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Puntura Ape Cosa Fare?

Puntura Ape Cosa Fare

Quando preoccuparsi per una puntura di ape?

È necessario chiamare il 118, anche nel caso di punture multiple (8 – 10 punture o più) : in gran numero, infatti, le punture possono produrre effetti tossici dovuti al veleno, anche in assenza di allergia. La reazione tossica da punture multiple si presenta con: Nausea. Vomito.

Quanto dura l’effetto di una puntura d’ape?

di Maria Vittoria Giannotti, ufficio stampa AOU Meyer Sono davvero poche le cose capaci di turbare l’idillio di una gita in campagna. Tra queste, una delle più fastidiose, è sicuramente la puntura di api, vespe e calabroni (tutti insetti che, insieme ad altri, appartengono alla famiglia degli imenotteri) e che possono provocare, nei soggetti predisposti, pericolose reazioni allergiche.

  • Il professor Elio Novembre, responsabile della Struttura dipartimentale di Allergologia del Meyer, spiega quali sono i rischi e i comportamenti da assumere per evitare spiacevoli inconvenienti.
  • Cosa succede quando ci punge un insetto? Diversi insetti (in particolare ape, vespa e calabrone) pungendo la nostra pelle, iniettano sostanze nocive che provocano bruciore, rossore, dolore e prurito.

Questa reazione è assolutamente normale se localizzata nella sede della puntura e se è limitata nell’estensione, nella gravità e nella durata, come succede nella stragrande maggioranza dei casi. E quando la reazione può essere considerata patologica? Si parla di allergia al veleno degli insetti quando la reazione locale è eccessiva: troppo estesa (più di 10 centimetri), grave e duratura.

In qualche caso viene interessata gran parte di un arto. Il rigonfiamento raggiunge un picco massimo entro le 48 ore e può durare fino a 7-10 giorni. In altri casi la reazione allergica può causare orticaria generalizzata oppure a rigonfiamenti (angioedema) di labbra, palpebre, arti, Se il rigonfiamento interessa la gola si può avere una difficoltà respiratoria anche grave, il cosiddetto edema della glottide.

In alcuni casi ci possono essere reazioni a carico dell’apparato cardiocircolatorio con possibile grave calo della pressione: in questo caso si parla di shock anafilattico. I primi segni dell’insorgere di una reazione anafilattica grave sono raucedine, difficoltà a parlare, tosse insistente, soffocamento, gola serrata.

Quali sono gli imenotteri a cui occorre fare attenzione? In Italia gli insetti che provocano più frequentemente allergie sono: api, vespe, polistini e calabroni. Per distinguerli, oltre alla diversa morfologia degli animali, ci si può basare anche su fattori comportamentali o sul fatto che il pungiglione dell’ape, a differenza di quello della vespa, essendo seghettato viene perso durante la puntura e rimane conficcato nella pelle.

Anche la localizzazione del nido dell’imenottero può fornire informazioni utili per la sua identificazione: in alveari le api, in ambiente sotterraneo il genere Vespula, sotto le coperture dei tetti Polistes, in alberi cavi il calabrone. Quanto tempo trascorre dalla puntura ai primi sintomi? Le reazioni allergiche al veleno degli insetti iniziano in genere dopo pochissimi minuti dalla puntura e raramente oltre i 30 minuti (ma in alcuni le reazioni possono iniziare anche dopo1 ora dalla puntura).

  • E’ buona norma, tuttavia, controllare il bambino per almeno 1-2 ore dopo una puntura di insetto, prima di escludere la possibile insorgenza di reazioni allergiche gravi.
  • Cosa bisogna fare quando si viene punti da una vespa, da un’ape o da un calabrone? Rimuovere immediatamente (entro 20 secondi) il pungiglione, se è visibile, con un movimento secco e rapido, usando le unghie o pinzette e non strofinare con le dita per evitare di spremere il sacco velenifero, poi lavare con acqua fredda e applicare del ghiaccio.

È utile anche identificare, se possibile, l’insetto responsabile. Per ridurre il gonfiore si può applicare una crema cortisonica e somministrare un antistaminico se punture multiple e forte prurito. In caso di sintomi a carico dell’apparato respiratorio (difficoltà a respirare) o circolatorio (calo della pressione) praticare immediatamente i farmaci di emergenza, in particolare la adrenalina autoiniettabile, che è fornita gratuitamente dal sistema sanitario.

  • In questi casi, è opportuno rivolgersi comunque tempestivamente al pronto soccorso più vicino.
  • Nel caso in cui un bambino abbia manifestato una reazione grave, come bisogna procedere? E’ fondamentale che il pediatra proceda a un pronto invio del bambino in un Centro Specialistico con esperienza specifica in tema di reazioni avverse al veleno di imenotteri, dove il piccolo paziente possa trovare un percorso diagnostico-terapeutico adeguato per questa problematica e, se clinicamente necessario, possa avere pronto accesso all’effettuazione dell’immunoterapia specifica e del suo follow-up.

Qui verrà effettuata una corretta diagnosi, anche attraverso l’effettuazione di test allergologici come i test cutanei (prick test e test intradermici) e/o la ricerca di anticorpi specifici per l’identificazione dell’imenottero responsabile dell’allergia.

Che cosa è l’immunoterapia specifica? È una terapia che riduce fortemente il rischio di reazione anafilattica da puntura di imenottero migliorando la qualità della vita del piccolo paziente e di tutta la sua famiglia. Si tratta di somministrare al paziente di dosi crescenti di estratti di veleno, in modo da abituare il suo sistema immunitario.

La terapia si fa per via sottocutanea in ambiente ospedaliero e, dopo una fase di induzione, i richiami si fanno ogni 1-2 mesi. La durata è di 5 anni. Quali sono i consigli che si possono fornire ai genitori per la prevenzione di una nuova reazione avversa? Oltre all’immunoterapia specifica, che rappresenta – come detto – la più efficace strategia per la prevenzione di una nuova reazione avversa da veleno di imenotteri, una strategia preventiva efficace è quella dell’evitamento della puntura stessa dell’imenottero, soprattutto nella stagione estiva, che rappresenta quella a più alto rischio di contatto.

Se un imenottero ronza attorno non cercare di scacciarlo ma restare immobili e calmi ed evitare movimenti bruschi. Non lasciare scoperti alimenti, stare distanti da frutteti, vigne durante la vendemmia, bancarelle di frutta o alimenti dolci. Non usare profumi, lacca o essenze odorose. Non indossare abiti a colori sgargianti. Se state all’aria aperta in luoghi e in periodi a rischio indossare magliette a maniche lunghe e pantaloni lunghi; non camminare scalzi. Indossare guanti e casco in bicicletta o in moto. Applicare le zanzariere alla finestra di casa. Evitare i lavori in giardino o campagna: al più indossare guanti da lavoro e vestirsi adeguatamente. Provvedere ad identificare e fare distruggere con cura tutti i nidi nei pressi della propria casa impiegando personale specializzato. Conservare con cura e ben chiusi i rifiuti domestici, provvedere con attenzione al loro smaltimento; evitare le aree adibite alla loro raccolta. In caso di attacco di uno sciame di api o vespe cercare riparo (al chiuso, o sotto un cespuglio, o in acqua a seconda delle circostanze). Accertarsi di avere sempre con sé i farmaci di emergenza (in particolare la adrenalina autoiniettabile se la reazione è stata grave) e controllare la loro data di scadenza.

Come capire se si è allergici alle punture d’ape?

Anche in presenza di reazione cutanea insolitamente forte è consigliabile, a titolo precauzionale, rivolgersi a uno specialista. Tra i sintomi di allergia da prendere sul serio vi sono ad esempio pomfi e prurito su tutto il corpo, problemi respiratori, nausea e vertigini.

Perché si usa l’ammoniaca contro le punture di insetti?

Un rimedio efficace e dall’effetto praticamente immediato è quello di tamponare la zona colpita con un batuffolo di cotone imbevuto di ammoniaca che allevia il prurito e trasforma le molecole tossiche iniettate dall’insetto in composti innocui : in pratica disattiva il veleno.

Come capire se mi ha punto un’ape o una vespa?

I diversi tipi di puntura tra ape e vespa – Le api sono provviste di un aculeo come le vespe, per cui se si viene punti si avverte una sensazione dolorosa. Diversamente delle vespe che dopo la puntura restano in vita, le api dopo che pungono con il loro pungiglione muoiono.

Si può tranquillamente affermare, che le vespe potendo usare il loro pungiglione più volte, sono in genere più aggressive delle api. Non esiste una differenza tra puntura di vespa e ape, perché entrambi gli insetti iniettano una sostanza velenosa col loro pungiglione. In caso di puntura di ape o vespa, si verifica in entrambi i casi un arrossamento e gonfiore della zona, ma nel caso specifico di puntura di ape occorre anche rimuovere il pungiglione.

Il veleno di vespa o ape, può portare a reazioni allergiche o in alcuni casi a shock anafilattico. Per curare la puntura da ape o vespa, basta applicare del ghiaccio e una crema cortisonica nella zona interessata. Spesso ci si chiede tra ape o vespa chi perde il pungiglione,

Quale pomata per puntura di vespa?

Puntura di Vespa: Cosa Fare – Le reazioni minori alle punture di vespa possono essere trattate nel seguente modo:

Lavare la zona con acqua e sapone, quindi disinfettare la cute; Per alleviare il dolore e ridurre il gonfiore, far scorrere l’acqua fredda sopra e attorno all’area o applicare un impacco avvolgendo in un asciugamano alcuni cubetti di ghiaccio; Per ridurre bruciore, dolore e prurito, inoltre, è possibile ricorrere agli appositi stick dopo-puntura; Per lenire la cute, è possibile ricorrere anche a validi rimedi fitoterapici, come l’applicazione locale di Aloe (gel o polpa) o di un unguento a base di Calendula,

Se la puntura di vespa è piuttosto dolorosa o il gonfiore interessa una regione estesa, il medico può indicare un l’applicazione di una crema topica a base di idrocortisone, anestetici locali ( lidocaina o pramoxine) o antistaminici, Altre creme (esempio: calamina lozione) possono aiutare a lenire il prurito della pelle,

Quando andare al pronto soccorso per puntura di insetto?

Cosa fare in caso di puntura di insetto? – A seguito di una puntura di zanzara, il prurito è solo temporaneo. Potranno procurare un leggero sollievo stick specifici a base di ammoniaca a basse concentrazioni o prodotti naturali, Quando il pomfo è particolarmente grande e raggiunge delle dimensioni superiori a quelle di una moneta da un euro, è raccomandabile applicare una crema a base di antistaminico o di cortisone,

  1. In caso di eritema, difficoltà respiratoria, tachicardia, febbre o mal di testa è consigliabile recarsi al Pronto soccorso.
  2. Se si è punti da una vespa o da un’ape e il pungiglione è rimasto inserito nella pelle, è opportuno cercare di estrarlo con l’aiuto di un ago, una lama smussata o una carta plastificata (ad esempio una carta di credito o una tessera di un negozio).

In questi casi, intervenire con la pinzetta potrebbe essere rischioso : bisogna infatti prestare la massima attenzione a non spremere nella puntura il veleno che è ancora presente nel pungiglione e soprattutto evitare di spezzarlo. È consigliato in seguito:

Tenere ferma la zona in cui si è stati punti. Disinfettare la puntura con acqua ossigenata o euclorina. Immergere la zona interessata in acqua fredda o applicare del ghiaccio : questo abbassa la percezione del dolore e rallenta l’assorbimento del veleno. Applicare solo in una seconda fase una crema al cortisone,

È opportuno che i soggetti allergici alle punture di vespe, api e calabroni abbiano sempre con sé dei farmaci antistaminici o un preparato monouso a base di adrenalina per i casi di necessità. È consigliabile recarsi in Pronto soccorso solo nel caso di puntura in zone sensibili come bocca, naso o occhio o a seguito di un attacco da parte di uno sciame.

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Come capire se una puntura è velenosa?

Punture di vespe – La vespa è un insetto particolarmente aggressivo e può pungere ripetutamente lo stesso soggetto poiché, a differenza delle api, il pungiglione non rimane incastrato nella cute. Il veleno della vespa contiene sostanze tossiche e allergizzanti.

  • Quest’ultime solitamente agiscono entro pochi minuti, causando reazioni importanti solamente nei soggetti predisposti.
  • Le sostanze tossiche invece provocano una reazione vasodilatatoria che si traduce in reazioni cutanee locali, quali pomfi in rilievo, rossi e pruriginosi, associati a intenso dolore o bruciore nella zona interessata.

L’intensità delle manifestazioni, a seguito di una puntura di vespa, dipendono dalla dose di veleno inoculato dall’insetto e dalla sensibilità del soggetto. Normalmente le reazioni di gonfiore, bruciore e dolore restano circostanziate all’area colpita e durano per alcuni giorni.

Nei soggetti più sensibili può manifestarsi una reazione più importante con edema di oltre 10 cm di diametro, associato a dolore, arrossamento, prurito e bruciore che tendono ad aggravarsi gradualmente nei primi tre giorni. In altre situazioni, entro pochi minuti, può presentarsi una reazione generalizzata, con sintomi quali eruzione cutanea con prurito, pomfi e rossore su un’area più vasta del corpo, edema delle labbra e delle palpebre, nausea, vomito e difficoltà alla deglutizione, febbricola, palpitazioni e astenia.

Infine, nei casi più severi, può svilupparsi uno shock anafilattico, Nei casi di reazioni più blande è sufficiente eseguire degli impacchi di acqua fredda ed applicare una crema antistaminica o cortisonica. Quando invece la manifestazione è più severa e generalizzata, è necessario richiedere un intervento medico urgente,

Quanto tempo ci vuole per andare in shock anafilattico?

Quando rivolgersi all’allergologo? – Lo shock anafilattico può presentarsi immediatamente (da pochi minuti fino a 2 ore) a seguito del contatto o assunzione di una sostanza a cui la persona è allergica. Campanelli di allarme che possono far sospettare si sia a rischio di reazioni allergiche severe, sono episodi di

orticaria difficoltà a respirare malessere, manifestatisi ad esempio dopo un pasto, assunzione di un farmaco, puntura d’insetto.

In questi casi è necessario confrontarsi con lo specialista allergologo per effettuare un percorso di diagnosi allergologica, che potrà comprendere esami del sangue, test cutanei e altr i test allergologici, In base al risultato degli esami e dopo aver considerato la storia clinica del paziente, lo specialista allergologo potrà individuare una causa dell’allergia, valutare il possibile rischio di reazioni allergiche future e l’eventuale necessità di prescrivere l’adrenalina,

Quanto tempo ci vuole per shock anafilattico?

Tempistica – Una reazione anafilattica può avvenire con una qualunque delle seguenti tempistiche:

  • Una sola reazione che si manifesta subito dopo l’esposizione all’allergene e migliora con o senza trattamento entro i primi minuti o ore. Non vi sono sintomi ricorrenti successivi correlabili a tale episodio.
  • Due reazioni (bifasica): la prima reazione comprende una serie iniziale di sintomi che sembra scomparire ma poi ricompare. La seconda reazione si manifesta per lo più 8 ore dopo la prima, ma potrebbe insorgere anche dopo 72 ore. Il 20% dei bambini ha per esempio una seconda reazione a circa 24 ore di distanza dalla prima.
  • Una sola reazione, di durata protratta, che continua per ore o giorni dopo la reazione iniziale.

Quale antistaminico per punture di insetti?

Mistick Antistaminico è un calmante della sintomatologia da puntura di insetto ed eritema solare. Si usa nel trattamento Lenil Antiprurito è un calmante della sintomatologia da puntura di insetto ed eritema solare e nel trattamento dell’orticaria e

Quanto Bentelan per shock anafilattico?

Somministrazione di adrenalina – Al paziente con shock anafilattico occorre prioritariamente garantire un duplice accesso vascolare venoso periferico con agocannule 14-16 G. Qualora risultasse difficoltoso, questa procedura non deve tardare la somministrazione di adrenalina attraverso vie diverse da quella endovenosa,

  • Intramuscolare : lieve edema iniziale delle vie aeree, lieve broncospasmo o reazioni anafilattiche cutanee isolate. Occorre somministrare 0,3-0,5 mg di una soluzione 1:1.000 (0,3-0,5 ml) ogni 10-15 minuti
  • Endovenosa : rappresenta la via maggiormente appropriata in caso di edema laringeo, broncospasmo severo e stato conclamato di shock.
  • Edema della glottide senza shock : 0,5 ml di soluzione 1:1.000 per via sublinguale
  • Shock anafilattico : 3-5 ml di soluzione 1-10.000
  • Shock anafilattico refrattario : 1 ml di soluzione 1:1.000 in 500 ml di soluzione fisiologica alla velocità di 0,5-2,0 ml/min.
  • Endotracheale : va effettuata esclusivamente qualora non sia stato possibile conseguire un valido accesso vascolare venoso periferico e le condizioni cliniche del paziente non abbiano risposto in modo soddisfacente alla somministrazione intramuscolare. Vanno somministrati 3-5 ml di soluzione 1:10.000.
  • Aerosol : va somministrata qualora si sospetti la rapida insorgenza dello shock anafilattico o quando sia già presente l’edema laringeo. Vanno somministrati 0,5 ml di una soluzione 2,25% diluita in 3,5 ml di soluzione fisiologica.
  • Transcricotiroidea : questa via va utilizzata qualora non sia stato possibile intubare il paziente e le condizioni cliniche dello stesso non abbiano risposto alla somministrazione comunque tentata di adrenalina. Il dosaggio da somministrare è quello doppio rispetto al dosaggio normalmente previsto per la via endovenosa.

Come far passare una reazione allergica?

Le reazioni allergiche (reazioni di ipersensibilità) sono risposte immunitarie inadeguate a sostanze solitamente innocue.

Di solito, le allergie causano starnuti, lacrimazione e prurito oculare, rinorrea, cute pruriginosa ed eruzione cutanea. I sintomi suggeriscono la diagnosi e i test cutanei possono aiutare a identificare la sostanza che scatena l’allergia, ma non predicono la gravità di una reazione futura. La cosa migliore da fare è evitare il contatto con l’allergene, ma se questo non è possibile, iniezioni contenenti l’allergene, somministrate molto prima dell’esposizione, possono talvolta desensibilizzare il soggetto. Coloro che in passato hanno avuto, o sono a rischio di avere, gravi reazioni allergiche devono sempre portare con sé un autoiniettore di adrenalina e compresse di antistaminici. Le reazioni gravi richiedono un trattamento d’emergenza in una struttura di pronto soccorso.

Normalmente, il sistema immunitario Panoramica sul sistema immunitario Il sistema immunitario ha il compito di proteggere l’organismo dall’invasione di sostanze estranee o pericolose. Tali invasori includono: Microrganismi (comunemente chiamati germi, come i batteri.

maggiori informazioni, che comprende anticorpi, globuli bianchi, mastociti, proteine del complemento e altre sostanze, difende l’organismo dalle sostanze estranee (definite antigeni Panoramica sul sistema immunitario ). Nelle persone predisposte, tuttavia, il sistema immunitario può reagire in maniera eccessiva all’esposizione a certe sostanze (allergeni) presenti nell’ambiente, negli alimenti o nei farmaci, che risultano innocue per la maggior parte delle persone.

Ne deriva una reazione allergica. (Gli allergeni sono molecole che possono essere identificate dal sistema immunitario e stimolare una sua risposta). Alcune persone sono allergiche a una sola sostanza, mentre altre a molte. Oggi, circa un terzo della popolazione degli Stati Uniti soffre di un’allergia.

Può essere scatenata dal contatto con determinate sostanze (come il lattice)

In numerose reazioni allergiche il sistema immunitario Panoramica sul sistema immunitario Il sistema immunitario ha il compito di proteggere l’organismo dall’invasione di sostanze estranee o pericolose. Tali invasori includono: Microrganismi (comunemente chiamati germi, come i batteri.

maggiori informazioni, se esposto per la prima volta a un allergene, produce un tipo di anticorpo Anticorpi Uno dei meccanismi di difesa dell’organismo ( sistema immunitario) implica l’azione dei globuli bianchi (leucociti) che si spostano nel flusso sanguigno e nei tessuti, alla ricerca di microrganismi.

maggiori informazioni detto immunoglobulina E (IgE) IgE Uno dei meccanismi di difesa dell’organismo ( sistema immunitario) implica l’azione dei globuli bianchi (leucociti) che si spostano nel flusso sanguigno e nei tessuti, alla ricerca di microrganismi. maggiori informazioni L’IgE si lega a un tipo di globuli bianchi detti basofili, presenti nel flusso sanguigno e a un tipo simile di cellule dette mastociti, presenti nei tessuti. La prima esposizione può rendere il soggetto sensibile all’allergene (la cosiddetta sensibilizzazione), ma non provoca sintomi.

Una volta che il soggetto sensibilizzato incontra nuovamente l’allergene, i basofili e i mastociti che contengono IgE in superficie rilasciano sostanze (come istamina, prostaglandine e leucotrieni) che inducono gonfiore o infiammazione nei tessuti circostanti. Tali sostanze inducono una serie di reazioni a catena che continuano a irritare e a danneggiare i tessuti.

Tali reazioni si possono manifestare in forma da lieve a grave. Alcuni soggetti hanno una tendenza ereditaria a produrre molte IgE (una condizione chiamata atopia) e possono reagire eccessivamente ad alcuni antigeni che causano febbre da fieno, asma, problemi cutanei o un’allergia alimentare.

Il lattice è un liquido che deriva dall’albero della gomma. Viene usato nella fabbricazione di prodotti in gomma, come guanti, preservativi e dispositivi medici come cateteri, tubi respiratori, punte di clistere e ponti ortodontici. Il lattice può indurre il sistema immunitario a produrre anticorpi contro le IgE, che possono determinare reazioni allergiche, tra cui orticaria, eruzioni cutanee e perfino reazioni allergiche gravi e potenzialmente letali chiamate reazioni anafilattiche.

L’irritazione e la secchezza della pelle che molte persone sviluppano dopo avere indossato guanti in lattice, tuttavia, è generalmente dovuta a irritazione e non è una reazione allergica al lattice. Negli anni ’80 gli operatori sanitari venivano incoraggiati a indossare guanti in lattice ogniqualvolta dovevano toccare un paziente, per prevenire il diffondersi di infezioni.

Dopo essersi sottoposti a diversi interventi chirurgici Quando si deve ricorrere a un catetere per urinare Quando si lavora in industrie che producono o distribuiscono prodotti in lattice

Per ragioni sconosciute, i soggetti sensibili al lattice sono spesso allergici alle banane e talvolta ad altri cibi, come kiwi, papaya, avocado, castagne, patate, pomodori e albicocche. Il sospetto di sensibilità al lattice si fa strada in base ai sintomi e alla descrizione da parte del soggetto della situazione in cui questi si presentano, in particolare se la persona opera nel settore sanitario.

Per confermare la diagnosi talvolta vengono eseguiti esami del sangue e test cutanei. Le persone con sensibilità verso il lattice dovrebbero evitare di entrarvi in contatto. Ad esempio, gli operatori sanitari possono usare guanti e altri prodotti privi di lattice, disponibili presso la maggior parte degli istituti sanitari.

I fattori genetici e ambientali si combinano contribuendo allo sviluppo delle allergie. Si ritiene che i geni siano coinvolti in quanto è comune riscontrare specifiche mutazioni tra le persone con allergie e in quanto le allergie tendono alla familiarità.

Esposizione ripetuta a sostanze estranee (allergeni) Alimentazione Sostanze inquinanti (come il fumo di tabacco e i gas di scarico)

D’altro canto, l’esposizione a vari antigeni, come batteri, virus e alimenti (comprese le arachidi), durante l’infanzia può rafforzare il sistema immunitario. Tale esposizione può aiutare il sistema immunitario ad apprendere come rispondere agli allergeni in un modo che non sia dannoso per l’organismo e, quindi, contribuire a prevenire lo sviluppo di allergie.

Un ambiente che limita l’esposizione di un bambino a batteri e virus, comunemente ritenuto un fattore positivo, può rendere maggiormente possibile l’eventualità di sviluppare allergie. L’esposizione ai microrganismi risulta limitata nelle famiglie con meno figli e interni più puliti e dall’uso precoce di antibiotici.

I microrganismi vivono nel tratto digerente, nel tratto respiratorio e sulla cute, ma il tipo di microrganismi presenti varia da persona a persona. L’eventuale comparsa di un’allergia e il tipo specifico di allergia sembrano dipendere dal genere di microrganismi presenti.

Escrementi degli acari della polvere domestica Forfora animale Pollini (di alberi, graminacee ed erbe infestanti) Muffe Veleno di insetti Lattice Sostanze chimiche ad uso domestico, come detergenti e profumi

Gli acari della polvere domestica vivono nella polvere che si accumula sui tappeti, sulla biancheria da letto, sui divani e sui peluche. La maggior parte delle reazioni allergiche si manifesta in modo lieve con lacrimazione e occhi pruriginosi, secrezione nasale (rinorrea), cute pruriginosa e starnuti. Le eruzioni cutanee (compresa l’orticaria) sono frequenti e, spesso, pruriginose.

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Valutazione medica A volte esami del sangue Spesso i test cutanei e il test allergene-specifico per la misurazione della concentrazione delle IgE nel siero

I medici devono innanzitutto stabilire se si tratta di reazione allergica e possono chiedere:

Se la persona ha parenti stretti con allergie, poiché in tali casi la probabilità di allergia è molto più elevata La frequenza con cui si manifestano le reazioni allergiche e la loro durata L’età della persona al momento in cui le reazioni allergiche hanno iniziato a manifestarsi Se esiste un qualsiasi fattore scatenante (come l’attività fisica o l’esposizione a pollini, animali o polvere) della reazione allergica Se la persona è stata sottoposta a trattamenti per l’allergia e, in caso positivo, il modo in cui ha risposto

Se sembra probabile che i sintomi di una persona siano causati da un’allergia, l’obiettivo principale è identificare l’allergene specifico. Spesso, il soggetto e il medico possono riconoscere l’allergene, o almeno il tipo di allergene, in base al momento di esordio dell’allergia e a quando la reazione si manifesta e con quale frequenza (ad esempio, in alcune stagioni o dopo ingestione di determinati alimenti).

Prick test cutaneo Test intradermico

Per contribuire a garantire che i risultati di questi test cutanei siano affidabili, i medici somministrano due soluzioni di controllo in aggiunta alla soluzione del test (che contiene l’allergene sospetto). Le sostanze di controllo sono

La somministrazione di una goccia di una soluzione di istamina, che dovrebbe scatenare una reazione allergica in chiunque. L’assenza di reazioni cutanee, può essere dovuta al fatto che il sistema immunitario non funziona normalmente o alla presenza di farmaci antiallergici nell’organismo. Chi non reagisce all’istamina probabilmente non reagisce alla soluzione del test che contiene l’allergene. Pertanto, può sembrare che il soggetto non sia allergico all’allergene quando invece lo è (un risultato falso negativo). La somministrazione di una goccia di soluzione diluente che non contiene allergeni e pertanto non dovrebbe scatenare una reazione allergica. Se il soggetto reagisce alla soluzione diluente, probabilmente ha una cute sensibile e probabilmente reagirà anche alla soluzione del test che contiene l’allergene, anche se non è allergico ad esso (un risultato falso positivo).

Di solito, i medici somministrano diverse soluzioni del test. Si tratta di soluzioni diluite, ciascuna contenente un antigene specifico. Gli antigeni comunemente utilizzati includono pollini (di alberi, erbe o erbacce), muffe, acari della polvere, forfora animale, veleni d’insetto, alimenti o alcuni antibiotici.

I medici scelgono gli antigeni per questo esame in base alle sostanze che sospettano essere la causa. Solitamente si esegue prima di tutto un prick test, Una goccia delle soluzioni di controllo e del test viene applicata sulla superficie cutanea del soggetto e poi fatta penetrare negli strati più profondi della pelle, mediante puntura con un ago.

Il prick test consente di identificare la maggior parte degli allergeni. Nel caso non venga identificato alcun allergene, si esegue un test intradermico, Per questo test, una piccola quantità delle soluzioni di controllo e del test viene iniettata nella cute della persona mediante puntura con un ago.

Nell’arco di 15-20 minuti, compare una tumefazione di colore chiaro leggermente in rilievo (pomfo). Il suo diametro è circa 0,3-0,5 centimetri superiore rispetto al pomfo causato dalla soluzione diluita. Il pomfo è circondato da una zona arrossata ben definita, l’eritema.

Prima di eseguire i test cutanei, alle persone viene chiesto di interrompere l’assunzione di farmaci che possono sopprimere una reazione in un soggetto con allergia agli allergeni contenuti nella soluzione del test. I più comuni sono:

Antistaminici Alcuni antidepressivi definiti antidepressivi triciclici (come l’amitriptilina) Omalizumab (un anticorpo monoclonale prodotto per bloccare le IgE) Inibitori della monoaminossidasi (come la selegilina)

Alcuni medici non eseguono i test sulle persone che assumono beta-bloccanti poiché se questi soggetti hanno una reazione allergica in risposta a un test, le conseguenze possono essere gravi. Inoltre, i beta-bloccanti possono interferire con i farmaci usati per trattare le reazioni allergiche gravi.

Il test allergene-specifico per la misurazione della concentrazione di IgE nel siero, un esame del sangue, viene usato qualora non sia possibile ricorrere ai test cutanei, per esempio in caso di eruzione cutanea diffusa. Questo test determina se le IgE presenti nel sangue del soggetto si legano all’allergene specifico usato per il test.

Se avviene il legame, il soggetto è allergico a quell’allergene. Durante il test provocativo, il soggetto viene direttamente esposto a una piccola quantità dell’allergene sospetto. Questo esame viene di solito effettuato quando il soggetto deve documentare la propria reazione allergica, per esempio, per un riconoscimento di invalidità.

Talvolta, viene utilizzato per diagnosticare un’ allergia alimentare Allergie alimentari Un’allergia alimentare è una reazione allergica a un particolare alimento. Le allergie alimentari sono generalmente causate da alcuni tipi di frutta a guscio, arachidi, crostacei, pesce, latte. maggiori informazioni,

Se si sospetta un’ allergia da sforzo Allergie da sforzo Le reazioni allergiche da sforzo possono manifestarsi durante o dopo l’attività fisica. L’esercizio fisico può innescare o peggiorare l’asma o, raramente, una grave reazione allergica (anafilattica).

  1. Maggiori informazioni, si può chiedere al soggetto di svolgere attività fisica.
  2. Se si sospetta un’ allergia scatenata dal freddo Allergia fisica L’allergia fisica è una reazione allergica indotta da uno stimolo fisico.
  3. Vedere anche Panoramica sulle reazioni allergiche) Pertanto, l’allergia fisica differisce dalle altre reazioni allergiche.

maggiori informazioni, è possibile posizionare un cubetto di ghiaccio sulla pelle del soggetto per vedere se sviluppa un’eruzione cutanea. Il migliore approccio consiste nell’evitare o nel rimuovere un allergene, se possibile. Per evitare un allergene è necessario:

Interrompere l’assunzione di un farmaco Tenere gli animali domestici fuori casa o limitarne la presenza ad alcune stanze Usare aspirapolvere e filtri ad alta efficienza per particelle (High Efficiency Particulate Air, HEPA) Non mangiare un determinato alimento Un soggetto con gravi allergie stagionali può decidere di spostarsi in un’area in cui non è presente l’allergene Eliminare o sostituire oggetti che raccolgono polvere, come mobili rivestiti, tappeti e soprammobili Materassi e cuscini possono essere rivestiti con tessuti a trama fitta che non lasciano penetrare acari e particelle allergeniche Utilizzare cuscini di fibra sintetica Lavare di frequente in acqua calda lenzuola, federe e coperte Pulire spesso la casa, spolverare, passare l’aspirapolvere e un panno bagnato Utilizzare condizionatori e deumidificatori nei seminterrati e in altre stanze umide Pulire la casa con il vapore Sterminare gli scarafaggi

I soggetti con allergie devono evitare o ridurre al minimo l’esposizione ad alcuni altri irritanti che possono far peggiorare i sintomi allergici o causare problemi di respirazione. Questi agenti irritanti includono:

Fumo di sigaretta Odori forti Esalazioni irritanti Inquinamento dell’aria Temperature fredde Alto tasso di umidità

L’immunoterapia specifica, solitamente basata su vaccini antiallergici (iniezioni), può essere somministrata per desensibilizzare un soggetto all’allergene quando non è possibile evitare alcuni allergeni, soprattutto quelli presenti nell’aria, e i farmaci usati per trattare le reazioni allergiche risultano inefficaci.

Pollini Acari della polvere Muffe Veleno di insetti dotati di pungiglione

Non si esegue l’immunoterapia quando l’allergene, come la penicillina e gli altri farmaci, può essere evitato. Tuttavia, nei soggetti che necessitano di un farmaco cui sono allergici, si può eseguire l’immunoterapia, sotto stretto controllo medico, per desensibilizzarli.

  • Nell’immunoterapia, piccole quantità di allergene vengono iniettate sotto la cute o somministrate per via orale, a seconda dell’allergene specifico.
  • La prima dose è talmente minima che anche un soggetto allergico non reagisce.
  • Tuttavia, la dose minima inizia a far abituare il sistema immunitario della persona all’allergene.

Quindi la dose viene gradualmente aumentata. Ogni aumento è talmente minimo che il sistema immunitario continua a non reagire. La dose viene aumentata fino a quando il soggetto non reagisce alla stessa quantità di allergene che causava i sintomi. Questa quantità costituisce la dose di mantenimento.

L’aumento graduale è necessario perché l’esposizione a una dose eccessiva di allergene può provocare una reazione allergica. Si somministrano iniezioni una o due volte a settimana fino a raggiungere la dose di mantenimento. Successivamente, si eseguono iniezioni ogni 2-4 settimane. Tale tecnica risulta più efficace, nel caso in cui si continui la somministrazione di dosi di mantenimento per tutto l’anno, persino per le allergie stagionali.

Poiché le iniezioni di immunoterapia provocano talvolta reazioni allergiche pericolose, il soggetto deve restare in ambulatorio per almeno 30 minuti dopo l’iniezione. Se il soggetto manifesta reazioni lievi all’immunoterapia (come starnuti, tosse, rossore, sensazione di formicolio, prurito, costrizione toracica, respiro sibilante e orticaria), può essere utile la somministrazione di un farmaco, di solito un antistaminico, come la difenidramina o la loratadina.

Per reazioni più gravi, si somministra l’adrenalina (nota anche come epinefrina). L’immunoterapia per l’allergia alle arachidi può anche essere somministrata per via orale. Il soggetto riceve le prime dosi dell’allergene nel corso di un solo giorno, durante la permanenza nell’ambulatorio medico o in clinica.

Il soggetto prende poi l’allergene a casa. Ogni volta che la dose viene aumentata, la prima dose del dosaggio più alto viene somministrata sotto supervisione medica. L’immunoterapia specifica può richiedere 3 anni per essere completata. I soggetti che sviluppano nuovamente delle allergie potrebbero aver bisogno di sottoporsi a un altro ciclo più lungo (a volte 5 anni o più) di immunoterapia

Evitare l’allergene Antistaminici Stabilizzanti dei mastociti Corticosteroidi Per le reazioni allergiche gravi, trattamento d’urgenza, comprese iniezioni di adrenalina

Sono i farmaci più utilizzati per alleviare i sintomi allergici. Gli antistaminici bloccano gli effetti dell’istamina (che scatena i sintomi), ma non bloccano la produzione di istamina nell’organismo. Gli antistaminici sono disponibili sotto forma di:

Compresse, capsule o soluzioni liquide da assumere per bocca Spray nasali Collirio Lozioni o creme

La forma da preferire dipende dal tipo di reazione allergica. Alcuni antistaminici non richiedono prescrizione (farmaci da banco, FdB), diversamente da altri. Alcuni antistaminici per i quali in passato era necessaria la prescrizione sono oggi farmaci da banco.

  • Anche i prodotti che contengono un antistaminico e un decongestionante (come la pseudoefedrina) sono disponibili come farmaci da banco.
  • Possono essere assunti da adulti e bambini a partire dai 12 anni di età.
  • I prodotti antistaminici/decongestionanti non devono essere somministrati ai bambini di età inferiore ai 12 anni.

Questi prodotti sono utili in particolare qualora siano necessari sia gli antistaminici sia il decongestionante nasale. Alcune persone, tuttavia, come quelle che assumono inibitori della monoaminossidasi (un tipo di antidepressivo) non possono assumere questi farmaci.

Inoltre, i soggetti con ipertensione arteriosa non devono assumere un decongestionante, a meno che un medico non lo prescriva tenendo sotto controllo il paziente. Gli antistaminici difenidramina e doxepina, disponibili sotto forma di lozione, crema, gel o spray, possono essere applicati sulla pelle per alleviare il prurito.

Gli antistaminici non devono essere contemporaneamente assunti per via orale e applicati sulla pelle nei bambini, perché possono causare estrema sonnolenza. Gli effetti collaterali degli antistaminici comprendono effetti anticolinergici Anticolinergico: che cosa significa?, come bocca secca, visione annebbiata, stipsi, difficoltà a urinare, confusione, stordimento (soprattutto quando ci si alza in piedi), nonché sonnolenza. Spesso gli antistaminici con prescrizione hanno meno effetti collaterali. Alcuni antistaminici hanno una maggiore probabilità di causare sonnolenza (sedazione) rispetto ad altri.

Gli antistaminici che causano sonnolenza sono ampiamente disponibili come farmaci da banco. Si sconsiglia l’assunzione di questi antistaminici se si deve guidare, operare macchinari pesanti o eseguire altre attività che richiedono uno stato di allerta. Gli antistaminici che causano sonnolenza non devono essere somministrati a bambini di età inferiore a 2 anni perché possono avere effetti collaterali seri o potenzialmente letali.

Questi antistaminici sono anche particolarmente problematici per gli anziani e per le persone affette da glaucoma, iperplasia prostatica benigna, stipsi o demenza a causa dei loro effetti anticolinergici. In generale, i medici usano gli antistaminici con cautela nelle persone affette da cardiopatia. Gli stabilizzanti dei mastociti bloccano il rilascio di istamine e altre sostanze che causano gonfiore e infiammazione. Questi farmaci vengono assunti qualora gli antistaminici e altri farmaci risultino inefficaci o producano effetti collaterali fastidiosi.

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Per l’uso con un inalatore o nebulizzatore (che eroga ai polmoni il farmaco sotto forma di aerosol) Sotto forma di collirio Come liquido da assumere per via orale

Quando gli antistaminici e gli stabilizzanti dei mastociti non riescono a controllare i sintomi allergici, può essere utile somministrare dei corticosteroidi. Un corticosteroide, come il prednisone, deve essere assunto per via orale solo se i sintomi sono molto gravi o diffusi e tutti gli altri trattamenti sono risultati inefficaci. possono indurre molti effetti collaterali, talvolta gravi. I corticosteroidi orali vengono quindi usati per periodi di tempo più brevi possibile. Le creme e gli unguenti a base di corticosteroidi possono aiutare ad alleviare il prurito associato alle eruzioni allergiche.

  1. Un corticosteroide, l’idrocortisone, è disponibile come farmaco da banco.
  2. Gli inibitori dei leucotrieni, quali il montelukast, sono farmaci antinfiammatori impiegati per il trattamento di: Inibiscono i leucotrieni, rilasciati da alcuni leucociti e mastociti quando vengono esposti a un allergene.
  3. I leucotrieni contribuiscono all’infiammazione e causano costrizione delle vie aeree.

Montelukast è utilizzato solo quando altri trattamenti si dimostrano inefficaci. I soggetti che hanno avuto, o sono a rischio di avere, reazioni allergiche gravi devono sempre portare con sé un autoiniettore di adrenalina che deve essere usato il più presto possibile in caso di reazione grave.

Anche gli antistaminici in compresse possono essere utili, ma l’adrenalina deve essere iniettata prima di assumere le compresse di antistaminico. Generalmente, l’adrenalina interrompe la reazione, almeno temporaneamente. Ciononostante, chi ha avuto una grave reazione allergica deve essere trasportato in una struttura di pronto soccorso.

Qui, può essere attentamente monitorato e il trattamento può essere ripetuto o adattato secondo necessità. In caso di reazione anafilattica, le vie aeree possono gonfiarsi e restringersi, rendendo difficile la respirazione. Per favorire la respirazione, il medico può dover inserire una cannula attraverso il naso o la bocca nella trachea.

  • A volte la trachea diventa troppo gonfia e ristretta perché la cannula vi passi attraverso.
  • In tali casi, il medico può doverla inserire direttamente nella trachea attraverso un’incisione nella parte anteriore del collo ( tracheotomia Ventilazione meccanica ) per rendere possibile la respirazione.
  • Quando possibile, le donne in gravidanza che soffrono di allergie devono controllare i sintomi evitando il contatto con gli allergeni.

Se i sintomi sono gravi, le donne in gravidanza devono usare un antistaminico sotto forma di spray nasale. Devono assumere antistaminici per bocca (antistaminici orali) solo se gli spray nasali non sono efficaci. Anche le donne che allattano al seno devono cercare di evitare l’assunzione di antistaminici.

Quale antistaminico per shock anafilattico?

Farmaci – Alcuni casi di anafilassi sono trattati semplicemente con antistaminici e corticosteroidi, anche se in caso di severità è richiesto il ricovero ospedaliero e l’osservazione medica del paziente. Un’iniezione di adrenalina è spesso utile per rallentare la progressione dei sintomi, specie in caso di una reazione anafilattica grave.

  • L’anafilassi non dev’essere sottovalutata, dal momento che può provocare la perdita di coscienza o altre complicanze gravi: lo shock anafilattico rappresenta, infatti, un’emergenza medica che può provocare la morte, causata da una rapida occlusione delle vie respiratorie.
  • In genere, l’adrenalina riduce la risposta allergica esagerata, mentre gli antistaminici e i cortisonici possono ridurre l’ infiammazione a carico delle vie aeree, migliorando pertanto la capacità respiratoria del paziente; ancora, per alleviare i sintomi respiratori, al paziente può essere somministrata una dose di albuterolo o altri farmaci beta-agonisti.

Eventualmente, il paziente viene sottoposto ad un trattamento con l’ossigeno e ad una rianimazione cardiopolmonare, Anafilassi → occlusione delle vie respiratorie → soffocamento → mancanza di ossigenazione al cervello → danni irreversibili o morte Di seguito sono riportate le classi di farmaci maggiormente impiegate nella terapia contro l’anafilassi, ed alcuni esempi di specialità farmacologiche; spetta al medico scegliere il principio attivo e la posologia più indicati per il paziente, in base alla gravità della malattia, allo stato di salute del malato ed alla sua risposta alla cura: Catecolammine :

Adrenalina o epinefrina (es. Jext, Adrenal, Fastjekt ): il farmaco è un potente vasodilatatore muscolare, utile per prevenire l’ostruzione delle vie respiratorie in caso di anafilassi; i pazienti che ne sono predisposti dovrebbero sempre portare con loro una siringa di adrenalina per l’autoiniezione d’urgenza. L’effetto dell’adrenalina non è duraturo; il farmaco genera sudorazione fredda ed estremità congelate. Si raccomanda di somministrare il farmaco per via intramuscolare alla posologia di 0,3-0,5 ml nell’adulto e 0,01 ml/kg (max.0,3 mg) nel bambino, immediatamente dopo la manifestazione dei sintomi tipici dell’anafilassi; ripetere la somministrazione ogni 5-15 minuti, in base alla gravità della condizione. Somministrare il farmaco per via endovenosa solo quando l’anafilassi è molto grave, dal momento che il farmaco potrebbe generare tachiaritmia : in tal caso, si raccomanda di iniettare in vena una dose di 2-10 mcg/min; solo di rado sono richieste dosi superiori a 20 mcg/min. Nei casi più gravi, il farmaco va somministrato per via intracardiaca (iniezione diretta nel ventricolo sinistro: 0,3-0,5 mg) o endotracheale (1 mg).

Antistaminici:

  • Prometazina (es: Promet NAR, Farganesse, Fenazil): farmaco antistaminico. Per via parenterale, si raccomanda di assumere il farmaco alla dose di 25 mg (iniezione endovenosa o intramuscolare). Quando necessario, ripetere la somministrazione dopo 2 ore. La terapia orale può essere intrapresa dopo il ristabilimento del paziente. Per os, si raccomanda di assumere 25 mg di attivo; ripetere la somministrazione dopo 4 ore, se necessario. Nel contesto di un’anafilassi, per la prevenzione delle ricadute, è possibile assumere il farmaco anche per via rettale (25 mg, eventualmente da ripetere ogni 4 ore).
  • Difenidramina (es. Aliserin, Difeni C FN): farmaco anticolinergico ed antistaminico. Si raccomanda di assumere il farmaco alla posologia di 25-50 mg, per via endovenosa.
  • Ranitidina (es. Zantac ): il farmaco, appartenente alla classe degli antistaminici anti H2, va somministrato indicativamente alla posologia di 50 mg per via endovenosa o 150 mg per via orale, per tenere sotto controllo i sintomi che accompagnano l’anafilassi. In genere, va somministrato dopo l’iniezione di adrenalina.

β2 – agonisti:

Albuterolo o salbutamolo (es. Ventmax, Ventolin, Almeida, Naos ): il farmaco, appartenente alla classe dei β2 – agonisti, è indicato per trattare il broncospasmo associato all’anafilassi. Il farmaco va somministrato per via nasale, applicando 2 spruzzi per narice ogni 6-8 ore, o in base alle necessità. Consultare il medico.

Corticosteroidi : i farmaci steroidi sono indispensabili per ridurre l’infiammazione e minimizzare i sintomi secondari legati all’anafilassi

  • Prednisone ( es. Deltacortene, Lodotra ): in caso di anafilassi, assumere 50 mg di attivo per os, frazionati eventualmente in più dosi durante le 24 ore.
  • Metilprednisolone (es. Advantan, Metilpre, Depo-medrol, Medrol, Urbason ): nel contesto di anafilassi, la dose indicativa d’assunzione di questo farmaco è 125 mg per via endovenosa.

Come disinfettare una puntura di insetto infetta?

Dopo aver disinfettato la puntura con acqua ossigenata si deve passare sopra un batuffolo di ovatta imbevuto di ammoniaca (disattiva il veleno) e poi applicarvi un impacco freddo o, ancora meglio, un cubetto di ghiaccio (rallenta l’assorbimento); infine va applicata una pomata antistaminica.

Come disinfettare una puntura di insetto?

Disinfettare la puntura con acqua ossigenata o euclorina. Immergere la zona colpita in acqua fredda o applicare del ghiaccio: questo riduce il dolore e rallenta l’assorbimento del veleno. Tenere ferma la zona in cui si è stati punti. Solo in un secondo momento si può applicare una crema al cortisone.

Cosa mettere di naturale sulle punture di insetti?

Puntura Ape Cosa Fare Le punture di insetti sono ovviamente più frequenti durante la bella stagione, soprattutto nei luoghi più amati da zanzare, vespe e api, Ovvero, ambienti umidi e caldi ma anche prati di montagna, boschi, parchi cittadini e persino piscine. I sintomi da puntura di insetto variano sia a seconda del tipo di insetto che l’ha provocata, sia a seconda delle reazioni soggettive alla puntura.

Infatti quando si è allergici alle punture di api o di vespe, la sintomatologia diventa molto seria e pericolosa in tempi brevi, arrivando nei casi più gravi all’ anafilassi, Per questo motivo, se si sa di essere allergici è bene portare sempre con sé i farmaci indispensabili (adrenalina, cortisone, antistaminici).

Se non si è al corrente di un’allergia ma i sintomi sembrano aggravarsi in poco tempo, è necessario recarsi immediatamente al pronto soccorso, I sintomi da puntura di insetto sono: gonfiore o ponfo nella zona interessata, possibile eruzione cutanea più estesa della puntura, prurito anche insopportabile, rossore e, in caso di puntura di vespa o di ape, persino forte dolore. Puntura Ape Cosa Fare TEA TREE L’olio essenziale di tea tree (o melaleuca) è uno dei rimedi naturali più efficaci in caso di punture di insetti. Si tratta, infatti, di un olio essenziale di origine aborigena in grado di togliere infiammazione e prurito, nonché di ridurre il rossore e di disinfettare la zona. Puntura Ape Cosa Fare GHIACCIO L’applicazione del ghiaccio sulla puntura di insetto, riduce immediatamente infiammazione e dolore e/o prurito. Se si frequentano luoghi aperti a elevato rischio di punture, si consiglia di infilare in borsa una busta di ghiaccio “attivabile” al momento. Puntura Ape Cosa Fare SUCCO DI LIMONE Il limone è un efficace rimedio naturale per attenuare i sintomi fastidiosi e dolorosi delle punture di insetto. Più blando del tea tree, il limone rappresenta però un valido aiuto immediato in caso di puntura di zanzare nei bambini, Puntura Ape Cosa Fare CIPOLLA Non è un rimedio naturale profumato ma è sicuramente uno dei più efficaci per diminuire l’infiammazione legata alle punture di insetti. Il consiglio “della nonna” è di strofinare mezza cipolla sulla zona colpita dall’insetto, lasciare agire qualche minuto e poi lavare con acqua e sapone.

Cosa si mette su una puntura di vespa?

Generalità – La puntura di vespa è un’evenienza nota per provocare reazioni cutanee molto fastidiose. Di norma, l’ingresso del pungiglione nella cute induce localmente una tumefazione infiammatoria dolorosa ; questa manifestazione si risolve dopo alcune ore ed è attribuibile alle sostanze velenose inoculate dall’insetto.

Nelle persone precedentemente sensibilizzate, invece, la puntura di vespa può causare una reazione allergica locale (eritema, edema esteso e dolore intenso) o sistemica ( orticaria, vertigini e difficoltà respiratorie). A differenza delle api, le vespe non lasciano il pungiglione nella vittima, ma possono infliggere più punture nell’arco di poco tempo.

Inoltre, quest’insetto è particolarmente aggressivo. Pertanto, se si è stati punti e la vespa è ancora in zona, occorre allontanarsi con molta cautela e raggiungere un posto sicuro. Se la puntura di vespa non provoca sintomi troppo intensi, per limitare i disagi si possono eseguire degli impacchi di acqua fredda ed applicare una crema antistaminica o cortisonica.

Cosa succede se vieni punto da una vespa?

Sintomi – Le singola puntura di vespa produce un dolore pressoché immediato, spesso percepito con una sensazione di bruciore, accompagnato dalla rapida comparsa di infiammazione locale (gonfiore e rossore ), destinato in genere a risolversi entro poche ore.

dolore, gonfiore, arrossamento prurito, eventuale modesto sanguinamento.

Osservando la pelle è talvolta possibile individuare una piccola porzione biancastra, che origina esattamente nel sito di puntura. Soggetti predisposti potrebbero sviluppare una reazione locale particolarmente estesa (5 cm o più), caratterizzata anche da una consistenza particolarmente dura e sintomi più severi, come un gonfiore che tende ad aumentare nei 2-3 giorni successivi; può venire scambiata per un’infezione, evento possibile ma non comune.

A cosa serve il veleno d’api?

L’apitossina, o veleno d’ape, è un liquido di sapore prima dolciastro e poi amaro, limpido e incolore, solubile in acqua ma non in alcol. La porzione attiva del veleno è costituita da una complessa miscela di proteine che provoca un’infiammazione locale ed agisce come anticoagulante.

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