanno già raggiunto l'intestino tenue. È possibile che nell'uomo, se il passaggio di C. difficile alla forma vegetativa avviene mentre le spore sono ancora nello stomaco, la sopravvivenza sia favorita da un elevato pH gastrico. Sono possibili anche altri meccanismi, alcuni mediati dall'effetto diretto della gastrina sulla mucosa, altri sulla funzione immunitaria. I primi studi hanno dimostrato una scarsa correlazione tra le infezioni da C. difficile e l'inibizione della secrezione acida gastrica. In uno studio retrospettivo (126 pazienti) è risultata un'associazione unicamente con l'utilizzo di antibiotici (P=0,0004), nutrizione enterale (P<0,0005) e ipoalbuminemia (P=0,01). Analogamente, in un altro studio è risultata una OR di 0,92 di infezione da C. difficile nei pazienti trattati con PPI. Studi recenti hanno suggerito un'associazione tra C. difficile e terapia con PPI. L'ipocloridria, più comune negli anziani, può contribuire all'elevata incidenza di C. difficile in questo tipo di pazienti. Inoltre, il fatto di bypassare la barriera acida gastrica è compatibile con il riscontro che la nutrizione enterale postpilorica si associa a diarrea da C. difficile con una OR di 11,4 (95% IC 1,3-103,7), mentre la nutrizione prepilorica con una OR di 3,5 (95% IC 0,19-66,5). In uno studio caso-controllo di grandi dimensioni, l'OR aggiustata per la diarrea da C. difficile è stata di 2,9 durante il trattamento con PPI e una recente revisione sistematica ha concluso che la terapia antisecretiva si associa ad un aumento del rischio di infezione (OR cumulativa 1,94; 95% IC 1,37-2,75; OR per PPI: 1,96, 95% IC 1,28-3,00 e OR per gli anti-H2 1,40, 95% IC 0,85-2,29). Altre infezioni enteriche L'attività battericida della barriera gastrica sembra dipendere principalmente dal basso pH. Si è suggerito che una prolungata ipocloridria secondaria ad inibizione dell'acidità gastrica rappresenti un fattore di rischio per infezioni gastrointestinali gravi. Dati recenti relativi alla popolazione pediatrica hanno indicato un aumento del rischio di gastroenterite acuta (OR 3,58; 95% IC 1,87-6,86) e polmonite (OR 6,39; 95% IC 1,38-29,70) con l'utilizzo di farmaci che inibiscono la secrezione acida gastrica. Una revisione sistematica ha evidenziato un aumento del rischio di enteriti nei pazienti trattati con inibitori della secrezione acida (OR 2,55, 95% IC 1,53-4,26). Il rischio era maggiore con i PPI, rispetto agli anti-H2. Polmonite Nelle unità di terapia intensiva si ricorre spesso alla soppressione della secrezione acida gastrica con antagonisti H2 e PPI come profilassi delle ulcere da stress. Ci si è sempre preoccupati che questo potesse comportare un aumentato rischio d'infezioni del tratto respiratorio, come la polmonite, soprattutto nei pazienti con ventilazione assistita. Vari studi hanno confermato l'associazione tra soppressione acida e polmonite, specialmente in pazienti critici. La profilassi delle ulcere da stress è stata recentemente messa in discussione, in quanto i dati disponibili avrebbero evidenziato che l'uso di inibitori della secrezione acida non riduce il rischio di sanguinamento nei pazienti chirurgici ad alto rischio a fronte invece di un aumento del rischio di infezioni polmonari. Alcuni studi hanno evidenziato un aumento del rischio di diversi tipi di infezioni con la terapia a lungo termine con PPI. Tuttavia, i risultati devono essere interpretati con cautela perché si tratta di studi retrospettivi e di piccole dimensioni. Sebbene si sia ipotizzato che la soppressione della secrezione acida gastrica sia responsabile dell'aumentato rischio di infezioni, non va dimenticato che nessun PPI mantiene veramente il pH gastrico > 4 per 24 ore, infatti tutti i PPI in commercio somministrati una volta al giorno mantengono il pH gastrico > 4 per 9-15 ore. Finché non saranno disponibili studi prospettici di grandi dimensioni, il rischio di infezioni di vario genere, in particolare da C. difficile ed altre enteriti, di polmoniti associato all’uso a lungo termine di PPI non può essere stabilito con certezza. Polipi del fondo gastrico I polipi del fondo gastrico sono la forma più comune di poliposi gastrica. Hanno una prevalenza che può arrivare all’1,9% nella popolazione generale e all’84% nei pazienti con poliposi adenomatosa familiare. Sono lesioni benigne; al massimo può essere riscontrato un basso grado di displasia (neoplasia intraepiteliale). Tuttavia, nei soggetti con poliposi adenomatosa familiare, sono stati segnalati casi di polipi del fondo gastrico con displasia grave e che hanno dato origine ad adenocarcinomi gastrici. La potenziale associazione tra poliposi del fondo gastrico e uso dei PPI è da lungo tempo oggetto di dibattito. Nel 1992 sono stati segnalati 3 casi di poliposi del fondo gastrico sviluppatisi dopo 1 anno di terapia con PPI. Successivamente, da uno studio caso-controllo su pazienti con adenopoliposi familiare è risultato che l’uso di PPI si associa ad un aumentato rischio di displasia dei polipi del fondo gastrico. Gli autori hanno concluso che nei pazienti in trattamento con PPI a lungo termine va monitorato di routine l’eventuale sviluppo di polipi mediante gastroscopia. Da un altro studio caso-controllo su 599 pazienti è emerso che i pazienti trattati per lunghi periodi (> 1 anno) con PPI hanno un rischio più alto di sviluppare polipi del fondo gastrico (OR 2,2; 95% IC 1,3-3,8) rispetto ai pazienti che li assumono per brevi periodi (OR 1,0; 95% IC 0,5-1,8). Lo sviluppo di displasia nei polipi del fondo gastrico durante il trattamento con PPI è un’evenienza rara, nonostante il riscontro di polipi sia frequente. Una soppressione consistente dell’acidità gastrica porta a un’ipergastrinemia in quasi tutti i pazienti. Nei ratti, una prolungata ipergastrinemia come risultato di una soppressione dell’acidità gastrica porta a un’iperplasia delle cellule enterocromaffini, da cui può originare un carcinoide gastrico; questo effetto, però non è mai stato documentato in altre specie. Nell’uomo un’iperplasia diffusa, lineare o micronodulare delle cellule enterocromaffini è stata osservata nel 10-30% degli utilizzatori cronici di PPI. Questo riscontro è più frequente nei pazienti H. pylori positivi con un marcato aumento dei livelli di gastrina. Nei pazienti in terapia a lungo termine con PPI, non sono mai stati descritti displasia o carcinoma invasivo e il trattamento per lunghi periodi non costituisce un’indicazione per il monitoraggio di questi pazienti. Più recentemente l’interesse si è spostato sui PPI e i cambiamenti associati alla gastrite piuttosto che sull’ipergastrinemia. Dove la secrezione acida è intatta, l’ H. pylori colonizza prevalentemente l’antro gastrico; la colonizzazione è associata a gastrite prevalentemente antrale. L’infiammazione della mucosa antrale stimola la secrezione di gastrina che mantiene la produzione acida a livelli normali/elevati, mantenendo l’omeostasi. Nei soggetti in cui la produzione acida per qualsiasi causa, incluso l’uso di PPI, è ridotta, l’ H. pylori colonizza anche il corpo gastrico portando ad una gastrite prevalente del corpo dello stomaco. L’infiammazione della mucosa del corpo compromette ulteriormente la secrezione di acido. La compromissione della funzionalità delle cellule parietali che si associa alla gastrite del corpo aumenta l’azione acido-soppressiva dei PPI. Molti studi hanno evidenziato che una soppressione spinta della secrezione acida si può associare ad una crescita eccessiva di batteri diversi dall’ Helicobacter nello stomaco. La crescita batterica è stata associata ad una maggior gravità della gastrite e ad un aumento dei livelli delle citochine. L’importanza clinica di questo dato resta da valutare; in particolare non è noto se la sovracrescita batterica negli utilizzatori di PPI è una conseguenza della gastrite atrofica o è un fattore eziologico favorente. Le conseguenze a lungo termine, in particolare relativamente al rischio di sviluppare cancro gastrico richiedono ulteriori studi, di potenza e durata adeguati. Da un’analisi del database di medicina di base Olandese, che contiene la cartella clinica informatica di oltre 500.000 pazienti, emerge che su 27.328 pazienti con almeno 1 prescrizione di PPI, in 8 anni di follow up 45 hanno sviluppato un cancro gastrico rispetto ai 22 casi su 358.000 soggetti che non hanno usato PPI e sono stati seguiti per almeno 1 anno. La terapia con PPI influenza lo sviluppo e la gravità della gastrite da H. pylori e accelera la perdita delle ghiandole del corpo dello stomaco. Attualmente non ci sono evidenze che suggeriscono che questo aumenti il rischio di cancro gastrico; ci sono comunque dati limitati che una gastrite persistente del corpo gastrico con atrofia sia un fattore di rischio per lo sviluppo di cancro gastrico. L’eradicazione di H. pylori può parzialmente prevenire o far regredire questo effetto senza compromettere il trattamento della malattia da reflusso. Per questa ragione il gruppo di consenso di Maastricht nel 2005 ha indicato di prendere in considerazione l’eradicazione dell’ H. pylori nei pazienti che richiedono una terapia a lungo termine con PPI. Conclusioni I PPI sono farmaci molto efficaci e hanno rivoluzionato l’approccio alla terapia dei disordini legati all’acidità gastrica negli ultimi 2 decenni. L’uso cronico dei PPI sembra avere un elevato margine di sicurezza, ma sono stati sollevati dubbi su possibili rischi legati ad un loro utilizzo a lungo termine. Sebbene parecchi studi abbiano indagato il potenziale effetto della terapia con PPI sull’assorbimento della vitamina B12, non può essere stabilita un’associazione certa e ad oggi il monitoraggio dei livelli di vitamina B12 nei pazienti in terapia a lungo termine con PPI non può essere raccomandato. Nonostante le considerazioni teoriche, ci sono relativamente pochi dati sull’associazione tra carenza di ferro e trattamento con PPI. Non ci sono evidenze che l’uso di PPI nelle normali condizioni cliniche porti a carenza di ferro e il monitoraggio dei livelli di ferro non è raccomandato. Tuttavia, particolare attenzione dovrebbe essere posta alla prescrizione di PPI in pazienti già sideropenici e in questi casi dovrebbe essere considerata una adeguata supplementazione. Gli studi che hanno esaminato gli effetti del trattamento con PPI sull’assorbimento del calcio hanno parecchi limiti, incluso l’utilizzo di metodi indiretti per valutare l’assorbimento del calcio e la presenza di condizioni che possono influenzarne il metabolismo, come l’insufficienza renale. Allo stesso modo, l’associazione tra terapia a lungo termine con PPI e aumentato rischio di fratture è scarsamente documentata. Come tutti gli altri farmaci, anche i PPI dovrebbero essere utilizzati per indicazioni e in dosi appropriate. Pertanto non è possibile al momento raccomandare di interrompere la terapia a causa di potenziali rischi di osteoporosi quando questa è appropriata. Una recente revisione sistematica sui farmaci che inibiscono la secrezione gastrica ha evidenziato un aumentato rischio d’infezioni enteriche, anche da Clostridium difficile, Tuttavia, gli studi sono stati condotti per lo più su pazienti ospedalizzati e una scelta non adeguata dei controlli potrebbe aver contribuito alla discrepanza dei risultati. L’utilizzo di questi farmaci dovrebbe essere sempre valutato con cautela, specialmente nei pazienti ospedalizzati. Per l’aumentato uso dei PPI, l’invecchiamento della popolazione, la preoccupante crescita di patogeni multiresistenti, la ricerca continua in questo settore è fondamentale. Analogamente, l’aumento teorico del rischio di tumore gastrico o del colon associato all’utilizzo a lungo termine di PPI non ha trovato conferma negli studi randomizzati prospettici e sono necessari ulteriori studi per stabilire con certezza se esiste o meno un’associazione. Fino ad allora, non si può ritenere che i PPI si associno ad un incremento del rischio di tumori maligni. Comunque è necessario minimizzare l’utilizzo non necessario e inappropriato di questi farmaci per ridurre i potenziali rischi associati e i costi sanitari. Tradotto ed adattato da :Ali T et al. Long-term safety concerns with Proton Pump Inhibitors. Am J Medicine 2009; 122 :896-903. Informazioni sui Farmaci, Anno 2009, n.5 : Sicurezza a lungo termine dei gastroprotettori (lansoprazolo, omeprazolo, rabeprazolo, pantoprazolo, esomeprazolo)

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Qual è un buon gastroprotettore?

Tipi di gastroprotettori – A seconda della loro funzione, i gastroprotettori si classificano in:

inibitori e neutralizzatori della secrezione acida dello stomac o

inibitori della pompa protonica (IPP) antagonisti dei recettori istaminici H2 antiacidi

protettori della mucosa gastro-duodenale

misoprostolo sucralfato bismuto colloidale sodio alginato

L’utilizzo di questi farmaci è indicato nella terapia dell’ ulcera gastrica e duodenale (associata o meno a infezione da Helicobacter Pylori ), nella terapia della sindrome di Zollinger-Ellison (una forma tumorale maligna dello stomaco associata a grave iperacidità e presenza di ulcere multiple nello stomaco e nel duodeno), nella terapia del reflusso gastro-esofageo e nella prevenzione o cura delle recidive dei sanguinamenti gastro-intestinali (associati all’utilizzo a lungo termine di farmaci antinfiammatori non steroidei, comunemente chiamati FANS ) o a terapia antiaggregante con aspirina a basse dosi.

  1. In ciascuna di queste condizioni possono essere utilizzate associazioni fra gli inibitori e i neutralizzatori della secrezione acida gastrica e i protettori della mucosa.
  2. L’utilizzo di questi farmaci può essere limitato o duraturo nel tempo.
  3. L’indicazione e la durata della terapia deve essere decisa dal medico curante o dallo specialista di riferimento sulla base della valutazione, specialmente nei trattamenti a lungo termine, del beneficio offerto dai farmaci rispetto al rischio di comparsa di eventi avversi.

Negli ultimi anni sono divenuti disponibili alcuni farmaci, cosiddetti “da banco” perché non richiedono la ricetta medica, che contengono uno o più tipi di gastroprotettori. È importante, tuttavia, chiedere un parere al farmacista riguardo il loro uso e la durata del trattamento e, qualora i disturbi non regrediscano entro due settimane è opportuno consultare il medico curante per approfondirne le cause.

gravidanza allattamento al seno bambini al di sotto dei 12 anni di età gravi problemi al cuore, al fegato o ai reni cirrosi epatica

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Inibitori della pompa protonica (IPP) I farmaci appartenenti a questo gruppo condividono tra loro il suffisso ” prazolo ” e comprendono cinque principi attivi:

omeprazolo esomeprazolo lansoprazolo pantoprazolo rabeprazolo

Gli IPP riducono la produzione di acido cloridrico da parte delle cellule della parete gastrica, inibendo l’azione dell’ enzima coinvolto. Antagonisti dei recettori istaminici H2 I farmaci di questo gruppo condividono il suffisso ” tidina ” e comprendono cinque principi attivi:

ranitidina cimetidina famotidina nizatidina roxatidina

Questi farmaci svolgono un’azione di gastroprotezione, bloccando la produzione di acido cloridrico indotta dall’ istamina, una molecola fondamentale per stimolare la secrezione gastrica. L’ istamina, rilasciata dallo stomaco, si lega a recettori specifici, stimolando le cellule della parete dello stomaco a produrre acido cloridrico.

I farmaci di questo gruppo bloccano i recettori dell’ istamina, riducendo la produzione di acido cloridrico. Antiacidi Gli antiacidi contrastano l’ acidità dello stomaco, neutralizzando l’acido cloridrico senza intervenire sulle cause che determinano l’iperacidità. Agendo a livello locale, gli antiacidi sono in grado di contrastare solo temporaneamente gli effetti prodotti dall’eccesso di acidità ma non di risolverne le cause.

Misoprostolo Il misoprostolo stimola la produzione di bicarbonato e muco da parte delle cellule mucipare dello stomaco contrastando, in questo modo, la produzione di acido e prevenendo le lesioni della mucosa gastrica. Questo farmaco è indicato per la prevenzione di ulcere gastriche indotte da farmaci antinfiammatori non steroidei ( FANS ).

Tuttavia, l’uso del misoprostolo è sconsigliato nelle donne in età fertile che non adottino misure contraccettive efficaci e nelle donne in gravidanza accertata o presunta, o che stanno programmando una gravidanza perché il misoprostolo induce le contrazioni uterine. Sucralfato Il sucralfato è un gastroprotettore che ha un’azione citoprotettiva, cioè protegge le cellule della mucosa gastrica, aderendo al tessuto danneggiato dalle ulcere e difendendolo dagli acidi e dagli enzimi,

In tal modo, favorisce la guarigione della mucosa gastrica. Questo farmaco è un complesso di idrossido di alluminio (Al(OH)3) e saccarosio octasolfato ed è utilizzato per trattare e prevenire la ricomparsa delle ulcere duodenali, Il sucralfato viene spesso impiegato in combinazione con altri farmaci, ad esempio gli antibiotici, in caso di ulcere causate da specifiche infezioni batteriche, in particolare, quelle da Helicobacter pylori,

  • Bismuto colloidale Il bismuto colloidale è utilizzato in associazione con antibiotici specifici e con inibitori della pompa protonica (IPP) per curare le infezioni da Helicobacter pylori,
  • Questo farmaco è solubile in acqua e, giunto nell’ambiente acido dello stomaco, precipita proprio in corrispondenza dell’ulcera, formando un rivestimento protettivo.

Il bismuto colloidale non neutralizza le secrezioni gastriche ma stimola la produzione di bicarbonato e sembra avere un’azione antibatterica verso l’ Helicobacter pylori, Sodio Alginato Il sodio alginato, sale sodico dell’acido alginico, è utilizzato nella cura dei disturbi del reflusso gastroesofageo (malattia da reflusso gastroesofageo, MRGE) sia occasionale, sia cronico cioè persistente nel tempo.

  1. Nello stomaco, il sodio alginato reagisce con l’acido gastrico, liberando l’acido alginico che, in presenza di acqua, gelifica.
  2. Il gel tende a ostacolare il reflusso del contenuto dello stomaco nell’esofago.
  3. Per essere efficace, l’alginato gelificato deve galleggiare sopra il contenuto dello stomaco.
  4. Per favorire il galleggiamento, il sodio alginato è somministrato in formulazione con bicarbonato di sodio o di potassio.

Per le caratteristiche sopraelencate il farmaco deve essere assunto a fine pasto e/o prima di andare a letto.

Qual è il miglior farmaco per la gastrite?

Farmaci – Prima di analizzare i farmaci utili per la cura della gastrite è doverosa una precisazione: non sempre i sintomi tipici della gastrite sono spia accesa di malattia. Spesse volte, infatti, un pasto abbondante o un’indisposizione dell’organismo possono causare bruciore di stomaco, gonfiore e nausea: in simili frangenti, l’indigestione si risolve in breve tempo.

  • Pantoprazolo (es. Peptazol, Pantorc, Nolpaza, Gastroloc ): per os, assumere una compressa da 40 mg una volta al dì per 8 settimane. In caso di mancata guarigione alla fine della cura, ripetere il trattamento per altre 8 settimane. La somministrazione del farmaco per via endovenosa non è la strategia terapica di prima scelta. In caso di gastrite associata a malattia da reflusso gastroesofageo, assumere 20-40 mg al dì per 4 settimane.
  • Lansoprazolo (es. Pergastid, Lomevel, Lansox ): la dose raccomandata nella cura della gastrite è 30 mg (compresse). Assumere una compressa di lansoprazolo una volta al dì per 4 settimane; in caso di mancata guarigione, continuare il trattamento per altre 4 settimane. Per il trattamento della gastrite associata all’Helicobacter pilory, assumere 30 mg di lansoprazolo due volte al dì per 7 giorni (prima dei pasti), insieme ad antibiotici (es. amoxicillina, metronidazolo, vedi triplice terapia per l’eradicazione dell’H. pylori ). Ad ogni modo, la posologia va accurata dal medico.
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Antiacidi (es. idrossido di alluminio + idrossido di magnesio : Maalox plus ): consigliati in caso di gastrite associata ad acidità di stomaco e dispepsia. Assumere 2-4 compresse al dì (500-1500 mg) prima dei pasti e prima di coricarsi, per almeno 4 giorni. Protettori della mucosa gastrica

  • Sucralfato (es. Degastril, Citogel, Teva): per la cura delle gastriti croniche sintomatiche e da FANS, somministrare 1 grammo di sucralfato (compresse masticabili, bustine effervescenti) 4 volte al dì (oppure una compressa da 2 grammi per 2 volte al dì) almeno un’ora prima dei pasti e/o prima di coricarsi.
  • Composti del bismuto (es. bismuto salicilato): è utile per curare la gastrite, ed esercita un’azione antimicrobica diretta sull’Helicobacter pilory. È spesso utilizzato in associazione ad altri farmaci (“triplice terapia”) come coadiuvante per l’eradicazione dell’helicobacter. Un esempio di schema terapeutico è il seguente: assumere 2 compresse (ognuna da 262 mg) di bismuto salicilato con tetraciclina (500 mg) e metronidazolo (250 mg), 4 volte al giorno per 14 giorni. Alcuni pazienti richiedono addirittura una quadrupla terapia, in cui si associa anche un IPP.

Antibiotici

  • Amoxicillina (es. Augmentin, Klavux) appartiene alle penicilline : si tratta di un battericida in grado di inibire la sintesi della parete cellulare del battere (Helicobacter pylori). Assumere una compressa per os (1 grammo) 2-3 volte al dì per 14 giorni. L’amoxicillina viene spesso utilizzata in associazione a metronidazolo e derivati del bismuto, e/o ad inibitori della pompa protonica (triplice e quadrupla terapia).
  • Metronidazolo (es. Metronid, Deflamon) indicato in caso di gastrite cronica da Helicobacter pylori: assumere una compressa da 250 mg ogni 6 ore. Anche questo farmaco viene sempre prescritto insieme ad un inibitore della pompa protonica o ai derivati del bismuto: approssimativamente, la cura contro la gastrite va protratta per 14 giorni.

Prevenzione alla gastrite

  • Seguire le regole dettate dall’ educazione alimentare
  • Evitare alimenti irritanti la mucosa gastrica (caffè, vino, peperoncino, alcolici, cibi fritti)
  • Evitare l’assunzione di farmaci gastrolesivi ( FANS, cortisonici). Anche i chemioterapici, gli antidepressivi e gli anticoagulanti possono potenziare il danno gastrico, provocando gastrite e ulcera
  • Rimedi naturali: camomilla, carota, cavolo, finocchio, malva, patata

Questi semplici accorgimenti alimentari possono prevenire il ripresentarsi della gastrite evitando o comunque riducendo il dosaggio dei farmaci di sintesi.

Quali sono i sintomi del batterio Helicobacter?

I soggetti che sviluppano sintomi causati dall’infezione da H. pylori lamentano quelli tipici della gastrite, compresi indigestione. Il paziente può descrivere la sensazione percepita anche come gassosità, senso di sazietà, dolore lancinante maggiori informazioni e dolore o fastidio nella parte superiore dell ‘addome

Quando prendere lansoprazolo mattina o sera?

Gastrite: curala senza farmaci

Può ottenere migliori risultati se prende LANSOPRAZOLO DOC per prima cosa al mattino. Se prende LANSOPRAZOLO DOC due volte al giorno, deve prendere la prima dose al mattino e la seconda dose la sera.

Quando prendere lansoprazolo 30 mg?

Come si usa Lansoprazolo EG ? Dosi e modo d’uso – Posologia Per ottenere un effetto ottimale, LANSOPRAZOLO EG deve essere assunto una volta al giorno la mattina, eccetto quando viene utilizzato per l’eradicazione dell’ H. pylori in cui il medicinale deve essere somministrato due volte al giorno, una volta la mattina e una volta la sera. Trattamento dell’ulcera duodenale La dose raccomandata è 30 mg una volta al giorno per 2 settimane. In pazienti non completamente cicatrizzati entro questo periodo, il trattamento viene continuato alla stessa dose per altre due settimane. Trattamento dell’ulcera gastrica La dose raccomandata è 30 mg una volta al giorno per 4 settimane. L’ulcera di solito cicatrizza entro quattro settimane, ma in pazienti non completamente cicatrizzati entro questo periodo, il trattamento può essere continuato alla stessa dose per altre 4 settimane. Esofagite da reflusso La dose raccomandata è 30 mg una volta al giorno per 4 settimane. In pazienti non completamente cicatrizzati entro questo periodo, il trattamento può essere continuato alla stessa dose per altre 4 settimane. Profilassi dell’esofagite da reflusso 15 mg una volta al giorno. La dose può essere aumentata fino a 30 mg al giorno, quando necessario. Eradicazione dell’ Helicobacter pylori Quando si seleziona l’appropriata terapia di associazione, si devono considerare le linee guida ufficiali locali relative alla resistenza batterica, durata del trattamento (più comunemente 7 giorni, ma talvolta fino a 14 giorni), e l’uso appropriato di agenti antibatterici. La dose raccomandata è 30 mg di LANSOPRAZOLO EG 2 volte al giorno per 7 giorni in combinazione con uno dei seguenti farmaci: claritromicina 250 – 500 mg due volte al giorno + amoxicillina 1 g due volte al giorno claritromicina 250 mg due volte al giorno + metronidazolo 400 – 500 mg due volte al giorno I tassi di eradicazione dell’ H. pylori fino al 90% si ottengono quando la claritromicina è associata a LANSOPRAZOLO EG e amoxicillina o metronidazolo. Sei mesi dopo il trattamento di successo dell’eradicazione, il rischio di reinfezione è basso e la recidiva è quindi improbabile. È stato anche esaminato l’uso di una terapia di associazione che include lansoprazolo 30 mg due volte al giorno, amoxicillina 1 g due volte al giorno e metronidazolo 400 – 500 mg due volte al giorno. Si sono notati tassi più bassi di eradicazione utilizzando questa combinazione rispetto ai regimi che utilizzano claritromicina. Questa combinazione può essere adatta a coloro che non possono assumere claritromicina come parte della terapia di eradicazione, quando i tassi di resistenza locale al metronidazolo sono bassi. Trattamento delle ulcere gastriche e duodenali benigne associate all’uso di FANS in pazienti che richiedono un trattamento continuo con FANS 30 mg una volta al giorno per quattro settimane. In pazienti non completamente cicatrizzati il trattamento può essere continuato per altre quattro settimane. Per pazienti a rischio o con ulcere difficili da cicatrizzare, si deve probabilmente prolungare il trattamento e/o utilizzare una dose più alta. Profilassi delle ulcere gastriche e duodenali associate all’uso di FANS (età > 65 o storia di ulcera gastrica o duodenale) che richiedono un trattamento prolungato con FANS 15 mg una volta al giorno. Se il trattamento non ha successo si deve utilizzare la dose da 30 mg una volta al giorno. Malattia da reflusso gastroesofageo sintomatica La dose raccomandata è 15 mg o 30 mg al giorno. Il sollievo dei sintomi si ottiene rapidamente. Si deve considerare l’aggiustamento individuale del dosaggio. Se i sintomi non si risolvono entro 4 settimane con una dose giornaliera di 30 mg, si raccomandano ulteriori esami. Sindrome di Zollinger-Ellison La dose iniziale raccomandata è 60 mg una volta al giorno. La dose deve essere aggiustata individualmente e il trattamento deve essere prolungato per il tempo necessario. Sono state usate dosi giornaliere fino a 180 mg. Se la dose giornaliera richiesta supera 120 mg, questa deve essere somministrata in due dosi frazionate. Popolazioni speciali Anziani A causa della clearance ridotta di lansoprazolo negli anziani può essere necessario un aggiustamento della dose sulla base di bisogni individuali. Non si deve superare una dose giornaliera di 30 mg negli anziani a meno che non ci siano indicazioni cliniche impellenti. Compromissione renale o epatica Non è necessario aggiustare la dose in pazienti con alterata funzione renale. Si devono monitorare regolarmente i pazienti con compromissione epatica moderata o severa e si raccomanda una riduzione del 50% della dose giornaliera (vedere paragrafi 4.4 e 5.2). Popolazione pediatrica L’uso di LANSOPRAZOLO EG non è raccomandato nei bambini perchè i dati clinici sono limitati (vedere anche paragrafo 5.2). Il trattamento nei bambini sotto un anno di età deve essere evitato in quanto i dati disponibili non hanno mostrato effetti benefici nel trattamento della malattia da reflusso gastro-esofageo. Modo di somministrazione Per uso orale LANSOPRAZOLO EG deve essere assunto almeno 30 minuti prima di un pasto (vedere paragrafo 5.2). Le capsule devono essere ingerite intere con del liquido. Per pazienti con difficoltà di deglutizione: le capsule possono essere svuotate, ma il contenuto non deve essere masticato o frantumato. SOVRADOSAGGIO

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