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Voltfast 50 Mg A Cosa Serve?

Quando si prende Voltfast?

Nel trattamento a breve termine di stati dolorosi post-traumatici, stati infiammatori post-operatori, dolori mestruali. Trattamento delle riacutizzazioni del dolore reumatico osteo-articolare di intensità tale da richiedere una sollecita attenuazione.

Quante Voltfast si possono prendere al giorno?

VOLTFAST OS GRAT 30BUST 50MG -Posologia Gli effetti indesiderati possono essere ridotti al minimo somministrando la minima dose efficace per la minima durata necessaria per controllare i sintomi (vedere paragrafo 4.4). Popolazione generale Nel dolore post–traumatico, negli stati post–operatori e nel trattamento delle riacutizzazioni del dolore reumatico osteo–articolare la dose di attacco negli adulti è di 100–150 mg al giorno, suddivisi in 2–3 somministrazioni.

  1. In casi più lievi, è generalmente sufficiente una dose giornaliera di 50–100 mg.
  2. Nella dismenorrea primaria la dose giornaliera, che deve essere adattata individualmente, è generalmente di 50–150 mg e, se necessario, può essere aumentata nel corso di altri cicli mestruali fino ad un massimo di 200 mg/die.

Si consiglia di iniziare il trattamento all’apparire dei primi sintomi e, a seconda della sintomatologia, continuarlo per alcuni giorni. Il contenuto della bustina va sciolto in un mezzo bicchiere di acqua naturale. L’eventuale opalescenza della soluzione non pregiudica l’efficacia del preparato.

  1. Popolazioni speciali Popolazione pediatrica Voltfast non deve essere usato in bambini ed adolescenti al di sotto dei 14 anni.
  2. Per gli adolescenti di 14 anni ed oltre una dose giornaliera di 50–100 mg è generalmente sufficiente.
  3. La dose totale giornaliera dovrebbe essere generalmente suddivisa in 2–3 somministrazioni.

Non superare la dose massima giornaliera di 150 mg. Anziani Nei pazienti anziani non è richiesto alcun aggiustamento della dose iniziale (vedere paragrafo 4.4). Pazienti con insufficienza cardiaca congestizia (NYHA 1) o significativi fattori di rischio cardiovascolare I pazienti che presentano significativi fattori di rischio per malattia cardiovascolare devono essere trattati con diclofenac solo dopo attenta considerazione (vedere paragrafo 4.4).

Compromissione renale Voltfast è controindicato nei pazienti con grave insufficienza renale (vedere paragrafo 4.3). Si raccomanda cautela quando Voltfast è somministrato a pazienti con compromissione renale da lieve a moderata (vedere paragrafo 4.4). Compromissione epatica Voltfast è controindicato nei pazienti con grave insufficienza epatica (vedere paragrafo 4.3).

Si raccomanda cautela quando Voltfast è somministrato a pazienti con compromissione epatica da lieve a moderata (vedere paragrafo 4.4). : VOLTFAST OS GRAT 30BUST 50MG -Posologia

Che differenza c’è tra diclofenac e Voltfast?

Voltfast – Granulato è un farmaco a base del principio attivo Diclofenac Potassico, appartenente alla categoria degli Analgesici FANS e nello specifico Derivati dell’acido acetico e sostanze correlate. E’ commercializzato in Italia dall’azienda Novartis Farma S.p.A.

Cosa prendere al posto di Voltfast?

Diclofenac – Voltaren, Dicloreum, Voltfast e altri (Pharmamedix)

Quali sono gli effetti collaterali di Voltfast?

Gli effetti indesiderati più comunemente associati all’uso di Voltfast sono cefalea, vertigini, nausea, vomito diarrea, difficoltà digestive, dolore addominale, flatulenza, anoressia, arrossamento cutaneo, aumento delle transaminasi.

Cosa vuol dire antinfiammatorio non steroideo?

I FANS: cosa sono e quando usarli Dettagli Pubblicato: 03 Giugno 2020

  • Gli antinfiammatori non steroidei (FANS) sono utilizzati per alleviare il (analgesici) ridurre l’infiammazione (antiflogistici), abbassare la temperatura corporea in caso di (antipiretici).
  • I FANS sono impiegati generalmente per alleviare i sintomi del, del (dismenorrea), di strappi muscolari, del e dell’, dell’ e di altre malattie che causano dolore cronico.
  • Sebbene i FANS siano usati da gran parte della popolazione, non sono adatti a tutti e possono a volte provocare effetti indesiderati.

L’informazione riportata in queste pagine è di carattere generale. Per maggiori informazioni sui singoli farmaci si può consultare la, La ricerca può essere effettuata attraverso il nome del farmaco o il principio attivo dello stesso. I FANS più diffusi sono:

  • ibuprofene
  • naprossene
  • diclofenac
  • celecoxib
  • acido mefenamico
  • etoricoxib
  • indometacina
  • nimesulide
  • aspirina ad alto dosaggio – l’aspirina a basso dosaggio non è considerata un FANS

I FANS possono essere venduti con il nome del principio attivo o con un nome commerciale. Hanno effetti terapeutici simili: in alcune persone alcuni FANS funzionano meglio di altri. La maggior parte delle persone possono assumere i FANS in caso di necessità. È opportuno chiedere indicazioni al medico o al farmacista se si è in una di queste condizioni:

  • si hanno più di 65 anni di età
  • si è in o si sta cercando di rimanere incinta
  • in allattamento
  • si è affetti da
  • in passato si sono verificate ai FANS
  • si è sofferto in passato di dello stomaco
  • si soffre di problemi cardiaci, epatici, renali, circolatori, intestinali o di
  • si prendono altri (si veda interazioni con altri farmaci)
  • nei bambini: ogni farmaco che contenga aspirina dovrebbe essere evitato sotto i 16 anni di età

Le condizioni di cui sopra non precludono necessariamente l’assunzione di FANS, ma, dato che il rischio di effetti collaterali potrebbe essere maggiore, è necessario in questi casi essere seguiti da un medico durante la terapia. Il medico o il farmacista possono suggerire farmaci alternativi ai FANS, come il paracetamolo.

  1. Alcuni FANS possono interagire in maniera imprevedibile con altri, compromettendo l’efficacia della terapia e aumentando il rischio di effetti indesiderati.
  2. È molto importante avvisare il medico se, oltre ai FANS, si sta già assumendo:
  3. Se non si è sicuri che un farmaco che si sta assumendo possa essere preso insieme ai FANS, leggere il, o chiedere al medico o al farmacista.

Il del farmaco dovrebbe riportare tutte le indicazioni relative a cibi o bevande da evitare. Per ogni dubbio consultare il medico o il farmacista. Solitamente non ci sono cibi da evitare quando si assumono i FANS. Capsule o compresse dovrebbero essere ingerite a stomaco pieno.

  • I FANS possono provocare effetti indesiderati, quindi è importante prendere in considerazione le alternative disponibili.
  • L’antidolorifico di prima scelta è il, farmaco di automedicazione, che la maggior parte delle persone tollera senza problemi.
  • I FANS disponibili in forma di pomata o gel sono indicati per dolori muscolari e articolari e in genere hanno meno effetti collaterali rispetto alle pasticche o compresse.
  • Il medico curante può indicare terapie alternative ai farmaci in base alla sintomatologia riportata: ad esempio la fisioterapia può essere utile in caso di dolori muscolari o articolari.

Prossimo aggiornamento: 03 Giugno 2022 : I FANS: cosa sono e quando usarli

Quante volte al giorno si può prendere il Voltadvance?

1-3 compresse rivestite o bustine al giorno, ai pasti, anche 2 in unica somministrazione. La dose massima giornaliera è di 75 mg. Prenda Voltadvance preferibilmente a stomaco pieno. Le compresse di Voltadvance devono essere prese intere con un po’ di acqua o di altro liquido.

Che differenza c’è tra ibuprofene e diclofenac?

In cosa differiscono questi farmaci? –

  • Essenzialmente in niente, il principio attivo è lo stesso e l’efficacia e gli effetti collaterali sono gli stessi.
  • Utilizzeremo il CEROTTO A BASE DI DICLOFENAC, se il dolore è molto localizzato e non vogliamo preoccuparci della somministrazione ripetuta del medicinale.
  • Difatti il cerotto lasciato in sede, rilascia il principio attivo per diverse ore trattando il dolore e l’infiammazione in maniera continuativa e progressiva.
  • UTILIZZEREMO LA CREMA a base di diclofenac, se il dolore è più esteso, abbiamo bisogno di applicare il medicinale più volte al giorno, e se la zona utilizzata è scomoda per applicare un cerotto ( per esempio ginocchia ecc)
  • La crema va applicata con un leggero massaggio fino a completo assorbimento del prodotto.
  • Utilizzeremo invece LA COMPRESSA se il dolore è molto intenso, fastidioso e l’infiammazione è più importante.
  • Non va mai superato un dosaggio giornaliero pari a 100mg di diclofenac
  • È fortemente sconsigliato per chi ha problemi di stomaco

Cosa prendere al posto di antinfiammatorio?

Alternative – Poiché i FANS possono causare effetti collaterali importanti, si raccomanda spesso l’uso di alternative. L’alternativa principale per il dolore è il paracetamolo, disponibile come farmaco da banco e sicuro per la maggior parte delle persone.

  1. Creme e gel di FANS da spalmare sulla pelle possono essere validi in caso di dolore muscolare o articolare in una parte definita del corpo, perché hanno meno effetti collaterali di compresse e capsule (anche se le evidenze scientifiche relative alla loro efficacia sono limitate).
  2. Il medico può anche raccomandare medicine e terapie differenti secondo la condizione da trattare.

Per esempio, la fisioterapia può aiutare alcuni soggetti con dolore muscolare o articolare.

Quando fa male il ginocchio si può camminare?

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  1. La salute delle ginocchia non è di solito una grande preoccupazione, almeno per chi è giovane e sano.
  2. Come avviene per molte altre cose, ci ricordiamo della loro importanza soprattutto quando cominciano a darci dei problemi: essere in grado di alzarsi, camminare e compiere altre operazioni che fanno parte della nostra routine dipende inevitabilmente dalla stabilità e dalla flessibilità dell’articolazione che congiunge la tibia ed il femore.
  3. Però, se è vero che è impossibile evitare di invecchiare, di sicuro non è impossibile evitare di sentirsi vecchi, naturalmente a condizione di impegnarsi per migliorare le proprie condizioni fisiche (e psicologiche, ovvio)!
  4. La o artrosi del ginocchio è una patologia degenerativa che colpisce il ginocchio, deteriorando le cartilagini e più in generale tutti i tessuti che fanno parte del complesso articolare che congiunge la coscia con la gamba.
  5. Sebbene possa colpire anche i giovani, è uno dei peggiori nemici della salute delle persone anziane, che costituiscono la grande maggioranza dei pazienti cui viene diagnosticata.
  6. Di fatto, oltre a rendere più difficili e dolorose le attività della vita quotidiana, la gonartrosi ha l’effetto indiretto di rendere difficile per queste persone lo svolgimento dell’attività fisica, che le aiuterebbe a mantenere il loro corpo in buone condizioni, quindi a migliorarne la salute ed a sentirsi più giovani.

Voltfast 50 Mg A Cosa Serve Il ginocchio è un complesso articolare piuttosto robusto, quindi l’artrosi che lo colpisce di solito è causata da più elementi che generano infiammazione, che interagiscono fra loro. Il principale responsabile è quasi sempre la cartilagine, il cui deterioramento può avere varie cause; le più comuni sono:

  • il naturale processo di invecchiamento cellulare ;
  • il peso corporeo eccessivo ;
  • il sovraccarico, determinato dal troppo allenamento o lavoro.
  • Anche i piccoli e grandi traumi cui il ginocchio è sottoposto possono entrare in gioco, specialmente quando l’artrosi è diagnosticata precocemente (prima dei 55 anni).
  • La gonartrosi causa dolore e diminuzione della flessibilità articolare,
  • L’articolazione entra in un circolo vizioso nel quale il deterioramento delle strutture causa infiammazione, che aumenta l’attrito e deteriora ulteriormente le cartilagini.
  • La natura degenerativa della malattia determina una costante progressione dei sintomi, specialmente se è diagnosticata in fase avanzata o non viene trattata in maniera appropriata.
  • Purtroppo questo è un problema piuttosto comune, perché i sintomi all’inizio tendono a manifestarsi in forma lieve e soprattutto a seguito di sforzi intensi, ed il paziente è propenso a prenderli in considerazione solo quando si aggravano.
  • Nella grande maggioranza dei casi la gonartrosi sintomatica non responsiva a terapia farmacologica deve quindi essere risolta per forza attraverso una procedura chirurgica, che si potrebbe invece evitare o rimandare per molto tempo se fosse diagnosticata nelle prime fasi; per questo motivo consiglierei a tutti di non aspettare e rivolgersi allo specialista non appena sospettino di aver sviluppato questa condizione patologica.

Voltfast 50 Mg A Cosa Serve Molti pazienti arrivano alla visita specialistica con tante domande, una pratica che amo incoraggiare perché una parte importante di qualsiasi trattamento parte dal comportamento del paziente e quindi dalla sua consapevolezza. Perciò voglio mettere in fila le domande che più frequentemente mi vengono rivolte dalle persone che ricevo nel mio ambulatorio, durante la prima visita.

Assolutamente, si ! L’esercizio fisico fa molto bene ai sintomi dell’artrosi, in modo particolare se non è eccessivamente intenso, proprio come una tranquilla passeggiata in bicicletta, È ovvio invece che non consiglierei l’iscrizione al Tour de France ai miei pazienti che soffrono di artrosi: è necessario commisurare il tipo di attività alle proprie caratteristiche ed al grado di avanzamento della patologia.

Di nuovo, una risposta affermativa. Il sovrappeso è uno dei principali fattori di rischio della degenerazione delle cartilagini del ginocchio ed ha una notevole influenza anche sulla severità dei sintomi; perdere peso sarebbe quindi molto importante per rallentare la progressione della malattia e sentirsi meglio.

  1. Possono esserlo in molti casi, ma la loro utilità è maggiore in maniera proporzionale alla potenzialità rigenerativa dell’articolazione, che dipende dall’età e dal grado di avanzamento della patologia.
  2. In pazienti giovani, la cui gonartrosi è diagnosticata precocemente, trattamenti di medicina rigenerativa, come PRP e Lipogems, possono permettere di ritardare il trattamento chirurgico per molti anni, specialmente se accompagnati da un serio programma di riabilitazione.
  3. Quando la malattia è più avanzata di solito sono invece utilizzati per alleviare i sintomi nel caso il paziente non sia candidabile all’impianto della protesi.
  4. Non è raro che un intervento di si renda necessario; talvolta è possibile rimandarlo per qualche tempo grazie all’esercizio fisico ed alle tecniche di medicina rigenerativa, ma la maggior parte dei pazienti non ha altro modo per risolvere definitivamente il problema.
  5. Si tratta di un intervento che è ormai da molti anni uno standard di trattamento, ed è efficace nel ripristinare la funzionalità del ginocchio in un’altissima percentuale di casi.
  6. Le protesi attualmente in commercio sono state perfezionate osservando per molti anni i pazienti che avevano subito l’operazione, ed i risultati si vedono: la durata media delle protesi è senza dubbio nell’ordine di 10/15 anni e non è frequente che si debba procedere ad un intervento di revisione, intervento che comunque, grazie ai moderni progressi tecnologici è reso più performante.
  7. Come ho detto, una parte significativa del mio lavoro, in realtà, la svolge necessariamente il paziente!
  8. L’esito dell’intervento dipende da molti fattori, fra i quali certamente ci sono anche le capacità dello specialista che lo effettua.
  9. La volontà e la disciplina del paziente hanno però un peso quasi altrettanto importante, perché il pieno recupero delle funzionalità è determinato soprattutto dal diligente svolgimento del programma di riabilitazione, che viene proposto dal team medico prima che il paziente lasci la struttura dove è stato operato.
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: Gonartrosi: le 6 domande più frequenti

Quali sono i farmaci per la terapia del dolore?

I farmaci non oppiacei e gli analgesici oppiacei rappresentano il caposaldo del trattamento del dolore. Gli antidepressivi, gli antiepilettici e altri farmaci attivi a livello del sistema nervoso centrale possono essere usati anche nel dolore cronico o neuropatico, e rappresentano la terapia di prima scelta per alcune condizioni. L’infusione intratecale, la stimolazione nervosa e i blocchi nervosi possono costituire un aiuto in pazienti selezionati. Gli interventi cognitivo-comportamentali possono ridurre il dolore e la disabilità correlata al dolore e aiutare i pazienti a far fronte alla situazione. Questi interventi comprendono la consulenza per rifocalizzare i pensieri di un paziente dagli effetti e le limitazioni del dolore allo sviluppo di strategie di adattamento personali e possono comprendere la consulenza per aiutare i pazienti e le loro famiglie a lavorare insieme per gestire il dolore. Alcune tecniche di medicina integrativa (complementare e alternativa) (p. es., agopuntura Agopuntura L’agopuntura, una terapia della medicina tradizionale cinese, è una delle componenti delle terapie integrative più ampiamente accettate nel mondo occidentale. Sono stimolati specifici punti. maggiori informazioni, biofeedback Biofeedback Per il biofeedback, un tipo di medicina mente-corpo, sono usati strumenti elettronici per fornire informazioni ai pazienti sulle funzioni biologiche (p. es., ritmo cardiaco, pressione arteriosa. maggiori informazioni, esercizio fisico, ipnosi Ipnoterapia L’ipnoterapia, un tipo di medicina mente-corpo, deriva dalla disciplina della psicoterapia occidentale. I pazienti vengono portati a un avanzato stato di rilassamento e a focalizzare la loro. maggiori informazioni, tecniche di rilassamento Tecniche di rilassamento Le tecniche di rilassamento, un tipo di medicina mente-corpo, sono pratiche specificamente pensate per alleviare le tensioni e le distrazioni. La tecnica specifica può essere rivolta a Ridurre. maggiori informazioni ) sono talvolta utilizzate, soprattutto per il trattamento del dolore cronico Dolore cronico Il dolore cronico è un tipo di dolore che persiste o recidiva per un periodo > 3 mesi, persiste > 1 mese dopo la risoluzione di un danno tissutale acuto o si associa a una lesione che. maggiori informazioni, L’acetaminofene (paracetamolo) e i FANS sono spesso efficaci solo per il dolore da lieve a moderato (vedi tabella Analgesici non oppioidi Analgesici non oppiacei ). Questi farmaci vengono somministrati per via orale; ibuprofene, ketorolac, diclofenac e acetaminofene (paracetamolo) possono essere somministrati per via parenterale. I farmaci non oppiacei non causano dipendenza fisica o tolleranza. L’acetaminofene (paracetamolo) non possiede attività antinfiammatoria o antiaggregante e non provoca irritazione gastrica. L’aspirina è il FANS meno costoso, ma possiede un effetto antiaggregante irreversibile e aumenta il rischio di sanguinamento gastrointestinale.

Inibitori non selettivi della cicloossigenasi (p. es., ibuprofene, naprossene) Inibitori selettivi della cicloossigenasi-2 (coxib; p. es., celecoxib)

Entrambi gli inibitori della cicloossigenasi sono analgesici efficaci. I coxib presentano il rischio più basso di formazione di ulcere e disturbi gastrointestinali. Tuttavia, quando un coxib viene utilizzato con basse dosi di aspirina, esso può non avere vantaggi gastrointestinali rispetto agli altri FANS.

  • Alcuni studi suggeriscono che l’inibizione della cicloossigenasi-2, che si verifica sia con gli inibitori non selettivi delle cicloossigenasi che con i coxib, abbia un effetto protrombotico che può aumentare il rischio di infarto del miocardio, ictus, e claudicatio.
  • Questo effetto sembra variare a seconda del farmaco specifico, così come a seconda della dose e della durata.

Alcune evidenze suggeriscono che il rischio è molto basso con alcuni inibitori non selettivi della cicloossigenasi (p. es., l’ibuprofene, il naprossene, il coxib ). Tuttavia, i medici devono considerare la possibilità di effetti protrombotici come un rischio con tutti i FANS; pertanto, tutti i FANS devono essere usati con cautela nei pazienti con aterosclerosi clinicamente significativa o con molteplici fattori di rischio cardiovascolare.

  1. Se un FANS dovrà essere verosimilmente utilizzato solo a breve termine, sono improbabili effetti avversi significativi, indipendentemente dal farmaco utilizzato.
  2. Alcuni medici utilizzano prima un coxib ogni volta che è probabile che la terapia sia a lungo termine (p.
  3. Es., mesi) perché il rischio di effetti avversi gastrointestinali è inferiore.

Altri limitano l’uso di coxib a pazienti predisposti a effetti avversi gastrointestinali (p. es., nell’anziano, in pazienti che assumono corticosteroidi, in quelli con storia di ulcera gastroduodenale o disturbi gastrointestinali dovuti all’utilizzo di altri FANS) e in quelli che non rispondono ai FANS non selettivi o riferiscono in anamnesi un’intolleranza a questi.

Tutti i FANS devono essere usati con cautela nei pazienti affetti da insufficienza renale; i coxib non proteggono i reni. Se la dose iniziale raccomandata offre un’analgesia inadeguata, si somministra una dose più elevata, fino alla dose massima sicura convenzionale. Se l’effetto analgesico rimane inadeguato, il farmaco va sospeso.

Se il dolore non è grave, può essere provato un altro FANS poiché la risposta varia da farmaco a farmaco. Durante una terapia a lungo termine con i FANS è prudente monitorare la ricerca di sangue occulto nelle feci e le alterazioni di emocromo con formula, elettroliti e funzione epatica e renale.

I FANS per uso topico possono essere applicati direttamente alla zona dolorosa per disturbi come artrosi e distorsioni, stiramenti e contusioni minori. Una soluzione all’1,5% di diclofenac è stata dimostrata trattare efficacemente il dolore e la limitazione della funzione articolare causata da artrosi delle ginocchia; la dose è di 40 gocce (1,2 mL) applicate 4 volte/die per ciascun ginocchio interessato.

Altre formulazioni topiche di diclofenac che possono essere utili per alleviare il dolore locale comprendono un patch (applicato 2 volte/die sopra l’area interessata) o un gel 1% (2 g 4 volte/die per gli arti superiori o 4 g 4 volte/die per gli arti inferiori).

Oppiaceo” è un termine generico per quelle sostanze naturali o sintetiche che si legano a specifici recettori oppiacei nel sistema nervoso centrale, producendo un effetto di tipo agonista. Gli oppiacei sono anche chiamati narcotici, un termine originariamente utilizzato per riferirsi a qualsiasi sostanza psicoattiva che induce il sonno.

Gli oppiacei hanno sia effetti analgesici sia soporiferi, ma i due effetti sono distinti l’uno dall’altro. Alcuni oppiacei usati per l’analgesia hanno un’azione sia agonista che antagonista. Il potenziale rischio di abuso tra i pazienti con una nota anamnesi positiva per abuso o dipendenza può essere minore con gli agonisti-antagonisti (p. Gli oppiacei a volte sono sottoutilizzati nei pazienti con dolore acuto grave o nei pazienti con dolore e malattia terminale come il cancro, con conseguenti dolore e sofferenza inutili. I motivi per il sotto-trattamento comprendono

Sottovalutazione della dose efficace Sovrastima del rischio di eventi avversi

Generalmente, gli oppiacei non devono essere sospesi durante il trattamento del dolore acuto e grave. Tuttavia, il trattamento simultaneo della condizione che provoca il dolore di solito limita la durata del dolore e la necessità di oppiacei. In generale, gli oppiacei non devono essere sospesi durante il trattamento del dolore da cancro; in tali casi, gli effetti avversi possono essere prevenuti o gestiti e la dipendenza è meno preoccupante.

Farmaci non oppiacei Tecniche cognitivo-comportamentali Terapie interventistiche (iniezioni epidurali, iniezioni articolari, blocchi nervosi, ablazione nervosa, stimolazione dei nervi spinali o periferici)

Nei pazienti con dolore cronico dovuto a disturbi non terminali, può essere presa in considerazione la terapia con oppiacei, ma solitamente solo se la terapia non a base di oppioidi non ha avuto successo. In questi casi, gli oppioidi vengono utilizzati (spesso in combinazione con terapie non oppioidi) solo quando il beneficio della riduzione del dolore e del miglioramento funzionale supera i rischi degli effetti avversi e dell’abuso da oppioidi. e Dosi equianalgesiche di analgesici oppioidi Dosi equianalgesiche di farmaci oppioidi*,† ). Le formulazioni a lunga durata d’azione non devono essere utilizzate per i pazienti che non hanno assunto in precedenza oppiacei perché hanno un rischio più elevato di gravi effetti avversi (p. es., morte per depressione respiratoria). I pazienti che ricevono una terapia a lungo termine (> 3 mesi) con oppiacei devono essere regolarmente valutati per il controllo del dolore, il miglioramento funzionale, gli effetti avversi, e i segni di abuso. La terapia con oppioidi deve essere considerata un trattamento fallito e deve essere ridotta gradualmente e interrotta se si verifica quanto segue:

I pazienti hanno un dolore importante persistente nonostante l’aumento delle dosi di oppioidi. I pazienti non aderiscono al trattamento. La funzione fisica o mentale non migliora.

Gli oppiacei hanno potenze diverse in base alla loro capacità di legarsi ai recettori per gli oppiacei e all’efficacia dell’assorbimento orale dell’oppioide rispetto all’iniezione diretta nel sistema vascolare. Capire l’interrelazione di queste potenze è essenziale se i pazienti hanno bisogno di passare da un oppiaceo a un altro o da una forma orale a una forma EV.

10 mg di morfina EV (un rapporto 3:1 via orale-EV) 20 mg di ossicodone orale 7,5 mg di idromorfone orale

Per consentire il confronto di uso e rischio degli oppiacei, i medici devono considerare il dosaggio complessivo delle diverse forme come una variabile uniforme. Il Centers for Disease Control and Prevention (CDC) ha strutturato le sue linee guida per l’uso e il rischio degli oppiacei intorno alla dose orale giornaliera di OMME (oral morfinea milligram equivalents = equivalenti milligrammi di morfina]) presi da un paziente.

  • Per esempio, un paziente che assume 10 mg di ossicodone orale 4 volte/die sta assumendo 40 mg di ossicodone orale/die.
  • Sulla base della conversione del dosaggio equianalgesico nella tabella seguente (20 mg di ossicodone orale equivale a 30 mg di morfina orale), 40 mg di ossicodone orale è equivalente a 60 mg di morfina orale al giorno (60 mg di OMME ).

Un paziente che assume 4 mg di idromorfone orale 4 volte/die (16 mg/die) sta assumendo una OMME (oral morphine milligram equivalents = equivalenti milligrammi di morfina) di 64 mg (dalla tabella seguente); 7,5 mg di idromorfone orale equivalgono a 30 mg di morfina orale (semplificata a 1 mg di idromorfone orale equivale a 4 mg di morfina orale). La via orale per gli oppiacei può essere utilizzata per il trattamento del dolore acuto se il paziente è in grado di tollerare farmaci per via orale, La somministrazione orale o quella transdermica sono preferibili per un uso prolungato; entrambe sono efficaci e permettono di ottenere livelli ematici stabili.

Le formulazioni orali e transdermiche a rilascio modificato permettono somministrazioni meno frequenti, cosa che è particolarmente importante per fornire un adeguato riposo notturno. Sono disponibili formulazioni transmucosali (sublinguali) di fentanil. Le pastiglie sono utilizzate per la sedazione nei bambini e come trattamento del dolore episodico intenso nei pazienti che hanno il cancro e hanno assunto oppioidi in precedenza.

La via EV offre l’esordio d’azione più rapido e pertanto la più facile regolazione della dose, ma la durata dell’analgesia è breve. Notevoli e rapide fluttuazioni dei livelli ematici (effetto bolo) possono portare a tossicità a livelli di picco nella prima fase dell’intervallo tra le dosi o più tardivamente per il dolore episodico intenso a livelli di minima.

L’infusione EV continua, talvolta associata a dosi supplementari controllate dal paziente, elimina questo effetto ma richiede una pompa costosa; questo approccio è utilizzato il più delle volte per il dolore postoperatorio. La via IM fornisce un effetto analgesico più lungo rispetto alla via EV ma è dolorosa e l’assorbimento può essere irregolare; essa non è raccomandata eccetto quando è previsto un singolo dosaggio e un paziente non ha accesso EV.

Gli oppioidi intraspinali (p. es., morfina da 5 a 10 mg per via epidurale o da 0,5 a 1 mg per via intratecale per il dolore acuto) possono fornire un sollievo, che si prolunga nel tempo quando viene utilizzato un farmaco idrofilo come la morfina; essi sono tipicamente utilizzati nel periodo perioperatorio.

Dispositivi per infusione impiantabili possono permettere un’infusione intratecale a lungo termine, generalmente per il dolore correlato al cancro. Questi dispositivi possono anche essere usati con altri farmaci (p. es., anestetici locali, clonidina, ziconotide). Si possono utilizzare infusioni sottocute a lungo termine, soprattutto per il dolore oncologico.

La dose iniziale in un paziente che non han mai ricevuto oppiacei è solitamente la dose iniziale più bassa disponibile per la formulazione a rilascio immediato ed è aumentata in modo incrementale dalla quantità più piccola possibile fino a quando l’analgesia non è soddisfacente o gli effetti avversi limitano il trattamento.

Gli oppioidi a lunga durata d’azione non devono essere usati come trattamento di prima linea nei pazienti che non hanno mai assunto oppioidi e non devono essere prescritti per usi intermittenti. Analgesici non oppiacei (p. es., acetaminofene, FANS) vengono spesso somministrati contemporaneamente. I prodotti che contengono entrambi i farmaci sono comodi, ma il non oppiaceo può limitare l’incremento della dose di oppiacei.

Gli anziani sono più sensibili agli oppiacei e sono più predisposti agli effetti avversi; gli anziani che non hanno ricevuto oppiacei tipicamente richiedono dosi inferiori a quelle di pazienti più giovani. I neonati, soprattutto se prematuri, sono anch’essi sensibili agli oppiacei perché mancano delle vie metaboliche adatte per eliminarli.

Sedazione e frequenza respiratoria sono monitorate quando gli oppiacei sono somministrati per via parenterale a pazienti relativamente non assuefatti. Una terapia con oppiacei, in particolare per i pazienti che non hanno mai ricevuto oppiacei, deve iniziare con un farmaco a breve durata d’azione, perché molti oppioidi ad azione prolungata vengono somministrati a dosi più elevate e i loro effetti avversi (compresi quelli gravi come la depressione respiratoria) durano più a lungo.

L’analgesia controllata dal paziente fornisce un modo sicuro e flessibile per somministrare oppiacei in ambiente ospedaliero quando il dolore è grave o gli analgesici orali sono inadeguati. Il medico controlla la quantità e l’intervallo del bolo e il dosaggio massimo disponibile in un intervallo di tempo prestabilito (di solito 4 h); questa dose massima è chiamata dose di blocco.

  • Una dose in bolo (p.
  • Es., morfina 1 mg o idromorfone 0,2 mg ogni 6 minuti) viene fornita quando i pazienti premono un pulsante.
  • Come misura di sicurezza, se non è passato l’intervallo di tempo stabilito dall’ultima dose somministrata o se è stato raggiunto il dosaggio cumulativo di blocco nel periodo di tempo stabilito, quando si preme il pulsante non viene somministrata alcuna dose in bolo.
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Solo il paziente è autorizzato a premere il pulsante di somministrazione. Se i pazienti sono sedati a causa dei loro farmaci o delle loro condizioni mediche o non sono abbastanza vigili da premere il pulsante di somministrazione, aggiungendo così un’ulteriore misura di sicurezza.

Occasionalmente, può essere presa in considerazione un’infusione di base (p. es., morfina da 0,5 a 1 mg/h), ma se viene usata con un oppiaceo in bolo controllato dal paziente, il rischio di effetti avversi è maggiore. Pertanto, un’infusione di base deve essere usata con cautela in questi casi, e deve essere usata solo in pazienti che sono abbastanza vigili per gestire l’analgesia controllata dal paziente e che la utilizzeranno solo quando necessario.

I pazienti con precedente esposizione agli oppiacei o con dolore cronico richiedono boli e infusione basale più elevati; la dose disponibile è ulteriormente regolata in base alla risposta. I pazienti affetti da demenza non possono usare l’analgesia controllata dal paziente, come pure i bambini piccoli; tuttavia, gli adolescenti spesso possono farlo.

Il metadone ha il più alto tasso di decessi indotti da oppiacei (prescritti) di tutti gli oppiacei prescritti. Deve essere prescritto solo da professionisti addestrati al suo uso. La farmacocinetica del metadone è variabile; il metadone deve essere iniziato a basse dosi, l’uso deve essere strettamente monitorato e la dose deve essere aumentata lentamente (≤ 1 volta/settimana) soprattutto in ambito ambulatoriale non monitorato.

Poiché il metadone può prolungare l’intervallo QT cardiaco, l’intervallo QTc deve essere valutato all’ECG prima dell’inizio del metadone e prima e dopo qualsiasi cambiamento significativo nella somministrazione di metadone, Il metadone deve essere usato con estrema cautela, se non evitato, in pazienti che assumono altri farmaci che possono influenzare l’intervallo QT.

Sedazione e annebbiamento mentale Nausea e vomito Stipsi Prurito Depressione respiratoria Mioclono

Poiché i livelli plasmatici di equilibrio non si raggiungono fino a che non siano trascorse 4-5 emivite, i farmaci a emivita lunga (in particolare il levorfanolo e il metadone) presentano un rischio di tossicità ritardata con l’aumentare dei livelli plasmatici.

  • Gli oppiacei a rilascio modificato necessitano tipicamente di diversi giorni per raggiungere i livelli plasmatici di equilibrio.
  • Negli anziani, gli oppiacei tendono ad avere più effetti avversi (comunemente, stipsi e sedazione o obnubilamento mentale).
  • Le cadute sono un rischio particolare nel caso degli anziani.

Gli oppiacei possono causare ritenzione urinaria in uomini con iperplasia prostatica benigna. Gli oppiacei devono essere usati con cautela in pazienti portatori di alcune patologie:

Patologie epatiche, perché il metabolismo del farmaco è rallentato, soprattutto con preparazioni a rilascio modificato

La sedazione è comune. I pazienti non devono guidare e devono prendere precauzioni per evitare cadute e altri incidenti per un periodo di tempo dopo l’inizio degli oppiacei e dopo un aumento della dose fino a che non possono giudicare l’effetto dei farmaci sulla capacità di svolgere questo tipo di attività.

I pazienti e i familiari devono essere istruiti a contattare uno dei loro operatori sanitari nel caso in cui i pazienti presentino sedazione eccessiva o persistente. Se la sedazione altera la qualità della vita, taluni farmaci stimolanti possono essere somministrati in modo intermittente (p. es., prima di una riunione di famiglia o di altro evento che richiede attenzione) o, per alcuni pazienti, regolarmente.

I farmaci che possono essere efficaci sono

Metilfenidato (da 5 a 10 mg per via orale 1 volta o 2 volte/die, titolato di 5 mg ogni 3 giorni fino a una dose massima di 40 mg/die) Destroamfetamina (inizialmente, 2,5 mg per via orale 1 o 2 volte/die) Modafinil (inizialmente, 100 mg per via orale per 3-7 die, poi 200 mg per via orale 1 volta/die)

Questi farmaci sono tipicamente somministrati al mattino e secondo necessità in seguito. La dose massima di metilfenidato supera raramente i 60 mg/die. Per alcuni pazienti, bevande contenenti caffeina forniscono uno stimolo sufficiente. Gli stimolanti possono anche potenziare l’analgesia. La maggior parte dei pazienti che sovradosa o ha depressione respiratoria sta abusando del farmaco (non assumendolo come prescritto) o assumendo alte dosi (> 100 OMME (oral morphine milligram equivalents) = equivalenti milligrammi di morfina orale). Tuttavia, la maggior parte delle overdosi da oppiacei non è intenzionale e la depressione respiratoria può verificarsi quando la dose di oppioidi è bassa (< 20 OMME, oral morphine milligram equivalents = equivalenti milligrammi di morfina orale). Il rischio di sovradosaggio o depressione respiratoria è maggiore quando i pazienti

Assumere altri sedativi, come benzodiazepine, miorilassanti, gabapentin e alcol (il rischio è più alto con le benzodiazepine, che, quando possibile, non devono essere utilizzate in associazione alla terapia con oppiacei) Hanno comorbilità che influenzano il metabolismo epatico o renale

I fattori di rischio per la depressione respiratoria comprendono anche

Anamnesi positiva per ictus, insufficienza renale, insufficienza cardiaca o malattia polmonare cronica Apnea ostruttiva del sonno non trattata o sotto trattata o broncopneumopatia cronica ostruttiva Disturbo da uso di sostanze Disturbi psichiatrici Uso concomitante di alcuni farmaci psicoattivi comuni Uso di oppioidi a lunga durata d’azione, oppioidi ad alte dosi (> 100 OMME, oral morphine milligram equivalents = equivalenti milligrammi di morfina orale) o metadone

Devono essere gestiti i fattori di rischio modificabili per sovradosaggio o depressione respiratoria; le strategie includono

Trattare l’apnea notturna Consigliare ai pazienti di non bere alcolici quando assumono l’oppioide Non prescrivere benzodiazepine con oppiacei quando possibile Non prescrivere oppioidi a lunga durata d’azione quando possibile Prescrivere il metadone solo se testato nel suo esclusivo profilo di effetti avversi Valutare il rischio di sovradosaggio o di grave depressione respiratoria indotta da oppioidi utilizzando il Risk Index for Overdose o il Serious Opioid-Induced Respiratory Depression ( RIOSORD )

Se i pazienti sono a maggior rischio di sovradosaggio o depressione respiratoria, i medici devono discutere il rischio con loro e con i loro familiari e devono prescrivere per loro il naloxone. Se i pazienti assumono terapia oppioide a lungo termine, i medici devono spiegare i potenziali rischi e benefici della terapia oppioide a lungo termine attraverso un processo di consenso informato.

Idrossizina 25-50 mg per via orale ogni 6 h Metoclopramide da 10 a 20 mg EV o per via orale ogni 6 h Un antiemetico del gruppo delle fenotiazine (p. es., proclorperazina 10 mg per via orale o 25 mg per via rettale ogni 6 h) Ondansetron 4 mg per via orale o EV ogni 8 h

Il prurito è causato dal rilascio di istamina e può essere ridotto da un antistaminico (p. es., difenidramina da 25 a 50 mg per via orale o EV). Nei pazienti ospedalizzati con prurito intrattabile causato da oppioidi somministrati per via epidurale o parenterale, la nalbufina da 2,5 a 5 mg EV ogni 4 h è generalmente più efficace della difenidramina o idrossizina.

La stipsi è frequente nei pazienti che assumono oppiacei per più di alcuni giorni. Il trattamento preventivo deve essere preso in considerazione per tutti i pazienti in cui vengono iniziati gli oppioidi, in particolare per i pazienti predisposti (p. es., anziani, pazienti immobilizzati). Le fibre e i fluidi alimentari devono essere incrementati (ma raramente sono sufficienti) e inizialmente, un lassativo stimolante Tipologia di lassativi La stipsi è costituita da emissione difficile o infrequente di feci, durezza delle feci, o sensazione di evacuazione incompleta.

(Vedi anche Stipsi nei bambini.) Nessuna funzione corporea è. maggiori informazioni (p. es., senna) e/o un lassativo osmotico (p. es., polietilenglicole) deve essere somministrato giornalmente. Se necessario, può essere utilizzato anche un farmaco specifico per la stipsi da oppioidi ( 2 Riferimenti relativi agli analgesici oppioidi I farmaci non oppiacei e gli analgesici oppiacei rappresentano il caposaldo del trattamento del dolore.

Antagonisti ad azione periferica del recettore mu-oppioide come il naloxegol 25 mg per via orale 1 volta/die (mattina) e le metilnaltrexone (sottocute) 12 mg/0,6 mL o 450 mg per via orale 1 volta/die Agonisti del canale del cloro (attivatori), come lubiprostone (orale) 24 mcg per via orale 2 volte/die

Sia gli antagonisti del recettore mu-oppioide ad azione periferica che gli agonisti del canale del cloro possono essere utilizzati in associazione alla terapia con oppioidi per il dolore non oncologico. L’obiettivo deve essere un movimento intestinale almeno a giorni alterni con l’uso quotidiano del farmaco; ulteriori misure (p.

Es., bisacodil, latte di magnesia, citrato di magnesio, lattulosio, clisteri) devono essere rimandate il giorno 2 se non si è verificato alcun movimento intestinale. La stipsi persistente può essere trattata con magnesio citrato 240 mL per via orale 1 volta/die, lattulosio 15 mL per via orale 2 volte/die, oppure propiletilenglicole in polvere (dose aggiustata per quanto necessario).

Alcuni pazienti necessitano regolarmente di clisteri evacuativi. Benché la tolleranza alla sedazione indotta dagli oppiacei, l’obnubilamento mentale e la nausea in genere si sviluppino nel giro di qualche giorno, la tolleranza nei confronti di stipsi e ritenzione urinaria da oppiacei in genere si instaura molto più lentamente.

Qualsiasi effetto avverso può essere persistente in alcuni pazienti; la stipsi è particolarmente probabile che persista. Per la ritenzione urinaria, la doppia minzione o l’uso del metodo di Credé durante lo svuotamento vescicale può essere d’aiuto; alcuni pazienti traggono beneficio dall’aggiunta di un bloccante alfa-adrenergico come la tamsulosina 0,4 mg per via orale 1 volta/die (dose iniziale).

Gli effetti neuroendocrini, tipicamente ipogonadismo reversibile, sono possibili. I sintomi possono comprendere affaticamento, perdita della libido, infertilità dovuta a bassi livelli di ormoni sessuali e, nelle donne, amenorrea. Bassi livelli di androgeni portano anche all’osteoporosi.

I pazienti che assumono terapia oppioide a lungo termine richiedono periodiche valutazioni della densità ossea. (Vedi anche Centers for Disease Control and Prevention : 2019 Annual surveillance report of drug-related risks and outcomes—United States. Surveillance special report. Centers for Disease Control and Prevention, U.S.

Department of Health and Human Services.) L’ abuso di oppiacei può essere intenzionale o non intenzionale. Esso comprende qualsiasi uso che contraddice il consiglio del medico o si discosta da quanto prescritto. La deviazione coinvolge vendere o donare un farmaco prescritto ad altri.

L’ abuso si riferisce all’uso ricreativo o non terapeutico (p. es., euforia, altri effetti psicotropi). Fino a un terzo dei pazienti che assumono oppioidi a lungo termine per il dolore cronico possono usare in modo improprio gli oppioidi prescritti (non usarli come indicato) o abusarne. La dipendenza, solitamente caratterizzata da controllo ridotto e desiderio forte della sostanza, si riferisce a un uso compulsivo nonostante i danni e le conseguenze negative.

Alcune definizioni di dipendenza includono la tolleranza (è necessaria una dose sempre più alta per mantenere lo stesso livello di analgesia ed efficacia nel tempo) e l’astinenza (sospensione del farmaco o una significativa riduzione della dose che causa sintomi di astinenza).

Assumere oppioidi in grandi quantità o per un tempo più lungo del previsto Desiderare persistentemente o tentare senza successo di diminuire o controllare l’uso di oppiacei Trascorrere una grande quantità di tempo nel tentativo di ottenere o utilizzare l’oppiaceo o di recuperare dai suoi effetti Desiderare ardentemente o avere un forte desiderio o l’urgenza di usare oppiacei Uso ripetuto di oppiacei con conseguente inadempimento degli obblighi sul lavoro, a casa o a scuola Continuare ad assumere oppiacei pur avendo problemi sociali o interpersonali persistenti o ricorrenti causati o esacerbati dall’uso di oppiacei Rinunciare o ridurre importanti attività sociali, di lavoro o ricreative a causa degli oppioidi Continuare ad usare gli oppiacei in situazioni fisicamente pericolose Continuare a usare gli oppiacei pur avendo un disturbo fisico o psicologico persistente o ricorrente causato o peggiorato dagli oppiacei Presentare tolleranza agli oppiacei Avere sintomi di astinenza da oppiacei

Tolleranza e astinenza (secondarie allo sviluppo della dipendenza fisica) sono attese nei pazienti che assumono oppiacei sotto un’appropriata supervisione medica. Pertanto, questi reperti in un paziente che è gestito clinicamente con terapia con oppiacei non contano come parte dei criteri del disturbo da uso di oppiacei.

0,004%: nessun uso regolare di oppioidi 0,7%: uso di oppiacei a basse dosi (< 36 mg/die di OMME ) 6,1%: uso di oppiacei ad alte dosi (> 120 mg/die di OMME ) Dal 2% al 15%: in altri studi (non stratificati per dose)

Quando si considera la prescrizione terapica con oppiacei, in particolare una terapia a lungo termine, i medici devono valutare i pazienti per i fattori di rischio di abuso e di deviazione e dare consigli contro l’abuso intenzionale e accidentale. Prima di iniziare la terapia con oppioidi, i medici devono ottenere il consenso informato e valutare il rischio del paziente di sviluppare disturbi da uso di oppioidi.

Anamnesi di abuso di alcol o sostanze Anamnesi familiare di abuso di alcol o sostanze Gravi disturbi psichiatrici (presenti o passati) Uso di sostanze psicoattive Età giovane (< 45)

Gli strumenti di screening possono aiutare a identificare i pazienti a più alto rischio di disturbo da uso di oppioidi; l’ opioid risk tool da assunzione di oppioidi potrebbe essere il migliore. Tuttavia, nessuno strumento di valutazione del rischio è sufficiente per determinare se il trattamento di un paziente con oppioidi sia sicuro o abbia un basso rischio.

Pertanto, tutti i pazienti in trattamento con oppiacei devono essere monitorati attentamente durante il trattamento per assicurarsi che la terapia con oppioidi sia utilizzata in modo sicuro. Il monitoraggio di routine deve includere periodici controlli urinari tossicologici non preannunciati per verificare la presenza del farmaco prescritto e l’assenza di sostanze illecite.

I controlli a sorpresa hanno un numero maggiore di probabilità di identificare usi o abusi indiscriminati, ma sono più difficili da incorporare nel flusso di lavoro di una clinica. Le raccomandazioni attuali sono di fare lo screening delle droghe urinarie come segue:

Alla prescrizione iniziale Almeno ogni anno Più frequentemente se il rischio è alto o si sviluppano preoccupazioni

La storia del paziente sull’uso controllato della sostanza deve essere esaminata utilizzando le informazioni dei programmi di monitoraggio dei farmaci prescritti dallo stato. Le raccomandazioni attuali comprendono lo screening di routine usando i programmi di monitoraggio dei farmaci prescritti dallo stato come segue:

Quando gli oppioidi sono inizialmente prescritti Quando ogni ricarica è prescritta o almeno ogni 3 mesi

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Le richieste di farmaci prescritti dallo stato di routine aiutano i medici ad assicurarsi che vengano utilizzati un singolo medico curante e una sola farmacia.

Prescrizione solo di piccole quantità (che richiedono frequenti visite per le riprescrizioni) Screening farmacologico delle urine per monitorare l’aderenza al trattamento (ossia, per confermare che i pazienti assumono i farmaci e non li cedano) Nessun ricambio per le prescrizioni “perse” Uso di formulazioni oppioidi antimanomissione che sono state sviluppate per scoraggiare l’abuso con formulazioni orali da masticare o da frantumare e iniettare Considerare una formulazione di buprenorfina che può essere utile per l’analgesia e che ha un effetto tetto sul rischio di sedazione e depressione respiratoria, proprietà che la rendono un trattamento efficace per qualsiasi disturbo da uso di oppioidi

I medici possono avere bisogno di indirizzare i pazienti problematici verso uno specialista del dolore o uno specialista esperto di sostanze con esperienza nella gestione del dolore. Quando viene prescritto per la prima volta l’oppioide, i medici devono fornire informazioni rilevanti ai pazienti. I medici chiedono anche ai pazienti di firmare un contratto che specifica le misure che saranno adottate per garantire un uso sicuro della prescrizione e dell’assunzione in corso e le conseguenze di un’anamnesi o di una valutazione (p. es., screening delle droghe nelle urine, monitoraggio dei farmaci soggetti a prescrizione) che suggerisce uso aberrante, uso improprio, abuso o deviazione (ossia, riduzione graduale degli oppioidi). I medici devono esaminare il contratto con i pazienti per assicurarsi che comprendano ciò che è necessario. Prima che i pazienti possano assumere oppiacei, è necessario firmare e quindi accettare il contratto. I pazienti devono inoltre essere informati che le strategie di gestione del dolore non basate sugli oppioidi saranno proseguite e che potranno essere indirizzati a uno specialista dell’uso di tali sostanze. Se i pazienti sviluppano un disturbo da uso di oppioidi, i medici prescrittori sono tenuti a offrire e organizzare un trattamento basato sull’evidenza (di solito trattamento farmacologico con buprenorfina o metadone più terapie cognitivo-comportamentali). Per evitare l’uso improprio dei loro farmaci da parte di altri, i pazienti devono tenere gli oppiacei in un luogo sicuro e smaltire eventuali farmaci non utilizzati restituendoli alla farmacia. Tutti i pazienti devono essere informati dei rischi della combinazione fra oppiacei, alcol e ansiolitici e riguardo all’auto-regolazione del dosaggio. Gli antagonisti degli oppiacei sono sostanze simili agli oppiacei che si legano ai recettori per gli oppiacei producendo un’attività agonista minima o nulla. Vengono usati principalmente per invertire i sintomi di sovradosaggio di oppiacei, soprattutto la depressione respiratoria. Il naloxone agisce in < 1 min quando somministrato per via EV, e leggermente meno rapidamente quando somministrato IM. Può essere anche somministrato per via sublinguale o endotracheale. La durata di azione è di circa 60-120 min. Tuttavia, la depressione respiratoria indotta dagli oppiacei di solito dura più a lungo della durata dell'antagonismo; per tale motivo, è necessario somministrare ripetute dosi di naloxone ed eseguire un attento monitoraggio, Il dosaggio in caso di overdose di oppiacei è di 0,4 mg EV ogni 2-3 minuti al bisogno (titolato per ottenere respirazioni adeguate, non in funzione dell'attenzione). Se sono necessarie dosi ripetute, la dose può essere aumentata (fino a un massimo di 2 mg EV per dose). Se non vi è risposta dopo che sono stati somministrati 10 mg, la diagnosi di tossicità da oppiacei deve essere riconsiderata. Per i pazienti che ricevono una terapia oppiacea a lungo termine, il naloxone deve essere usato solo per trattare la depressione respiratoria, e deve essere somministrato con cautela per evitare lo scatenarsi di una sindrome d'astinenza o di dolori recidivanti. Il naloxone è anche disponibile come uno spray nasale e un autoiniettore (IM). Per lo spray nasale, un singolo spray (2 o 4 mg in 0,1 mL) viene spruzzato in una narice. Per l'autoiniettore, la dose è di 2 mg IM o sottocute nella coscia anterolaterale (attraverso l'abbigliamento se necessario). Il nalmefene è simile al naloxone, ma la sua durata di azione è di circa 4-8 h. Il nalmefene è occasionalmente usato per assicurare una prolungata inversione degli oppiacei. Il naltrexone, un antagonista degli oppiacei biodisponibile per via orale, è somministrato come terapia aggiuntiva nella dipendenza da oppiacei e alcol. Ha una lunga durata d'azione e generalmente è ben tollerato.

1. Dowell D, Haegerich TM, Chou R : CDC guideline for prescribing opioids for chronic pain—United Stat 2016. JAMA 315 (15):1624–1645, 2016. doi: 10.1001/jama.2016.1464 2. Argoff CE, Brennan MJ, Camilleri M, et al : Consensus recommendations on initiating prescription therapies for opioid-induced constipation. Pain Med 16 (12):2324-2337, 2015. doi: 10.1111/pme.12937 3. Dowell D, Haegerich TM, Chou R : CDC guideline for prescribing opioids for chronic pain-United States, 2016. JAMA 315 (15):1624–1645, 2016. doi: 10.1001/jama.2016.1464 4. Babu KM, Brent J, Juurlink DN : Prevention of opioid overdose. N Eng J Med 380:2246–2255, 2019. doi: 10.1056/NEJMra1807054

Molti farmaci sono utilizzati come adiuvanti analgesici, tra cui antiepilettici (p. es., gabapentin, pregabalin) e antidepressivi (p. es., triciclici, duloxetina, venlafaxina, bupropione), e molti altri (vedi tabella Farmaci per il dolore neuropatico Farmaci per il dolore neuropatico ). Questi farmaci hanno numerosi impieghi, in particolare sono utilizzati per alleviare il dolore con componente neuropatica. Gli effetti della venlafaxine e il suo meccanismo d’azione sono simili a quelli della duloxetina. Anche i farmaci per uso topico sono ampiamente utilizzati. La capsaicina in crema, i FANS topici, e altri medicinali in pomata (p. es., anestetici locali) e i cerotti di lidocaina al 5% hanno un basso rischio di effetti avversi; devono essere considerati per molti tipi di dolore.

Interrompendo la trasmissione nervosa nelle vie di trasmissione del dolore a livello periferico o centrale con farmaci o mezzi fisici si ottengono benefici a breve e talvolta a lungo termine. La neuroablazione (la distruzione della via nervosa) è usata raramente; viene tipicamente riservata ai pazienti con malattie avanzate e una ridotta aspettativa di vita.

Gli anestetici locali (p. es., lidocaina) possono essere somministrati per via EV, intratecale, intrapleurica, transdermica, sottocutanea o epidurale. L’analgesia epidurale con anestetici locali o oppiacei è particolarmente vantaggiosa per alcuni tipi di dolore postoperatorio.

  • La somministrazione prolungata di farmaci per via epidurale è usata occasionalmente per i pazienti con dolore localizzato e una breve aspettativa di vita.
  • Generalmente, per l’infusione a livello neuro-assiale per lunghi periodi, viene preferita una via intratecale mediante una pompa impiantabile.
  • La neuroablazione implica l’interruzione di una via nocicettiva mediante la chirurgia o usando energia a radiofrequenze o a microonde, crioablazione o sostanze caustiche (p.

es., fenolo o alcol ad alta concentrazione) per produrre una lesione. La neuroablazione è più efficace per il dolore somatico che per il dolore viscerale. Le più comuni procedure di neuroablazione sono usate per trattare il dolore meccanico assiale della colonna vertebrale: queste procedure comportano l’ablazione con radiofrequenza dei rami mediali dei rami della radice vertebrale dorsale (che innervano le articolazioni zigoapofisarie ) o l’ablazione dei rami laterali (che innervano l’articolazione sacroiliaca).

  1. Questa tecnologia viene anche sempre più utilizzata per trattare il dolore refrattario a livello del ginocchio (nervo genicolare), dell’anca (rami dei nervi femorale e otturatorio), e della spalla (rami dei nervi soprascapolare, ascellare e laterale pettorale).
  2. La neuroablazione nel midollo spinale è stata usata raramente; è difficile prevederne l’efficacia.

La neuroablazione del tratto spinotalamico ascendente (cordotomia) può essere utilizzata per interrompere il dolore da un’area del corpo (p. es., arto intero); può fornire sollievo per diversi anni, sebbene si sviluppino intorpidimento e disestesie. La neuroablazione delle radici dorsali (rizotomia) viene utilizzata quando può essere identificato uno specifico dermatomero.

  1. I progressi nei paradigmi di stimolazione elettrica hanno migliorato l’efficacia e l’applicabilità delle tecniche di neuromodulazione.
  2. L’uso di tecniche di neuromodulazione nella gestione del dolore è aumentato in modo significativo.
  3. Vista la tendenza a limitare l’uso degli oppiacei per il dolore non terminale, adesso le tecniche di neuromodulazione sono la scelta preferita per il trattamento per il dolore neuropatico.

I progressi nelle tecniche e nelle tecnologie di neuromodulazione comprendono

Stimolazione ad alta frequenza Stimolazione del ganglio della radice dorsale Stimolazione del midollo spinale con onde a raffica Piccoli stimolatori nervosi, periferici e flessibili La compatibilità con la RM è migliorata, ampliando notevolmente le situazioni cliniche in cui la neuromodulazione può essere utilizzata

La stimolazione ad alta frequenza è efficace per il dolore neuropatico degli arti. L’efficacia è simile a quella delle tradizionali tecniche di neuromodulazione, ma l’evidenza suggerisce che potrebbe anche essere efficace per il dolore alla colonna vertebrale resistente alle tradizionali tecniche di neuromodulazione. La stimolazione del ganglio della radice dorsale è un trattamento neuromodulatorio più mirato; è mirato al dolore neuropatico relativo a specifici dermatomeri. La stimolazione del nervo periferico è sempre più utilizzata per trattare il dolore neuropatico intrattabile quando è coinvolto un singolo nervo periferico (p. es., sindrome da dolore post-erniorrafia, alcune sindromi da mal di testa come la nevralgia occipitale, meralgia parestesica ). È stata anche utilizzata per stimolare i rami del nervo ascellare per trattare il dolore emiplegico alla spalla dopo un ictus. Studi di fattibilità hanno segnalato che la stimolazione del nervo periferico può essere utile nel trattamento del dolore postoperatorio durante le prime settimane dopo la sostituzione totale del ginocchio, la chirurgia del legamento crociato anteriore e la chirurgia del piede. La stimolazione del nervo periferico comprende l’inserimento di elettrodi piccoli, sottili e flessibili per via percutanea accanto al nervo interessato, spesso utilizzando la guida ecografica. Gli elettrodi sono collegati a uno stimolatore, che è fissato alla cute adiacente agli elettrodi con un adesivo sostituibile. Il dolore in alcune aree non può essere trattato con la stimolazione dei nervi periferici perché lo stimolatore interferirebbe con il movimento o la posizione seduta. È stata impiegata la stimolazione di strutture cerebrali (stimolazione cerebrale profonda, stimolazione della corteccia motoria) per le sindromi da dolore neuropatico refrattario, ma le prove sono limitate. Negli anziani, le cause più frequenti di dolore sono le patologie muscoloscheletriche. Tuttavia, il dolore è spesso cronico e multifattoriale, e le cause possono non essere chiare. Il rischio di ulcere e sanguinamenti gastrointestinali legati all’utilizzo di FANS è, per i soggetti di età > 65 anni, da 3 a 4 volte superiore rispetto a quello dei soggetti di mezza età. Il rischio dipende dalla dose del farmaco e dalla durata della terapia. I pazienti anziani ad alto rischio di effetti avversi gastrointestinali possono trarre beneficio dall’uso concomitante di farmaci citoprotettivi (solitamente, un inibitore della pompa protonica; occasionalmente, la prostaglandina misoprostolo) o dalla sostituzione di un inibitore selettivo della cicloossigenasi-2 (coxib; p. es., celecoxib). Il rischio di effetti avversi gastrointestinali è significativamente ridotto nei pazienti che assumono un inibitore selettivo della cicloossigenasi-2 (il coxib) rispetto a quelli che assumono un FANS non selettivo (p. es., l’ibuprofene). Il rischio di tossicità cardiovascolare, che si verifica con i FANS non selettivi e con i coxib, è particolarmente rilevante per i pazienti anziani, che hanno maggiori probabilità di avere fattori di rischio cardiovascolare (p. es., un’anamnesi di infarto del miocardio o di cerebrovascolare o malattia vascolare periferica). Sia i FANS non selettivi e i coxibs che quelli selettivi possono compromettere la funzione renale e causare ritenzione idrica e di sodio; essi devono essere usati con cautela nei pazienti anziani, particolarmente in coloro che soffrono di una patologia renale o epatica, insufficienza cardiaca o ipovolemia. Raramente, i FANS determinano compromissione cognitiva e cambiamenti della personalità negli anziani. L’indometacina, rispetto agli altri FANS, è più frequentemente causa di confusione negli anziani, e pertanto deve essere evitata. Dato il rischio complessivamente maggiore di grave tossicità nell’anziano, la terapia a lungo termine con i FANS deve essere usata con cautela, se non del tutto, e solo per il dolore che potrebbe essere reattivo. I FANS hanno alta probabilità di alleviare il dolore derivante dall’infiammazione. Si devono usare se possibile dosi inferiori di FANS, e si deve prendere in considerazione la possibilità di una terapia a breve termine o l’interruzione della terapia al fine di confermarne l’efficacia. Il naprossene può essere preferito perché sembra avere un minor rischio di effetti cardiovascolari avversi rispetto agli altri FANS prescritti di solito. Nell’anziano, gli oppiacei hanno un’emivita più lunga e, probabilmente, un maggiore effetto analgesico che nei pazienti più giovani. Nei pazienti anziani con dolore cronico, l’uso di oppiacei a breve termine sembra ridurre il dolore e migliorare la funzionalità fisica, ma mette in pericolo la funzione cognitiva. Poiché il riconoscimento dei rischi di sovradosaggio con oppioidi è in aumento, i professionisti devono valutare se il deterioramento cognitivo nei pazienti anziani possa interferire con l’uso di oppioidi e se chi li accudisce possa gestire in modo responsabile la terapia farmacologica del paziente. La stipsi da oppiacei e la ritenzione urinaria tendono a essere più problematiche negli anziani. Il rischio di cadute e frattura durante le prime 2 settimane di trattamento è più alto con gli oppiacei che con i FANS negli anziani, presumibilmente a causa degli effetti avversi sedativi, cognitivi e di equilibrio degli oppiacei. La terapia oppioide a lungo termine può anche portare all’osteoporosi, in parte perché gli oppioidi inibiscono l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadico, causando carenza di androgeni (testosterone) ed estrogeni, Il rischio a lungo termine di frattura dovuto all’osteoporosi è una preoccupazione nei pazienti anziani che assumono terapia oppioide a lungo termine. Rispetto ad altri oppiacei, la buprenorfina, un agonista/antagonista degli oppiacei, ha un rapporto rischio:beneficio più favorevole nei pazienti anziani con insufficienza renale.

Quando non prendere Voltadvance?

Quando non usare Voltadvance compresse? – Voltadvance è controindicato in gravidanza, allattamento, nei minori di 14 anni e in caso di allergia conclamata al Diclofenac sodico o a uno degli eccipienti presenti nelle compresse. L’uso è sconsigliato anche per i pazienti che soffrono di ulcere e problemi allo stomaco, insufficienza epatica e renale ed emorragie causate dall’uso dei FANS.

Come assumere Voltfast bustine?

Le bustine di Voltadvance devono essere sciolte in un bicchiere di acqua prima di essere prese. Faccia attenzione a non superare le dosi raccomandate senza il consiglio del medico. Se è anziano deve usare la dose più bassa possibile tra quelle riportate sopra. Non usare per più di 3 giorni.

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