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Rivotril Gocce A Cosa Serve?

Quante gocce di Rivotril si possono prendere per dormire?

RIVOTRIL OS GTT 10ML 2,5MG/ML -Posologia La posologia di Rivotril è essenzialmente individuale e va stabilita caso per caso sulla base della risposta clinica e della tolleranza. Prima di aggiungere Rivotril ad una terapia anticonvulsivante esistente, si deve considerare che l’uso di più anticonvulsivanti può comportare un aumento di effetti indesiderati.

  • Posologia Per evitare all’inizio del trattamento la comparsa di effetti collaterali, è indispensabile aumentare progressivamente la dose giornaliera finché non sia stata raggiunta la dose di mantenimento.
  • La dose iniziale per i neonati e bambini fino ai 10 anni di età (o fino ai 30 kg di peso ) è di 0,01-0,03 mg/kg/die da dividere in 2-3 somministrazioni.

La dose deve essere aumentata di non più di 0,25-0,5 mg, ogni terzo giorno, fino a quando è raggiunta una dose di mantenimento giornaliera di circa 0,1 mg/kg o le crisi convulsive sono controllate o gli effetti indesiderati precludono ulteriori aumenti.

  • Nei bambini, la dose massima giornaliera, da non superare, è di 0,2 mg/kg.
  • Sulla base del dosaggio stabilito per i bambini fino a 10 anni (o fino ai 30 kg di peso) e per gli adulti (sotto), la dose iniziale raccomandata per i bambini e gli adolescenti tra i 10 e i 16 anni di età è di 1-1,5 mg/die da dividere in 2-3 somministrazioni.

La dose può essere aumentata di 0,25-0,5 mg ogni terzo giorno fino a quando viene raggiunta la dose di mantenimento individuale (solitamente 3-6 mg/die). La dose iniziale per gli adulti non deve superare 1,5 mg/die da dividersi in 3 somministrazioni. La dose può essere aumentata per incrementi di 0,5 mg, ogni tre giorni, fino a quando le crisi convulsive sono adeguatamente controllate o gli effetti indesiderati precludono ulteriori aumenti.

  • La dose di mantenimento deve essere stabilita individualmente per ciascun paziente sulla base della risposta.
  • Di solito è sufficiente una dose di mantenimento di 3-6 mg/die.
  • Negli adulti, la dose terapeutica massima, da non superare, è di 20 mg.
  • La dose giornaliera deve essere ripartita in 3 somministrazioniuguali.

Se le dosi non possono essere divise equamente, quella maggiore deve essere assunta prima di andare a dormire. La dose di mantenimento va raggiunta dopo 1-3 settimane di trattamento. Per facilitare l’adattamento della posologia alle esigenze individuali e per rendere agevole il frazionamento della dose totale giornaliera, è consigliabile utilizzare nel neonato le gocce di Rivotril (1 goccia = 0,125 mg di sostanza attiva) e nell’adulto nella fase iniziale di trattamento, le compresse da 0,5 mg.

Le gocce devono essere somministrate con un cucchiaio o possono essere mescolate con acqua, tè o succo di frutta. Per facilitare la somministrazione le compresse di Rivotril da 0,5 mg possono essere frazionate in metà uguali, mentre quelle da 2 mg possono essere frazionate in metà o quarti uguali. Le compresse presentano una linea di frattura per consentire la somministrazione di dosi più basse.

Per rompere la compressa, tenerla con la linea di frattura rivolta verso l’alto e applicare una pressione verso il basso. Pazienti anziani Nei pazienti anziani deve essere usata la dose più bassa possibile e particolare attenzione deve essere posta durante la fase di titolazione iniziale.

Nel trattamento di pazienti anziani la posologia deve essere attentamente stabilita dal medico che dovrà valutare un’eventuale riduzione dei dosaggi sopraindicati. Insufficienza renale La sicurezza e l’efficacia di clonazepam in pazienti con insufficienza renale non sono state studiate, tuttavia, sulla base dei criteri farmacocinetici, non è richiesto alcun aggiustamento del dosaggio in questi pazienti (vedere paragrafo 5.2).

Compromissione epatica I pazienti con severa compromissione epatica non devono essere trattati con clonazepam (vedere paragrafo 4.3). I pazienti con compromissione epatica da media a moderata devono ricevere la dose più bassa possibile. Epilessia Clonazepam può essere somministrato con uno o più agenti antiepilettici.

  1. In questi casi la dose di ciascun medicinale deve essere regolata in modo da ottenere l’effetto ottimale.
  2. Come con tutti gli antiepilettici, il trattamento con clonazepam non deve essere interrotto improvvisamente, ma deve essere ridotto gradualmente (vedere paragrafo 4.8).
  3. Modo di impiego del flacone-contagocce Tenere il flacone verticalmente, con l’apertura rivolta verso il basso.

Se il liquido non scende, capovolgere il flacone più volte, o agitare delicatamente. Attenzione: non versare Rivotril gocce in bocca direttamente dal flacone. Dopo ogni apertura assicurarsi che il contagocce sia bloccato sul collo del flacone. : RIVOTRIL OS GTT 10ML 2,5MG/ML -Posologia

Che effetti collaterali ha il Rivotril?

RIVOTRIL 20CPR 0,5MG -Effetti indesiderati Gli effetti indesiderati più frequenti di Rivotril sono riferibili ad un’azione depressiva sul SNC. L’esperienza ha dimostrato che circa il 50% dei pazienti accusa sonnolenza e circa il 30% atassia: in alcuni casi questi disturbi possono diminuire con il passare del tempo.

Turbe del comportamento sono state rilevate nel 25% dei pazienti circa. Altri effetti indesiderati sono elencati per sistema. Disturbi del sistema immunitario : sono stati riportati con le benzodiazepine reazioni allergiche e rari casi di anafilassi. In soggetti predisposti possono manifestarsi reazioni di ipersensibilità.

Patologie endocrine : sono stati riportati casi isolati di sviluppo reversibile delle caratteristiche sessuali secondarie premature nei bambini (pubertà precoce incompleta). Disturbi psichiatrici : sono stati osservati disturbi dello stato emotivo e dell’umore, disturbi della memoria, stato confusionale, disorientamento.

  1. In pazienti trattati con Rivotril può manifestarsi depressione che può anche essere associata con la patologia sottostante.
  2. Sono state osservate reazioni paradosse: irrequietezzairritabilità, aggressività, stato di agitazione, nervosismo, ostilità, ansia, disturbi del sonno, delirio, collera, incubi e sogni anormali, allucinazioni, psicosi, iperattività, comportamenti inappropriati e altri comportamenti negativi.In questi casi, l’uso del farmaco dovrebbe essere interrotto.

Le reazioni paradosse sono più probabili nei bambini e negli anziani. In rari casi può manifestarsi un cambio della libido. Patologie del sistema nervoso : alterazione dell’attenzione, sonnolenza, rallentamento delle reazioni, ipotonia muscolare, tremore, vertigini, atassia (vedere paragrafo 4.4).

  1. Questi effetti indesiderati possono avvenire abbastanza frequentemente e sono di norma transitori e generalmente scompaiono spontaneamente in corso di trattamento o con riduzione del dosaggio.
  2. Possono essere parzialmente prevenuti incrementando il dosaggio lentamente ad inizio del trattamento.
  3. Sono stati osservati rari casi di cefalea.

Sono stati osservati casi molto rari di crisi generalizzate. Si possono verificare disturbi reversibili, quali disartria, ridotta coordinazione motoria e dell’andatura (atassia) e nistagmo (vedere paragrafo 4.4). Amnesia anterograda ed effetti amnesici, i quali possono essere associati ad alterazioni del comportamento (vedere paragrafo 4.4).

  1. Un aumento della frequenza di convulsioni con certe forme di epilessia(vedere paragrafo 4.4).
  2. Patologie dell’occhio : si possono verificare disturbi reversibili della visione (diplopia) (vedere paragrafo 4.4).
  3. Comune: nistagmo.
  4. Patologie cardiache : palpitazioni, è stata riportata insufficienza cardiaca incluso arresto cardiaco.

Patologie respiratorie toraciche e mediastiniche : può verificarsi depressione respiratoria (vedere paragrafo 4.4). Questo effetto può essere aggravato da una pre-esistente ostruzione delle vie aeree o da un danno celebrale o se sono stati somministrati altri farmaci in grado di deprimere la respirazione.

Di regola, questo effetto può essere evitato attraverso un aggiustamento individuale della dose. Congestione toracica, rinorrea, disturbi del respiro, ipersecrezione delle vie respiratorie superiori. Nei neonati e nei bambini, aumentata produzione di saliva o di secrezione. Patologie gastrointestinali : i seguenti effetti sono stati riportati in rari casi: nausea e sintomi epigastrici, disturbi dell’appetito, scialorrea, turbe dell’alvo, secchezza delle fauci, gastrite.

Patologie epatobiliari: epatomegalia, aumento transitorio delle transaminasi sieriche e della fosfatasi alcalina. Patologie del sistema emolinfopoietico : anemia, leucopenia, trombocitopenia, eosinofilia. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo : i seguenti effetti sono stati riportati in rari casi: orticaria, prurito, rash, perdita transitoria di capelli, alterazione della pigmentazione.

  • Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo: debolezza muscolare.
  • Questo effetto indesiderato può avvenire abbastanza frequentemente ed è di norma transitorio e generalmente scompare spontaneamente in corso di trattamento o con riduzione del dosaggio.
  • Può essere parzialmente prevenuto incrementando il dosaggio lentamente ad inizio del trattamento (vedere paragrafo 4.4).

Patologie renali e urinarie : in rari casi può verificarsi incontinenza urinaria. Patologie dell’apparato riproduttivo e della mammella : in rari casi può verificarsi disfunzione erettile. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione : deterioramento dello stato di salute fisica generale, ipertermia, fatica (stanchezza, debolezza) (vedere paragrafo 4.4).

Disturbi del metabolismo e della nutrizione : disidratazione, variazioni ponderali. Traumatismo, avvelenamento e complicazioni da procedura : cadute e fratture. Il rischio di cadute e fratture è aumentato in pazienti che assumono in concomitanza sedativi (incluse bevande alcooliche) e nei pazienti anziani.

Esami diagnostici : in rari casi può verificarsi riduzione della conta piastrinica. Popolazione pediatrica Patologie endocrine: casi isolati di sviluppo reversibile di premature caratteristiche secondarie sessuali (pubertà precoce incompleta). (vedere paragrafo 4.4).

  • Segnalazione delle reazioni avverse sospette.
  • La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale.
  • Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo www.agenziafarmaco.gov.it/content/come-segnalare-una-sospetta-reazione-avversa.

: RIVOTRIL 20CPR 0,5MG -Effetti indesiderati

Cosa si cura con il Rivotril?

Cosa sono il piccolo male (tipico o atipico), le crisi tonico-cloniche (generalizzate, primarie o secondarie), lo stato di male e la crisi focale : – Il piccolo male tipico o atipico è una forma di epilessia in cui la persona si ferma d’improvviso, guarda fisso nel vuoto, qualche volta compie movimenti o gesti automatici e pronuncia parole o frasi senza significato.

Dopo pochi secondi (2-15), riprende quello che aveva interrotto, come se nulla fosse accaduto. Le crisi tonico-cloniche generalizzate, primarie o secondarie sono crisi associate all’epilessia, caratterizzate da una prima fase, che dura solo pochi secondi, in cui la persona diviene incosciente e i muscoli improvvisamente si irrigidiscono; e da una seconda fase in cui muscoli della persona iniziano a contrarsi e a rilassarsi rapidamente, causando convulsioni.

Lo stato di male in tutte le sue forme è una grave complicazione dell’epilessia caratterizzata da crisi prolungate e/o mancanza di ripresa dei sensi tra una crisi e l’altra. Le crisi focali sono crisi epilettiche dovute ad alterazione di una parte del cervello, e si manifestano in base all’area del cervello colpita.

Per cosa viene prescritto il Rivotril?

Cos’è Rivotril – Rivotril è un antiepilettico a base di clonazepam appartenente alla classe dei medicinali chiamati benzodiazepine, indicato nei neonati, nei bambini e negli adulti per il trattamento di alcune forme di epilessia,

Chi prende il Rivotril?

Specialità – Quali sono le specialità medicinali che contengono clonazepam? – Clonazepam è prescrivibile nelle specialità Clonazepam, Rivotril. (leggi) Il clonazepam è una benzodiazepina impiegata come antiepilettico sia nell’adulto che nel bambino per il trattamento di diverse forme di epilessia: assenze tipiche e atipiche, fra cui la sindrome di Lennox-Gastaut (forma di epilessia pediatrica), contrazioni miocloniche e acinetiche, convulsioni parziali o focali, convulsioni tonico-cloniche generalizzate primarie e secondarie.

  • La FDA, l’agenzia americana che regola l’uso dei farmaci, ha approvato il clonazepam anche per il trattamento del disturbo da panico, sia in assenza che in presenza di agorafobia (terrore degli spazi troppo aperti), nell’adulto.
  • Il clonazepam è stato utilizzato (uso off label) anche nel trattamento del dolore neuropatico di varia origine (diabetico, posterpetico, da danno ad alcuni nervi della testa, oncologico), nel trattamento della sindrome di Gilles de la Tourette, della sindrome delle “gambe senza riposo”, della corea di Huntington e di altri disturbi del movimento.

La posologia del clonazepam nelle varie patologie deve essere calibrata a seconda dell’età del paziente e della risposta terapeutica. Come antiepilettico, la dose iniziale nel paziente adulto è di 1,5 mg/die e la dose di mantenimento è compresa fra 2 e 8 mg/die.

In alcuni pazienti possono essere necessarie dosi maggiori, ma non superare la dose di 20 mg/die di clonazepam che rappresenta la dose massima utilizzabile. Nella maggior parte dei pazienti occorrono circa 3-4 settimane per arrivare alla dose di mantenimento che rappresenta la dose ottimale far controllo della sintomatologia epilettica e tollerabilità.

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Nei pazienti anziani la dose massima di clonazepam è pari a 15 mg/die. In ambito pediatrico, la dose di mantenimento di clonazepam è pari a 0,5-1 mg/die nei bambini più piccoli con meno di 1 anno di età; a 1-3 mg/die nei bambini fino a 5 anni; a 0,1-0,2 mg/kg/die nei bambini di età compresa fra 6 e 12 anni Nel disturbo da panico, la dose raccomandata è di 1 mg/die; dosi maggiori non comportano un aumento di efficacia terapeutica della benzodiazepina, ma solo un incremento degli effetti avversi.

  1. L’interruzione della terapia con clonazepam deve avvenire gradualmente (0,25 mg ogni 3 giorni).
  2. Nel trattamento della sindrome “delle gambe senza riposo” il clonazepam è stato somministrato alla dosaggio di 1,5 mg/die in dosi refratte, l’ultima delle quali poco prima di coricarsi.
  3. L’impiego del clonazepam è controindicato nei pazienti con ipersensibilità alle benzodiazepine, nei pazienti con insufficienza respiratoria grave per il rischio di depressione respiratoria, nei pazienti affetti da miastenia grave perchè l’uso del clonazepam può peggiorare la debolezza muscolare, nei pazienti in cui la funzionalità del rene o del fegato è gravemente compromessa e nei pazienti con glaucoma ad angolo chiuso.

L’uso del clonazepam è inoltre controindicato nel primo trimestre di gravidanza per il rischio di malformazioni fetali. La FDA ha inserito il clonazepam in classe D per l’uso in gravidanza (farmaci per i quali c’è evidenza di rischio fetale nell’uomo, ma i cui benefici clinici in gravidanza potrebbero essere accettabili nonostante il rischio).

Le pazienti epilettiche che aspettano un bimbo si trovano ad affrontare il dilemma fra l’assunzione di farmaci che potenzialmente possono danneggiare lo sviluppo embriofetale e la tentazione di interrompere la terapia farmacologica nella speranza di salvaguardare la salute del nascituro. In realtà, l’epilessia non controllata costituisce di per sé un fattore di rischio sia per la salute della mamma sia del bambino.

Le linee guida relative alla terapia farmacologica antiepilettica in gravidanza raccomandano di preferire la monoterapia alla politerapia, di usare il dosaggio minimo efficace del farmaco antiepilettico, di evitare picchi di concentrazione e di somministrare in associazione al farmaco antiepilettico acido folico.

  1. Il clonazepam è una benzodiazepina e come tale può indurre dipendenza che si evidenzia con la comparsa di sintomi di astinenza in caso di interruzione della terapia.
  2. I farmaci che inducono dipendenza devono essere utilizzati con cautela nei pazienti con storia di abuso di sostanze (farmaci, alcool, etc.).

E’ importante inoltre che nel caso si decida di modificare la terapia farmacologica, la sospensione del trattamento con clonazepam avvenga gradualmente, riducendo progressivamente la dose della benzodiazepina in un arco di tempo che può variare da paziente a paziente.

  1. E’ stato inoltre osservato che nei pazienti che evidenziano convulsioni di tipologia differente, la somministrazione di clonazepam può indurre l’esacerbazione di convulsioni di tipo clonico-toniche generalizzate.
  2. L’analisi dei dati epidemiologici relativi all’uso dei farmaci antiepilettici ha evidenziato un aumento del rischio di suicidio o di ideazione al suicidio associato alla terapia farmacologica.

Il rischio sembrerebbe indipendente dalla durata della terapia stessa. Tale rischio (rischio relativo) è risultato pari a 2,01 per il clonazepam. Questi dati suggeriscono quindi la necessità di monitorare eventuali segni o sintomi riconducibili a comportamenti volti al suicidio nei pazienti epilettici in terapia con clonazepam.

  1. Il clonazepam possiede un potenziale di interazione farmacologica elevato.
  2. In associazione a farmaci con attività depressiva sul sistema nervoso centrale aumenta il rischio di depressione respiratoria, in particolare quando il clonazepam viene somministrato insieme a farmaci oppioidi.
  3. Alcool, anestetici generali, gli stessi oppioidi, le fenotiazine e gli antidepressivi triciclici potenziano gli effetti centrali del clonazepam per cui è necessario valutare con attenzione sintomi o segni di tossicità a carico del sistema nervoso.

L’alcool rappresenta di per sé un fattore di rischio per le convulsioni, può modificare la risposta individuale al clonazepam e provocare reazioni imprevedibili. Interazioni farmaco-farmaco sono state osservate anche fra clonazepam e clozapina (delirio), acido valproico (aumento del rischio di assenza), carbamazepina, fenitoina, fenobarbitale (aumento della clearance del clonazepam), litio (sindrome neurotossica), contraccettivi orali (incremento degli effetti del clonazepam).

Come tutti i farmaci, anche il clonazepam può indurre degli effetti collaterali nei pazienti che ne fanno uso. Gli effetti collaterali più frequentemente segnalati sono sonnolenza, perdita di coordinazione motoria (atassia) e alterazione del comportamento. Sono stati riportati, con minor incidenza, effetti avversi a livello cutaneo (rash, irsutismo, alopecia), ematico (alterazione dell’ematocrito), epatico (disfunzione epatica), gastrointestinali (anoressia o aumento dell’appetito, costipazione o diarrea, ipersalivazione o secchezza della bocca, dolore alle gengive, dolore addominale), genitourinario (ritenzione urinaria, enuresi notturna, disfunzione erettile).

Il clonazepam è stato associato raramente (segnalazioni sporadiche) alla sindrome della bocca che brucia (BMS – Burning Mouth Syndrome), patologia caratterizzata da dolore alla bocca in assenza di lesioni organiche. La causa della malattia non è nota, ma si pensa che possa essere di natura neuropatica.

  1. In caso di somministrazione di dosi eccessive (sovradosaggio) il clonazepam può provocare profonda sonnolenza e sedazione, con depressione respiratoria e grave ipotensione.
  2. La morte è un evento raro, ma il rischio aumenta notevolmente se la benzodiazepina è assunta insieme a farmaci quali oppioidi, alcool, o sostanze con attività deprimente il sistema nervoso centrale.

Il trattamento del sovradosaggio è sintomatico, focalizzato al mantenimento dei parametri vitali. L’eliminazione del clonazepam con l’emodialisi è limitata ai casi di coma molto grave. Sebbene il sovradosaggio da benzodiazepine sia normalmente trattato con flumazenil (molecola che funziona da antidoto), nei pazienti che assumono il clonazepam come antiepilettico, il flumazenil non è raccomandato per il rischio di convulsioni.

Ma come agisce il clonazepam? il clonazepam è una benzodiazepina con proprietà sedative e anticonvulsivanti impiegata come antiepilettico. Il suo meccanismo d’azione è comune a quello delle altre benzodiazepine ed è legato alla capacità di interferire con la trasmissione nervosa mediata dall’acido gamma-aminobutirrico o GABA.

Il GABA è il principale neurotrasmettitore cerebrale con attività inibitoria. Il recettore del GABA è una glicoproteina accoppiata ad un canale ionico selettivo per gli ioni cloro. Il recettore ha una struttura pentamerica: le cinque subunità proteiche – alfa, beta, gamma, delta, epsilon – possono combinarsi in vario modo.

  • Il GABA si lega alla subunità beta, le benzodiazepine si legano invece alla subunità alfa.
  • A seconda della tipologia della subunità alfa, la benzodiazepina possiederà un carattere prevalentemente ansiolitico oppure sedativo.
  • Perchè la benzodiazepina, ovvero il clonazepam, possa modulare l’azione del GABA è necessario che quest’ultimo sia legato al suo recettore.

Il GABA legato al suo recettore determina l’apertura del canale del cloro, il clonazepam modifica la frequenza di apertura del canale. Il clonazepam è impiegato come antiepilettico in alcune forme di epilessia dell’età evolutiva quali l’assenza tipica (piccolo male), crisi epilettica generalizzata in cui si verifica come una sospensione dello stato cosciente non accompagnato da contrazioni muscolari, Il clonazepam è indicato anche per il trattamento della sindrome di Lennox-Gastaut, forma di assenza atipica perchè si ha coinvolgimento dell’apparato muscoloscheletrico: afflosciamento dei muscoli e conseguente caduta del paziente oppure contrazioni di tipo tonico-cloniche.

  • Il clonazepam è inoltre indicato per il trattamento delle forme epilettiche nel paziente adulto.
  • Il clonazepam può essere somministrato sia per via orale sia per via endovenosa.
  • Per via orale, la biodisponibilità del farmaco è pari al 90% e lo steady state (stato stazionario, corrispondente alla stabilizzazione dei livelli ematici del farmaco) è raggiunto dopo 4-6 giorni.

Nel sangue, l’85% del clonazepam si trova legato alle proteine plasmatiche. Il farmaco di distribuisce nei vari distretti corporei, attraversa la barriera ematoencefalica, la placenta e viene escreto nel latte materno. A livello epatico, il clonazepam viene metabolizzato attraverso reazioni di idrossilazione e riduzione ad opera di enzimi citocromiali appartenenti alle sottofamiglie CYP3A e 2B.

Quanto è forte il Rivotril?

Cos’è il Rivotril? – Ma cos’è il Rivotril, in che modo produce i suoi effetti e quali sono i danni che il suo abuso e la sua associazione ad altre sostanze produce a livello dell’organismo, del cervello e quindi sulle funzioni psicologiche? Come riportato dalla stampa, il Rivotril è uno psicofarmaco con oltre mezzo secolo di vita.

  • È una benzodiazepina, quindi fondamentalmente un ansiolotico.
  • Ha come principio attivo il clonazepam, una molecola brevettata nel 1964 dalla farmaceutica Hoffman La Roche.
  • Il clonazepam è circa 20 volte più potente del diazepam, la benzodiazepina più comune e conosciuta commercializzata col nome di Valium,

La maggiore potenza inibitoria sull’attività del sistema nervoso centrale del clonazepam fa sì che venga usata come un farmaco per il trattamento dell’epilessia, che è stata nel 1975 l’indicazione che ha accompagnato la sua prima commercializzazione.

  • Anche l’uso voluttuario del clonazepam combinato con alcol non è una novità.
  • Da sempre le benzodiazepine sono state purtroppo consumate per lo sballo.
  • La prima in ordine di tempo, negli anni Settanta, è stata il Roipnol (flunitrazepam), poi il Tavor (Lorazepam), quindi il Minias (Lormetazepam),
  • L’attuale diffusione dell’abuso di Rivotril è in larga parte dovuta al fatto che è una benzodiazepina esente dal pagamento in quanto farmaco per il trattamento dell’epilessia.

E questo fa sì che possa essere ottenuta gratuitamente, spesso in modo fraudolento con la falsificazione di ricette.

Quanto Rivotril al giorno?

Iniziale, varia generalmente da 3 mg a 6 mg al giorno. La dose massima, da non superare, è di 20 mg al giorno. Se è anziano e/o debilitato, il medico la terrà sotto controllo durante il trattamento con Rivotril e le prescriverà la dose più bassa possibile.

Quante gocce di En si possono prendere per dormire?

La dose abituale è di: 1 compressa da 0,5 o 1 o 2 mg, la sera prima di coricarsi; oppure 13-26-52 gocce, la sera prima di coricarsi. Il medico le indicherà quale compressa o quante gocce utilizzare. La durata del trattamento va da pochi giorni a 2 settimane, fino ad un massimo di 4 settimane.

Quali sono gli effetti collaterali delle gocce En?

Cosa fare se avete preso una dose eccessiva di En ? – Nel trattamento dell’iperdosaggio di qualsiasi farmaco, dovrebbe essere considerata la possibilità che siano state assunte contemporaneamente altre sostanze. Come per le altre benzodiazepine, una dose eccessiva non dovrebbe presentare rischio per la vita, a meno che non vi sia assunzione concomitante di altri deprimenti del SNC (incluso l’alcool).

Il sovradosaggio di benzodiazepine si manifesta solitamente con vario grado di depressione del SNC che varia dall’obnubilamento al coma. Nei casi lievi i sintomi includono sonnolenza, stanchezza, atassia, disturbi della visione, obnubilamento, confusione mentale e letargia. Nei casi più gravi i sintomi possono includere: sonno profondo, incoscienza, atassia, ipotonia, ipotensione, depressione respiratoria, raramente coma e molto raramente morte.

Trattamento A seguito di una dose eccessiva di benzodiazepine per uso orale, dovrebbe essere indotto il vomito (entro un’ora) se il paziente è cosciente, o intrapreso il lavaggio gastrico con protezione delle vie respiratorie se il paziente è privo di conoscenza.

  • Se non si osserva miglioramento con lo svuotamento dello stomaco, dovrebbe essere somministrato carbone attivo per ridurre l’assorbimento.
  • L’uso di flumazenil può essere utile quando i sintomi osservati sono gravi.
  • Attenzione speciale dovrebbe essere prestata alle funzioni respiratorie e cardiovascolari nella terapia d’urgenza.

In caso di ipotensione devono essere utilizzati farmaci per la circolazione periferica tipo noradrenalinico e volemico. È richiesta ventilazione assistita in caso di compromissione respiratoria, che può anche essere causata da rilassamento periferico muscolare.

Il flumazenil, antagonista delle benzodiazepine, può essere utilizzato come antidoto, nei pazienti ospedalizzati, in aggiunta al trattamento adeguato di un sovradosaggio di benzodiazepine, non come una sostituzione. Il flumazenil ha un’emivita di eliminazione che va da 40 a 80 minuti. I pazienti devono essere tenuti sotto stretta osservazione a causa della sua breve durata di azione; possono essere necessarie ulteriori dosi di flumazenil.

L’antagonismo causato dal flumazenil sugli effetti delle benzodiazepine può aumentare il rischio della comparsa di disturbi neurologici (convulsioni), specialmente nei pazienti affetti da epilessia. GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO

Quando si prendono gli ansiolitici?

Chi cura che cosa – Ogni classe di farmaci ansiolitici ha diversi impieghi, qui riportati sinteticamente e di seguito illustrati in dettaglio.

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Benzodiazepine Riduzione dell’ansia e induzione del sonno Utili per controllare l’ansia acuta e per contrastare l’insonnia, preferibilmente per brevi periodi
GABAergici non benzodiazepinici Induzione/regolazione del sonno Utili per favorire l’addormentamento e per contrastare l’insonnia associata all’ansia
Azapironi Effetto ansiolitico e antidepressivo Utili per controllare l’ansia specie se associata a manifestazioni depressive
Antidepressivi SSRI Effetto antidepressivo e sedativo Utili per controllare l’ansia specie se associata a manifestazioni depressive

Benzodiazepine, È la classe di farmaci ansiolitici tuttora di più largo impiego nel trattamento dell’ansia, soprattutto nella fase acuta/iniziale od occasionale, ma anche a medio-lungo termine. Oltre che nei disturbi d’ansia e contro l’insonnia, vengono utilizzate:

in persone affette da disturbo da attacchi di panico o disturbo ossessivo-compulsivoquando è necessaria una sedazione temporanea per facilitare una procedura medicaa scopo miorilassante negli spasmi muscolari.

Le numerose molecole appartenenti a questo gruppo esplicano i loro due principali effetti terapeutici – riduzione dell’ansia e induzione del sonno – in proporzione un po’ diversa a seconda dell’attività specifica sui recettori del GABA e della durata di azione.

Pertanto, alcune benzodiazepine sono più efficaci nell’attenuare l’ansia e i relativi sintomi fisici, mentre altre sono più indicate per il trattamento farmacologico dei disturbi del sonno. Le benzodiazepine presentano l’inconveniente di indurre assuefazione, con conseguente graduale perdita di efficacia dopo alcune settimane di impiego e necessità di aumentare il dosaggio per ottenere lo stesso effetto terapeutico (ma con maggiori effetti collaterali).

Questa tolleranza nei confronti dell’azione farmacologica tende a indurre dipendenza fisica: per questa ragione, in genere, i trattamenti con gli ansiolitici di questa classe sono preferibilmente di breve durata, intermittenti o “al bisogno” (se il bisogno non è troppo frequente o protratto).

  • GABAergici non benzodiazepinici,
  • I farmaci appartenenti a questo gruppo, che comprende diverse categorie di molecole di recente introduzione in medicina (ciclopirroloni, imidazopiridine, pirazolopirimidine), sono particolarmente adatti come induttori/regolatori del sonno, in quanto relativamente a questa attività presentano il vantaggio, rispetto alle benzodiazepine, di non provocare assuefazione (risultando, quindi, anche associati a un minor rischio di abuso).

Azapironi, Di questa classe, in Italia, è al momento in commercio un’unica molecola, il buspirone, dotata di effetti sia ansiolitici sia antidepressivi. Come ansiolitico, il buspirone raggiunge la propria efficacia in modo più graduale delle benzodiazepine (3-4 settimane): per questa ragione, è un farmaco meno indicato nei casi che necessitano di un effetto anti-ansia rapido, ma è più adatto nel trattamento a lungo termine e nei pazienti anziani (in quanto induce minore sonnolenza diurna e minore debolezza muscolare di altri ansiolitici).

Antidepressivi SSRI, I farmaci di questo gruppo possono unire alla loro azione principale antidepressiva anche un effetto sedativo, rivelatosi utile in particolari forme di ansia (disturbo ossessivo-compulsivo e disturbo da attacchi di panico) e nelle forme depressive con una forte componente ansiosa.

In genere, per ottenere l’effetto ansiolitico è necessaria la somministrazione di dosaggi maggiori di quelli previsti nel trattamento della depressione, ma nella maggioranza dei pazienti la terapia con SSRI resta comunque ben tollerata.

Quale droga contiene benzodiazepine?

Schede Le benzodiazepine sono largamente utilizzate in medicina per la cura dell’ansia e dell’insonnia. Sono sostanze sintetiche che agiscono come depressori del sistema nervoso centrale. Il clordiazepossido fu il primo ad essere sintetizzato nel 1957 ed venne introdotto in medicina nel 1961.

  • Modalità d’uso
  • In generale, le benzodiazepine vengono ingerite sotto forma di compresse, ma possono essere anche assunte per via iniettiva per fini medici e non; si hanno inoltre segnalazioni di un loro abuso intranasale (sniffare).
  • Effetti psicoattivi

Le benzodiazepine appartengono al gruppo dei depressori del sistema nervoso centrale, che inducono sensazioni di calma (ansiolitici), stordimento e sonno. Agiscono, facilitando il legame del neurotrasmettitore inibitorio (GABA) su diversi ricettori GABA in tutto il sistema nervoso centrale.

Rispetto a droghe di più recente diffusione, come i barbiturici, le benzodiazepine hanno meno probabilità di portare alla depressione, potenzialmente fatale, del sistema nervoso centrale e, di conseguenza sono ampiamente utilizzate in medicina per curare l’ansia (ansiolitici) e l’insonnia (sedativi/ipnotici), nonché altre condizioni psicologiche come gli attacchi ed i disturbi di panico.

Non c’è una netta distinzione tra ansiolitici ed ipnotici, dal momento che la maggioranza degli ansiolitici induce il sonno, se presi di sera, e la maggior parte degli ipnotici ha un effetto sedativo se presi di giorno. Conseguenze per la salute a breve termine L’emivita varia tra i soggetti ed i più anziani tendono a smaltire queste droghe molto più lentamente, con la conseguenza di essere maggiormente soggetti agli effetti collaterali, tra i quali stordimento, atassia, confusione mentale, giudizio alterato e amnesia anterograda.

Si registra un aumento significativamente crescente di rischio di reazioni avverse nei soggetti più anziani come cadute, diminuzione della funzione cognitiva, guida alterata, quest’ultima non limitata solo a questa categoria di persone. Secondo alcuni studi europei, a parte l’alcol, le benzodiazepine, insieme alla cannabis, sono le sostanze psicoattive prevalenti tra la popolazione che guida.

Studi sperimentali dimostrano che queste droghe alterano la capacità di guida e, associate all’alcol, fanno aumentare significativamente il rischio di essere coinvolti o causare incidenti stradali. Danni alla salute nel lungo periodo L’intossicazione da benziodiazepine può essere associata a disinibizione nel comportamento, che conduce potenzialmente a comportamenti ostili o aggressivi.

L’uso combinato di alcol e benzodiazepine aumenta anche il rischio di un’overdose fatale perché entrambi agiscono come depressori del sistema nervoso centrale. Un’interazione fatale simile può verificarsi quando si assumono oppiacei e benzodiazepine, come parte di uno schema di poliassunzione. Un numero significativo di consumatori problematici, ingeriscono, “sniffano” o iniettano alte dosi di benzodiazepine per accrescere gli effetti euforizzanti degli oppiacei e minimizzare gli effetti spiacevoli degli psicostimolanti.

Il rapporto annuale dell’OEDT sullo stato del problema droga in Europa evidenzia che l’uso concomitante di benzodiazepine ed oppiacei è uno dei fattori di maggior rischio nei casi di morte per droga. C’è anche il rischio di sviluppare una dipendenza incrociata rispetto alle benzodiazepine.

  1. I segni ed i sintomi di astinenza possono essere classificati come maggiori o minori, alla stregua di quelli della sindrome da alcol.
  2. Secondo detta classificazione, tra i sintomi minori figurano ansia, insonnia e incubi.
  3. Tra i sintomi maggiori si registrano disturbi percettivi, psicosi, iperpiressia e convulsioni che mettono a rischio la vita.

Il Flunitrazepam (Rohypnol®) è, secondo i rapporti dei media, la benzodiazepina maggiormente legata alle aggressioni sessuali facilitate dalla droga e viene chiamata ancora più comunemente la “droga dello stupro”. Studi tossicologici forensi evidenziano che soltanto una piccola percentuale di dette aggressioni coinvolge in effetti il Flunitrazepam.

  1. Uso in medicina
  2. A livello medico, le benzodiazepine dovrebbero essere utilizzate soltanto come rimedio a breve termine per l’ansia e l’insonnia grave e inabilitante, in quanto tolleranza e dipendenza possono sopraggiungere anche dopo settimane dal momento in cui si è iniziato ad usarle.
  3. Controllo internazionale

Trentatre benzodiazepine sono state incluse nella Tabella IV della Convenzione delle Nazioni Unite sulle sostanze psicotrope del 1971 (Tabella 1). Midazolam (1990) e brotizolam (1995) sono stati successivamente aggiunti al programma. Nel 1995, il flunitrazepam (CAS 1622-62-4) fu trasferito dalla Tabella IV alla Tabella III perché l’International Narcotics Control Board (INCB) affermò che si trattava di una delle benzodiazepine più usate impropriamente e per la sua frequente deviazione nel mercato illecito.

Il fenazepam (CAS 51753-57-2), utilizzato nella pratica medica in alcuni paesi al di fuori dell’Unione Europea, è stato inserito nel 2016 nella Convenzione delle Nazioni Unite sulle sostanze psicotrope del 1971. Stato legale in Italia Le benzodiazepine sono annotate nella Tabella IV delle sostanze stupefacenti e nella Tabella dei Medicinali, Sez.

D, di cui al D.P.R.n.309/90. : Schede

Quante gocce di En ci vogliono per dormire?

La durata del trattamento non deve superare le 8-12 settimane. La dose abituale è di: 1 compressa da 0,5 o 1 o 2 mg, la sera prima di coricarsi; oppure 13-26-52 gocce, la sera prima di coricarsi. Il medico le indicherà quale compressa o quante gocce utilizzare.

Quante gocce per dormire si possono prendere?

Non superi 10 mg ogni 24 ore. Una dose più bassa pari a 12 gocce per notte può essere utilizzata. Questa dose può essere aumentata a 25 gocce dal suo medico. Non deve essere superata la dose giornaliera di 25 gocce di Sonirem.

Quante gocce di Rivotril per calmarsi?

RISPONDE IL NEUROLOGO – Prof. Manfredi Saginario- Neurologo Parma Sono figlia di una malata di Parkinson. E’ da circa sette anni che la mia mamma convive con questa malattia ed ancora oggi non è riuscita ad accettarla. E’ sempre depressa, soffre di insonnia ma la cosa che la fa stare veramente male è che la sua postura va sempre più a peggiorare.

  1. Oltre ad essere inclinata in avanti, è anche inclinata sul lato destro.
  2. Questo le comporta dolori forti al fianco.
  3. Fa fisioterapia ma con scarsi risultati.
  4. Quale ginnastica sarebbe più adatta alle sue condizioni fisiche? Cinzia Gent.ma Signora Cinzia, In questi casi è importante agire sul piano psicoemozionale.

Vi sono terapie antidepressive ben tollerate dai malati parkinsoniani. Innanzitutto i farmaci inibitori della serotonina che risultano anche compatibili con le altre cure antiparkinson (ad esempio con la rasagilina, Azilect® compresse), tra questi i più impiegati sono il citalopram (Elopram®, Seropram®) e l’escitalopram (Entact®, Cipralex®).

  1. E’ disponibile da poco un nuovo farmaco l’agomelatina (Valdoxan® 25 mg) che ha la capacità di legarsi ai recettori della melatonina (MT1 e MT2), di modulare i ritmi circadiani e di esercitare un effetto antidepressivo i cui risultati clinici sono soddisfacenti.
  2. Va assunto evidentemente la sera (come la melatonina) iniziando da mezza compressa, purtroppo il suo costo non è coperto dal Servizio Sanitario Nazionale.

Si consiglia in associazione all’ago-melatina anche il Samyr® 400 compresse (solfo-adenosil-L-metionina) alla dose di mezza compressa il mattino che può essere utile anche in senso antidepressivo. L’agomelatina (Valdoxan®) regolarizza anche le fasi del sonno del malato parkinsoniano che sono quasi sempre, per non dire sempre, più o meno alterate nei loro meccanismi fisiologici.

Pure raccomandabili sono le cure psicoterapeutiche: attualmente è più utilizzata la terapia cognitivo-comportamentale che raggiunge risultati favorevoli in meno di 5-30 sedute. L’inclinazione del tronco di lato ed in avanti risponde bene alla fisiochinesiterapia (FKT) però va detto che i suoi risultati non sono durevoli per cui occorre insistere e “non mollare mai o quasi mai”, quindi è necessario effettuare diversi cicli all’anno di FKT.

Va detto che le deviazioni del tronco non rispondono pienamente, come si vorrebbe, alla terapia farmacologica antiparkinson che ovviamente va anche ben impostata. Per questo aspetto si consulti con il suo neurologo di fiducia. Sul piano dietetico viene sollecitata sempre una dieta ipoproteica a mezzogiorno, ancora più nel caso in cui fossero presenti fluttuazioni motorie. Salve sono di nuovo Cinzia, qualche giorno fa vi avevo inviato una mail e gentilmente il prof. Manfredi Saginario mi ha risposto. La mia mamma segue la seguente terapia nel corso della giornata: di mattina assume una compressa di levodopa e di Mirapexin®, di pomeriggio un’altra compressa di levodopa e di nuovo Mirapexin®, di sera la stessa cosa e in più per l’insonnia assume il farmaco antidepressivo Zoloft®.

Il tremore non è poi così forte (a parte quando dimentica di assumere le pillole). Quello che è più visibile in lei è l’inclinazione del tronco piegato su un lato e in avanti. La terapia fisica consigliata la fa di già, Da una visita ortopedica le hanno detto che l’alterazione della postura è dovuta alla malattia di Parkinson.

La sua grande paura è di non poter stare più in piedi e cerca aiuto consultando vari ortopedici i quali sostengono che dipende tutto dalla malattia di Parkinson. Mi chiede se un busto ortopedico potrebbe migliorare e sostenere la sua postura. Cara signora Cinzia La terapia farmacologica usata appare modesta e quindi indica che vi è una forma iniziale moderata e non complicata di malattia.

  1. In questi casi si consiglia di utilizzare largamente i farmaci anticolinergici come l’amantadina (Mantadan®).
  2. E’ d’obbligo, con l’utilizzo di questo farmaco, eseguire un elettrocardiogramma (ECG) prima di iniziare la cura e dopo 15 giorni dall’inizio di essa.
  3. Altro gruppo di farmaci raccomandato è quello degli agonisti dopaminergici non ergolinici: pramipexolo (Mirapexin® eMirapexin RP® formulazione a rilascio prolungato), ropinirolo (Requip® e Requip RP® a lento rilascio) ed inoltre la rotigotina somministrata mediante cerotto transdermico a rilascio graduale (Neupro®) da applicare ogni 24 ore.
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Un altro farmaco consigliato è la rasagilina (Azilect®), la posologia è di una compressa di 1 mg al dì, non ha importanza l’orario di assunzione né il rapporto con il pasto. A questi farmaci viene anche attribuita la possibile proprietà di contrastare la progressione della malattia.

  • La levodopa va iniziata dopo aver usato gli altri farmaci e si rende necessaria quando gli altri farmaci di prima scelta sono meno efficaci: va assunta in ogni caso a dosaggi modesti.
  • Si prega fortemente, se utilizza la levodopa, di assumerla lontano dai pasti, un’ora prima o due ore dopo per facilitarne l’assorbimento.

Se lo Zoloft® (sertralina cloridrato) aiuta la paziente a dormire può continuarlo. Tenga presente, come le ho già detto, che è ora disponibile in farmacia l’agomelatina, un antidepressivo melatoninergico che agisce sul sistema della melatonina (Valdoxan® 25 mg).

Sia l’inclinazione del tronco in avanti (camptocormia) che quella laterale (a torre di Pisa) non sono purtroppo responsivi a rimedi specifici compresa la neurochirurgia (Deep Brain Stimulation DBS con applicazioni di elettrodi profondi). La fisiochinesiterapia FKT con esercizi specifici può essere d’aiuto.

La paziente riuscirà sempre a stare in piedi, questo è certo. L’inclinazione non impedisce il mantenimento della stazione eretta. Il busto ortopedico o altro sostegno hanno valore solo per stabilizzare la posizione mentre si cammina. Ben vengano i busti ortopedici oppure il collare cervicale semirigido se c’è da sostenere il capo, ad esempio, ma hanno valore limitato.

  1. Possiamo agire su tanti campi della malattia di Parkinson ma questo disturbo sfugge alle cure.
  2. La ricerca scientifica sta individuando, a livello cerebrale, i nuclei responsabili di questo sintomo (peduncolo – pontino?) e speriamo che questo possa essere d’aiuto nelle cure.
  3. Non accetto quindi il fatto che lei si perda d’animo ed ancor più la paziente poiché è possibile che si possa trovare a breve anche una soluzione per questo disturbo parkinsoniano.

Con una terapia farmacologica più mirata potrebbe ridurre la progressione dell’inclinazione del tronco, è però un’ipotesi, non si hanno certezze. Io non vedrei la situazione così nera, ho osservato tanti casi simili a quello di sua madre che si sono difesi bene ed hanno il vantaggio, rispetto ad altre forme di Parkinson, di non andare incontro al decadimento mentale e anche gli altri segni neurologici hanno un’evoluzione più contenuta. Ho 64 anni e circa quattro anni fa mi è stato riscontrato un inizio di bradicinesia con accenni di Parkinson, per la quale mi è stata prescritta una terapia da seguire: Mirapexin®, sostituito poi da Requip®. Attualmente assumo solamente il Requip e mi è stato da poco aggiunto, sotto mia richiesta, il Madopar® 100 mg + 25 mg, una compressa al giorno e il Mantadan® 100 mg.

Nonostante tale terapia, noto un rallentamento nei movimenti (senza alcun tremore), inappetenza e un costante stato di agitazione. Tengo a precisare che tale cura è stata iniziata da poco tempo (circa 10 giorni). Quali sono più o meno i tempi da attendere perchè una cura con tali farmaci possa avere effetto? Gentilissimo Signor Giuseppe, la richiesta di Madopar®, un farmaco a base di levodopa e benserazide, è corretta e giustamente le è stato dato un dosaggio minimo nella fase iniziale della malattia (la levodopa infatti è meglio utilizzarla nelle fasi di maggiore gravità della malattia).

In questa prima fase in un Parkinson classico si utilizzano gli agonisti-dopaminergici non ergolinici: pramipexolo cps (Mirapexin®), ropinirolo cps (Requip®) e rotigotina (Neupro® in cerotto) e per alcuni casi clinici anche due farmaci ergolinici insieme se indicato.

  1. Sono molto favorevole ad una terapia con questi farmaci poiché da recenti studi sarebbe emersa una certa azione di contenimento della progressione della malattia.
  2. Giusto l’utilizzo degli anticolinergici come l’amantadina (Mantadan®): per quest’ultimo farmaco deve eseguire un elettrocardiogramma ECG prima del suo utilizzo e dopo 15 giorni dal suo inizio facendo particolare riferimento al QT corretto (QTc) che indica la fase di ripolarizzazione ventricolare cardiaca.

Se ha già iniziato l’amantadina (Mantadan®) chieda quindi di fare al più presto un ECG. L’uso dell’amantadina (Mantadan®), come per gli altri farmaci anti-colinergici, richiede anche una visita oculistica con controllo del tono oculare, profondità e contorni di camera anteriore.

Questa visita è necessaria soprattutto se vi fossero casi di glaucoma (cioè di ipertensione oculare) in famiglia. E’ necessario – direi indispensabile – eseguire la fisiochinesiterapia con regolarità, almeno 2-3 cicli all’anno essendo molto utile per mantenere una buona motilità ma i suoi benefici non sono durevoli e quindi i cicli vanno ripetuti.

Si ricordi anche che la levodopa va assunta lontano dai pasti, un’ora prima o due ore dopo i pasti. Lei chiede quanto tempo è necessario ai farmaci per espletare il loro effetto. Al riguardo occorre avere una giusta attesa e variare – sotto controllo specialistico – le dosi in base alla risposta ed alla tolleranza del paziente.

  • Nel suo caso, non conoscendo le posologie dei farmaci usati, diventa difficile rispondere a questa domanda.
  • Tuttavia, è importante effettuare controlli specialistici ravvicinati finchè non si è trovata la posologia ottimale.
  • Purtroppo non vi è la guarigione con i farmaci impiegati ma il Parkinson tipico ha un decorso decisamente benigno rispetto ai casi atipici e si può controllare bene anche per lungo tempo.

Nei primi stadi di malattia alcuni colleghi non impiegano farmaci mentre io sono favorevole all’uso di farmaci a cui viene riconosciuta una certa azione neuroprotettiva. Da parecchi mesi soffro di freezing tutti i neurologi da me contattati escludono nel modo più tassativo che io soffra della malattia di Parkinson ma finora non ritengo di avere raggiunto un grado di benessere soddisfacente con le cure che mi sono state prescritte.

L’ultimo neurologo che mi ha visitato mi ha prescritto come farmaco il Neupro una serie di cerotti da utilizzare ogni 24 ore. Ora chiedo se tale cura può portare dei benefici. Aldo Caro Signor Aldo, Il freezing (un blocco motorio improvviso) può essere un sintomo del Parkinson in rapporto alla progressione della malattia.

Anzi è un segno iniziale del difetto di tolleranza della levodopa ed è presente – anche se in grado minore – anche con l’impiego degli agonistidopaminergici. Il neurologo le ha dato senz’altro un’indicazione giusta che lei deve osservare: sono convinto che con i cerotti a base di rotigotina (Neupro) avrà vantaggi concreti sui suoi disturbi.

  • Un altro farmaco che può essere aggiunto – se non è già nel suo schema terapeutico – è la rasagilina (Azilect) un anti-MAO che potrebbe essere utile nell’eliminazione dei disturbi lamentati e nel rallentare la pro-gressione della malattia.
  • Per la rasagilina occorre il progetto terapeutico che autorizzi il ritiro in farmacia del farmaco (Azilect).

Se non riuscisse ad ottenere il progetto terapeutico può usare la selegilina (Jumex). Vedrà che con i suggerimenti del suo neurologo di fiducia senz’altro il disturbo dovrebbe essere controllato. Possono essere utili anche prodotti ad azione neurotrofica e neuro-protettiva con l’effettuazione di cicli: la citicolina 500 (una fiala intramuscolare al dì per cicli di 20 giorni) ed il Samyr 400 (può assumere una compressa dopo colazione oppure una fiala intramuscolare al dì per cicli di 20 giorni). Rivotril Gocce A Cosa Serve Dopo una cura con Mirapexin, 2,1 mg. compresse a rilascio prolungato, con problema di gioco d’azzardo, ho deciso di fare un consulto con un altro neurologo che mi ha prescritto il Mirapexin 0,52 mg compresse da assumere dopo colazione, Madopar 100+25mg disperdibile.

Questa è la terza notte che non dormo. Giovanni Gentilissimo Signor Giovanni, da parte del collega è stato indicato un giusto trattamento in quanto l’orientamento attuale ritiene gli agonistidopaminergici (in questo caso il pramipexolo, Mirapexin) i principali responsabili dell’impulso irrefrenabile al gioco d’azzardo.

Si è quindi proceduto giustamente ad una riduzione graduale del pramipexolo (Mirapexin) fino ad arrivare alla sua definitiva sospensione. Quindi vi è il passaggio alla som-ministrazione del Madopar 100/25 mg dispersibile, che è l’indicazione giusta. La reazione dell’insonnia, intervenuta dopo il conseguente aggiustamento terapeutico, è insorta successivamente alla riduzione del pramipexolo (Mirapexin) e si può pensare, come ipotesi, ad un effetto tipo astinenza.

In questo caso è corretto procedere ad una riduzione più graduale del farmaco. Per l’insonnia potrebbe in alternativa assumere alcune gocce sublinguali di Rivotril (clonazepam) da 4 a 5 gocce, essendo il sonno indispensabile per un soggetto. Per la somministrazione serale consiglio di sostituire la formulazione di Madopar disperdibile 100/25 mg con mezza compressa di Madopar 100/25 mg RP a rilascio prolungato (oppure una compressa se ½ compressa non fosse sufficiente).

Il Rivotril si fa preferire essendo fra tutte le benzodiazepine quella che dà il grado minore di assuefazione (pur essendo il più incisivo tra le benzodiazepine) e può essere sospeso senza l’insorgenza di fenomeni di astinenza, od almeno la sua sospensione può essere effettuata più rapidamente rispetto ad altre benzodiazepine e senza disturbi.

  • L’assunzione di questo farmaco dipende dalla sua insonnia, cioè se riesce o meno a dormire.
  • In conclusione, seguirei una sospensione più soft del Mirapexin ed il cambio del Madopar dal dispersibile al RP cioè a lento meccanismo d’azione, quindi più soft, e soprattutto aggiungerei un ipnoinduttore (Rivotril).

Mio padre che ha quasi 88 anni, presenta alcuni sintomi parkinsoniani (lentezza nei movimenti, difficoltà a deglutire e scrittura molto piccola). Non ha tremore. Il neurologo che lo ha visitato ha prescritto la levodopa (Sinemet® 100/25). Vorrei sapere se il Sinemet® procura effetti collaterali rischiosi per una persona così anziana.

Se il trattamento farmacologico non va bene si può interrompere? Dopo quanto si hanno i benefici? Quando compaiono i primi effetti collaterali (movimenti involontari, fluttuazioni motorie)? Gli effetti collaterali più frequenti della levodopa sono quelli gastrici: nausea e vomito. Iniziando la terapia lentamente, ad esempio mezza compressa di Sinemet® (Levodopa/Carbidopa) alla sera per alcuni giorni e poi aumentando il dosaggio di mezza compressa ogni tre giorni (alle ore 8,00 e alle ore 20,00 ) e così via fino ad arrivare a tre compresse, non dovrebbero esserci problemi.

All’inizio la terapia può essere somministrata dopo i pasti, per cercare di ridurre gli effetti collaterali, poi se viene assunta 45 minuti/un’ora prima dei pasti viene assorbita in quantità maggiore; se dovesse esserci nausea o vomito si può associare il Motilium (uno-due cucchiai mezz’ora prima della terapia con il Sinemet).

  • Occorre inoltre monitorare anche la pressione arteriosa (PA) in clinostatismo (cioè a paziente coricato) e subito dopo in ortostatismo (in piedi) per escludere cali pressori possibili, soprattutto nelle ore post-prandiali.
  • I primi benefici dovrebbero vedersi dopo circa un mese di terapia ed alla dose indicata.

Penso che le discinesie si possono manifestare solo dopo qualche anno, ma molto dipende da tante variabili, quali: la dose giornaliera e complessiva di levodopa, il numero di som-ministrazioni, l’età del paziente (negli anziani le discinesie si manifestano più tardivamente), ecc.

  1. I rischi di effetti collaterali sono tuttavia inferiori rispetto ai benefici che la terapia con levodopa può portare alla qualità della vita di suo padre.
  2. La mia mamma ha la malattia di Parkinson dal 1998.
  3. Dopo tutti questi anni i farmaci non le danno più sollievo e la neurologa le ha proposto la Duodopa®.

La Duodopa® è una preparazione di levodopa solubile che richiede una via di somministrazione duodenale mediante PEG (un sondino direttamente nel duodeno). Questo permette di mantenere le concentrazioni ematiche della levodopa costanti e di conseguenza anche la concentrazione di dopamina nei gangli della base rimangono stabili per cui la paziente è sbloccata nelle ore diurne.

E’ necessario un ricovero ospedaliero per posizionare la PEG e regolare la pompa che somministra il farmaco, ma i risultati sono eccellenti. Un’altra strategia è l’apomorfina che viene somministrata sempre attraverso una pompa nel sottocute del paziente e permette di mantenere una buona mobilità nelle ore diurne.

E’ forse meno invasiva della Duodopa® e se la paziente la sopporta i risultati sono sempre buoni. Anche in questo caso è necessario un ricovero ospedaliero.

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