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Locoidon Crema A Cosa Serve?

Locoidon Crema A Cosa Serve

Per cosa si usa il Locoidon?

Il LOCOIDON è indicato per il trattamento locale di dermopatie acute, subacute e croniche di origine infiammatoria, allergica o eczematosa.

Quanti giorni usare Locoidon?

Come si usa Locoidon ? Dosi e modo d’uso – Adulti e bambini Il Locoidon 0,1% crema, grazie al suo eccipiente ad equilibrato rapporto fra fase grassa e fase acquosa, esplica azione emolliente e rinfrescante e pertanto trova impiego in tutte le dermopatie acute, subacute e croniche in cui è indicato il trattamento corticosteroideo topico.

  1. Il Locoidon 0,1% unguento, in base grassa e anidra, è da preferire nelle forme croniche, nettamente secche e desquamanti.
  2. Il Locoidon 0,1% crema idrofila, in veicolo acquoso e con caratteristiche idrofile spiccate, trova indicazioni, nelle forme acute o subacute, ad impronta estremamente essudativa.

Il Locoidon 0,1% emulsione cutanea, è un’emulsione fluida la cui base è costituita per il 15% da sostanze grasse e per l’85% da acqua. Per le sue caratteristiche di aderenza è indicato nelle aree coperte da peli e, non lasciando residui grassi sulla pelle ed in virtù della particolare spalmabilità, è adatto al trattamento delle zone scoperte come il viso, le mani e le aree estese.

  1. Inoltre per il suo effetto lenitivo è particolarmente adatto al trattamento delle forme acute umide.
  2. Per l’applicazione sul cuoio capelluto e su zone coperte da peli, è indicato Locoidon 0,1% soluzione cutanea in veicolo idroalcolico.
  3. In generale si consiglia l’uso su limitate superfici cutanee.
  4. Applicare uno strato sottile di Locoidon sulla zona cutanea interessata, 1-2 volte al giorno massaggiando leggermente.

Se il quadro clinico lo richiede, può essere applicata una fasciatura occlusiva mediante un foglio impermeabile di plastica trasparente da mantenere in situ per 3 giorni a seconda della natura, della gravità della lesione e delle condizioni del paziente.

Le pellicole di plastica possono essere infiammabili e di per loro stesse possono provocare fenomeni di sensibilizzazione. Qualora si applichi la medicazione occlusiva, tenere presente la possibilità di eventuali infezioni secondarie, batteriche o micotiche, che richiedono l’istituzione di una adatta terapia antimicrobica e la sospensione della medicazione occlusiva.

Si sconsiglia, ove possibile, l’impiego della fasciatura occlusiva su estese zone cutanee. La terapia occlusiva è controindicata nei pazienti con dermatite atopica. Nel caso di trattamenti prolungati di estese zone cutanee sotto bendaggio occlusivo, tenere presente la possibilità di effetti sistemici ed a carico della funzione corticosurrenale con eventuali alterazioni della omeostasi termica ed ipertermia che richiedono l’interruzione del trattamento.

Popolazione pediatrica Nei bambini si deve evitare l’applicazione di grandi quantità, l’uso sotto bendaggi occlusivi e l’uso prolungato: i cicli di trattamento non devono, di norma, superare i 7 giorni. Anziani L’uso nei pazienti anziani non richiede l’adozione di precauzioni specifiche o aggiustamenti del dosaggio.

SOVRADOSAGGIO

A cosa serve l idrocortisone?

L’ Idrocortisone è utilizzato per contrastare infiammazioni, reazioni allergiche, malattie che coinvolgono il collagene, asma, insufficienza surrenale, alcune forme tumorali e malattia di Addison e patologie autoimmuni come artrite, lupus, psoriasi, colite ulcerosa e malattia di Crohn.

Dove colpisce la dermatite?

Dermatite seborroica – Questa forma di dermatite colpisce tipicamente il cuoio capelluto, ma può estendersi anche al viso, coinvolgendo arcata sopraccigliare, fronte, guance o barba (si parla in questo caso di dermatite da barba ), ma anche le pieghe del collo, la regione ascellare o l’area dell’inguine.

Quanto può durare una cura con cortisone?

Albano Del Favero –

La sindrome da sospensione (“steroid withdrawal syndrome”) L’insufficienza corticosurrenalica I fattori favorenti la soppressione dell’asse HPA Come ridurre il rischio di soppressione dell’HPA Come prevenire l’insufficienza corticosurrenalica Conclusioni Bibliografia

Introduzione I corticosteroidi sono farmaci largamente utilizzati, con indicazioni che nel tempo si sono estese alle patologie più varie. Nella maggior parte dei casi, il trattamento avviene per via sistemica (in genere per via orale) e può protrarsi per settimane, mesi o addirittura anni: basti pensare all’impiego in patologie croniche quali l’artrite reumatoide, alcune connettiviti, l’asma bronchiale, le malattie infiammatorie croniche intestinali o i trapianti.

L’uso cronico di corticosteroidi comporta, però, quasi inevitabilmente, la comparsa di effetti indesiderati anche gravi (Tabella 1) e richiede una attenta valutazione del rapporto beneficio/rischio, tenendo presente che per alcuni degli effetti indesiderati non sono disponibili interventi preventivi o terapeutici.

A suggerire un impiego parsimonioso e prudente dei corticosteroidi non sono solo queste considerazioni, ma anche il fatto che la sospensione di una terapia corticosteroidea cronica può anch’essa comportare dei rischi per il paziente. Delle tre possibili evenienze legate alla interruzione di un trattamento corticosteroideo, nell’articolo verranno prese in considerazione la sindrome da sospensione e l’iposurrenalismo 1,2,

Miopatia steroidea Osteoporosi Aumentata suscettibilità alle infezioni Ritenzione idrosalina Cataratta ­ Glaucoma Ipercorticismo Psicosi Atrofia della cute Alterazioni metaboliche (iperglicemia)

La sindrome da sospensione (“steroid withdrawal syndrome”) La sindrome da sospensione è caratterizzata dalla comparsa di un corteo sintomatologico, aspecifico e insieme complesso, nel momento in cui si interrompe un trattamento corticosteroideo ad alte dosi.

  • Ciò accade più spesso quando l’interruzione è avvenuta bruscamente, ma può anche verificarsi in seguito ad una riduzione graduale della dose del corticosteroide.
  • I sintomi e i segni più frequenti sono rappresentati da anoressia, nausea, vomito, astenia profonda, artromialgie, cefalea, calo ponderale, depressione, letargia.

Il quadro clinico è simile a quello di una insufficienza corticosurrenalica acuta, ma non vi è un deficit dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA): i livelli di cortisolo risultano infatti normali anche se tendenti ad una rapida variazione verso i valori più bassi e i test di funzionalità dell’HPA (Tabella 2) non mostrano alcuna anomalia (diagnosi differenziale).

  1. La sindrome non ha una patogenesi chiara, anche se sembra associata alla presenza di elevati livelli plasmatici di interleukina 6 e probabilmente non costituisce un fattore predisponente ad una insufficienza corticosurrenalica.
  2. Nel controllo di alcuni sintomi, i FANS potrebbero essere utili, ma in pazienti sottoposti a terapia corticosteroidea cronica comportano un maggior rischio di complicanze gastrointestinali 3-5,

Ovviamente, nel paziente sintomatico, la sindrome si risolve riprendendo la terapia interrotta. Tabella 2. Test laboratoristici utilizzabili nella diagnosi di insufficienza corticosurrenalica secondaria a sospensione della terapia corticosteroidea Dosaggio del cortisolo plasmatico Test di stimolazione breve con ACTH (250mg) Test dell’ipoglicemia indotta dall’insulina Test del metirapone Test di stimolazione con il CRH (corticotropin-releasing-hormone) L’insufficienza corticosurrenalica La soppressione dell’HPA costituisce uno degli effetti indesiderati più conosciuti di una somministrazione cronica di corticosteroidi per via sistemica a dosi superiori a quelle fisiologiche.

  1. Questa evenienza può rendere il surrene incapace di produrre quantità adeguate di cortisolo al momento della sospensione del trattamento (iposurrenalismo secondario).
  2. Pur trattandosi di una complicanza nota, se si escludono i casi clinicamente sintomatici, viene spesso sottovalutata e non diagnosticata.

Poiché l’insufficienza cortisurrenalica secondaria può far precipitare una grave crisi iposurrenalica acuta in caso di stress esogeno (traumi, malattie, interventi chirurgici), è importante riuscire ad identificare i pazienti asintomatici. In questi pazienti, infatti, una integrazione corticosteroidea, prima o nella fase iniziale dello stress, può prevenire la crisi iposurrenalica.

  1. La patogenesi della insufficienza surrenalica secondaria alla terapia corticosteroidea è complessa, variabile da paziente a paziente e non del tutto chiarita, specie nei suoi fattori predisponenti.
  2. Un trattamento corticosteroideo cronico a dosaggio sovrafisiologico può infatti avere tre possibili conseguenze : 1.

non aver alcun effetto negativo sull’asse HPA; 2. causare una soppressione centrale dell’asse HPA; 3. causare una atrofia funzionale completa del surrene. Purtroppo, i sintomi e i segni dell’insufficienza surrenalica sono aspecifici (Tabella 3) e perciò la conferma della diagnosi richiede l’effettuazione dei test di laboratorio citati, volti ad esplorare la funzionalità surrenalica.

  • Di tutti quelli disponibili, solo il test di stimolazione con ACTH trova applicazione pratica, essendo relativamente semplice da eseguire.
  • Il test si basa sulla misurazione delle concentrazioni di cortisolo plasmatico prima e dopo 30-60 minuti dalla iniezione di 250mg di un analogo sintetico dell’ACTH: valori di cortisolo di 20 mg/dl o più indicano una normale funzionalità del surrene.
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Il test, però, non è in grado di diagnosticare i pur rari casi di insufficienza corticosurrenalica dovuta a una soppressione dell’asse centrale HPA. In questi casi risulterebbe necessario ricorrere ad uno degli altri test elencati che valutano l’integrità di tutto l’HPA (es.

Instabilità circolatoria Discrepanza tra gravità della malattia e stato clinico del paziente che presenta: nausea ipotensione ortostatica disidratazione dolore lombare o addominale perdita di peso Febbre di origine sconosciuta Apatia, depressione non correlate a malattie psichiatriche Alterata pigmentazione, perdita peli ascellari e pube. Ipotiroidismo ­ ipogonadismo Ipoglicemia, iponatremia, iperkaliemia. Neutropenia, eosinofilia

Nella pratica clinica, di fatto, questi test specifici non vengono eseguiti, se non raramente, nei pazienti candidati alla sospensione di un trattamento corticosteroideo cronico. Tra i motivi, numerosi, due rivestono una importanza decisiva. Il primo è che questi test risultano relativamente indaginosi, hanno un costo non trascurabile e/o la risposta al test all’ACTH può richiedere la conferma da un altro test diagnostico.

Il secondo motivo va individuato nel fatto che la pratica di ridurre gradualmente la dose dei corticosteroidi somministrati cronicamente a dosi sovrafisiologiche per via sistemica al fine di prevenire la comparsa di una insufficienza corticosurrenalica è diventata patrimonio culturale di gran parte dei medici.

Ciò fa sì che il medico non ritenga necessario ricorrere all’esecuzione di test laboratoristici che giudica inutili. E’ questo atteggiamento condivisibile? La risposta a questo interrogativo si basa sulla conoscenza (e sui limiti della stessa) che abbiamo dei fattori che possono predisporre alla comparsa di una insufficienza corticosurrenalica nei pazienti che interrompono una terapia corticosteroidea.

I fattori favorenti la soppressione dell’asse HPA I fattori favorenti la soppressione dell’asse HPA sono molteplici e la loro conoscenza consente di scongiurare i possibili rischi legati a questa eventualità. Il tipo di corticosteroide impiegato I vari composti differiscono per caratteristiche biologiche e d’impiego; la potenza e l’emivita biologica del singolo farmaco si correlano con la capacità di indurre una soppressione dell’HPA.

Tanto più lunga è l’emivita biologica tanto più protratta sarà la soppressione dell’ACTH dopo una singola dose (Tabella 4). L’impiego di dosi multiple (come avviene nella stragrande maggioranza delle terapie) ad un intervallo tra le dosi più breve del tempo necessario per il recupero della piena efficienza da parte dell’HPA, comporta un maggior rischio di soppressione dell’asse stesso.

Nella pratica, la minore capacità soppressiva e la più breve emivita dei corticosteroidi naturali (idrocortisone e cortisone acetato) non possono essere sfruttate poiché si tende a dare la preferenza agli analoghi sintetici (prednisone e altri), anche se dotati di una potenza maggiore e di una emivita più lunga in virtù della loro migliore tollerabilità come antiinfiammatori (causano minori effetti sodioritentivi).

Per consentire che tra una somministrazione e l’altra vi possa essere un periodo di tempo sufficiente per il ripristino funzionale dell’HPA, si è pensato di allungare gli intervalli tra le dosi di composti a emivita intermedia. Queste considerazioni sono alla base del suggerimento di utilizzare, ove possibile, a giorni alterni, i composti a potenza ed emivita biologica intermedie (prednisone e analoghi).

Purtroppo, però, non tutte le patologie che richiedono un corticosteroide possono essere trattate con uno schema a giorni alterni in quanto il processo infammatorio si riacutizza nel giorno di vacanza terapeutica (es. artrite reumatoide, colite ulcerativa). Inoltre, la somministrazione a giorni alterni può avere un minore effetto soppressivo sull’HPA solo se viene utilizzata sin dall’inizio, comunque prima che si verifichi l’inibizione dell’HPA.

Nel caso in cui la soppressione sia già avvenuta, il passaggio allo schema a giorni alterni non è in grado di garantire reali vantaggi. Tabella 4. Caratteristiche dei corticosteroidi utilizzati per via sistemica

FARMACO POTENZA SOPPRESSIVA SULL’ASSE HPA EMIVITA BIOLOGICA (ORE) POTENZA ANTIINFIAM. RELATIVA DOSE SOSTITUTIVA EQUIVALENTE (mg/die, paz. adulto)
Idrocortisone + – – 18-12 1 20
Cortisone acetato + – – 18-12 0,8 25
Prednisone (Deltacortene) + + – 18-36 4 5
Prednisolone (Meticortelone, Soludacortin) + + – 18-36 4 5
Metilprednisolone (Medrol, Solu-Medrol, Urbason) + + – 18-36 5 4
Triamcinolone (LedercortP8, Kenacort A Retard) + + – 18-36 5 4
Desametasone (Decadron, Soldesam) + + + 36-54 25 0,75
Betametasone (Bentelan, Celestone) + + + 36-54 25 0,75

L’orario di somministrazione La produzione di cortisolo endogeno raggiunge il massimo al mattino presto per declinare progressivamente sino a sera: la somministrazione serale di un corticosteroide sopprimerebbe perciò il normale ciclo circadiano dell’ACTH.

  • Per questo motivo, laddove possibile, l’assunzione va fatta in dose unica al mattino.
  • Lo schema di trattamento in dose unica non è però praticabile con i composti ad emivita breve (idrocortisone, cortisone) che andranno assunti in due somministrazioni distinte: 2/3 della dose alla mattina e 1/3 nel pomeriggio (ore 17) per mimare la normale secrezione surrenalica.

La via di somministrazione Sia la somministrazione orale che quella parenterale sono in grado di sopprimere la funzione dell’HPA. Con l’uso topico, invece, tale rischio è invece assai meno frequente, perlomeno con le modalità di utilizzo più comuni. L’impiego dei corticosteroidi per via inalatoria, intrarticolare e cutanea viene generalmente considerato a “basso rischio” e risulta di prima scelta in molte affezioni (es.

Asma, malattie infiammatoria croniche intestinali, alcune artriti). La durata del trattamento e la dose cumulativa La durata del trattamento e la dose cumulativa vengono ritenuti due dei fattori di rischio più affidabili per predire l’inibizione della funzione dell’HPA. Anche se i dati epidemiologici disponibili sono scarsi e non conclusivi 6-8, nella maggioranza dei pazienti questi due criteri sono probabilmente affidabili.

Un dato certo è che in alcuni pazienti, dosi di 30mg/die di prednisone o equivalenti, protratte per più di 10 giorni, sono già in grado di manifestare un effetto soppressivo sulle funzioni dell’HPA, anche se breve durata. Dal punto di vista pratico va considerato “a rischio” un trattamento con dosi di prednisone superiori ai 5 mg/die (o dosi equivalenti di analoghi) sufficientemente protratte nel tempo, tenendo conto che i tempi di “recupero” dell’HPA alla sospensione del trattamento possono variare da individuo a individuo e richiedere da settimane a mesi.

Come ridurre il rischio di soppressione dell’HPA Sulla base di quanto detto, nel singolo paziente risulta difficile prevedere con certezza, con la sola anamnesi farmacologica, l’esistenza o meno di una soppressione dell’HPA; ciononostante, vi sono alcune strategie di comportamento che possono ridurre questo rischio: 1 ­ Utilizzare i corticosteroidi per via sistemica solo in presenza di indicazioni ben documentate.

Spesso, infatti, il ricorso ai corticosteroidi risulta ingiustificato, o il loro impiego per via sistemica potrebbe essere sostituito da quello per via topica (es. asma, malattie infiammatorie croniche intestinali).2 ­ Dare la preferenza ad uno degli analoghi a media durata d’azione (prednisone e analoghi) 3 ­ Utilizzare la dose minima efficace per la durata più breve possibile, somministrando il farmaco in unica dose al mattino o, ove possibile, a giorni alterni.4 ­ Sospendere il trattamento seguendo alcune norme di prudenza che di seguito vengono illustrate.

  1. Come procedere alla sospensione di un trattamento corticosteroideo Anche in questo caso non esistono dati sicuri, derivanti da studi ad hoc, ma solo opinioni di esperti e una prassi terapeutica consolidata dalla tradizione 11,
  2. Quando si ritiene che la malattia per la quale il paziente assume corticosteroidi a dosi sovrafisiologiche sia sotto controllo, si procede alla progressiva riduzione delle dosi, prestando particolare attenzione alla possibile riacutizzazione della malattia stessa e alla comparsa di una insufficienza corticosurrenalica secondaria o di una sindrome da sospensione all’interruzione del trattamento.

Ciò in genere si ottiene riducendo la dose di prednisone (o equivalenti) di 2,5-5 mg ogni 7-15 giorni. Se si verifica una riacutizzazione dei sintomi della malattia di base si deve ripristinare il dosaggio minimo efficace e ridurre la dose con maggiore gradualità.

La velocità di riduzione della posologia, di fatto, è subordinata alla possibilità di mantenere sotto controllo la malattia di base man mano che si procede alla riduzione dello steroide. La riduzione del dosaggio può essere fatta in modo più rapido se il paziente è già in trattamento con uno schema a giorni alterni.

La scelta suggerita da alcuni di passare da un dosaggio giornaliero ad uno a giorni alterni al fine di ridurre la durata dell’inibizione dell’HPA, non trova consensi unanimi. Ove possibile, lo schema a giorni alterni dovrebbe essere utilizzato “ab initio” per risparmiare la funzionalità dell’HPA.

Una volta raggiunto il dosaggio di 5mg/die di prednisone (o analoghi) corrispondente al fabbisogno giornaliero, si possono seguire due vie: si continua a ridurre la dose di prednisone di 1mg/mese sino alla sospensione definitiva oppure al posto del prednisone si somministra una dose equipotente di cortisone acetato o di idrocortisone (15 mg al mattino e 5 mg il pomeriggio, utilizzando le fiale, opportunamente diluite, per via orale).

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In quest’ultimo caso si procede poi ad una riduzione di 2,5 mg/settimana sino ad arrivare ad una dose giornaliera di soli 10 mg di idrocortisone, dose che va mantenuta sino a completa normalizzazione dell’asse HPA (valutata tramite test all’ACTH o CRH) che può richiedere tempi variabili, tanto più lunghi quanto più protratta è stata la terapia utilizzata.

Come prevenire l’insufficienza corticosurrenalica Nei pazienti nei quali il trattamento è stato interrotto si possono verificare tre evenienze diverse: 1 ­ la terapia non ha indotto una soppressione della funzione dell’HPA o detta funzione è stata recuperata nel tempo anche grazie alla riduzione graduale della dose.2 ­ la funzione dell’HPA risulta compromessa ma il paziente è asintomatico; 3 ­ il paziente manifesta sintomi da sospensione (sindrome da sospensione) o da insufficienza corticosurrenalica secondaria.

Nel primo caso, ovviamente, non vi sono precauzioni da prendere o da suggerire al paziente. Nella seconda evenienza, per le considerazioni fatte all’inizio, risulta difficile individuare i pazienti asintomatici a rischio di sviluppare una crisi surrenalica in caso di stress.

  • Se devono affrontare uno stress prevedibile, è consigliabile adottare una strategia preventiva in tutti i pazienti che escono da un trattamento corticosteroideo protratto per via sistemica a dosi medio-alte da non più di 6-9 mesi.
  • La dose può variare a seconda dell’entità dello stress: può andare da 25 mg/die di idrocortisone (o equivalenti) per un intervento chirurgico minore (es.

ernia) a 100-150 mg/die per un intervento maggiore (es. cardiochirugico). In questi casi l’idrocortisone (o equivalenti) va somministrato in dosi refratte, o meglio, in infusione endovenosa continua. Nel caso in cui il paziente dovesse manifestare una sindrome da sospensione dovuta alla brusca interruzione di alte dosi di steroidi (terza evenienza), come già illustrato in precedenza, andrà subito reinstaurata la terapia corticosteroidea che si era interrotta bruscamente.

  • Se la riduzione del dosaggio degli steroidi è avvenuta in modo graduale, in assenza di stress, è raro che si sviluppi una insufficienza corticosurrenalica vera e propria.
  • La somministrazione della dose di steroide che manteneva il paziente asintomatico sarà in grado di ripristinare una condizione di normalità.

Non v’è alcuna dimostrazione che il trattamento con ACTH serva in alcun modo ad accelerare il recupero funzionale dell’HPA. Il suo impiego a tal fine non è perciò giustificato. Conclusioni La scelta di utilizzare un trattamento corticosteroideo deve tenere in considerazione anche i rischi connessi alla sua sospensione.

Detti rischi sono maggiori per alcuni composti e per alcune modalità terapeutiche, anche se nel complesso sembrano relativamente poco frequenti. Non è chiaro se ciò sia dovuto alla scarsa conoscenza dell’epidemiologia della soppressione dell’HPA che più spesso decorre asintomatica o se invece sia da ascrivere alla prassi ormai diffusa di procedere in ogni caso ad una riduzione graduale delle dosi di corticosteroidi sistemici, consentendo così un recupero della sua funzione.

Va ribadito, comunque, il concetto che il trattamento corticosteroideo per via sistemica inibisce l’attività dell’HPA e che al momento della sua sospensione può indurre una insufficienza corticosurrenalica ove concomitino situazioni di stress adeguato.

  1. Ciò richiede l’impiego di un trattamento profilattico sostitutivo anche a distanza di mesi dalla interruzione della terapia corticosteroidea.
  2. La scelta dei pazienti da sottoporre a integrazione corticosteroidea dovrebbe basarsi sulla esplorazione funzionale dell’HPA tramite test adeguati.
  3. In assenza di tale dato, è più prudente eccedere nel trattamento preventivo, dai costi e rischi modesti, piuttosto che far correre al paziente un rischio potenzialmente più grave quale una crisi iposurrenalica acuta.

Bibliografia 1. Krasner A.J. Glucocorticoid ­ induced adrenal insufficiency. JAMA 1999; 282 :671-676.2. Lambert SNJ, Bruining HA, De Jong FN. Corticosteroid therapy in severe illness. N Engl J Med 1997; 337 :1285-1292.3. Amatruda TT jr, Hollingsworth DR, D’Esopo ND, Upton GV, Bondy PK.

A study of the mechanism of the steroid withdrawal syndrome: evidence for integry of the hypothalamic-pituitary-adrenal system. J Clin Endocrinol Metab 1960; 20 :339-354.4. Papanicolau DA, Tsigosw C, Oldfield EH, Chrousos GP. Acute glucocorticoid deficiency associated with plasma elevations of interleukin-6: does the latter partecipate in the symptomatology of the steroid withdrawal syndrome and adrenal insufficiency ? J Clin Endocrinol Metab 1996; 81 :2303-2306.5.

Dixon RB, Christ NP. On the various forms of corticosteroid withdrawal syndrome. Am J Med 1980; 68 :224-230.6. Jasani MK, Boyle JA, Greig WR, et al. Corticosteroid indiced suppression of the hypothalamo-pituitary-adrenal axis: observations on patients given oral corticosteroids for rheumatoid arthritis.

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J Clin Endocrinol Metab 1993; 76 :1188-1191.10. Streck WF, Lockwood DH. Pituitary adrenal recovery following short-term suppression with corticosteroids. Am J Med 1979; 66: 910-914.11. Kounts DS, Clark CL. Safely withdrawing patients from chronic glucocorticoid therapy.

Che cosa è l’eczema?

L’eczema è una condizione cronica della pelle che la rende rossa, secca, irritata e screpolata. La dermatite atopica è il tipo più comune di eczema. Noto anche come eczema allergico o eczema atopico, l’eczema colpisce circa il 20% dei bambini e fino al 3% della popolazione adulta in tutto il mondo.1 Spesso si sviluppa in relazione ad altre condizioni, ad esempio l’ asma e le allergie stagionali,  I fattori scatenanti e aggravanti dell’eczema sono diversi: calore, sudorazione, stress emotivo ed esposizione ad alcune sostanze chimiche, fumo di sigaretta e soluzioni detergenti.3 Esistono anche allergeni comuni che possono causare sintomi, tra cui : 3 Come sapere se l’eczema è causato da allergie o può peggiorare a causa delle allergie? Scopri di più sui vantaggi offerti dagli esami del sangue,

Chiunque a qualsiasi età può manifestare sintomi di eczema, ma ognuno può soffrirne in modo diverso. L’eczema può manifestarsi con macchie (arrossamenti) piccole o grandi su qualsiasi parte del corpo, ma solitamente inizia a presentarsi sul viso nei neonati e nelle pieghe cutanee, ad esempio nella parte posteriore delle ginocchia e all’interno dei gomiti.

I sintomi lievi comprendono:

Pelle secca  Prurito cutaneo  Eruzione cutanea

I sintomi gravi possono includere dolore, infiammazione, screpolatura e sanguinamento. Chi soffre di eczema può sperimentare tutti i sintomi o solo alcuni, andare incontro a riacutizzazioni oppure guarire completamente da tutti i sintomi.4    L’eczema può avere anche effetti psicologici: 

I bambini affetti da eczema allergico hanno una qualità di vita inferiore rispetto ai bambini che soffrono di asma, diabete o epilessia.5   I bambini affetti da eczema allergico possono inoltre rischiare di perdere giorni di scuola, dover saltare alcune attività e sentirsi socialmente isolati.6  

I bambini affetti da eczema e i loro genitori possono perdere fino a due ore di sonno a notte.7 L’eczema può essere una condizione frustrante, dolorosa, fastidiosa, stressante, snervante, ma almeno non è contagioso. Non esiste una cura per l’eczema, ma esistono trattamenti.4 A seconda dell’età e della gravità, i trattamenti includono rimedi da banco (OTC), farmaci topici soggetti a prescrizione, fototerapia, immunosoppressori e farmaci biologici.4    Per la maggior parte dei tipi di eczema, la gestione delle riacutizzazioni si riassume in: : 4

Conoscere i fattori scatenanti in modo da evitare l’esposizione.  Implementare una routine quotidiana di lavaggio e idratazione.  Utilizzare farmaci OTC e soggetti a prescrizione in modo costante e come prescritto. 

A cosa serve il cortisone sulla pelle?

Trattamento con cortisone: si può (ancora) stare al sole? – Il cortisone, o dermocorticoidi, è il trattamento standard per l’eczema e offre un rapido sollievo dalle riacutizzazioni. Anche se l’eczema tende a diminuire in estate a causa dell’effetto dei raggi UV sulla pelle, potrebbe essere necessario applicare dermocorticoidi anche in estate. Trattamento

Che differenza c’è tra cortisone e idrocortisone?

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze,

Cortisone
Nome IUPAC
17,21-diidrossipregn-4-en-3,11,20-trione
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare C 21 H 28 O 5
Massa molecolare ( u ) 360,46
Numero CAS 53-06-5
Numero EINECS 200-162-4
PubChem 222786
DrugBank DB14681
SMILES CC12CCC(=O)C=C1CCC3C2C(=O)CC4(C3CCC4(C(=O)CO)O)C
Proprietà chimico-fisiche
Temperatura di fusione 220-224 °C (493,15-497,15 K)
Indicazioni di sicurezza
Frasi H
Consigli P
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Il cortisone è un ormone usato come farmaco. Chimicamente è un corticosteroide di formula C 21 H 28 O 5 strettamente correlato al corticosterone, Corticosteroidi e adrenalina sono ormoni rilasciati nel sangue dalle ghiandole surrenali in situazioni di stress,

Essi elevano la pressione arteriosa e preparano l’organismo alla reazione di lotta o fuga. Il cortisone è il precursore inerte della molecola del cortisolo, Esso viene attivato per riduzione dell’11-cheto gruppo mediante un enzima chiamato 11-β-steroide-deidrogenasi. La forma attiva del cortisone è il cortisolo, detto anche idrocortisone,

In chimica farmaceutica il cortisone è usato nel trattamento di diversi disturbi, somministrato per via orale o parenterale. Uno degli effetti del cortisone sull’organismo, potenzialmente dannoso per certi aspetti, è di deprimere il sistema immunitario,

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A cosa serve il Gentalyn Beta?

Ultima modifica 01.06.2023 Cos’è Gentalyn Beta? Gentalyn Beta è una crema a base di due principi attivi:

gentamicina, un antibiotico attivo contro numerosi batteri betametasone, un farmaco cortisonico,

A cosa serve? Gentalyn Beta è un farmaco indicato per il trattamento topico (locale) di malattie della pelle che presentino allergia/infiammazione e un’infezione (o quando esista il concreto rischio di sviluppo d’infezione). Può quindi trovare applicazione per:

dermatite atopica eczema nummulare prurito all’ano e ai genitali prurito negli anziani dermatite da contatto piccole ferite superficiali e croste da dermatite allergica dermatite seborroica neurodermatite intertrigine eritema solare dermatite esfoliativa dermatite da radiazioni dermatite da stasi.

Si richiama l’attenzione del lettore al fatto che l’applicazione è indicata nei casi elencati (elenco NON esaustivo), a patto che esista una sovrainfezione o il concreto rischio di insorgenza, non (ad esempio) su un generico caso di dermatite allergica dove risulta sufficiente l’applicazione di un cortisonico SENZA antibiotico.

L’osservanza di questa restrizione è essenziale al fine di ridurre il rischio di resistenza batterica, Come e ogni quanto si applica? Si raccomanda di attenersi scrupolosamente alle indicazioni ricevute dal medico; in genere è prevista un’applicazione sulla zona interessata da ripetere 2-3 volte al giorno (rispettivamente ogni 12-8 ore).

Prezzo: quanto costa? Gentalyn Beta è venuta ad un prezzo al pubblico di € 14.85 (ultima verifica maggio 2023). Esiste generico? Sì, esistono numerosi generici e farmaci equivalenti a base degli stessi principi attivi nella stessa dose; in genere sono venduti a prezzo inferiore rispetto al farmaco branded (originale) Serve ricetta? Sì, l’acquisto di Gentalyn Beta richiede la presentazione di ricetta medica ripetibile.

Non è invece mutuabile. Che differenza c’è tra Gentalyn e Gentalyn Beta? Gentalyn Beta contiene, oltre che Gentamicina, anche Betametasone, ovvero un farmaco cortisonico utile a esprimere un effetto antiallergico e antinfiammatorio (utile ad esempio in caso di prurito o rossore). È importante notare che la scelta tra i due farmaci non è banale e dev’essere valutata dal medico curante in base alla patologia da trattare; in alcuni contesti l’applicazione di cortisone potrebbe risultare controindicato ed esporre quindi il paziente al rischio di effetti collaterali.

Ha controindicazioni? Gentalyn Beta è controindicato in caso di:

allergie a uno dei principi attivi o agli eccipienti tubercolosi, herpes symplex o altre infezioni virali della pelle.

Quali sono i possibili effetti collaterali? I possibili effetti collaterali comprendono:

bruciori prurito irritazione secchezza della pelle infiammazione della pelle dove crescono i peli ( follicolite ) aumento eccessivo dei peli ( ipertricosi ) acne alterazione del colore della pelle infiammazione della pelle con eruzioni cutanee rosse intorno alla bocca (dermatite periorale) reazione allergica da contatto macerazione della pelle ulteriore infezione della pelle (infezione secondaria) assottigliamento della pelle (atrofia cutanea) comparsa di striature della pelle infiammazione acuta della pelle con prurito e ritenzione del sudore negli strati sotto la pelle ( miliaria ).

Si può usare per i bambini? Sì, in alcuni casi può venire prescritta anche ai bambini (si raccomanda di non usarla senza il preventivo parere del pediatra/medico). Si può usare sui brufoli? A giudizio medico si può applicare su singoli brufoli che siano andati incontro a un’infezione che richieda l’applicazione di antibiotico; NON deve essere utilizzata come terapia anti-acne di routine.

Si può usare sulle emorroidi? A giudizio medico può essere usata su emorroidi infiammate che presentino un elevato rischio d’infezione (o con infezione in corso), condizione peraltro non comune; vengono in genere preferite creme più specifiche. ATTENZIONE: il fatto che offra sollievo NON significa che sia indicata, l’applicazione di antibiotico in caso di malattia emorroidaria è in genere inutile (e controindicata dal punto di vista del rischio di resistenza batterica).

Si può applicare sull’herpes labiale? E genitale? No, Gentalyn Beta è controindicato in caso di herpes e più in generale nelle affezioni di origine virale. Si può usare in caso di fuoco di S. Antonio (herpes zoster)? No, Gentalyn Beta è controindicato in caso di herpes e più in generale nelle affezioni di origine virale.

Si può usare in caso di puntura d’insetto? È generalmente controindicata in caso di punture non complicate (ad esempio da zanzara). Può trovare applicazione solo in caso di infezione (o elevato rischio d’infezione). ATTENZIONE: il fatto che offra sollievo NON significa che sia indicata, l’applicazione di antibiotico in caso di reazione esclusivamente infiammatoria è in genere inutile (e controindicata dal punto di vista del rischio di resistenza batterica).

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Si può usare su un occhio di pernice? No, a meno che non ci sia una chiara evidenza d’infezione in corso, non è indicato. Si può usare su una ferita? Benché applicabile su piccole ferite superficiali, Gentalyn Beta dovrebbe essere applicato su cute lesa solo quando i benefici dell’azione antibiotica superino i rischi legati a un possibile ritardo della cicatrizzazione per azione del principio attivo cortisonico presente (betametasone).

Per cosa si usa il Gentalyn?

Gentalyn Beta 0,1% + 0,05% è indicato nel trattamento locale delle malattie della pelle (dermatosi) dovute ad allergie o ad infiammazioni che sono andate incontro ad infezione o quando esista la minaccia di infezione.

A cosa fa bene il cortisone?

Cortisone: quando usarlo – Il cortisone può essere somministrato per allergie, malattie del collagene e oftalmiche, problemi gastrointestinali e affezioni dermatologiche, tra cui:

Artrite. Infiammazioni e dolori articolari. Dermatite. Reazioni allergiche. Asma. Rinite. Lupus erimatoso sistemico. Epatite. Malattie infiammatorie intestinali. Neoplasie.

Quanto ci vuole prima che il cortisone faccia effetto?

Non è possibile stabilire con certezza il tempo necessario affinché il farmaco faccia effetto. I primi segni di miglioramento dei sintomi potrebbero essere visibili dopo circa 30 minuti o 1 ora dall’assunzione del Betametasone.

Quanto tempo ci vuole che faccia effetto il cortisone?

Quanto dura l’effetto di una Infiltrazione di Cortisone? Solitamente il cortisone agisce già in tempi brevi, entro 24-48 ore dall’infiltrazione. Riduce lo stato infiammatorio e di conseguenza il dolore ad esso correlato per alcune settimane.

Dove colpisce la dermatite?

Dermatite seborroica – Questa forma di dermatite colpisce tipicamente il cuoio capelluto, ma può estendersi anche al viso, coinvolgendo arcata sopraccigliare, fronte, guance o barba (si parla in questo caso di dermatite da barba ), ma anche le pieghe del collo, la regione ascellare o l’area dell’inguine.

Che differenza c’è tra cortisone e idrocortisone?

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera. Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze,

Cortisone
Nome IUPAC
17,21-diidrossipregn-4-en-3,11,20-trione
Caratteristiche generali
Formula bruta o molecolare C 21 H 28 O 5
Massa molecolare ( u ) 360,46
Numero CAS 53-06-5
Numero EINECS 200-162-4
PubChem 222786
DrugBank DB14681
SMILES CC12CCC(=O)C=C1CCC3C2C(=O)CC4(C3CCC4(C(=O)CO)O)C
Proprietà chimico-fisiche
Temperatura di fusione 220-224 °C (493,15-497,15 K)
Indicazioni di sicurezza
Frasi H
Consigli P
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Il cortisone è un ormone usato come farmaco. Chimicamente è un corticosteroide di formula C 21 H 28 O 5 strettamente correlato al corticosterone, Corticosteroidi e adrenalina sono ormoni rilasciati nel sangue dalle ghiandole surrenali in situazioni di stress,

Essi elevano la pressione arteriosa e preparano l’organismo alla reazione di lotta o fuga. Il cortisone è il precursore inerte della molecola del cortisolo, Esso viene attivato per riduzione dell’11-cheto gruppo mediante un enzima chiamato 11-β-steroide-deidrogenasi. La forma attiva del cortisone è il cortisolo, detto anche idrocortisone,

In chimica farmaceutica il cortisone è usato nel trattamento di diversi disturbi, somministrato per via orale o parenterale. Uno degli effetti del cortisone sull’organismo, potenzialmente dannoso per certi aspetti, è di deprimere il sistema immunitario,

Come si chiama la pomata al cortisone?

LOCOIDON ® è indicato nel trattamento delle patologie cutanee a carattere infiammatorio, allergico ed eczematoso.

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