Tachipirina 1000 A Cosa Serve? - HoyHistoriaGT Hoy en la Historia de Guatemala

Tachipirina 1000 A Cosa Serve?

Tachipirina 1000 A Cosa Serve

Per cosa si prende la tachipirina da 1000?

Perch si usa Tachipirina 1000 mg? A cosa serve? Trattamento sintomatico delle affezioni dolorose di ogni genere (ad esempio, mal di testa, mal di denti, torcicollo, dolori articolari e lombosacrali, dolori mestruali, piccoli interventi chirurgici).

Quando si deve prendere la tachipirina da 1000?

Ogni quante ore si può prendere Tachipirina 1000? La dose raccomandata è 1 compressa o 1 compressa effervescente o 1 bustina, fino a 3 volte al giorno. L’intervallo tra le diverse somministrazioni non deve essere inferiore alle quattro ore.

Come Antinfiammatorio è meglio la Tachipirina o Oki?

Tachipirina o OKI: quale antidolorifico scegliere – La scelta tra Tachipirina e OKI dipende dalle esigenze del paziente e dalla gravità dei sintomi. Entrambi sono antidolorifici, ma la Tachipirina è più indicata per la riduzione della febbre e del dolore lieve o moderato, mentre l’OKI viene utilizzato soprattutto per il dolore intenso e per combattere l’infiammazione.

Chi non deve prendere la tachipirina 1000?

Controindicazioni TACHIPIRINA ® Paracetamolo – L’utilizzo di TACHIPIRINA ® è controindicato in caso di ipersensibilità al principio attivo o ad uno dei suoi eccipienti, insufficienza epatica e renale, anemia emolitica di grado elevato e deficit enzimatico di glucosio 6 fosfato deidrogenasi.

Cosa succede se prendo la tachipirina 1000 senza febbre?

Fa male prendere la Tachipirina senza avere febbre? – Nei casi visti può essere anzi la scelta migliore e, se usata correttamente, quella con meno effetti collaterali.La Tachipirina si può prendere senza febbre ma al contempo non è sempre preferibile come scelta: nel caso di sintomi influenzali senza febbre si rischia di non lasciare al corpo la possibilità di innescare automaticamente le proprie difese contro possibili infezioni batteriche e virali e stimolare i globuli bianchi a proliferare; la febbre quindi non deve essere vista necessariamente come un evento negativo poiché migliora la risposta immunitaria dell’organismo e riesce a debellare la maggior parte degli agenti patogeni; sotto questo punto di vista può far male prendere la Tachipirina senza avere la febbre sopra i 37.5/ 38 gradi.

Cosa non fare dopo aver preso la tachipirina?

Evita assolutamente di bere alcol durante l’assunzione di Tachipirina. L’alcol può aumentare il rischio di danni al fegato durante l’assunzione di paracetamolo.

Perché la tachipirina non va presa a stomaco pieno?

Sul foglietto informativo non è specificato. Tachipirina in genere non crea problemi allo stomaco, può quindi essere assunta indifferentemente a stomaco vuoto o pieno.

Come antidolorifico meglio Brufen o Tachipirina?

Non è complicato, in conclusione: dolore e febbre, va bene la Tachipirina o paracetamolo, se c’è anche infiammazione, ci vuole ibuprofene.

Che cosa fa la tachipirina?

Cos’è e a cosa serve il paracetamolo? Il paracetamolo è disponibile in varie forme farmaceutiche con diverse vie di somministrazione, tra cui quella orale e rettale. Come antipiretico, è indicato per il trattamento sintomatico di diversi stati febbrili correlati all’influenza, alle malattie esantematiche (malattie infettive tipiche dei bambini e degli adolescenti) e alle malattie acute del tratto respiratorio.

  1. Come analgesico, può essere impiegato per il trattamento sintomatico di dolori di varia origine e natura come mal di testa, nevralgie, dolori muscolari e altre manifestazioni dolorose di media entità.
  2. L’effetto antipiretico e analgesico del paracetamolo è riconducibile ad una azione diretta a livello del Sistema Nervoso centrale.

: Cos’è e a cosa serve il paracetamolo?

Quale è il più potente antinfiammatorio?

Qual il miglior antinfiammatorio per trattare i pazienti con dolore da osteoartrosi? E’ questa la domanda che si sono posti un gruppo di ricercatori svizzeri dell’Universit di Berna che hanno effettuato una meta-analisi di rete, pubblicata sulla prestigiosa rivista Lancet, per giungere a una risposta.

Ci che hanno trovato, dopo attenta analisi di dati su numerosi FANS, che l’antinfiammatorio pi efficace attualmente disponibile il diclofenac, non solo in termini di miglioramento del dolore ma anche della funzione. Anche Etoricoxib si mostrato efficace ma disponibile sul mercato in pochi Paesi; mentre il paracetamolo, farmaco spesso utilizzato anche per questo tipo di dolore, non avrebbe alcun effetto benefico.

– Qual è il miglior antinfiammatorio per trattare i pazienti con dolore da osteoartrosi? E’ questa la domanda che si sono posti un gruppo di ricercatori svizzeri dell’Università di Berna che hanno effettuato una meta-analisi di rete, pubblicata sulla prestigiosa rivista Lancet, per giungere a una risposta.

  • Ciò che hanno trovato, dopo attenta analisi di dati su numerosi FANS, è che l’antinfiammatorio più efficace attualmente disponibile è il diclofenac, non solo in termini di miglioramento del dolore ma anche della funzione.
  • Anche etoricoxib si è mostrato efficace ma è disponibile sul mercato in pochi Paesi; mentre il paracetamolo, farmaco spesso utilizzato anche per questo tipo di dolore, non avrebbe alcun effetto benefico.

L’osteoartrosi è la forma più comune di malattia articolare e tra le principali cause di dolore nelle persone anziane. A loro volta, i sintomi ad essa associati comportano un aumento della disabilità fisica e nei movimenti fino all’aumento della mortalità per tutte le cause.

La gestione di questo dolore si basa su un approccio farmacologico sequenziale in cui i farmaci anti-infiammatori non-steroidei (FANS) sono la principale forma di trattamento. Negli Stati Uniti d’America, circa il 65% dei pazienti con osteoartrosi utilizza FANS sotto prescrizione. La domanda nasce dunque spontanea, quale FANS utilizzare vista la diversità che abbiamo a disposizione? L’obiettivo di questo studio è stato proprio quello di valutare l’efficacia di diverse preparazioni e dosaggi di FANS sul dolore da osteoartrosi attraverso una meta-analisi di rete.

Lo studio ha incluso studi randomizzati e controllati su FANS, paracetamolo o placebo, per il trattamento del dolore da osteoartrosi del ginocchio e dell’anca. I ricercatori hanno estratto questi dati dal Registro Centrale Cochrane Controlled Trials (CENTRAL) da studi rilevanti pubblicati tra il 1 gennaio 1980 e il 24 febbraio 2015, con almeno 100 pazienti per gruppo e dalle banche dati di Embase e Medline dal 2009 al 2015.

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Gli esiti primari e secondari prespecificati erano il dolore e la funzione fisica, e sono stati estratti in duplicato per un massimo di sette punti temporali dopo l’inizio del trattamento: 1 settimana (±2 giorni), 2 settimane (±2 giorni), 4 settimane (±1 settimana), 6 settimane (±1 settimana), 3 mesi (±1 mese), 6 mesi (±1 mese), 12 mesi (±1 mese), e alla fine del trattamento (1, 2 settimane e fine del trattamento anche per l’outcome secondario).

E’ stata utilizzata un’estensione dell’analisi bayesiana multivariabile a effetti casuali per confronti su trattamenti multipli misti. Preparati che hanno usato diverse dosi giornaliere totali sono stati considerati separatamente nell’analisi. Sono stati inclusi 74 studi randomizzati per un totale di 58.556 pazienti.

I risultati dell’analisi hanno mostrato che il celecoxib 200 mg/al giorno era il farmaco più studiato nei trial analizzati (39 studi). L’età media dei pazienti tra i vari trial andava dai 58 ai 71 anni, con una percentuale abbastanza variabile di donne tra il 49% e il 90% e con follow up medio di 12 settimane.

Dopo il celecoxib, il farmaco più studiato è stato il naprossene 1000 mg/al giorno con 8195 pazienti arruolati tra i vari studi; gli studi con meno pazienti arruolati sono stati su diclofenac 70 mg /al giorno con 104 pazienti ed etoricoxib 90 mg/al giorno con 112 pazienti.

  1. Nessuno studio considerato aveva elevato rischio di bias.In generale, tutte le preparazioni analizzate negli studi hanno migliorato i sintomi e il dolore rispetto al placebo.
  2. Per sei interventi (diclofenac 150 mg, etoricoxib 30 mg, 60 mg, e 90 mg, e rofecoxib 25 mg e 50 mg –quantità giornaliere per tutti), c’erano dati statistici sufficienti per supportare un significativo anche se minimo effetto clinico rispetto al placebo nella riduzione del dolore (la probabilità che la differenza rispetto al placebo è pari o inferiore al valore pre soglia specificata di 0,37 era almeno del 95%).

E’ stata osservata una risposta significativa lineare dose effetto con celecoxib (p=0,030), diclofenac (p=0,031) e naprossene (p=0,026). I quattro migliori farmaci contro questo dolore identificati dall’analisi sono etoricoxib 90 mg/al giorno, rofecoxib 50 mg/ al giorno, diclofenac 150 mg/al giorno ed etoricoxib 60 mg/al giorno.

Tra questi interventi, solo diclofenac ed etoricoxib (60 mg/al giorno) hanno avuto un 100% di probabilità di raggiungere la minima differenza clinicamente importante e in parole povere la migliore risposta. Anche per quanto riguarda eventuali miglioramenti dell’effetto analgesico con l’aumento della dose, si è verificato in maniera significativa solo con celecoxib (p=0,030), diclofenac (p=0,031) e naproxene (p=0,026).

Non è stata trovata alcuna evidenza del fatto che gli effetti del trattamento possano variare in base alla durata del trattamento. Le stime degli effetti non sono cambiate in analisi di sensitività con due modelli statistici aggiuntivi e che rappresentano criteri di qualità metodologica in analisi di meta-regressione.

  1. In conclusione, interpretando i dati numerici derivanti da questa metanalisi di rete, i ricercatori hanno sottolineato che il paracetamolo sembra non avere alcun ruolo come agente singolo nel trattamento dei pazienti con osteoartrosi, indipendentemente dalla dose.
  2. Ci sono, invece, prove evidenti che il diclofenac alla dose di 150 mg/al giorno è il FANS più efficace attualmente disponibile, in termini di miglioramento sia del dolore che della funzione.

Si è mostrato efficace nell’analisi anche etoricoxib ma tale farmaco è autorizzato per il mercato in pochi Paesi. Il consiglio finale degli autori è che in considerazione del profilo di sicurezza di questi farmaci, i medici, quando selezionano il farmaco e la dose per i singoli pazienti, prendano in considerazione questi risultati insieme a tutte le informazioni di sicurezza note che per alcuni FANS riguardano eventuali problemi al sistema cardiocircolatorio e per altri complicanze gastrointestinali.

Qual è il miglior farmaco antinfiammatorio?

In poche parole, al banco consigliamo nell’ordine: ibuprofene (moment, subitene), naprossene (momendol, uninapro), ketoprofene (okitask, ketodol), diclofenac (voltadvance).

Quanto tempo ci vuole per fare effetto la tachipirina?

Quanto tempo ci vuole per fare effetto la Tachipirina? – La Tachipirina è un farmaco molto comune utilizzato per alleviare il dolore e abbassare la febbre. Ma quanto tempo ci vuole perché la Tachipirina faccia effetto? Generalmente, la Tachipirina inizia a fare effetto entro 30 minuti dall’assunzione.

Questo significa che può aiutare a ridurre sia il dolore che la febbre nel giro di mezz’ora. Tuttavia, l’effetto completo del farmaco può richiedere più tempo. La durata dell’effetto della Tachipirina varia da persona a persona. In genere, l’effetto della Tachipirina dura circa 4-6 ore. È importante notare che la Tachipirina può essere assunta da adulti e bambini, con dosi adeguate in base all’età e al peso.

È fondamentale seguire attentamente le istruzioni del medico o del farmacista per assicurarsi di assumere la giusta quantità di Tachipirina. Inoltre, è importante consultare un medico se il dolore o la febbre persistono dopo l’assunzione della Tachipirina o se si manifestano effetti collaterali indesiderati.

Quanto tempo dura l’effetto della tachipirina 1000?

Durata della Tachipirina – L’effetto analgesico raggiunge il suo picco massimo entro un’ora e di solito dura tra quattro e sei ore, a seconda del formato del farmaco. Nel caso della riduzione della febbre, può manifestarsi già dopo 30 minuti dalla somministrazione e l’effetto antipiretico può durare almeno sei ore. Redazione Nurse Times Fonte: Pazienti.it Seguici su:

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Quante volte al giorno si può prendere la tachipirina 1000?

Adulti: 1 compressa alla volta, da ripetere se necessario dopo 4 ore, senza superare le 6 somministrazioni al giorno. Nel caso di forti dolori o febbre alta, 2 compresse da 500 mg da ripetere se necessario dopo non meno di 4 ore.

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Perché si suda quando si prende la tachipirina?

Paracetamolo, AAS e naproxene sono i tre principi attivi degli antipiretici, i farmaci “antifebbre”. Attenzione agli effetti collaterali. Gli antipiretici sono dei medicinali che servono a ridurre la temperatura corporea in caso di febbre, In che modo? Stimolando i meccanismi di termodispersione come la sudorazione.

Qual è la differenza tra paracetamolo e tachipirina?

Tachipirina®, quando si usa e come agisce farmaci Pubblicato il 21.12.18 di Aggiornato il 21.12.18 La molecola della Tachipirina è il paracetamolo, È un farmaco ad azione analgesica e antipiretica, ma non antinfiammatoria. La Tachipirina® si trova in commercio anche col nome di Actigrip®, Efferalgan®, Perfalgan®, Tachiflu®, Zerinol®, Neoborocillina®. Il paracetamolo è disponibile in diversi dosaggi e in diverse forme farmaceutiche. Ad esempio:

Tachipirina in compresse è 500 mg o 1 g Tachipirina supposte da 125 mg, 250 mg, 500 mg, 1000 mg Tachipirina in sciroppo, da 120 mg/ml; Perfalgan®, comunemente utilizzato per, è disponibile da 500 mg o 1000 mg.

Il paracetamolo è solitamente ben tollerato alle dosi terapeutiche. Raramente si verificano rash cutanei o altri tipi di reazioni allergiche. Tuttavia l’effetto collaterale più grave è legato ad un sovradosaggio di paracetamolo che può causare intossicazione epatica, fino a necrosi epatica.

Cosa si può prendere insieme alla tachipirina?

Circa un terzo del carico di lavoro di un medico di famiglia dovuto a “disturbi non differibili”, come mal di gola, sinusite, otite, mal di denti, dolori muscolari, che spesso associano dolore e infiammazione. La prima combinazione a dose fissa di paracetamolo e ibuprofene, grazie alla sinergia tra le due molecole, consente un’efficacia terapeutica maggiore del 30% rispetto ai due farmaci assunti singolarmente, migliora la durata dell’effetto analgesico e aumenta la velocit di azione.

  • Mal di gola, sinusite, otite, mal di denti, dolori muscolari sono solo alcuni esempi dei cosiddetti “disturbi non differibili”, ovvero stati infiammatori con sintomatologia mista, associati a dolore e, a volte, febbre.
  • Presentata la prima e ad oggi unica combinazione a dose fissa di paracetamolo (500 mg) e ibuprofene (150 mg) approvata in Italia, che permetterà al medico di curare in modo più semplice questi disturbi.

La riduzione dei dosaggi, rispetto alle formulazioni tradizionali, consente un impiego più efficiente dei principi attivi e minori effetti collaterali, coniugando i vantaggi del paracetamolo a quelli dell’ibuprofene: in particolare, rispetto alle due molecole assunte separatamente, studi clinici hanno dimostrato un’efficacia nel controllo del dolore superiore del 30%, l’aumento della durata dell’effetto analgesico e la maggior velocità di azione.

“I disturbi non differibili sono l’insieme dei problemi (in prevalenza le patologie acute) che portano i pazienti, in cerca di risposte rapide ed efficaci, presso l’ambulatorio del medico di famiglia, impattando per il 30% sul suo carico di lavoro”, evidenzia Pierangelo Lora Aprile Segretario scientifico e responsabile Area medicina del Dolore e Cure Palliative della SIMG.

“In queste situazioni, è spesso presente un dolore di tipo infiammatorio e il medico di famiglia, nel 75% dei casi fino ad oggi, faceva riferimento al FANS a dosaggio pieno come prima possibilità di cura, poiché difficilmente l’associazione con un antalgico dava garanzie di regolare assunzione.

Grazie all’attività sinergica tra le due molecole, che ha consentito di ridurne le dosi, l’associazione paracetamolo-ibuprofene ha un profilo di sicurezza maggiore e potrà essere utilizzata anche per tipologie di pazienti particolari, come anziani, diabetici o soggetti affetti da patologie cardiovascolari che non potrebbero assumere antinfiammatori ai dosaggi consueti.

Inoltre, laddove il medico faceva già riferimento alla possibile co-prescrizione di due farmaci – uno ad azione centrale (paracetamolo) ed uno ad azione periferica (FANS) – la disponibilità di una soluzione innovativa che coniuga in un’unica compressa i due principi attivi potrà migliorare l’aderenza dei pazienti alla cura, rendendola di fatto più efficace.” “L’associazione ibuprofene-paracetamolo, dal punto di vista farmacologico, permette di ottenere due vantaggi fondamentali”, illustra Diego Fornasari, Professore di Farmacologia presso l’Università degli Studi di Milano.

“Il primo è a livello farmacodinamico e riguarda l’interazione fra i due principi attivi, che hanno meccanismi d’azione diversi e complementari: mentre l’ibuprofene è un classico FANS che agisce inibendo gli enzimi implicati nei processi infiammatori, il paracetamolo è un analgesico ad azione centrale.

La combinazione permette quindi di aggredire il dolore su fronti diversi, ottenendo un effetto terapeutico sinergico, superiore alla somma dei due farmaci presi singolarmente. A livello farmacocinetico, invece, la co-somministrazione della coppia di molecole accelera l’assorbimento del paracetamolo, poiché l’ibuprofene ne facilita il passaggio dallo stomaco all’intestino.

Quando si prende la tachipirina si può prendere il caffè?

Quando si prende la Tachipirina si può prendere il caffè? – La Tachipirina (paracetamolo) è un farmaco comunemente usato per alleviare il dolore e ridurre la febbre. Non ci sono interazioni note tra la Tachipirina e la caffeina, quindi in generale dovrebbe essere sicuro bere caffè quando si prende questo farmaco.

Cosa succede se prendi la tachipirina e non hai nulla?

Non l’aiuterà granchè, ma non c’è alcun pericolo ; può comunque essere utile a diminuire temporaneamente il dolore.

Cosa succede se prendo la tachipirina tutti i giorni?

Il paracetamolo, un ingrediente comune di molti farmaci con obbligo di prescrizione e farmaci da banco, a dosi normali è sicuro; tuttavia, un grave sovradosaggio può causare insufficienza epatica e la morte.

Talvolta le persone ingeriscono troppi prodotti che contengono paracetamolo e si avvelenano. A seconda della quantità di paracetamolo nel sangue, i sintomi vanno da nessuno al vomito e dal dolore addominale all’insufficienza epatica e morte. La diagnosi si basa sulla quantità di paracetamolo nel sangue e sui risultati degli esami della funzione epatica. Per ridurre la tossicità del paracetamolo si somministra acetilcisteina.

Più di 100 prodotti contengono paracetamolo, un comune antidolorifico da banco, presente anche in molti farmaci di combinazione da prescrizione. Quando vengono assunti in una sola volta diversi prodotti di questo tipo, la persona può inavvertitamente assumere troppo paracetamolo.

Molte preparazioni per uso pediatrico sono disponibili sotto forma liquida, di compresse e di capsule e un genitore può provare molte preparazioni contemporaneamente o nell’arco di parecchie ore per curare una febbre o un dolore, senza rendersi conto che tutte contengono paracetamolo. Il paracetamolo di solito è un farmaco molto sicuro, ma non è innocuo.

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Per provocare avvelenamento, deve essere assunta una dose molte volte superiore a quella raccomandata. Ad esempio, per una persona che pesa 70 kg la dose raccomandata è di 2-3 compresse da 325 milligrammi ogni 6 ore, mentre la dose tossica è di almeno una trentina di compresse assunte tutte in una volta.

Allo stadio 1 (dopo parecchie ore), il soggetto vomita ma non sembra malato. In questo stadio, molte persone restano asintomatiche. Allo stadio 2 (dopo 24-72 ore), possono comparire nausea, vomito e dolore addominale. In questo stadio, gli esami del sangue mostrano che il fegato funziona in modo anomalo. Allo stadio 4 (dopo 5 giorni), il soggetto può migliorare o avere un’insufficienza epatica, e spesso di altri organi, che può essere letale.

Se la tossicità è dovuta a molte piccole dosi assunte nel tempo, il primo indicatore della presenza del problema può essere la funzione anomala del fegato, talvolta con ittero e/o sanguinamento.

Livelli di paracetamolo nel sangue Prove di funzionalità epatica anormali

Il medico può prevedere il rischio di intossicazione da paracetamolo sulla base della quantità ingerita o, in modo più preciso, del livello di paracetamolo nel sangue della persona. Il livello di paracetamolo nel sangue, misurato tra le 4 e le 24 ore successive all’ingestione, può consentire di prevedere la gravità del danno epatico.

Carbone attivo e/o acetilcisteina Talvolta, trattamento per l’insufficienza epatica o trapianto del fegato

Se il paracetamolo è stato preso molte ore prima, generalmente si somministra carbone attivo. Se l’intossicazione è la conseguenza di multiple dosi ridotte assunte nel corso del tempo, è difficile prevedere il decorso del danno epatico. L’acetilcisteina viene somministrata se gli esami indicano un possibile interessamento epatico e talvolta se il danno epatico si è già manifestato. Copyright © 2023 Merck & Co., Inc., Rahway, NJ, USA e sue affiliate. Tutti i diritti riservati.

Perché si prende la tachipirina?

Cos’è e a cosa serve il paracetamolo? Il paracetamolo è disponibile in varie forme farmaceutiche con diverse vie di somministrazione, tra cui quella orale e rettale. Come antipiretico, è indicato per il trattamento sintomatico di diversi stati febbrili correlati all’influenza, alle malattie esantematiche (malattie infettive tipiche dei bambini e degli adolescenti) e alle malattie acute del tratto respiratorio.

  1. Come analgesico, può essere impiegato per il trattamento sintomatico di dolori di varia origine e natura come mal di testa, nevralgie, dolori muscolari e altre manifestazioni dolorose di media entità.
  2. L’effetto antipiretico e analgesico del paracetamolo è riconducibile ad una azione diretta a livello del Sistema Nervoso centrale.

: Cos’è e a cosa serve il paracetamolo?

Quando si prende la tachipirina 1000 prima o dopo i pasti?

Tachipirina in genere non crea problemi allo stomaco, può quindi essere assunta indifferentemente a stomaco vuoto o pieno.

Come antidolorifico meglio Brufen o Tachipirina?

Non è complicato, in conclusione: dolore e febbre, va bene la Tachipirina o paracetamolo, se c’è anche infiammazione, ci vuole ibuprofene.

Quale tachipirina per il mal di testa?

TACHIPIRINA 1000, buoni motivi per usarla solo secondo prescrizione medica – In un precedente articolo abbiamo parlato delle origini del PARACETAMOLO, evidenziandone la derivazione da una molecola tossica. Il paracetamolo attualmente, ai normali dosaggi terapeutici, è un farmaco sicuro e molto utilizzato, soprattutto in ambito pediatrico.

  1. Qualche pericolo però si cela insidioso dietro ai dosaggi elevati.
  2. TACHIPIRINA 1000 Negli ultimi anni noi farmacisti stiamo assistendo ad una crescita esponenziale di richieste di ” Tachipirina 1000 “, formulata in compresse, compresse solubili, bustine effervescenti e bustine orosolubili.
  3. La richiesta arriva per lo più da persone anziane che ne fanno ampio uso, ma il dosaggio da un grammo viene frequentemente richiesto anche più in generale per il trattamento anche di piccoli disturbi e viene erroneamente considerato come la “Tachipirina da adulti”.

E’ senza dubbio una FALSA CONVINZIONE ed un grossolano ERRORE considerarla come tale. Ricordando che, allo stato attuale, questo dosaggio richiede la prescrizione e la ricetta medica, va detto che la sua indicazione terapeutica è esclusivamente come ANTIDOLORIFICO (da cui l’uso frequente negli anziani).

  • Soprattutto è importante sottolineare che la sua efficacia non aumenta con l’aumento del numero di compresse assunte e tuttavia questa è purtroppo una pratica abbastanza diffusa per chi deve combattere forti dolori di varia natura.
  • Il rischio per la propria salute, tuttavia è molto elevato se non si rispettano i dosaggi raccomandati.

Basta infatti superare le 3 compresse al giorno, o addirittura assumerne anche solo 2 in brevi periodi, ad intervalli di meno di 4 ore, per rischiare di compromettere gravemente ed irreversibilmente la funzionalità di un fegato in buone condizioni, e basta molto meno per creare danni in soggetti in condizione di insufficienza epatica.

  1. I MOTIVI DELLA TOSSICITA’ Questo accade perché il paracetamolo nel nostro organismo viene prima trasformato in un prodotto altamente reattivo che viene poi eliminato dal nostro corpo con l’antiossidante e “depurativo” più potente di cui siamo dotati, il glutatione.
  2. Questa molecola è prodotta in quantità normalmente sufficiente, ma limitata dal fegato.

Se assumiamo però più paracetamolo di quanto riesca a “disattivare ed eliminare” il glutatione, la quota in eccesso del derivato reattivo comincia ad “ossidare” ed a danneggiare irrimediabilmente le cellule epatiche, causandone la morte (necrosi). Anche altri organi possono essere interessati da questo processo degenerativo, in particolare il rene.

IL CONSIGLIO GIUSTO Ecco perché, a nostro avviso, è opportuno utilizzare sempre la classica Tachipirina da 500 mg (quella rosa, acquistabile senza ricetta, contenente metà dosaggio rispetto a quella “1000” da un grammo) per trattare i comuni malanni quali mal di testa, dolori di lieve e media entità e stati febbrili anche elevati, riservando l’utilizzo di Tachipirina 1000 (la scatola verde) solo nei casi più severi, seguendo rigorosamente le indicazioni del medico.

ALCUNE PRECISAZIONI SU COLORI E DOSAGGI “Tachipirina 1000” esiste in varie forme farmaceutiche: compresse, compresse effervescenti, granulato in buste, bustine orosolubili e supposte. Tutte hanno la confezione verde, tranne Tachipirina 1000 supposte, che è rosa e che è l’unica formulazione 1000 che non richiede la prescrizione medica, in quanto il suo assorbimento è alquanto ridotto e di fatto si comporta come una Tachipirina da 500 in compresse (ma con effetto più rapido).

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